“Questo è un film che parla di raggiri, di frodi e anche di
bugie. Raccontate davanti a un caminetto, in una grande piazza o in un film,
quasi tutti le storie più o meno celano una qualche menzogna” O. Welles, F for
Fake, 1973
Per gli appassionati del grande schermo è un documentario di
grande interesse. Si indaga sul vero e sul falso, sulla verità e sulla menzogna
nell’arte, due termini che comunque da sempre accompagnano la storia umana.
Sicchè, questa riflessione ci torna in mente spesso e
volentieri quando partecipiamo alla “narrazione” delle vicende Rai e del
Servizio Pubblico, e dal nostro piccolo e modesto punto di vista, osserviamo e documentiamo
spesso menzogne di varia natura e cultura. Ovviamente, ci torna in mente Rossi&C in
Vigilanza Rai nei giorni scorsi quando si è lamentato della “narrazione” negativa
sulla sua Azienda, la nostra Azienda.
Prendiamola alla larga, come al solito, e rinfreschiamoci la
memoria. Come nasce e si sviluppa nell’era recente la “crisi” della “narrazione”
Rai? Non è azzardato supporre che ci sia un luogo e una data di nascita
certificata: Milano, maggio 1989, dentro un camper parcheggiato vicino Piazza
Duomo si incontrano Bettino Craxi e Arnaldo Forlani con la “supervisione
occulta” e la benedizione di Giulio Andreotti. Nasce il CAF e si stabilizza il
Duopolio del sistema televisivo tra Rai e Mediaset che ancora tiene banco. Bloggorai
era al VII piano di Viale Mazzini allora e ricorda benissimo il “confronto” tra
i due lati del corridoio: da un lato DC e dall’altro PSI che per molti anni a
venire hanno lasciato un solco profondissimo. Diciamolo meglio: questo “accordo”
magari sotto altre spoglie ancora DEVE giocoforza tenere banco e chi tocca i
fili si fa male o prova ad alterare o scomporre questo accordo salta il turno. Qualcuno,
dentro e fuori la Rai ci ha provato e ci vorrebbe ancora provare.
Come vi abbiamo accennato e come a tuti voi è noto, Maurizio Gasparri, si è dimesso da Capogruppo di Forza Italia (il partito Mediaset) nonchè componente della Vigilanza RAI: vedi il pezzo pubblicato ieri dal Fatto per sapere di più. Ieri ha dichiarato “il mondo va avanti” mentre al suo posto arriva una certa Stefania Craxi. Stefania Craxi chi? La memoria non ci aiuta e andiamo a digitare questo nome su Google. Wikipedia ci propone una lunga e dettagliata biografia dove, ad un certo punto, leggiamo “Nel 2015, è stata condannata dalla Corte di cassazione al pagamento di 676.000 euro di imposte erariali, riferite alla sentenza penale di condanna di Bettino Craxi a seguito del processo per corruzione e finanziamento illecito per le tangenti della Metropolitana Milanese … Nel 2021, è stata condannata dalla Corte di cassazione, insieme al fratello e alla madre, al pagamento di 10 miliardi di lire di tasse evase, oltre a 20.000 euro di spese legali, relativamente ad un conto in Svizzera detenuto dal padre. Secondo quanto appurato dai magistrati, il conto era "materialmente riconducibile al Craxi e non al partito". Leggi pure https://www.corriere.it/cronache/15_novembre_11/cassazione-stefania-craxi-deve-pagare-debito-condanne-bettino-all-erario-andranno-676-mila-euro-d8beab1a-8892-11e5-a995-c9048b83b4c2.shtml
Cassazione … Cassazione … ovvero il
supremo livello di giustizia oltre il quale non si sa più cosa possa esserci se
non il Divino. Tutto torna alle origini: suo padre Bettino ha ordito la
trama Rai con il suo amico Berlusconi, prima con la riforma Mammì e poi con quella Gasparri, ed ora sua
figlia potrebbe ordine la “nuova” riforma maldestra e scombinata che si vorrebbe
chiudere in VIII Commissione Senato almeno per dare un contentino all’Europa
che ci ha imposto l’EMFA. Si tratta di un cosiddetto "valore forte".
Se non che, a quel tempo, 1989, non c’era la Lega di mezzo e il PCI su quelle faccende non era molto pratico (se è per questo sembra anche ora). Il famigerato “conflitto di interesse” c’era ed è poi continuato ad esserci anche quando si poteva fare di più, quando la “sinistra” era al governo. Sic transit gloria mundi. Ora invece la Lega c’è e “lotta insieme a noi”. Il Ministro Giorgetti si è messo di traverso a brutto muso sul progetto di riforma Rai che, appunto Gasparri, voleva chiudere in fretta. Ora che è stato tagliato fuori Gasparri cosa potrà significare sull’iter della riforma: si arena ulteriormente o si affossa? E, per quanto riguarda la nomina della Agnes come presidente, sempre da lui stesso tanto difesa e sostenuta, che succede, si accelera per ratificare la sua nomina o verrà cancellata una volta per tutte?
C’è solo un modo per
cercare di capire: attendere l’esito della formidabile ondata di nomine previste
nei prossimi giorni nelle principali Società controllate o partecipate dallo Stato:
entro questa primavera il MEF (Giorgetti, ovvero la Lega) dovrà completare il quadro
di rinnovi di oltre 21 società tra le quali le più rilevanti sono Eni, Enel,
Leonardo, Poste, Mps, Enav e Terna. Robbbbba forte … fortissima direi. La “partita”
Rai e, in subordine, la “partitina Rai Way” possono attendere. Tant’è che la prevista
e probabile conferma (ancora non certissima e lo strano silenzio che la
accompagna lascia aperto qualche dubbio, vedi l'assenza di comunicato sul recente Cda Rai) di Roberto Cecatto (dicono in quota
Lega) alla prossima guida di Rai Way sta a dire qualcosa.
Sta a dire che, semplicemente e banalmente, la quotata di
proprietà Rai non è una variabile autonoma o indipendente nel suo futuro industriale
ma una subordinata, una “merce di scambio” nel mercatino della politica dove i
soggetti interessati, guarda caso, sono sempre gli stessi ed uno in particolare
emerge con forza: Mediaset. In altri termini: Fdi e FI, possono consentire
ancora che un uomo Lega possa condurre il gioco di Rai Way nel suo prossimo e
rilevante futuro? Un nostro simpatico quanto autorevole ed informatissimo
interlocutore ci ha detto chiaro e tondo: “L’operazione, il “dossier” delle torri
si chiude solo se e quando Mediaset lo riterrà opportuno con le sue condizioni e,
tra queste, la più rilevante è la futura governance della nuova società e fintanto
che non sarà chiarito questo punto il deal non si chiude. Inoltre, attenzione,
se va in porto l’Opa di Poste su Tim, anche per Rai Way le cose possono
assumere una dimensione di altra natura. Si parla di "infrastruttura
tecnologica nel settore delle telecomunicazioni di primario e assoluto interesse
strategico nazionale. Difficile supporre che in una operazione del genere, di
tale portata, non si possa o non si debba tenere in debito conto dell’asset di
Rai Way e, ancor più, in prospettiva di una possibile fusione con Ei Towers”. Interessante,
molto.
Al tavolo da gioco ora siedono solo tre giocatori: Lega,
Fratelli d’Italie e Forza Italia. Tutti gli altri stanno a guardare. Attoniti e
smarriti.
bloggorai@gmail.com

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