venerdì 29 marzo 2019

La lettura "politica"

Politica, con le virgolette. C'era una volta, quando chi vi scrive alternava la politica da giovanetto e la passione per le carte e il poker (ognuno ha i suoi limiti) ebbe la fortuna di incrociare al gioco un noto ed abilissimo baro. Tra i tanti suggerimenti e raccomandazioni, uno ha fatto scuola: quando alla terza mano ancora non hai capito chi è il pollo, allora il pollo sei tu. Applichiamo la metafora con la Rai e quello che sta succedendo in questi giorni.
Ieri abbiamo provato, come al solito in modo un pò pressapochista, forse banale, alquanto superficiale, di fare osservazioni "tecniche" sul nuovo organigramma. Questa mattina, con gli stessi criteri, proviamo a buttarla in politica. Anzitutto, una premessa, come al poker: nulla avviene per caso mentre tutto, in modo chiaro o misterioso, segue un suo fine, una sua logica. Magari sarà difficile da cogliere, ma pur sempre viene seguito un disegno, una trama. Ieri il commento era sulle "disfunzioni" del nuovo organigramma, sulla quantità di nuovi incarichi che verranno distribuiti, oggi invece cerchiamo di capire il perché, ma anzitutto chi è stato nominato dove. La semplificazione porta a leggere, come è giusto che sia e come è sempre stato, gli schemi e gli schieramenti in campo di Viale Mazzini con la stessa lente che si applica al Governo e al Parlamento.Tutti sono avveduti sulle continue tensioni tra i due alleati che, in ogni dove, cercano di conquistare o consolidare posizioni su tutti i terreni. Non può essere da meno la Rai, anzi. Perchè allora il M5S ha fatto la forzatura per il DG del quale nessuno sentiva l'esigenza se non il suo amico e sodale AD? E perchè ha sostituito lo storico e potente uomo di vecchia scuola allo Staff dello stesso AD?
Timeo Danaos et dona ferentes. Per quale dannato motivo l'altro contendente, la Lega, avrebbe consentito l'elargizione di un simile regalo all'avversario del quale si potrebbe anche immaginare una possibile disfatta in tempi non molto lontani? Una risposta molto semplice, troppo, forse banale, è perchè in cambio hanno messo le mani sulla "narrazione sociale", cioè sui meccanismi reali di formazione del consenso, cioè sulla parte editoriale dell'Azienda. Segnatamente, occupando due posti ultra strategici: Il coordinamento editoriale palinsesti e la direzione marketing, dove sono stati inseriti rispettivamente un uomo che da tempo era dato in "quota Lega" tant'è che è stato candidato a tutto, allo stesso posto di AD. Al secondo posto una persona della quale è nota la sua "simpatia" già dai tempi della prima Lega, quella di Bossi e C. Una furbata pazzesca: i 5S si sono beccati la palude dove rischieranno di rimanere impantanati (è da vederli i dirigenti che si ritrovano il furbetto della Fandango - con il soffietto di Dagospia che ci informa essere uno "tosto" che lavora dalle sette della mattina) mentre la Lega si appisola sotto l'albero, in attesa di prossimi equilibri politici dove potrebbe essere che tutto sia destinato a mutare. Ma, qualche nostro osservatore schizzinoso ha osservato: la Politica ha la P maiuscola, è o dovrebbe essere cosa alta, nobile. Si, è vero, condividiamo. Magari in pochi ma condividiamo. Altri, invece, forse no. 

Si aggiunga, infine, una lettura (come al solito) gomblottista (con la g). E' noto che a Viale Mazzini sono interessati, per molti e disparati motivi, i cosiddetti "poteri forti" e lascio alla fervida immaginazione dei lettori quali possano essere e quanto possano incidere. A quanto sembra, in questi giorni e con questa ondata di nuove nomine, alcuni "miracoli" sono stati possibili grazie a sottili, impercettibili, influenze. Forse si tratta di troppo gomblottismo ...lasciamo perdere.

