giovedì 12 marzo 2026

La Grande Bugia

By Bloggorai ©

La bugia come strumento di lotta politica, militare e financo religiosa è da sempre parte intrinseca della storia umana. Non scomodiamo Tucidite, Sant'Agostino e Sun Tzu. Bugia, falsità, menzogna, inganno e sotterfugio sono le variabili che accompagnano solitamente ogni conflitto e, spesso, succede che ne costituiscono il presupposto, il punto di partenza e di arrivo, la trama organica della sua conduzione. I termini non sono però equivalenti: la bugia e la menzogna indicano due “stati mentali” diversi e si utilizza l’una o l’altra in circostanze e necessità differenti.  

Ecco allora che la “verità” raccontata dalla televisione assume uno spessore rilevante nella formazione del consenso politico e le componenti del racconto, la loro miscelazione e l’odine di evidenza definiscono il perimetro entro il quale si confondono, appunto, bugie e menzogne o, in una ulteriore eccezione, le omissioni.

Ai telespettatori, o lettori, spetta poi l’arduo compito di ricomporre i tasselli, mettere in ordine le sequenze e inserire nel giusto contesto. In questi giorni stiamo vivendo l’ennesima “guerra bugiarda” e il pubblico è costretto a districarsi nei meandri dell’informazione televisiva tra lo scorrimento continuo di immagini di droni, di missili e di voragini causate dalle esplosioni. Ennesima “guerra bugiarda” perché difficile dimenticare la guerra del Vietnam dove gli USA sono intervenuti a seguito della “menzogna del Tonchino”del 1964 quando venne inventata la storia di un presunto attacco vietnamita al cacciatorpediniere USS Maddox poi rivelatosi una balla. La Guerra in Medio Oriente ancora come ennesima bugia perché difficile dimenticare la guerra in Afghanistan durata oltre 20 anni scatenata perché gli Usa ritenevano i mujaeddin responsabili delle Torri gemelle quando era noto che gli autori erano di Al Quaeda. Dopo averli foraggiati in funzione anti Russia gli USA sono tornati al punto di partenza: il 21 agosto 2021 i talebani sono tornati a Kabul esattamente dove li avevano trovati. La Guerra in Medio Oriente ancora come ennesima bugia perché difficile dimenticare la guerra in Iraq dove Colin Powell è entrato nella storia delle Nazioni Unite per aver mostrato un cartone animato per sostenere che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa salvo poi non trovare nemmeno una mazzafionda. E ora e ancora la Guerra in Medio Oriente ancora come ennesima bugia perché difficile dimenticare che gli stessi USA avevano sostenuto di aver annientato il potenziale atomico iraniano con i bombardamenti mirati dei mesi precedenti salvo poi dover sostenere che erano in procinto di avere la Bomba mentre i loro stessi servizi segreti, la CIA, hanno sostenuto il contrario. Mentono sapendo di mentire ma lo svelamento della bugia e la menzogna non trovano sempre spazio adeguato nella comunicazione pubblica. Anzi, diventano esse stesse uno strumento di guerra.

Ieri sul Sole 24 Ore è comparso, a firma Andra Biondi, un articolo molto interessante con il titolo “Guerra in Medio Oriente: ascolti record per tg e siti” dove si legge “Una corsa alle notizie spingendo in alto ascolti di canali all news telegiornali e siti web: eccolo l'effetto dell'attacco di USA e Israele all'Iran che ha mandato in fiamme il Medio Oriente dal 28 febbraio scorso e i numeri riproducono, algebricamente, quello che in fondo è un riflesso condizionato che attraversa l'Italia, e non solo, ogni volta che la storia accelera bruscamente. È il riflesso di ricerca di una bussola in grado di mettere ordine nel caos. In questo quadro, i dati disegnano i contorni di una sorta di migrazione nei momenti critici verso i canali della mediazione giornalistica professionale percepiti come un “bene rifugio” in una fase di incertezza globale. Prova ne è anche il ringiovanimento dell'età di chi si è trovato davanti allo schermo TV”. 

Ecco allora che si pone il problema della credibilità, dell’attendibilità, dell’informazione pubblica, della RAI e del Servizio Pubblico che deve svolgere. La prossima settimana si voterà per il referendum sulla giustizia voluto dal Governo Meloni dove non ci sarà alcuno spazio per i “distinguo”, per il dibattito “nel merito” o per altre amene e sottili disquisizioni. Sarà battaglia sul SI o sul NO e non sul “forse”. Sarà battaglia a favore o contro il Governo Meloni, questa destra maldestra e arruffona spesso bugiarda. Ed ecco allora che la Rai prende posizione con la sua artiglieria pesante esattamente sul fronte dell’informazione con i vari Cerno su Rai Due, con il sempiterno e inamovibile Vespa su RaiUno o con un Salvo Sottile su Rai Tre. Un consigliere, uno solo, a caso perché gli altri li abbiamo persi per strada, ieri ha scritto che “ … la Rai sta sbandando vistosamente negli spazi giornalistici…”. Per evitare lo sbandamento ci sarebbe uno strumento forse efficace se usato per tempo: il ricorso all’AgCom. Magari ci potrà essere un esito dopo il24, a urne aperte e quindi inutile, però intanto si solleva e si pone il problema di “violazione” e non di “sbandamento”. Sono due termini differenti e implicano una “postura” differente”.

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1 commento:

  1. Perché siamo arrivati a questo punto? Corsi e ricorsi o codardia italica? Non riesco a distinguere.

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