giovedì 5 marzo 2026

La RAI e i referendum: la destra e il suo Governo scende in campo

By Bloggorai ©

La Rai è sempre stata “in campo” ovvero da sempre ha partecipato al “campionato” della politica, da sempre ha prevalentemente sostenuto una “squadra” che solitamente è quella di governo. La Rai, da sempre, è stata in campo nel racconto e nella formazione sociale e culturale del Paese e pure in questo momento storico non può non assolvere il suo dovere di Servizio Pubblico. Seppure, come spesso avvenuto, per una parte di “pubblico”. Da non dimenticare il referendum sulla privatizzazione Rai (1995, vinsero i si con il 54,9%, sostenuto anche dal Partito Democratico della Sinistra PDS e il cui esito non è stato mai applicato).

Ci avviciniamo velocemente verso il referendum del prossimo 22 e 23 marzo sulla riforma costituzionale della giustizia voluto fortemente dall’attuale governo Meloni. Gioco forza, la Rai è chiamata a fare la sua parte nell’informare i cittadini e, nei limiti del possibile, “dare una mano” al Governo di cui è stretta e fedele emanazione coni suoi uomini al comando.

Quello sulla giustizia non è non sarà uno scontro tecnico giuridico sul suo funzionamento, non è uno scontro nel “merito” dei suoi problemi come piace sostenere anche a molti “sinistri”, ma sarà uno scontro frontale tra due visioni della democrazia, ovvero tra due pensieri costituzionali contrapposti. Se il governo, segnatamente questo governo, vota da una parte è banalmente e semplicemente obbligatorio che tutti coloro che vi si oppongono debbano votare dalla parte opposta, non c’è mediazione o spazio per sotterfugi interpretativi. Se il governo invita ad andare alle urne, chi si oppone dovrebbe fare il contrario.   

Come noto, questo referendum non richiede il quorum e quindi vince quale parte prende più voti anche se il numero dei votanti risultasse basso. 

Alla vigilia della consultazione, sono molti i sondaggi che evidenziano un dato comune e condiviso: l’esito delle urne sarà caratterizzato dell’affluenza e, grosso modo, si conviene che una forte affluenza potrebbe favorire il si mentre una scarsa partecipazione al contrario potrebbe favorire il no. Vedi https://www.ipsos.com/it-it/referendum-giustizia-22-23-marzo-2026-scenari-dati-intenzioni-di-voto oppure https://lespresso.it/c/politica/2026/2/27/referendum-giustizia-come-vince-no-secondo-sondaggi-cosa-succede-affluenza/60262 oppure ancora https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/02/20/referendum-si-al-51-con-affluenza-alta-no-al-515-se-bassa_2aa24457-e96d-4c0d-8ef0-922960d03fad.html e così via.

Le variabili sono molte e si prospettano diversi scenari con tre ipotesi: partecipazione bassa (intorno al 40%), media (intorno al 50%) e alta ovvero oltre il 60%. Quindi, in buona sostanza, “spingere al voto” per paradossale che possa apparire, agevola e sostiene le ragioni del si ovvero del Governo, ovvero della Meloni.

Ecco allora che la Rai “scende in campo” e a dispetto del suo organo di Vigilanza e controllo parlamentare incapace ad agire per opera della maggioranza, dispone le sue artiglierie con la messa in onda di uno spot che invita ad andare a votare in modo “singolare”: vedi  https://www.youtube.com/watch?v=gztOl5Gp5N8 . Si tratta di uno spot realizzato da un certo “Studio Polpo” che pone non poche domande. Il Cda Rai ne era informato? I consiglieri di Majo e Natale sapevano e, nel caso che dicono? Chi e perché ha commissionato questo spot che non sembra essere uno spot “istituzionale”? E’ stata fatta una gara? Quanto è costato? La Rai non era in grado con le sue formidabili risorse interne di realizzare una cosa del genere?

A proposito di referendum e di giustizia. Oggi avremmo voluto scrivere e tornare su un tema che già abbiamo affrontato: l’over dose di cronaca nera in Rai (e non solo). Ancora ieri sera la Sciarelli su Chi l’ha visto si è concentrata sul tema Garlasco. La prevalenza della cronaca nera nei teleschermi non è più un “tema” al pari degli altri “generi editoriali”. La cronaca nera, il suo perenne racconto e la sua diffusione pervicace e ostinata richiede uno sforzo di comprensione superiore al solito. Sconfina dalla narrazione sociale al consenso politico. Oggi Grasso sul Corriere riprende il tema con il titolo “Il Garlasco Show e i rischi dei processi mediatici”.

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