Nota margine: la lettura dei giornali non aiuta. Qualcuno ha letto qualcosa sull'interessante intervista rilasciata da Laganà all'ADN? 
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giovedì 28 marzo 2019

il Conte Tacchia

Incuranti del buon senso, della logica, degli equilibri, vanno avanti. Succede come la narrazione a singhiozzo: se ogni giorno spari una balla diversa, non fai in tempo ad argomentare su una che sei sopraffatto da quella nuova. Non abbiamo ancora fatto in tempo a studiare, a riflettere, a dibattere, il Piano industriale e i suoi cinque allegati ed ecco che ... zacchete ... ti rifilano la polpetta avvelenata del nuovo riassetto aziendale. Gli strateghi delle fake news fanno scuola.

Vediamolo in dettaglio (senza dilungarci troppo sulla moltiplicazione degli incarichi e l'allungamento della linea di comando, criterio fondante della Legge del 2015). Ovviamente al primo punto c'è l'anomalia della nomina di un DG che, per quanto hanno lasciato intendere alcuni vicino all'AD, servirebbe a "facilitare" i compiti gravosi a cui è sottoposto. Da non credere. Ma, seppure fosse, seppure si potesse intravvedere qualcosa di logico e sensato, il proseguimento di questo ragionamento avrebbe condotto necessariamente verso una risorsa interna, un vero "uomo macchina" in grado di conoscere dettagliatamente tutti i suoi meccanismi e  non un amico degli amici, uno che "decido io perchè mi pare a me" ... il Conte Tacchia si leva il cappello.
Scendiamo per i rami di questo nuovo organigramma. SI legge subito una curiosa anomalia: tra il DG e le strutture si frappone una figura misteriosa:  il "Trasformation Office". In attesa di quando qualcuno si degnerà di fornire spiegazioni non ci resta che interpretare: potrebbe essere la figura incaricata di "guidare" le linee di applicazione del Piano industriale. Ancora una volta: incredibile, ma vero! Scendiamo ancora: le tre aree strategiche CTO, CFO e CHRO son poste sotto il riporto del DG. Si tratta di una scelta di difficile comprensione. Le tre aree, i tre riporti prima diretti all'AD, avevano ed hanno un peso fondamentale per la strategia di gestione e sviluppo dell'Azienda che dovrebbero riferirsi, proprio perchè tali, direttamente a colui che ne la responsabilità primaria e non ad un suo riporto. Non solo, per quanto si osserva, le risorse umane come pure il CTO sono state ridotte di spessore. La casella del personale, ancora formalmente diretta da Flussi attualmente Chief, non sembra avere più lo stesso peso e sembra invece ridotta al rango si semplice struttura operativa. Ma come, lo stesso Contratto di servizio prevede uno specifico piano proprio su questo tema e proprio mentre la Corte dei Conti solleva il caso degli 80 milioni di collaborazioni. Geniale!!!
Ancora: l'ex direzione comunicazione da una a trina. Bel colpo. Le tre aree che la componevano avevano ed hanno una logica: ricondurre allo stesso disegno tutte le attività di comunicazione, laddove anche le relazioni istituzionali e internazionali si strutturano sulla comunicazione. Queste nuove direzioni, per grande felicità di alcuni, riportano direttamente all'AD. Inoltre, si crea l'Ufficio studi. questa potrebbe essere una buona notizia perchè, in effetti, era incomprensibile che la Rai non ne avesse più uno degno di tale nome. Comunque, ad una stima ancora approssimativa, i nuovi direttori diventano 14: bel colpo, finora nessuno era riuscito a fare di meglio e siamo solo all'inizio, mancano i nuovi direttori delle future strutture di"genere" (comprese quelle maschili e femminili) e l'esercito dei vicedirettori ..... dajeeeeeeeeee .........

