Sul filo di lana, last minute,
forse, abbiamo trovato la figurina giusta per chiudere l’Album sulla Civiltà
delle immagini 2026 -marzo. Si tratta della fotografia del poliziotto sull’uscio
della camera d’albergo dove alloggiava l’europarlamentare Ilaria Salis. L'Agente intendeva “fare qualcosa” non bene specificato: interrogare, perquisire,
accertare l’eventuale possesso di materiale offensivo. Da chi e perché è stata
avviata quella procedura ancora non si sa con certezza: “Un Paese straniero ...
forse la Germania…un atto dovuto …" Boh!
I partiti di maggioranza usciti squinternati e suonati come pugili spinti all’angolo dal referendum non sanno che fare: si autoflagellano per molti mesi ancora o spingono per elezioni anticipate? E l’opposizione vittoriosa e pimpante per il successo del No serra i ranghi e cerca di infliggere colpi da KO al Governo Meloni oppure inizia lo scannatoio alla ricerca di un/a “premier” di coalizione”? Primarie o “campo largo”? Tutti ad interrogarsi: si va avanti o si torna indietro? Il Governo vuole varcare ancora quella soglia di confine dei diritti costituzionali o intende fermarsi? Non parliamo della situazione geopolitica internazionale: sull’uscio di una guerra totale che non è solo in Medio Oriente ma lambisce anche l’Europa. Israele e Usa fanno il loro stracomodo guerrafondaio senza che nessuno batte ciglio se non flebili parole al vento mentre a Bruxelles balbettano sotto lo sbertucciamento di Trump.
Giù pe’ li rami, fatte le debite proporzioni, l’incertezza
sul passo dentro o fuori, avanti o indietro interessa pure la Rai. Il quotidiano
Domani, a firma Lisa di Giuseppe, titola “I dubbi sul futuro. Meloni inizia il grande
RepuliRai”.
L’Azienda Rai potrebbe, vorrebbe e dovrebbe fare qualcosa ma
non può e non vuole e, forse non deve. Non può perché non ha risorse adeguate e
sufficienti, non ha energie e non ha capacità progettuali. Non vuole perché la
sua dirigenza, compreso il suo CdA sta benissimo così com’è. Chi glielo fa fare
a muoversi quanto manca quasi un anno alla scadenza? E, infine, forse non deve perché
la “politica” non ha ancora deciso cosa farne di questa Rai, di questo Servizio
Pubblico. Alla storiella della “Digital Media Company” (non di Servizio
Pubblico, gli pesa persino scriverlo) non ci crede più nessuno.
L’Azienda è paralizzata da una crisi istituzionale senza precedenti:
non ha il presidente ratificato dalla Vigilanza come richiede la Legge ed è in odore
di illegittimità del suo operato (che nessuno vuole sollevare o verificare nemmeno
per curiosità) mentre del rispetto dei vincoli EMFA “se ne fregano” fascisticamente
parlando. I “numeretti” sgranocchiati da Rossi &C in Vigilanza sono banali
granelli di sabbia e le dichiarazioni ardimentose sul futuro della Rai non
incantano nemmeno una lucertola sotto il sole d’agosto. Il Piano industriale
senza i soldi di Rai Way non va da nessuna parte, il Piano Immobiliare arranca
e patisce scelte improvvide, del piano editoriale non ne parliamo proprio e di
quello sull’informazione è meglio stendere sopra una coltre di cemento armato.
L’uscita di scena di Gasparri, forse l’unico che conosce
bene i meandri dell’ex Viale Mazzini, sembra aver gettato i partiti di maggioranza
nello scompiglio dentro e fuori la Rai che non sa più come ripartire i suoi
equilibri interni. Tra l’altro, tra i tanti “capi espiatori” della disfatta sul
referendum, proprio lui che certo non è stato da meno rispetto a tanti suoi “colleghi”.
Possibile che gli abbiano imputato anche responsabilità sulla Rai? E chi sarebbe
ora il referente di Forza Italia ovvero chi “parla” con Mediaset attraverso il
fido Gianni Letta? Stefania Craxi o Barachini? se fosse lei, un nome un programma: stiamo cercando di
sapere e capire bene la sua storia recente, in particolare le sue condanne in
Cassazione passate in giudicato con un debito verso il fisco di X miliardi ancora
non saldati e non si capisce ancora bene perché. Al sottoscritto, per non aver
pagato una multa di 125 euro, gli hanno fatto il fermo amministrativo della beneamata
moto. E poi, chi “parla” ora con Giorgetti per indurlo a più miti consigli sulla
riforma?
Non a caso abbiamo citato solo questi due partiti ed escluso
Fratelli d’Italia: le grandi partite o forse la sola grande partita in corso
sul futuro della Rai vede solo loro come protagonisti: i giocatori in campo su Rai
sono solo loro Way e tutto il dossier TLC ora in particolare evidenza con l’OPA
di Poste su TIM che certamente avrà riflessi sul processo di vendita/fusione è
nelle loro mani. Gli operatori TLC si stanno riprendendo il controllo della
“delivery” ovvero del trasporto dei segnali verso il suo “parco clienti”. Rai,
azionista di maggioranza di Rai Way, come intende affrontare il problema? Non è
lontano il punto di svolta della connotazione della figura del “telespettatore”: da “abbonato” a “contrattualizzato” alla rete elettrica. Vedi l’annosa
questione CDN: perché Rai continua a pagare un salasso di canone al fornitore
esterno Akamay quando potrebbe utilizzare la rete CDN di Rai Way? Abbiamo avuto
notizia solo ieri di TIM che ha disdetto il contratto con Inwitt. Le torri ora
sono “roventi” e la possibile integrazione tra “torri” broadcast e “torri “telco
sempre più probabile e necessaria. Ci potrà mai essere un “polo” unico delle torri
sotto un solo controllo? L’Antitrust come potrà intervenire?
Ribadiamo, questo sarà il terreno unico, immediato e imprescindibile
del futuro della Rai, il resto è solo “Canzonissima” e qualche replica di Montalbano.
Su questo terreno giocheranno solo i più forti e preparati, per gli sprovveduti
non c’è posto nemmeno a bordo campo per raccattare le palle. Il primo gol che si
dovrà segnare è quello della Governance, dentro e fuori Rai Way.
bloggorai@gmail.com


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