Rileggete attentamente i post dei giorni scorsi e quello di oggi sul tema Canone e rimanete sintonizzati:
ci potrebbero essere interessati novità
Bloggorai@gmail.com
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Ieri pomeriggio siamo stati alla Festa del Cinema per un’anteprima di un film di un nostro caro nipote. All’uscita il consueto dibattito sul giudizio: “ti è piaciuto?”. Abbiamo registrato più di una volta una frase consueta: “Il problema è politico!”. È assolutamente vero: il problema è sempre politico, in qualsiasi forma e tempo si presenta. Non ci imbarchiamo in una dotta e sofisticata disquisizione su cosa si intende per “politica” e ci accontentiamo di considerare la sua accezione di “attività che si riferiscono alla cosa pubblica”.
Bene, quindi, la RAI è “politica” nel senso più profondo e radicale del termine e quanto stiamo osservando in questi giorni, in queste ore, ce lo conferma pienamente e forse più che in passato. Abbiamo già accennato al perverso intreccio tra tema canone, Governo e Mediaset. Per come stiamo leggendo noi il racconto della possibilità di riduzione del canone (peraltro, su questo argomento non si legge più nulla), la proposta del Governo passerà o meno solo a due condizioni: se Mediaset lo permetterà e se la stessa Meloni potrà ritenere utile il provvedimento in funzione “di” ??? Non si sa bene cosa. Infatti la sola forza di governo che ne trae grande beneficio “politico” è la Lega perché a FI, per quanto noto, gli è venuta l’orticaria e la stessa FdI non sembra gran ché entusiasta di un provvedimento che, di fatto, taglia una gamba della futura poltrona di Rossi quando siederà come AD di Viale Mazzini.
E allora Cui Prodest? Perché la Meloni dovrebbe fare questa “cortesia “ a Salvini mettendosi contro una parte del suo partito e l’altro partito con cui governa? Una nostra fonte “politica” ci suggerisce: “La Meloni è nelle mani di Giorgetti per numerosi altri dossier strategici e che quindi non è solo Salvini e non è solo la Lega ad essere rilevanti in questa partita. Il provvedimento nasce e cresce all’interno prima del MISE e ora del MimIt, con la complicità occulta di qualche manina RAI”. Già: una “manina” RAI: lo sospettavamo da tempo e ricolleghiamo il sospetto con un ragionamento fatto/ascoltato tempo addietro dentro a Viale Mazzini e dintorni sul contratto di servizio: la prossima RAI si dovrà necessariamente ridurre di risorse e di spazio editoriale. Interessante.
Aggiungiamo un ulteriore elemento di riflessione sulla “RAI politica” e leggiamo oggi quanto si scrive a proposito di Report che domenica scorsa ha mandato in onda un servizio definito come “la vendetta di FdI contro Mediaset”. Bizzarro destino: par di leggere che la blasonata trasmissione ora sia diventata uno strumento in mano ad una forza politica contro l’altra. Leggiamo su Domani (di oggi) che “Forza Italia ha tentato senza successo di bloccare la messa in onda della puntata su Berlusconi … Nulla da fare, la Rai non ha ritenuto … ritoccare la scaletta del programma di Sigfrido Ranucci. Una decisione che non avrebbe stupito in altri tempi, ma nel momento in cui ai vertici della Rai si collocano uomini di fiducia di Fratelli d'Italia, tanta indisponibilità nei confronti dell'alleato è spiegabile soltanto con un certo gusto di rivincita”. Come dire: Sergio/Rossi intervengono o meno sulle scelte editoriali a seconda di opportunità, convenienza e necessità?
Ovviamente, giocoforza, in tutti questi ragionamento il terzo incomodo latita: di opposizione non ci sono tracce. Lasciamo perdere.
Per tutto il resto, a che punto è la notte? Buia e tempestosa: i numeri degli ascolti tv non lasciano scampo. Abbiamo confrontato due serie di dati: Standard Auditel Digitale per la settimana 15-21 ottobre 2023 con quella analoga dello scorso anno e la Standard Auditel Total Audience per la settimana 10- 16 settembre 2023 con quella analoga dello scorso anno. Questi i numeri:
Standard Auditel Total Audience:
AMR Total Audience 2022: Mediaset 3.198.000
RAI 3.191.000
2023 Mediaset 3.029.000
RAI 2.713.000
Fate voi i conti … notoriamente Bloggorai con la matematica non ci fa gran che. Adelante ... con juicio !!!
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C’è qualcosa di misterioso ed oscuro in tutto questo. Non cornano i tonti. Ma, per ora, non ne veniamo a capo se non prendendo atto che, come abbiamo letto ieri sul Corriere, quasi la metà degli intervistati da un sondaggio ritiene giusto tagliare il canone.