Nota a margine: ieri due consiglieri si sono astenuti. Difficile comprendere il senso dell'astensione, anche perchè non è stato ancora spiegato. Per chi legge, per chi segue, per chi è attento, la difficoltà a metabolizzare una scelta del genere è molto ardua. Non ultimo, rimane un silenzio tombale sulla questione Rai Way, non tanto e non solo per la scelta della persona al posto di Presidente, quanto sul ruolo specifico che l'Azionista di maggioranza dovrebbe esercitare sulla quotata alla quale chiedere conto dei ricavi e degli investimenti.
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mercoledì 27 marzo 2019

senza parole

 ... o meglio .. di parole ce ne sarebbero tante. Cominciamo dalla prima: direttore generale. Questa mattina i saggi AD e Presidente Rai hanno intenzione  di riesumare la salma del DG sepolta dalla nefasta Legge del 2015. Abbiamo sempre sostenuto che si tratta di una Legge sbagliata che cementizza il controllo del Governo sulla Rai e, dalle sue conseguenze, ne esce questo mostro di governance attuale che, a sua volta partorisce altri mostri. Questa figura del DG è un mostro di incomprensibile quanto inimmaginabile portata. Ieri ci eravamo posti il problema di come si sarebbe collocato nella catena di comando. Questa notte è arrivata la risposta: il Corriere postale ci ha recapitato il nuovo organigramma che stamattina dovrebbe essere approvato e dovrebbe essere il corollario del Piano industriale. Il Dg riporta all'AD e, nel mezzo un fantomatico Transformation Office (manager?) e sotto di lui le principali strutture operative dell'Azienda, opportunamente riviste e corrette e moltiplicate con molte novità. In buona sostanza, all'Ad riportano le strutture editoriali e giornalistiche e al DG tutto il resto. All'AD riportano quattro nuove direzioni (prima era la sola di Parapini) con le relazioni internazionali quelle istituzionali, la comunicazione e l'Ufficio studi, una nuova direzione editoriale per l'offerta informativa, una direzione di coordinamento editoriale palinsesto televisivo (a cui riferisce il palinsesto) e a lato una struttura marketing. C'è spazio per tutti, un briciolo di gloria non si nega a nessuno!

Una nota di grande interesse: leggiamo che  il CFO, colui che ha le chiavi della casse della Rai riporta al Dg e non all'AD. Laddove il tema delle risorse sulle quali l'Azienda deve contare viene gestito da una figura intermedia rispetto all'AD, colui che dovrebbe invece avere una visione "politica" strategica più elevata porta a dedurre che questo tema viene considerato alla pari di una struttura operativa di secondo livello. E' grave !!! E' grave, inoltre,che anche la figura del CTO, centrale nel momento in cui l'Azienda affronta sfide tecnologiche di grande portata, appare sostanzialmente ridimensionato.

Torniamo al Piano industriale: tra i corposi 5 allegati ne prendiamo uno a caso, quello relativo al canale in lingua inglese. Anzitutto un problema di legittimità sulla scelta di collocarlo all'interno di Rai Com. Abbiamo già scritto: questo obbligo deriva da una precisa indicazione del Contratto di servizio che individua in questo canale uno dei "luoghi" editoriali dove si esercita il servizio pubblico. Non ha e non prevede alcuna logica commerciale e non si giustificano in alcun modo i budget che gli vengono assegnati in quella struttura. Il piano assegna a questo canale, insieme a quello istituzionale, 60 milioni per il prossimo biennio (30 a canale, 15 per anno... un tanto al chilo) e gli impone di fare molti di più di quanto oggi mette in onda Rai Italia, Rai World Premium e Rai News 24. Il nuovo canale dovrebbe trasmettere un palinsesto di 8 ore ripetuto su tre fasce orarie, programmi originali prodotti in lingua inglese, documentarie altro tratto da Teche Rai, opere cinematografiche italiane sottotitolate, spazi informativi di rilievo internazionale. Come possa essere possibile tutto questo ad un costo previsto di 15 milioni l'anno a fronte di un costo attuale della sola Rai Italia superiore ai 20 milioni anno è un vero mistero.

