Non scriviamo tutto quello che sappiamo ma conosciamo (forse)
bene tutto quello che scriviamo.
ATTENZIONE: il Post di oggi è rivolto ai “raiotici” duri e
puri, agli oltranzisti del Servizio Pubblico, ai militanti estremisti anche extra
parlamentari (come quelli di una volta), agli “esperti” più o meno europei e ai
tanti professori che non si sono avvicinati ad un concorso pubblico nemmeno per
sbaglio e, infine, a qualche consigliere Rai nominato, forse, a sua insaputa.
Senza girarci tanto intorno: fissiamo alcuni punti che non lasciano
margini a dubbi di interpretazione.
A – l’Azienda è acefala sul tema presidente e la possibilità
che gli atti compiuti in questa specifica circostanza possano essere invalidati
è concreta e potrebbe/dovrebbe essere verificata.
Sub A – la Vigilanza proprio su questo tema è paralizzata e
nessuno sa dire se, quando e come si potrà sbloccare.
B – l’EMFA è in pieno vigore ed è inapplicato.
C – il progetto di riforma è fermo nelle paludi
del Senato (con una seria ipoteca da parte Lega).
D – i quattro “piani”:
industriale, editoriale, informazione e immobiliare barcollano, vacillano, o
sono del tutto inesistenti (informazione). La Digital Media Company è una
chimera che nessuno sa più cosa mai potrà essere.
E – le risorse sono scarse, sottratte
(10 milioni nell’ultima finanziaria) e anzitutto incerte per gli anni prossimi
per la minacciata riduzione progressiva del canone.
F – la somma dei quattro punti
precedenti dipinge un quadro cupo, fosco e preoccupante per il prossimo futuro
Rai. Tra pochi mesi arriva il 2027 con le elezioni (se non succede che si potranno
anticipare e allora, peggio mi sento) e succederà di tutto: scadenza della
Concessione (in assenza dell’EMFA), contratto di Servizio e scadenza Cda (se
non si dimette prima e, purtroppo, non succederà).
Questi punti si collocano in un contesto
politico ad alta turbolenza, interno alla maggioranza di Governo e in quota
parte anche nell’opposizione. In queste circostanze, nel frattempo, la Rai dovrà
procedere ad “atti dovuti” ed il primo si riferisce al “fondamentale” tema,
primario ed assoluto, del futuro di Rai Way. Fissiamo alcuni punti che ci risultano
fermi (nonostante il silenzio di qualche incomprensibile “omertoso/a”):
1 – oggi scade il MoU con Ei Towers.
Per quanto abbiamo potuto capire e sapere in un largo giro di consultazioni,
siamo alle strette: o oggi si chiude l’accordo o il banco salta. A Nord
non avrebbero intenzione di tergiversare a lungo, lo scenario si è complicato assai
con l’Opa di Poste su Tim e le carte in tavola stanno cambiando di segno. Non
ci sarebbe più molto margine per rinviare ancora di sei mesi. Più o meno, ci
dicono, “o dentro o fuori” e poi amici come prima. Il condizionale è d’obbligo,
i soggetti sono in fibrillazione atriale.
2 – al punto precedente si lega
la questione del rinnovo della governance di Rai Way. Lo abbiamo già scritto e
lo ribadiamo: l’intenzione dell’Azionista Rai sarebbe quella di ricandidare
l’attuale Roberto Cecatto (quota Lega). La decisione sarebbe stata già presa ma
si è in attesa di un “via libera” dal MEF (nel quadro del rinnovo di altre
consociate e partecipate) che, forse, potrebbe arrivare il prossimo giovedì. Come
sopra il condizionale è d’obbligo ma ne siamo alquanto certi. Alquanto non vuol
dire assolutamente. Abbiamo quindi cercato di sapere come viene interpretata
questa mossa Rai su al Nord: “Se è una nomina di transizione e di
accelerazione va benissimo, ma se è una mossa di conservazione, utile solo a
prendere tempo ... lasciamo perdere” ci hanno detto in sintesi.
3 – la politica sta a guardare,
le carte sono solo in mano al Governo. Non si leggono segnali di fumo da
nessuna parte, men che meno da parte dell’opposizione. Non parlano perché non sanno cosa dire, sembra
che nessuno sia in grado di interpretare questo grande processo di politica industriale
di assoluto rilievo strategico nazionale (TLC ristatalizzate, polo delle torri,
CDN, Data Center etc).
4 – la stessa Rai sta a guardare, attonita e confusa. Ancora nessuno, dentro l’ex Viale Mazzini, è in grado di formulare, di disegnare, un progetto di propria e autonoma politica industriale sul fronte tecnologico: il nuovo CTO ancora non si è palesato in pubblico mentre l’AD vagheggia su fantomatiche prospettive future che non si sa bene come e dove possano poggiare.
Rai, come noto da anni, non ha una sua “politica”
industriale verso la sua quotata. Ci sono molti nodi chiusi come, in primo luogo,
il rapporto tra contratto di servizio (molto oneroso) e prestazioni fornite
(esempio, appunto, quello della CDN). Anni addietro, lo abbiamo pure scritto,
venne elaborata una stima del valore di mercato delle prestazioni di Rai Way,
valutate di molto inferiori a quelle attualmente retribuite da Rai (oltre 230
mln/anno). Sempre molti anni addietro venne istituito un “tavolo di lavoro” Rai
e Mediaset per valutare la possibilità di una CDA comune, poi misteriosamente svanito.
Stiamo ancora cercando di sapere e capire esattamente come stanno le cose. Rai paga
un lauto compenso ad Akamay per il noleggio di traffico sulla sua CDN mentre
Rai Way ne possiede una sua propria che potrebbe essere utilizzata anche da Rai,
Perché non avviene?

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