mercoledì 27 marzo 2019

senza parole

 ... o meglio .. di parole ce ne sarebbero tante. Cominciamo dalla prima: direttore generale. Questa mattina i saggi AD e Presidente Rai hanno intenzione  di riesumare la salma del DG sepolta dalla nefasta Legge del 2015. Abbiamo sempre sostenuto che si tratta di una Legge sbagliata che cementizza il controllo del Governo sulla Rai e, dalle sue conseguenze, ne esce questo mostro di governance attuale che, a sua volta partorisce altri mostri. Questa figura del DG è un mostro di incomprensibile quanto inimmaginabile portata. Ieri ci eravamo posti il problema di come si sarebbe collocato nella catena di comando. Questa notte è arrivata la risposta: il Corriere postale ci ha recapitato il nuovo organigramma che stamattina dovrebbe essere approvato e dovrebbe essere il corollario del Piano industriale. Il Dg riporta all'AD e, nel mezzo un fantomatico Transformation Office (manager?) e sotto di lui le principali strutture operative dell'Azienda, opportunamente riviste e corrette e moltiplicate con molte novità. In buona sostanza, all'Ad riportano le strutture editoriali e giornalistiche e al DG tutto il resto. All'AD riportano quattro nuove direzioni (prima era la sola di Parapini) con le relazioni internazionali quelle istituzionali, la comunicazione e l'Ufficio studi, una nuova direzione editoriale per l'offerta informativa, una direzione di coordinamento editoriale palinsesto televisivo (a cui riferisce il palinsesto) e a lato una struttura marketing. C'è spazio per tutti, un briciolo di gloria non si nega a nessuno!

Una nota di grande interesse: leggiamo che  il CFO, colui che ha le chiavi della casse della Rai riporta al Dg e non all'AD. Laddove il tema delle risorse sulle quali l'Azienda deve contare viene gestito da una figura intermedia rispetto all'AD, colui che dovrebbe invece avere una visione "politica" strategica più elevata porta a dedurre che questo tema viene considerato alla pari di una struttura operativa di secondo livello. E' grave !!! E' grave, inoltre,che anche la figura del CTO, centrale nel momento in cui l'Azienda affronta sfide tecnologiche di grande portata, appare sostanzialmente ridimensionato.

Torniamo al Piano industriale: tra i corposi 5 allegati ne prendiamo uno a caso, quello relativo al canale in lingua inglese. Anzitutto un problema di legittimità sulla scelta di collocarlo all'interno di Rai Com. Abbiamo già scritto: questo obbligo deriva da una precisa indicazione del Contratto di servizio che individua in questo canale uno dei "luoghi" editoriali dove si esercita il servizio pubblico. Non ha e non prevede alcuna logica commerciale e non si giustificano in alcun modo i budget che gli vengono assegnati in quella struttura. Il piano assegna a questo canale, insieme a quello istituzionale, 60 milioni per il prossimo biennio (30 a canale, 15 per anno... un tanto al chilo) e gli impone di fare molti di più di quanto oggi mette in onda Rai Italia, Rai World Premium e Rai News 24. Il nuovo canale dovrebbe trasmettere un palinsesto di 8 ore ripetuto su tre fasce orarie, programmi originali prodotti in lingua inglese, documentarie altro tratto da Teche Rai, opere cinematografiche italiane sottotitolate, spazi informativi di rilievo internazionale. Come possa essere possibile tutto questo ad un costo previsto di 15 milioni l'anno a fronte di un costo attuale della sola Rai Italia superiore ai 20 milioni anno è un vero mistero.

Ieri abbiamo ripetuto quanto già noto: Mario Orfeo destinato alla presidenza di Rai Way. Non ci ripetiamo sul senso dell'operazione. Però,ancora una volta, leggiamo i dati del bilancio della quotata appena pubblicati. Prosegue il trend: diminuisco i ricavi da terzi (da 35 mln  del 2014, anno della quotazione, a 33 del 2018) e aumentano quelli da Rai (da 172 mln a 184), con grande gioia per gli azionisti che stanno lì con le saccocce aperte in attesa dei lauti dividendi (sic!). Forse a qualcuno non è ben chiaro: in gioco ci sono i soldi dei contribuenti, di chi paga il canone. Tradotto in soldoni: Rai Way non genera profitti dal mercato ma dalla quota annua che Viale Mazzini riversa a Via Teulada e questi profitti, generosamente, vengono poi riversati in dividendi. Che pacchia !!! Speriamo che in CdA qualcuno ne sia consapevole e che, magari ... vai a sapere, il nuovo Presidente  notoriamente esperto di finanza possa intervenire efficacemente. Auguri e tanti saluti al suo predecessore, il Servizio Pubblico ne sentirà la mancanza!
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