“ … non ci sarà mai una battaglia finale. È sempre una
battaglia dopo l'altra” (Angela Davis). Questo titolo non solo ha vinto ieri l’Oscar come miglior
film del 2025. Non è solo un film capolavoro ma esprime compiutamente il cosiddetto
“mainstream” geopolitico contemporaneo e, allo stesso tempo, descrive la perenne
condizione umana. Oggi più che nel recente passato, si combatte “una battaglia
dopo l’altra” e sono molti coloro che ci inducono a credere che sarà così per
sempre, all’infinito, nella perenne rincorsa ad avere armi sempre più letali
del possibile avversario. Si arriva al paradosso secondo cui in nome della “pace”
si scatena una guerra, sia pure falsa e bugiarda come quella attuale e come le
precedenti scatenate e sostenute dai Paesi Occidentali con gli USA a tirare le
fila con i loro complici ed alleati.
Anche ognuno di noi, nel suo piccolo e nelle specifiche
circostanze, combatte una costante “battaglia dopo l’altra” di ogni genere,
pubblica o privata che sia.
Anche la Rai, il Servizio Pubblico, combatte la sua “battaglia dopo l’altra” dove però l’esito sembra scontato: è destinato alla sconfitta perenne oppure, nel migliore dei casi, uscirne con le ossa rotte, ridimensionata e subordinata. Non c’è scampo e lo abbiamo scritto da tempo.
Vi possiamo dire che certamente Bloggorai legge costantemente Aldo Grasso sul Corriere, del quale spesso non condividiamo le sue osservazioni, mentre non sappiamo se Aldo Grasso legge Bloggorai. Vi possiamo dire certamente che condividiamo un teorema di fondo con due punti essenziali: “...La Rai ha smarrito completamente la sua missione di servizio pubblico, e non da oggi, né solo con questo governo. Già da tempo. … Il vero problema della televisione attuale è che ha una classe dirigente di rara modestia, dal punto di vista televisivo. In passato, anche quando c’era lottizzazione politica, ai vertici arrivavano persone con esperienza e capacità. Oggi vedo un livello di improvvisazione e dilettantismo che non avevo mai visto prima...”. Questo si legge in una sua intervista all’Huffington Post dei giorni scorsi con il titolo “È la peggiore Rai di sempre".
Ci torna in mente il titolo di un articolo comparso su La Stampa alcuni giorni addietro
“Se la Rai dei dilettanti allo sbaraglio prova a rilanciarsi con
Canzonissima”. Già, “dilettanti allo sbaraglio” e ce ne sono molti in questa
Azienda dove un manutentore di fotocopie può diventare “grande capo” solo perché
ha avuto la fortuna di incontrare un mentore di “destra destra” che lo ha sostenuto
e dove un DG ex AD ritiene che il piano editoriale Rai è superato (la
famigerata e inattuata “riforma per generi”) e, ciononostante, vanno avanti lo stesso.
Tutto si lega, appunto, in una “battaglia dopo l’altra” che da
decenni è iniziata e non fornisce segni di essere prossima a terminare. Anzi. L’inizio
di questa perenne sconfitta è datato esattamente quando il virus della “democristianitudine”
si è diffuso e radicato nel tessuto molle ma sano dell’Azienda, quello dove
insieme ad “un democristiano e un socialista ce n’era uno bravo e quello da
solo tirava la carretta”. Di “bravi” in Rai
ce ne sono e ce n’erano molti. Questo “virus”
tuttavia è stato ed è tuttora democratico e trasversale: colpisce tutti indistintamente
e spinge verso il baratro dell’inconsistenza ovvero della “peggiore Rai di sempre”.
E gli autori di allora, gli artefici e i responsabili di questa Caporetto del
Servizio Pubblico sono ancora tra noi insieme, intorno dentro e fuori, e in
buona compagnia ai “dilettanti allo sbaraglio” che oggi dirigono la Rai e che
non sanno più a che Santo votarsi se non ripescando le solite anticaglie ammuffite
dalla cantina dell’ex teatro delle Vittorie.
Tanto per rimanere “sul pezzo”: oggi lo Studio Frasi di Francesco
Siliato rende noti i dati (fonte Auditel) degli ascolti dei canali all news
sulla guerra in Iran: Rai News24 si conferma il fanalino di coda dell’informazione
per seguito di pubblico e credibilità mentre si conferma la crescita di SkyTg24
Sky Italia.
Vedi
Lo scriviamo da anni
e da anni il tema dell’offerta editoriale del Servizio Pubblico sull’informazione
è beatamente ignorato e non solo da Telemeloni. Anzi. Sono anni che scriviamo che
RaiNews24 registra ascolti da prefisso telefonico (ancora ieri nell’intera
giornata ha fatto lo 0,51% di share) pur impiegando oltre 200 giornalisti. È un buco
nero, una voragine di risorse che ostinatamente si vuole mantenere in vita senza
che nessuno paghi pegno per le inefficienze del presente e per gli errori compiuti sin
dalla sua nascita. Quando succede che si perde una “battaglia dopo l’altra” è
necessario pure guardarsi alle spalle per capire e sapere se il nemico è anche dento
o dietro di noi.
bloggorai@gmail.com


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