domenica 8 marzo 2026

La RAI con un Grande Futuro dietro le spalle: c'era una volta ...

By Bloggorai ©

Pubblichiamo per quanto ci è stata raccontata la trascrizione stenografica sommaria, surreale, metafisica e trascendentale di un’avventura in Città avvenuta un sabato pomeriggio tra un Dipendente Rai (matricola P 123456) e la sua “nuova Azienda” da poco trasferita in Via A. Severo, nei pressi dell’Eur, prossima alla Colombo, di fronte al Centro Anziani Garbatella. Per lui è la prima volta che torna in ufficio dopo tanto tempo in Smart Working.

                                                        




Tutto inizia con lo smanettamento del nostro P 123456 con una presunta (dicono) App UfficioRai appositamente realizzata (dicono in outsorcing) per gestire la collocazione del personale nella “nuova Azienda”. Una volta c'era un sito che si chiamava Rai Place, chissà se c'è ancora? 

“Digitare P matricola e password”

Fatto!

“Riprovare: i due campi non corrispondono”

Fatto

“I due campi non corrispondono. Smarrita Password?”

Oddio, forse, non credo … però facciamone una nuova.

“Il link per accedere al servizio “crea nuova password” è stato inviato alla sua mail. Verificare la sua casella postale”

Fatto

Creata nuova password.

Nuovo tentativo di accesso.

“Digitare P matricola e password”

Nulla

“Riprovare: i due campi non corrispondono”

“Secondo tentativo fallito. Contattare direttamente il presunto Call Center “Smistamento”.

“Pronto … buongiorno … sono Mario Rossi, matricola P 123456…”

“Prooontoooo, buongiorno, risponde “Smistamento Rai" … sono Rossi Mario, operatore 789… dicaaaaa”

“Ecco, vorrei prenotare una postazione di lavoro per i prossimi giorni ... che disponibilità ci sono?”

“Allora, vediamo … per quanto tempo le occorre?”

“Mah, non so … dipende dal mio capo, da quanto tempo ritiene opportuna la mia presenza “in sede” (risatina sottovoce beffarda) … forse un paio di giorni … direi non di più … sa ... io sono prevalentemente in smart working”.

“Capisco, però … eh bhe …così è un po’ difficile fare una proposta… dovrebbe essere più preciso … non abbiamo molti slot disponibili …”

“Ahhhh , va bene … allora vediamo: ci sarebbe un posticino per martedì e mercoledì prossimo … direi orario standard, tipo full time come una volta? (ancora risatina beffarda)”.

“Non so … allora vediamo: ci sarebbe la postazione M38 al secondo piano … mi si libera proprio lunedì sera”.

“Oddio, proprio la M38 del secondo piano?? Mi hanno detto che la zona B del secondo piano è quella molto rumorosa ed io non ce la faccio a concentrarmi quando intorno c’è confusione”.






"stanza" dirigente

“Uhmmmm , vediamo un po’ … ci sarebbe la F23 al quarto piano, un posticino carino … solo quattro scrivanie dietro il pilone, sembra una zona abbastanza riservata”

“Oddio, non so nulla di quel piano … ma almeno c’è una finestra? Si vede l’esterno?”

“Ahhh nooooo…non se ne parla proprio, le stanze pregiate, quelle con vista Colombo sono tutte prenotate da mesi, però, mi faccia vedere bene: ci sarebbe una postazione molto carina, la G46 è luminosa e pure vicina ad una "stanza" da dirigente, interessa? Prenotiamo?”

P 123456 è in preda allo sconforto: “Va bene, accetto la G46”.

“Scusi, con l’occasione, mi aiuti a capire … mi hanno detto che oltre la mensa “di presenza” si può prenotare il pasto? Che succede? Te lo portano alla scrivania?”

“Noooooooo… ci mancherebbe ... lo deve andare a ritirare e dopo, se vuole, può usufruire degli “open space” comuni. Comunque, per questo servizio deve andare sulla apposita App “MangeRai”. (ndr: dicono che si chiama proprio così ... dicono) 

                                      

“Bene, grazie arrivederci”

Che tristezza, una volta, a Mazzini, ci davamo appuntamento all’VIII piano alle 12.45 per mangiare con i soliti 4 amici, tutti insieme. La Mensa era bella, luminosa e si mangiava discretamente bene. Ci conoscevamo tutti, era una grande famiglia. Affettuosa…(si fa per dire).

Il racconto stenografico surreale, metafisico e trascendentale della prenotazione del pasto con l’App MangeRai (ndr: dicono che si chiama proprio così ... dicono) meriterebbe un post a parte.      

Bene. È verosimile, è assai probabile che molte lettrici e molti lettori abbiano lavorato e vissuto per molto tempo o siano passati almeno una volta nella vita nei corridoi Rai di Viale Mazzini, ora tristemente abbandonato ovvero “evacuato” d’urgenza a seguito della necessaria bonifica dell’amianto.

Lunghi corridoi, grigi e ingombri di armadi e archivi, dove da un lato e dall’altro si aprivano innumerevoli stanze. La singolarità dell’organizzazione degli ambienti, le stanze, erano i “moduli” ovvero pannelli standard di circa 1,20 di lunghezza e altezza variabile. La “stanza” con quante meno persone possibile era un desiderio fondamentale, un punto di arrivo, una meta ambita. La “stanza da solo” era destinata a funzionari (oltre gli F1 … possibilmente F Super) ma … dipende. Gli impiegati/e semplici erano in stanza minimo da 4 postazioni, però con armadio personale, magari in corridoio. Poi c’erano le stanze dei dirigenti da 4 moduli in su: dirigente senza incarico, dirigente e basta, dirigente con incarico marginale, dirigente operativo, dirigente “capo” di qualchecosa e dirigente direttore. I vice erano una categoria a parte. A seconda del livello oltre ai moduli si aggiungeva minimo minimo il frigobar, poi almeno una pianta, e via via crescendo con un tavolo riunioni da 4 posti, la poltrona adeguata alla scrivania, un quadro di proprietà aziendale. I direttori, quali che fossero, avevano anzitutto il bagno personale (rarissimo) e poi la segreteria con la sua stanza. Solitamente era solo una ma succedeva pure che taluni avessero due segretarie.

Bene, fatto sta che tutto questo mondo ora è estinto, a Via Severo non c’è più traccia di quella era. Girano storie di disperazione per quanti sono stati “gentrificati” ovvero sradicati dalle loro origini territoriali di sona Prati, Mazzini e dintorni. Girano storie di persone che stanno chiedendo il demansionamento: dopo tanti anni di sacrifici, meglio tornare in categoria B piuttosto che emigrare sulla Colombo. Altri hanno minacciato le dimissioni pur di non dover emigrare "in periferia". Per circa 800 persone è in corso una mutazione genetica, una trasformazione epocale che nessuno è in grado di capire verso quale direzione si dirige.

bloggorai@gmail.com

Ps: una nostra affezionata e attenta lettrice ci suggerisce per le figurine dell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 – febbraio il “cartello” comparso durante il Festival di Sanremo laddove si leggeva “Repupplica” e il giornale affianco era stato depurato/sbianchettato della sua testata ovvero L’Unità, allora organo del Partico Comunista Italiano. Ora non più. Magari a Sanremo non lo sapevano.   


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