sabato 21 marzo 2026

la Rai contro iI Resto del Mondo

By Bloggorai ©

“Perché le nuvole piangono e fanno scendere l’acqua?” oppure “perché il fuoco brucia?” oppure ancora “perché l’erba cresce sempre?”. Domande innocenti, semplici, che potremmo aver posto noi stessi o che abbiamo sentito porre dai nostri bambini.

Per cercare di spiegare, per aiutare a comprendere siamo spesso indotti ad usare semplificazioni, sintesi estreme o metafore facilmente riconducibili agli interrogativi che si pongono.

Poniamo allora il caso, verosimile, che un tifoso o un semplice appassionato di giuochi collettivi (calcio, basket, pallavolo etc) voglia capire e analizzare dettagliatamente le cause, le radici profonde dei problemi che aggravano la sua squadra del cuore quando le cose vanno male ovvero non vince quasi mai nulla.

Le aree problematiche sono:

La “società” ovvero la proprietà (non vuole spendere, mira solo al profitto etc)

L’allenatore: è più o meno capace

I giocatori: alcuni bravi altri palesemente inadeguati

L’arbitro: sugli spalti viene volgarmente insultato come “cornuto”

Fattori imponderabili: il filo d’erba, il vento, il palo o la porta troppo stretta

Il Fattore C: ovvero Fortuna o, detto in altri temini, semplicemente “culo”.    

Ecco allora riproporsi un interrogativo periodico che riguarda la Rai, il Servizio Pubblico per come molti se lo pongono (Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina): perché le “cose” vanno male? Le “cose “che vanno male sono tante e cerchiamo si spiegarle con la metafora del gioco di cui sopra.

La prima “cosa” che va male è la “società” ovvero la “proprietà”. Oggi la Rai più mai è di “proprietà” del Governo che la esercita attraverso il ministro dell’economia, Giorgetti. La Rai poi è di proprietà del Governo che la esercita attraverso i suoi “uomini” (donne di destra in Rai sembra che ce ne siano poche e semmai ce ne sono, sono imboscate o sotto mentite spoglie ... ne conosciamo alcune ... ambiziose) che occupano i posti di “potere”: AD, presidente F.F. , direttore Tg1 e altri direttori vari. Un direttore viene dato “in quota” Pd ma, dicono che invece sia molto “vicino all’AD”…dicono.  In soldoni: questa “società”, questa “proprietà” della Rai è sbatacchiata da suo stesso interno: il primo nemico ce l’ha in casa ed è il suo ministro e il suo partito, la Lega, che non vede l’ora di tagliare il canone. Hanno tagliato 10 milioni e dopo tre mesi trascorsi in attesa “ … di conoscere l’esito degli approfondimenti avviati delle competenti strutture aziendali” come hanno scritto nei giorni scorsi i tre consiglieri siamo ancora in attesa: faranno sapere, c’è tempo.

Nota a margine: la riforma Rai è in alto mare e in alto mare rimarrà per molto tempo ancora. La possibile procedura di infrazione per l’EMFA inapplicato nessuno la invoca e nessuno si dimette per protesta. Manca quasi un anno al termine del mandato di questo Cda e chi ha voglia seriamente di rimetterlo in discussione proprio in vista dell’anno elettorale del 2027?????????

La seconda “cosa” è l’allenatore, in questo caso l’AD. La legge Renzi gli ha affidato pieno poteri e tutto deve essere ricondotto alle sue scelte. L’uomo solo al comando, il cosiddetto “filosofo di Colle Oppio” ha un suo capo staff. E ci fermiamo qui. Si dice che Rossi ha fatto la staffetta con il suo DG, Roberto Sergio, vecchia volpe DC e che contende spazio e potere con il suo “presidente” F.F. Antonio Marano, uno che la sa lunghissima e la sa raccontare molto bene, forse meglio di Rossi che, si dice, da tempo ma sembra una bufala (sembra) che sia pronto a mollare. Tutto porta a dire: ma chi è il vero allenatore tra i tre indicati?

La terza “cosa” sono i giocatori: vale quanto scritto prima. Operai, impiegati, quadri, dirigenti e giornalisti (una categoria trasversale a parte): alcuni molto bravi, altri molto incapaci. Sono troppi o sono troppo pochi per fare cosa? Nessuno vuole affrontare il problema. Si dice (e lo sappiamo con certezza) che l’Azienda non premia e non punisce: semplicemente ti ignora se non appartiene ad una categoria “protetta” che notoriamente è la “quota” politica di appartenenza”. O sei dentro o sei fuori. Succede pure che quelli bravi stanno in panchina e l’allenatore non li vuol far giocare. Siamo tutti in attesa delle sorti delle quattro puntate tagliate di Report di Petrolio dimenticato.   

La quarta “cosa” ovvero l’arbitro non c’è. La Vigilanza è offesa, impedita e ritardata nelle sue funzioni. La colpa è della maggioranza ma non solo. Poi ci sarebbero le Autorità di garanzia: per prima l’AgCom: spesso non viene nemmeno presa in considerazione e quando poi interviene succede che sia tardi. Poi ci sarebbe la Corte dei Conti: ogni anno prova a sollevare obiezioni al bilancio (spese inutili e inefficienze) ma nessuno gli da retta.  La Rai, di fatto, gioca senza regole: vedi l’EMFA ovvero la legge europea c’è ma nessuno se la fila.

La quinta “cosa” ovvero il “filo d’erba” è per sua natura sfuggevole al ragionamento eppure incide e non poco. Con chi te la prendi se questo Sanremo è andato male anche perché c’erano le Olimpiadi invernali?

Infine, il fattore C. La Rai è fortunata? Il destino è cupo e non gli sorride, le piattaforme incombono, i giovani non la guardano più ed emigrano mentre gli anziani invecchiano, i soldi mancano e la politica la ignora ... ed io no mi sento nemmeno tanto bene. Pure la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, preferisce andare da altre parti piuttosto che mettersi nelle mani amiche del suo amico Bruno Vespa. 
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