Pubblico, vogliamo parlarci chiaro. In diciassette anni di
regime libero tu hai imparato di molte cose. Oramai non ti lasci gabbare dalle
frasi. Sai leggere tra le righe e e conosci il valore delle gonfie
dichiarazioni e delle declamazioni solenni d’altri tempi. La tua educazione politica
è matura…” Prima pagina del Corriere, Milano, 5-6 marzo 1876
Un incipit del genere è il sogno di tanti che si affacciano
o praticano questo mestiere. Secco, incisivo e diretto, almeno negli auspici. Che poi i lettori (o i telespettatori) siano "educati e maturi", tutt'oggi, è un dibattito molto aperto.
Sicchè, ieri stava trascorrendo un placido e convalescente
pomeriggio primaverile quando, sul far della sera, comodamente adagiati in poltrona,
ci siamo messi a scorrazzare tra i canali tv per vedere cosa passava il convento.
Giocoforza, abbiamo iniziato con RaiUno e li ci siamo fermati. Siamo rimasti affascinati
dalla trasmissione in onda in quel momento : La vita in diretta dove
dibattevano amabilmente il conduttore Matano con ospiti Giletti, Canino, Simona
Izzo ed un’altra gentile signora di cui ora non ricordo il nome. Gli argomenti
erano sublimi e fascinosi: perché il comico Frassica ha preso in giro la
soubrette Marini? E, a seguire, la canzone che ha vinto a Sanremo sarà
destinata ad allietare i prossimi matrimoni napoletani? Ovviamente, questo
dibattito arriva nella parte finale della trasmissione, ovvero ben dopo aver dedicato
oltre un’ora a temi di cronaca grigio/nera.
Allora ci torna in mente una domanda, un tema antico e
profondo che pure proprio ieri mattina Grasso ha sollevato sul Corriere a
proposito del pubblico televisivo: “vogliamo aprire una parentesi?”. Care lettrici
e cari lettori “vogliamo parlarci chiaro” e allora apriamola questa parentesi e
poniamo la domanda: è il pubblico, sono i telespettatori che richiedono a gran voce un’offerta
editoriale “bassa”, ovvero overdose di cronaca condita da “racconto leggero” cioè
la “vita in diretta” come realmente avviene e si svolge intorno a noi, oppure è
la “televisione” che decide, propone e compone la propria offerta editoriale modulata
sulle richieste del pubblico visto il "successo" di ascolti che ne ricava?
Abbiamo cercato di capire mediamente quante ore a settimana
Rai e Mediaset dedicano, ad esempio, al solo caso di Garlasco: per quanto abbiamo
potuto verificare, seppure in modo approssimativo) Rai con le sue trasmissioni di
punta (Ore 14 nelle due versioni, Storie Italiane, Lo stato delle cose, Far west,
Chi l’ha visto)) insieme ai minuti interni ai Tg e alle varie trasmissioni di
informazione intrattenimento occupa circa 8 ore settimanali. Mediaset invece
(con Quarto grado, Pomeriggio Cinque, Quarta Repubblica e Le Iene) ha dedicato
al tema Garlasco mediamente 5 ore. Non sono poche ore e non “pesano” poco nella
cosiddetta “narrazione” del Paese specie se si considera, in particolare in questo
momento in vista del prossimo referendum, quanto possa incidere nella
formazione di un pensiero collettivo sul tema “funzionamento della giustizia e
ruolo dei giudici”. Vedi, appunto, le dichiarazioni di ieri della Meloni a
proposito della “famiglia nel bosco”
Allora riposizioniamo la domanda: sono i telespettatori che “richiedono”
di essere costantemente aggiornati ed informati sullo sviluppo del caso Garlasco
o è “la Tv” che “spinge” e propone questo tema in modo compulsivo ed ossessivo?
Per esteso: son i telespettatori che
richiedono e apprezzano prevalentemente la “cronaca” di vario colore o sono gli
editori che scelgono di dedicare ampio spazio a questo genere?
Grosso modo, siamo orientati per la seconda ipotesi.
Ps. Per le figurine dell’Album sulla Civiltà delle Immagini
2026 per febbraio abbiamo valutato che la migliore è quella dell’Uomo Vitruviano
privato dei genitali e proposto nella sigla delle Olimpiadi invernali. Per marzo
già ne abbiamo un paio da tenere in considerazione: la Meloni che “parla” ad
una radio privata e i resti di un missile conficcato nel terreno circondato da
pecore.


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