Ieri abbiamo ripetuto quanto già noto: Mario Orfeo destinato alla presidenza di Rai Way. Non ci ripetiamo sul senso dell'operazione. Però,ancora una volta, leggiamo i dati del bilancio della quotata appena pubblicati. Prosegue il trend: diminuisco i ricavi da terzi (da 35 mln  del 2014, anno della quotazione, a 33 del 2018) e aumentano quelli da Rai (da 172 mln a 184), con grande gioia per gli azionisti che stanno lì con le saccocce aperte in attesa dei lauti dividendi (sic!). Forse a qualcuno non è ben chiaro: in gioco ci sono i soldi dei contribuenti, di chi paga il canone. Tradotto in soldoni: Rai Way non genera profitti dal mercato ma dalla quota annua che Viale Mazzini riversa a Via Teulada e questi profitti, generosamente, vengono poi riversati in dividendi. Che pacchia !!! Speriamo che in CdA qualcuno ne sia consapevole e che, magari ... vai a sapere, il nuovo Presidente  notoriamente esperto di finanza possa intervenire efficacemente. Auguri e tanti saluti al suo predecessore, il Servizio Pubblico ne sentirà la mancanza!
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martedì 26 marzo 2019

Vietnam

Il 28 marzo del 1968 si conclude l'offensiva del Tet, con la quale i vietcong assestano un duro colpo alle forze USA e mettono una seria ipoteca per la soluzione del conflitto. Viale Mazzini gli somiglia molto e si tratta di capire dove e quando avverrà l'offensiva finale per la conquista della capitale Saigon. Traslato modo, parliamo dell'AD Salini.
Ieri abbiamo dato notizia per primi di una presunta nomina come DG di un certo Matassino all'interno della proposta dei riassetto organizzativo in CdA per domani. Vediamo: se fosse vero, una follia nel metodo e nel merito. Nel metodo: la figura del DG non è prevista dalla Legge del 2015 che, anzi, proprio nell'ampliamento dei poteri all'AD  incardina la sua essenza. L'AD dovrebbe riassumere tutte le capacità manageriali, organizzativa e relazionali che gli consentirebbero la gestione più efficiente dell'Azienda. Non ne ha e non dovrebbe averne bisogno. Se non è in grado, se ritiene di non potere gestire l'Azienda si ponga una domanda e si trovi una risposta. Ma poniamo pure che sia opportuno, più che necessario, allora la figura dovrebbe somigliare ad uno dei quei personaggi tipo il capo degli uscieri, uno di quelli che conosce ogni anfratto, ogni singola persona, ogni singolo specifico tema e argomento, passato, presente e futuro che interessano la Rai e non un signor Nessuno che fino a poco tempo fa è probabile che ignorasse del tutto la logica, la natura del Servizio Pubblico (iniziali maiuscole). Questa figura altri non potrebbe essere che un dirigente interno (è mai possibile che non si fida di nessuno? che non ci sia un cane di direttore centrale che possa assumere questo ruolo? Di certo, manda un bel segnale a tutta l'Azienda: un colpo di strategia geniale! Ma veniamo al merito: di cosa dovrebbe occuparsi il DG? quali competenze e quale ruolo rispetto ai direttori attuali di rete e testate e, anzitutto, quale "peso" rispetto ai prossimi direttori delle nuove strutture? si tratta di una semplice "intermezzo" una specie di cinghia di trasmissione senza poteri oppure assume un ruolo direttivo pesante. I direttori risponderebbero a lui o all'AD?