Nota a margine: a proposito della lettura politica della saga familiare della Meloni, ieri sera Report ha raccontato la vicenda degli axtragettiti sulle banche, provvedimento annunciato e poi “rimodulato” dopo che Mediaset/famiglia Berlusconi, sembra “aver fatto presente il proprio disappunto”.
Chissà se pure sulla vicenda “canone” potrà avvenire lo stesso?
Nei giorni scorsi abbiamo tracciato il senso intimo, profondo,
della SuperCazzola. Tra le caratteristiche essenziali mancava quella della sua intrinseca
ubiquità: si può usare indifferentemente in ogni luogo e in ogni tempo. Il problema è capire chi abbocca.
Da ieri pomeriggio sta prendendo forma una possibile SC di
dimensioni apocalittiche della quale avevamo vago sentore. Riguarda la proposta
del Governo di tagliare il canone di 20 euro. Il bello è che questo sentore si
è manifestato con maggiore vigore dopo che è scoppiato il caso “familiare” della
Meloni che poi tanto familiare non è per nulla. Che relazione c’è tra Giambruno
e il canone? C’è…c’è…
Ricapitoliamo: nei giorni scorsi in conferenza stampa il Governo
ha presentato la legge di Bilancio dove, al suo interno, si prevede il taglio del
canone da compensare poi con 420 mln alla RAI con un sostegno prelevato dalla
fiscalità generale. Abbiamo per primi, e finora da soli, sollevato dubbi di
legittimità costituzionale che si affiancano a quelli relativi al fatto che tale
intervento si possa configurare come “aiuto di Stato” e in quanto tale suscettibile
dell’ira di Bruxelles che li vede come il fumo agli occhi. Bene, fin qui siamo
nei meandri normativi dove però, attenzione, specie quelli di carattere
costituzionale hanno senso di essere affrontati prima che la manovra possa diventare
Legge. Dopo, come si dice, “passata la Festa, gabbato lo Santo” ovvero un
eventuale ricorso alla Corte Costituzionale, bene che vada, se ne parla tra
tanti anni… tanti.
Però la SC si manifesta ora anche per un’altra lettura:
squisitamente politica, strettamente intrecciata tra l’interno e l’esterno di Viale
Mazzini. Passetto indietro e leggiamo anzitutto cosa c’è scritto nel “comunicato
stampa” del Governo a proposito di canone: “…per il triennio 2024 -2026 è
prevista la riduzione del canone RAI … con contestuale destinazione di 420 mln
di Euro alla predetta Società per interventi di ammodernamento e sviluppo infrastrutturali
delle reti del servizio pubblico …”. Delle reti??? La RAI non gestisce per suo
conto le reti infrastrutturali ma le ha affidate in concessione a RAI Way (pagando
il servizio intorno ai 200 mln annui) e quindi cosa significa? Che questi soldi
sono destinati alla quotata di Via Teulada? Bel problemino.
Ma non è questa la lettura “politica” del problema. Quello che emerge in queste ore è la presunta “irritazione” di Mediaset per questo provvedimento perché, a bocce invariate, a fronte di un decadimento delle risorse RAI da canone si dovrà “forzare” la mano sulla pubblicità a tutto danno del Biscione (vedi pure oggi articolo su Repubblica). Ecco che compare sulla scena Giambruno: ovviamente, ovviamente, parliamo di fantapolitica, ma tu guarda la fatal combinazione che vede emergere questa vicenda verosimilmente nota da tempo a tutti i soggetti interessati, esce fuori proprio pochi giorni dopo la comunicazione del Governo dove solo la Lega ha esultato.
E dentro Viale Mazzini? Abbiamo interpellato la nostra solita fonte, il Super Dirigente Solitamente Bene Informato che ci conferma una storia già nota e ce ne chiarisce un’altra: “… Sulle “tensioni” tra Sergio e Rossi si sa quasi tutto, più prospettiche che attuali. Appare del tutto evidente che questo taglio del canone è un petardo sotto la futura poltrona di Rossi candidato alla carica di AD nella prossima consiliatura che non potrà contare con assoluta certezza di quanto promesso e previsto e già sarebbe stata avvertita una forte irritazione sul tema Piano Industriale: come si finanzia? Il tema è che, a quanto sembra, chi doveva sapere (ad esempio la direttrice delle Relazioni Istituzionali, che dicono essere in quota Lega) non è ben chiaro se avesse informato per tempo quanto stava per essere comunicato dal Governo. Tant’è che Rossi, nei giorni precedenti, partecipando ad un convegno, aveva parlato solo del recupero dei 110 mln dell’extragettito. Se invece avesse saputo avrebbe potuto sollevare il problema oppure provare fare qualche pressione tramite la sua “promoter” … o no?”. No, a quanto ci dicono, avrebbe solo emesso fumo dalle narici e non dalla consueta pipa.
