Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto
ciò che scriviamo.
Oggi è previsto il Cda Rai con all’ordine del giorno un pasticciaccio brutto
brutto: Rai Way. È credibile sostenere che il dossier fusione/cessione con Ei Towers
(Mediaset) si possa ritenere la madre e il padre di tutte le battaglie il cui esito
può segnare profondamente il futuro del Servizio Pubblico radiotelevisivo in uno
dei sui pilastri fondamentali: le tecnologie di produzione e diffusione. Non è pensabile
in alcun modo supporre o ipotizzare nulla che possa somigliare ad una Digital Media
Company se almeno non si capisce se e quanto questa debba essere di “Servizio Pubblico”
o meno. Sono più di dieci anni che l’affare del “polo delle torri” si trascina
senza intravvedere una possibile soluzione. Oggi il consiglio dell’ex Viale Mazzini
dovrà decidere se prolungare il MoU (Memorandum of Understantment) già
sottoscritto e rinnovato con Ei Towers. Per quanto abbiamo potuto sapere è
molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista
30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti.
I punti fermi sono:
Non ci potrà essere accordo se prima non viene messa a terra
la riforma Rai (ed è molto lontana). Ma, se mai andasse in porto rapidamente, che ne sarebbe di questo Cda Rai?
Non ci potrà essere accorso se prima non verrà chiarito il futuro
del rinnovo della Concessione del 2027 in relazione alla messa a terra dell’EMFA.
Non ci potrà essere accordo se non si definisce il futuro
strategico della società quotata del Servizio Pubblico: la sua missione, il suo
ruolo e il suo ambito di collocamento nella sfera pubblica o privata.
Non ci potrà essere accordo se prima non si chiarisce o
risolve il problema dell’affitto che Rai paga a Rai Way per oltre 210 mln anno,
ovvero il “core business” prevalente della quotata.
Non ci potrà essere accordo se non si definisce compiutamente
la governance della futura società: chi comanderà?
Non ci potrà essere accordo se prima, all’interno di Rai,
non si definiscono le candidature per il prossimo Cda di Rai Way che si dovrà
rinnovare il prossimo 28 aprile. Gli “appetiti” di chi già c’è, di chi sta per
uscire e non vorrebbe mollare, di chi vorrebbe tornare e di chi vorrebbe
entrare sono molto forti (già solo per il compenso per oltre 530 mila euro). Gira voce che si potrà o si dovrà "guardare fuori". Ma
sono ancora più forti le tensioni tra i partiti per le loro “quote” di potere
sempre in contrattazione. La Lega non vorrebbe mollare l’osso (e Giorgetti ha
forte voce in capitolo). E, forse, abbiamo vagamente intuito, in questa partita
potrebbe o vorrebbero farne parte anche altri oltre ai partiti di Governo. Non ultimo: ci sono in gioco altre partite molto ricche: Rai Cinema e Rai Ficion: bocconcini molto appetitosi.
Non ci potrà essere accordo, infine, se si prosegue a propalare
“bufale” come l’apertura di un prossimo Hyperscale a Pomezia del quale lo stesso
AD Rai, Giampaolo Rossi, sostiene che “I tempi e i costi del progetto sono in
evoluzione, strettamente legati alla quantità di investimenti che stiamo
proponendo di fare” (ANSA del 17/3) ovvero, tradotto in soldoni, al momento aria fritta, solo
dichiarazione di intenti senza alcun fondamento concreto peraltro alla vigilia possibile seppure improbabile di una operazione di fusione/cessione: sarebbe
più ragionevole attendere gli sviluppi e poi lasciare alla nuova società l’onere
di imbarcarsi in questo nuovo investimento.
Bloggorai lo sa e lo ha riverificato: Ei Tower non vede l’ora
di chiudere il deal: sono dieci anni che ci prova e, oggi più che nel passato, ne
ha assoluta necessità. Per il “progetto” di Pomezia si parla di un investimento
di 400 milioni: chi li tira fuori? Rai? Quando poi potrebbe essere operativo? Forse,
tra due anni? Chi potrebbero essere gli altri soggetti/operatori interessati
che poi dovranno sostenere i costosi oneri di gestione e manutenzione? La domanda
centrale è: a chi potrebbero essere venduti “i servizi”? Poi si dice: “fondamentale
in termini di sovranità tecnologica”??? ma come è possibile? Nel 2024 gli
Hyperscale operativi in Italia sono 3 (Amazon Web Services (AWS), Microsoft
Azure e Google Cloud Platform) e i Data Center censiti 168 (vedi questo Report
molto dettagliato: https://www.ingenio-web.it/articoli/data-center-in-italia-crescita-consumi-energetici-e-nuove-regole-tra-europa-stato-e-regioni/
). Come è possibile sostenere che questo progetto possa, oggi, essere definito
una pietra miliare della “sovranità nazionale” quando l’operazione è semplicemente
1+ degli altri già esistenti?
Vedremo … vedremo …
bloggorai@gmail.com

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