Veniamo al Piano Industriale. Si fa grande fatica a leggerlo perchè si avverte che è scritto con una  grammatica monca, un vocabolario scarso, una visione traballante. Come tutti i figli di padre incerto, non si capisce mai bene a chi somiglia. Poniamo un termine che dovrebbe essere centrale: la coesione sociale. Quando tutti avranno la fortuna , il piacere di leggerlo attentamente, noterete come queste due parole sembrano assenti del tutto. Non emerge la centralità, la drammaticità, di questo concetto tipico, proprio, essenziale del Servizio Pubblico.  Ecco dove si concentra la natura del piano culturale che manca, più che di quello industriale che si legge: nella mancanza di termini, di parole, pensieri e visioni di una Rai prossima ventura che non pensa solo ai tablet o alla pubblicità ma che guarda al Paese tutto intero. Ed ecco che veniamo ad una interessante novità. I lettori perdoneranno a chi vi scrive di avere una certa età e i capelli bianchi, ma qualcosa che abbiamo letto ci ha lasciati sorpresi. Eravamo convinti che quando il Piano e i suoi esegeti parlavano di ristrutturazione per "generi" intendessero quelli relativi ai contenuti. Zacchete: non è vero! la prima divisione per "generi" è tra maschi e femmine!!! Vedere per credere: a pag. 11 del Piano si legge: "rimodulazione dell'offerta tematica valorizzando Rai 4, Rai Gulp, Rai 5 e Rai Storia introducendo un nuovo canale femminile dalla sintesi di Rai Premium e Rai Movie e i due nuovi canali inglese e istituzionale".
Fenomenale!!! geniale !!! fantastico!!! sarà possibile vedere per le femminucce programmi su come fare le fettuccine di Nonna Pina e come fare i merletti con il filo da pesca o viceversa per i maschietti come smontare un carburatore della Fiat 850 con la mano sinistra e occhi bendati piuttosto come tagliare la legna con il filo interdentale. Ci credo bene che la Vigilanza ha rinviato ancora una volta la visione del Piano, potrebbe non avere il coraggio di credere a quello che leggono. per non dire della confusione che regna in casa PD: avevano minacciato l'Aventino in caso di presenza di Foa e ora chiedono il rinvio perchè oggi si dovrebbe tenere la loro Direzione nazionale.Va bhè, l'abbiamo buttata in caciara...In Vigilanza si gioca la partita della seconda fase dell'offensiva del Tet .. aspettare sulle rive del Mekong che qualcuno si aggrappi ad un tronco con la speranza di arrivare alla foci integro.
Come abbiamo scritto molto tempo fa: Mario Orfeo dovrebbe essere il nuovo Presidente di Rai Way, l'uomo giusto al posto giusto, è nota infatti la sua corposa esperienza sulle tecnologie di trasmissione, 700 Mhz, impianti tecnici, 5G,, tralicci, cavi, ponti radio etc etc etc ....

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lunedì 25 marzo 2019

Flash ... ultime notizie

Notizie fresche: domani la Vigilanza rinviata su richiesta del PD. Ma non era il PD che comunque avrebbe disertato la seduta in caso di presenza del contestato Foa?

Ma notizia più gustosa è  che, sembra, il prossimo CdA di mercoledì dovrebbe nominare un certo  Matassino come DG. Pare  sembra, dicono che sia un esterno portato in Rai da Salini. La persona giusta al posto giusto.
Se fosse vero ... complimenti...È poi ci si chiede perché accadono certi fenomeni

Terrapiattisti

Ci stiamo convincendo che la terra è piatta. Quando il sonno della ragione colpisce la politica tutto è possibile. Questo il pensiero di primo mattino, quando il GR ci informa che anche la Basilicata è caduta sotto i colpi del centro destra. Non che Matera fosse l'ultima trincea, con tutto il rispetto, però ormai sembra che le praterie spianate a Salvini potrebbero essere più vaste di quanto l'orizzonte non racchiude.
Traduciamo queste riflessioni e le riportiamo a viale Mazzini. Domattina, alle 8.30, è stata convocata la Vigilanza e sarà molto probabile che verrà affrontato il Piano industriale. In questo caso, sarà un banco di prova significativo di come potrà evolvere lo scenario Rai. Le forze in campo vedono la Lega pronta a mettere le mani sul "malloppo" e provare a forzare la mano per prendere anche l'AD. Il M5S è sulla difensiva: la punta di diamante delle proposte e delle riflessioni sono ferme all'articolo di Travaglio di una decina di giorni addietro, dove si riesumava una proposta di legge di riforma della governante Rai con qualche anno di anzianità però ancora meritevole di attenzione. Della consigliera Coletti "in quota" non si hanno notizie (intervista di un paio di settimane fa). Per chi si attendeva fuoco e fiamme in CdA all'insegna della trasparenza, del cambiamento, sembra girare un venticello di    perplessità. Anche il PD, fermo al palo del voto contrario in CdA al piano, ora si troverà di fronte al possibile rovescio degli equilibri. Da un lato Salini e il "suo" piano (con l'imperdonabile incontro preventivo a palazzo Chigi mai sconfessato). Lato opposto la Lega pronta all'arrembaggio.