Morale della favola: al momento, il tema canone è solo una
buona intenzione dichiarata in conferenza stampa, vedremo se e come verrà tradotta
in Legge. Ecco apparire in tutta la sua splendida visione una potenziale SC al
pari del Ponte sullo stretto di Messina. Vedremo.
Quella che, invece, al contrario, è una minaccia seria al
canone arriva dai dati sulle condizioni economiche degli italiani: l'ultimo Report Eurostat – European living conditions -2023 edition, ci dice che più della
metà delle famiglie italiane fatica a chiudere i conti del mese e che, di conseguenza, il numero
delle bollette evase o in forte ritardo potrebbe crescere in modo esponenziale.
Un sondaggio del Corriere poi ci informa che il 46% degli interpellati si è dichiarato
favorevole al taglio del canone RAI. Amen.
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Una sera d’inverno del 1983: eravamo di fronte ad un
bicchiere di vino e non eravamo di buon umore. Ci conoscevamo da poco ma quel
poco era sufficiente. Avevamo chiaccherato, discusso più o meno ed eravamo
arrivati a chiederci: e adesso che facciamo? Ci aspettavamo qualcosa di meglio,
di diverso, di altro. Eravamo alquanto sconfortati. Lui era poco più grande di
me e aveva il dono della visione: riusciva ad andare oltre il momento, il bicchiere
di vino, la serata, la persona che aveva di fronte. Mentre parlavamo, lui disegnava
e mi ha lasciato questo dono.
Non ci facciamo mancare nulla ... oggi ci prendiamo una pausa di riflessione e approfondimento.
Ci sono problemi ... ci sono ...
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Arrivederci tra sei mesi. La partita sulle candidature del
rappresentante dei dipendenti si è chiusa al primo tempo. Al momento, dopo la
chiusura delle proposte, non risultano candidature ufficiali di CGIL, CISL e
UIL, di ADRAI E Usigrai, ovvero, formalmente lo zoccolo duro della
rappresentanza sindacale RAI. Questa parte della partita, per questi
soggetti e per questa specifica partita, fosse solo della durata di sei mesi, è
stata persa senza nemmeno essere giocata. O meglio: alcuni hanno
provato a giocare ma hanno trovato di fronte altri che hanno posto ostacoli composti
di trame e complotti difficili da ricostruire e decifrare. Diciamo sommariamente,
che come al tavolo di poker quando un giocatore assume una particolare
postura “remissiva”, alcuni rinunciano a giocare o proponendo un gioco “distratto”
hanno di fatto agevolato o impedito la proposizione di una candidatura unitaria
che pure c’era. La notizia della candidatura di Di Trapani per conto dell’Usigrai
(non ci risulta smentita o confermata pubblicamente) è stata da alcuni
interpretata proprio in questo modo perché potrebbe aver fatto saltare il tavolo
e, da quel momento, tutto si è messo in salita.
Cosa è successo e perché i sindacati citati sono giunti a
questo punto? Premessa: la Legge 220 del 2015, pur nefasta, su questo punto è
chiara: “Le singole candidature possono essere presentate da una delle
organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo o integrativo
della RAI-Radiotelevisione italiana Spa o da almeno centocinquanta
dipendenti e devono pervenire almeno trenta giorni prima della nomina”. Ovvero,
la ratio della Legge individua nelle Organizzazioni sindacali il soggetto
primario a cui spetta il compito di indicare un proprio rappresentante in Cda e
solo in subordine ad una singola persona l’autocandidatura se supportata da 150
firme. Ne deriva, semplicemente, che in questo caso gli sconfitti nel loro
insieme sono anzitutto le sigle che abbiamo indicato che hanno rinunciato ad un
compito istituzionale che la Legge gli assegnava in via prioritaria.
Tutto questo riporta ad un dibattito mai avvenuto: quale
ruolo deve avere il rappresentante dei dipendenti in Cda? Si tratta di un “protosindacalista”?
Si tratta di un portatore di istanze progettuali oltre quelle di carattere meramente
contrattuali (aumenti, promozioni, ricorsi etc) o cosa altro? La preziosa esperienza
di Riccardo Laganà, purtroppo, non ha potuto avere un momento di verifica e
confronto finale al termine del suo secondo mandato.
Finale della favola: dopo la sberla del Contratto di
Servizio, dopo lo sganassone del canone e dopo gli scivoloni sugli ascolti, il futuro
è tutto da scrivere e non sembra un bel futuro per Viale Mazzini.
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