"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche
inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il
Signore i tuoi giuramenti” (Lv 19,12; Nm 30,3; Dt 23,22). Ma io vi dico: non
giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra,
perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del
grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di
rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”,
“No, no”; il di più viene dal Maligno". (Matteo, 5,33-37).
Il Popolo Italiano è stato chiarissimo e ha detto NO!!! E,
tra il popolo, i più convinti e forti sostenitori sono stati esattamente quei “giovani”
tagliati fuori del futuro del Paese. Sono quegli stessi “giovani” che hanno riempito
le piazze dei mesi scorsi contro il genocidio di Gaza. Sono quegli stessi giovani
che non guardano la Rai e che sono, giustamente preoccupati per il loro lavoro,
la loro scuola, la loro futura casa e famiglia.
Dobbiamo pur ammettere che i referendum hanno un pregio incommensurabile:
pongono quesiti complessi ai quali bisogna rispondere con una sola risposta: o
SI o No! Non esiste una terza via, una terra di mezzo dove non c’è il “forse”,
il quasi, il circa, il probabile dibattito, il confronto pacato e sereno o la
terzietà che dir si voglia. O stai a destra o stai a sinistra, o stai da una
parte o dall’altra, o stai sotto o stai sopra. Invece la politica italiana ci ha
ormai abituati e anchilosati alle correnti, ai rivoletti, ai cespugli, alle
frivole aggregazioni molecolari che pur contando quanto il due di coppe quando
regna denari, vengono spacciate per rilevanti. Vedi i “sinistri per il Si” o i
vari “centristi” o “moderati” della cosiddetta “area Dem” dove forse si annida
quel 10% degli elettori PD che hanno votato Si. Per intenderci parliamo di quel
che resta del “campo largo” che ora si ritrovano senza patria e senza bandiera.
Un velo pietoso per i vari altri partitini aggregati che hanno votato
decisamente con la Meloni o erano “liberi di scegliere”… sic!
Bene, ora andiamo avanti e, segnatamente, “avanti con la
riforma Rai”!!! parliamo di quella riforma che avrebbe dovuto precedere le
nomine dell’attuale Cda, quella di cui si parlava alla vigilia del 26 settembre
2024 quando i principi ispiratori dell’EMFA erano già noti ed applicabili. Già
che ci siamo, vedi vedi che dopo non aver portato a casa nulla di
significativo, il Governo Meloni ora volesse provare a chiudere la partita sulla
riforma Rai prima del 2027 con il goffo tentativo di evitare il procedimento di
inadempienza Europeo per la mancata applicazione dell’EMFA?
Già. E ora cosa potrà succedere dentro e intorno alla Rai
dopo la sberla del referendum subita dai Telemeloniani di turno? Per la
cronaca, pure da non dimenticare l’intervista al gelato di Mentana tale da far
impallidire pure il solito genuflesso Vespa. Nota a margine, ieri il Post di Bloggorai
è stato profetico sui giovani che non guardano la Rai e poi votano NO!!!
Vediamo con ordine: La Riforma Rai è ferma al palo, anzitutto
quello della V Commissione Senato da dove deve provenire il parere obbligatorio
sulla congruità economica. Il ministro Giorgetti lo ha detto chiaro e tondo,
forte e chiaro: NO, quel testo oggi in discussione in VIII Commissione Senato è
inaccettabile. Punto. Ricominciamo da capo. L’empasse è evidente e non ci sono segnali
di fumo che possano indicare che qualcosa si possa muovere in tempi rapidi. Siamo
ad aprile e, per quanto sappiamo e abbiamo potuto verificare, non ci sono
audizioni e tento meno calendarizzazioni di dibattito. Non c’è nulla. E non sembra
che si ci sia nessuno che voglia bussare alle porte o battere i pugni sul tavolo. Nonparliamo poi della Vigilanza: perché la Floridia non si dimette dopo che pure il suo appello a Mattarella che pure lo ha ricevuto e condiviso è poi rimasto inascoltato?
Lo “stato dell’arte” sul testo di riforma è alquanto
complesso. Per quanto riguarda il metodo e i tempi tra i partiti maggioranza
alcuni vorrebbero spingere per chiudere in fretta (Gasparri a suo tempo aveva
ipotizzato di andare in Aula lo scorso dicembre…) mentre altri invece non sembrano
avere alcuna fretta, anzi (vedi Lega). Tutto sommato, con gli occhi puntati al
2027 e a maggior ragione dopo la sberla del referendum, conviene al Governo Meloni
cambiare questo “cavallo” seppure disastrato in vista delle prossime e decisive
consultazioni politiche ancora più, se mai fosse, anticipate? Semmai, qualora
fosse, la riforma dovesse andare in porto in tempi rapidi, la prima ed
immediata conseguenza sarebbe l’azzeramento di questo Cda. Gli conviene a
Meloni &C di rischiare di perdere i vari Rossi, Corsini, Alibrandi, Mellone,
Vespa, Giorgino per non dire di un presidente Marano f.f. o pro tempore che dir si
voglia? E se mai fosse, chissà, se l’onda lunga del referendum si proiettasse
pure sulle politiche? Questo è altro ragionamento, e in questa ipotesi al
Governo Meloni potrebbe convenire di accelerare i tempi di riforma della governance
perché uno dei suoi capisaldi sarebbe la durata del nuovo Cda in 5 anni invece
dei 3 attuali. Mantenere una zampa di controllo sul Servizio Pubblico per altri
5 anni sarebbe un bel colpo, con tutti gli “affari” che si dovranno chiudere
prossimamente (vedi RaiWay).
Ma anche tra i partiti della maggioranza “grande è la
confusione sotto il cielo”: se avessero voluto creare difficoltà a questo
Governo e a questo Cda avevano ad hanno ancora una strada possibile e praticabile:
dimissioni di di Majo e Natale! Magari battendo i pugni sul tavolo per tutto ciò che si poteva e
doveva fare e non è stato fatto, ovvero quasi nulla. Poi sulla riforma c’è
tutto il capitolo di merito, ovvero cosa prevede e cosa esclude dove sarà necessario riassumere
la sciagurata strada percorsa dall’opposizione con i suoi “professori pensionati
senza concorso” ed “esperti europei in servizio permanente effettivo” riuniti in
gran segreto per partorire obbrobri e sciatterie. Ma di questo ne parleremo ancora.
Infine per singolare combinazione, proprio mentre si scatenava
la bufera del referendum, si apriva una tempesta perfetta sul tema “telecomunicazioni”
con l’OPA di Poste su Tim. Si apre uno scenario formidabile di prospettive che
potrebbero anche interessare direttamente e indirettamente Rai e Rai Way, ci stiamo
lavorando.
Per oggi chiudiamo con una bella notizia. Abbiamo trovato la
figurina per l’album sulla Civiltà delle Immagini 2026 di marzo: Giorgia Meloni
e il suo videomessaggio addolorato dopo la sua personale sconfitta al referendum.
Quella faccetta nera, rabbuiata, triste e un po’ così, con il suo maglioncino girocollo colore crema Chantilly rimarrà indelebile.
Bloggorai@gmail.com

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