sabato 26 settembre 2020

Riforma Rai: le carte in tavola


Timidamente, qualche carta sulla possibilità di riformare la Rai comincia ad essere messa in tavola. Il tema  di questi giorni è la sola riforma della governance del Servizio Pubblico. Non è una grande novità, sono anni infatti che se ne parla un po’ alla “come capita capita”. Però, questa volta, ci potrebbe, forse, pare, dicono, qualcosa di diverso. Anzitutto i protagonisti: ha iniziato il presidente della Camera,  Roberto Fico, a sostenere che “Dobbiamo liberare la Rai dalla politica e dai partiti. Departitizzare la Rai è fondamentale, perché se cambia la Rai può cambiare anche il Paese”. Detto da un autorevole esponente di un partito di Governo che su questo argomento in Rai non si può certo dire che sia stato un esempio è tutto dire. Però, ci accontentiamo delle sue buone intenzioni, ne prendiamo atto a vediamo le sue carte. Poi, inaspettatamente, si è aggiunto il sottosegretario Andrea Martella (PD) che, pur precisando con evidenza che si tratta di “opinione personale” ha sostenuto che è giunta l’ora di riformare la Rai (detto dal suo partito ...sic !!!). Infine, pochi giorni prima si è ripetuto il senatore Primo Di Nicola che già lo scorso anno aveva promosso un incontro su questo tema. Tutto un pò poco ma forse sufficiente sollevare ancora una volta il problema. 

Tutto un po’ poco perchè si tratta ancora di posizioni che potrebbero non rispondere ad un progetto, ad una visione del Servizio Pubblico ampia e condivisa. I due principali partiti di Governo non hanno mai espresso con chiarezza non tanto e non solo l’intendimento di “liberare la Rai” da loro stessi occupata quanto più non hanno, mai, espresso cosa intendono fare del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, con quali risorse farlo funzionare e in quale contesto tecnologico renderlo accessibile.  Tanto perchè piace a molti il riferimentto: la BBC ha avviato questo dibattito da oltre 10 anni !!!
Se non ci si dice chiaro e tondo che tipo di Rai il PD e il M5S vogliono per i prossimi anni, che tipo di offerta di informazione, formazione sociale e culturale e intrattenimento hanno in mente e, in maniera netta e radicale, con quali soldi farla funzionare, l’impressione è che si tratta ancora una volta di fumo negli occhi, di voler pestare l’acqua nel mortaio, di prendere e perdere tempo e che non sono sufficienti i vari Fico, Martella e Di Nicola a cambiare di una virgola una deriva ormai pericolosa sulla quale è messa la Rai.

Allora, se qualcuno ha in mente di fare qualcosa di serio e ragionevole, promuova, organizzi un confronto, un dibattito, un seminario, un "quellochevipare" dove in modo diretto e frontale si dica chiaro e tondo se il canone dovrà ancora avere ragion d’essere e se dovrà essere  pagato in cambio di cosa. Si dovrà dire chiaro e tondo se la Rai dovrà competere nel nuovo panorama tecnologico di 5G, di rete unica, di nuovo digitale terrestre oppure, come sembra, ne debba restare fuori perché così conviene a molti. Di dovrà poi dire se e quanto dovrà contare su una quota di pubblicità e a quali condizioni e con quei soldi che tipo di programmi si dovranno realizzare. Si dovrà poi dire se il numero delle reti e testate sono sufficienti, adeguate e necessarie rispetto al pubblico che le segue, rispetto alle risorse necessarie a sostenerle. Si dovrà poi dire, infine e una volta per tutte, se il Contatto di Servizio ha un senso e validità oppure è una semplice “opinione” destinata a mutare a seconda di chi lo interpreta in un modo o nell’altro.

C’è spazio allora, oggi, subito, domattina, per convocare una specie di Stati generali sul Servizio Pubblico dove chiedere a tutti cosa si vuole e come si immagina la Rai prossima ventura, quella di domani perché già dopodomani potrebbe essere troppo tardi. Ogni ritardo è colpevole.

A questo proposito, ripetiamo ancora una volta: Fabrizio Salini, Alberto Matassino e Marcello Giannotti, e insieme a loro i vari Direttori competenti e interessati, hanno presente l’art.17 del Contratto di Servizio dove si legge che “La Rai garantisce l'informazione al pubblico in ciascuna area tecnica nel corso dell’attuazione della tabella di marcia nazionale per la liberazione della banda 700MHz, utilizzando le emissioni televisive e radiofoniche e il web. Tale informazione dovrà essere fornita senza interruzioni fino a quando le attività non saranno ultimate in tutto il territorio nazionale” ??? Non ci sono dubbi o incertezze o possibilità di interpretare: si deve fare e, ancora di  più, conviene farlo ora, subito, domattina e non c’è alcun motivo  ragionevole perché si debba attendere il coordinamento con il MISE che potrebbe avere anche altri motivi di azione, il ritardo non è più razionale. Appare invece ancora del tutto irragionevole e incomprensibile il silenzio totale, ottuso e miope su questo argomento. Quando a partire da settembre 2021 qualche milione di telespettatore si potrà trovare con lo schermo nero sarà pure la colpa e responsabilità di qualcuno...o no ??? 

Non è difficile immaginare e sapere, si legge ogni giorno, che i ministri Patuanelli e Gualtieri stanno giocando partite sulle TLC (appunto rete UBB e 5G)  dove il ritardo sulla transizione al DVB-T2 potrebbe essere strumentale, fortuito o meno che sia e che quindi Rai sia giocoforza “costretta” a giocare una sua specifica e autonoma partita, magari, per paradossale che possa apparire, alleata con il suo diretto competitor Mediaset. Inutile ricordare le precedenti dichiarazioni dei due ministri (oltre che Boccia) sulla Rai, sul canone etc tc etc.. Inutile poi ricordare un pensiero sottile quanto inespresso pubblicamente (anche da presunti “amici”della Rai) che magari ragionano “… ma si … privatizziamola e non ci pensiamo più … poi se la vedranno con il mercato”.

Ciononostante, si troviamo in una circostanza di tempi particolare che potrebbe rendere utile e forse possibile, fare un passo in avanti. Anzitutto la recente sentenza della Corte di Giustizia che,di fatto, impone il superamento della Legge 112; poi il vincolo di recepire le disposizioni comunitarie come previsto dalla Legge di  Delegazione sui serizi media audiovisivi e, nello stesso contesto, la definizione del nuovo TUSMAR entro il 31 dicembre. Si tratta ancora del ”perimetro”e non tanto della governance Rai che, in un tale contesto, assume un carattere secondario e subordinato. Difficile supporre che si possa cambiare solo una parte dell’ingranaggio se non si compie la revisione all’intero motore.

Comunque, chi vi scrive sostiene convintamente l’iniziativa https://www.manifestonuovarai.it/ finalizzata a definire nuovi criteri di nomina della governance Rai sottratta all’influenza dei partiti. In questo momento è la sola iniziativa concreta sulla quale discutere.

blogggorai@gmail.com

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