Nel mezzo, il Piano ancora tutto da decifrare, su diversi fronti: la ristrutturazione per genere, le fonti di finanziamento, le tecnologie e i nuovi canali. In attesa di notizie dal MiSE ...

venerdì 22 marzo 2019

La Rivoluzione

Cultura: leggiamo dalla Treccani essere "l'insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale". Bene. ora applichiamo questa definizione al nuovo Piano Industriale della Rai e cerchiamo di capire quanto, in che modo, questo progetto aiuta, si inserisce in un più vasto disegno di supporto cultuale allo sviluppo del Paese. Perchè di questo si tratta e si discute, oltre alla brutale materialità delle risorse economiche (!) come pure della altrettanto brutale fame di poltrone e prebende alle quali tanti aspirano quando si tratterà di far mettere il culo di qualche amico su qualche poltrona delle prossime nove nuove direzioni.

Piccolo passo indietro. Ieri, in una affollata aula universitaria dove chi vi scrive ha avuto il piacere di inervenire, ad un certo punto è stato chiesto agli oltre 100 studenti quanti di loro "consumano" abitualmente prodotti audiovisi sul digitale terrestre (Rai, mediaset etc). Risposta, 4. Quanti di loro invece utilizzano altre piattaforme e quanti di loro sono abbonati a Netflix: Risposta 96.

Ecco allora profilarsi il nodo cruciale di questo Piano industriale, prima ancora della sua lettura e analisi dettagliata: in che modo, con quale visione, con quale prospezione sociale (e quindi culturale) è in grado di intercettare non solo e non tanto la generazione "tablet" ma l'intera società italiana, nelle sue mille diversità e identità, generazionali, linguisitiche e comportamentali. 

Nell'Executive Summary del Piano, nelle prime 12 pagine, si legge molto dei principali trend nel mondo dei media, della Rai in evoluzione per rispondere alle sfide del cambiamento, della Rai in transizione in media company di Servizio pubblico e di Overwiev per colmare il Gap digitale come pure per finanziare la trasformazione. Ma di come, in quale direzione, con quale progetto di respiro lungo, oltre il triennio (ormai biennio) di validità del Piano stesso non si riesce a cogliere traccia.

Ecco allora dove si connette il tema Piano industriale con il Piano culturale (proposto per primo da Laganà) e dove si esprime compiutamente tutta la debolezza strutturale che si avverte dalla prima lettura (certo, ancora sommaria perchè richiede molto tempo). Il tema è tutto nel meccanismo di intercettazione del ruolo di Servizio Pubblico della Rai, come storicamente è stato e potrà essere ancora inteso, con il Paese al quale è rivolto, nelle modalità, nei tempi e nei contenuti con i quali si potrà accompagnare gli italiani a crescere e modellare un percorso di sviluppo civile e democratico.

Tutto torna e le pere, come al solito, cascano dall'albero del pero. La radice primigenia della logica, dell'ispirazione, di questo piano industriale si trova nella recente Legge del 2015 con la quale si santifica il passaggio di paradigma epocale sul controllo dell'Azienda spostato dal Parlamento al Governo. Uno dei soliti autorevolissimi commentatori di questro blog, ci ha appena detto "inutile perdere il tempo sulla coda se non si interviene sulla testa". La testa consiste nel trovare qualcuno che ha la voglia e la forza (parlamentare) di affontare una nuova legge di riassetto non solo sull'Azienda di servizio pubblico, ma sull'intero universo del mondo audiovisivo. Troppo, troppo troppo. Sarebbe necessario trovare un nuovo Gasparri e, francamente, all'orizzonte non si vede nessuno del genere, non tanto nelle persone, quanto nelle forze politiche che pure, nel migliore dei casi, ancora non hanno maturato riflessioni sufficienti ad entrare nel merito. 
Il sasso lanciato nei giorni scorsi da Marco Travaglio quando ha proposto di riesumare una proposta di legge formulata nel 2014 da diverse personalità politiche e culturali, potrebbe essere una sufficiente base di partenza. Occorre però fare passi avanti. 

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