La Rai è sempre stata “in campo” ovvero da sempre ha partecipato
al “campionato” della politica, da sempre ha prevalentemente sostenuto una “squadra”
che solitamente è quella di governo. La Rai, da sempre, è stata in campo nel
racconto e nella formazione sociale e culturale del Paese e pure in questo momento
storico non può non assolvere il suo dovere di Servizio Pubblico. Seppure, come
spesso avvenuto, per una parte di “pubblico”. Da non dimenticare il referendum
sulla privatizzazione Rai (1995, vinsero i si con il 54,9%, sostenuto anche dal
Partito Democratico della Sinistra PDS e il cui esito non è stato mai applicato).
Ci avviciniamo velocemente verso il referendum del prossimo 22
e 23 marzo sulla riforma costituzionale della giustizia voluto fortemente dall’attuale
governo Meloni. Gioco forza, la Rai è chiamata a fare la sua parte nell’informare
i cittadini e, nei limiti del possibile, “dare una mano” al Governo di cui è
stretta e fedele emanazione coni suoi uomini al comando.
Quello sulla giustizia non è non sarà uno scontro tecnico giuridico
sul suo funzionamento, non è uno scontro nel “merito” dei suoi problemi come
piace sostenere anche a molti “sinistri”, ma sarà uno scontro frontale tra due
visioni della democrazia, ovvero tra due pensieri costituzionali contrapposti. Se
il governo, segnatamente questo governo, vota da una parte è banalmente e
semplicemente obbligatorio che tutti coloro che vi si oppongono debbano votare dalla
parte opposta, non c’è mediazione o spazio per sotterfugi interpretativi. Se il
governo invita ad andare alle urne, chi si oppone dovrebbe fare il contrario.
Come noto, questo referendum non richiede il quorum e quindi vince quale parte prende più voti anche se il numero dei votanti risultasse basso.
Alla vigilia della consultazione, sono molti i
sondaggi che evidenziano un dato comune e condiviso: l’esito delle urne sarà caratterizzato
dell’affluenza e, grosso modo, si conviene che una forte affluenza potrebbe
favorire il si mentre una scarsa partecipazione al contrario potrebbe favorire
il no. Vedi https://www.ipsos.com/it-it/referendum-giustizia-22-23-marzo-2026-scenari-dati-intenzioni-di-voto
oppure https://lespresso.it/c/politica/2026/2/27/referendum-giustizia-come-vince-no-secondo-sondaggi-cosa-succede-affluenza/60262
oppure ancora https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/02/20/referendum-si-al-51-con-affluenza-alta-no-al-515-se-bassa_2aa24457-e96d-4c0d-8ef0-922960d03fad.html
e così via.
Le variabili sono molte e si
prospettano diversi scenari con tre ipotesi: partecipazione bassa (intorno al
40%), media (intorno al 50%) e alta ovvero oltre il 60%. Quindi, in buona sostanza,
“spingere al voto” per paradossale che possa apparire, agevola e sostiene le
ragioni del si ovvero del Governo, ovvero della Meloni.
Ecco allora che la Rai “scende in
campo” e a dispetto del suo organo di Vigilanza e controllo parlamentare incapace
ad agire per opera della maggioranza, dispone le sue artiglierie con la messa
in onda di uno spot che invita ad andare a votare in modo “singolare”:
vedi https://www.youtube.com/watch?v=gztOl5Gp5N8
. Si tratta di uno spot realizzato da un certo “Studio Polpo” che pone non
poche domande. Il Cda Rai ne era informato? I consiglieri di Majo e Natale
sapevano e, nel caso che dicono? Chi e perché ha commissionato questo spot che
non sembra essere uno spot “istituzionale”? E’ stata fatta una gara? Quanto è
costato? La Rai non era in grado con le sue formidabili risorse interne di realizzare
una cosa del genere?
A proposito di referendum e di giustizia.
Oggi avremmo voluto scrivere e tornare su un tema che già abbiamo affrontato: l’over
dose di cronaca nera in Rai (e non solo). Ancora ieri sera la Sciarelli su Chi
l’ha visto si è concentrata sul tema Garlasco. La prevalenza della cronaca
nera nei teleschermi non è più un “tema” al pari degli altri “generi editoriali”.
La cronaca nera, il suo perenne racconto e la sua diffusione pervicace e ostinata
richiede uno sforzo di comprensione superiore al solito. Sconfina dalla
narrazione sociale al consenso politico. Oggi Grasso sul Corriere riprende il tema
con il titolo “Il Garlasco Show e i rischi dei processi mediatici”.
Bloggorai@gmail.com

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