La bugia come strumento di lotta politica, militare e financo religiosa è da
sempre parte intrinseca della storia umana. Non scomodiamo Tucidite, Sant'Agostino e Sun Tzu. Bugia, falsità, menzogna, inganno e
sotterfugio sono le variabili che accompagnano solitamente ogni conflitto e,
spesso, succede che ne costituiscono il presupposto, il punto di partenza e di
arrivo, la trama organica della sua conduzione. I termini non sono però
equivalenti: la bugia e la menzogna indicano due “stati mentali” diversi e si utilizza
l’una o l’altra in circostanze e necessità differenti.
Ecco allora che la “verità” raccontata dalla televisione assume
uno spessore rilevante nella formazione del consenso politico e le componenti
del racconto, la loro miscelazione e l’odine di evidenza definiscono il perimetro
entro il quale si confondono, appunto, bugie e menzogne o, in una ulteriore
eccezione, le omissioni.
Ai telespettatori, o lettori,
spetta poi l’arduo compito di ricomporre i tasselli, mettere in ordine le sequenze
e inserire nel giusto contesto. In questi giorni stiamo vivendo l’ennesima “guerra
bugiarda” e il pubblico è costretto a districarsi nei meandri dell’informazione
televisiva tra lo scorrimento continuo di immagini di droni, di missili e di voragini
causate dalle esplosioni. Ennesima “guerra bugiarda” perché difficile
dimenticare la guerra del Vietnam dove gli USA sono intervenuti a seguito
della “menzogna del Tonchino”del 1964 quando venne inventata la storia di un presunto
attacco vietnamita al cacciatorpediniere USS Maddox poi rivelatosi una balla. La
Guerra in Medio Oriente ancora come ennesima bugia perché difficile dimenticare
la guerra in Afghanistan durata oltre 20 anni scatenata perché gli Usa ritenevano
i mujaeddin responsabili delle Torri gemelle quando era noto che gli autori
erano di Al Quaeda. Dopo averli foraggiati in funzione anti Russia gli USA sono
tornati al punto di partenza: il 21 agosto 2021 i talebani sono tornati a Kabul
esattamente dove li avevano trovati. La Guerra in Medio Oriente ancora come
ennesima bugia perché difficile dimenticare la guerra in Iraq dove Colin
Powell è entrato nella storia delle Nazioni Unite per aver mostrato un cartone
animato per sostenere che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa
salvo poi non trovare nemmeno una mazzafionda. E ora e ancora la Guerra in
Medio Oriente ancora come ennesima bugia perché difficile dimenticare che
gli stessi USA avevano sostenuto di aver annientato il potenziale atomico iraniano
con i bombardamenti mirati dei mesi precedenti salvo poi dover sostenere che
erano in procinto di avere la Bomba mentre i loro stessi servizi segreti, la
CIA, hanno sostenuto il contrario. Mentono sapendo di mentire ma lo svelamento
della bugia e la menzogna non trovano sempre spazio adeguato nella comunicazione
pubblica. Anzi, diventano esse stesse uno strumento di guerra.
Ieri sul Sole 24 Ore è comparso, a firma Andra Biondi, un articolo
molto interessante con il titolo “Guerra in Medio Oriente: ascolti record per
tg e siti” dove si legge “Una corsa alle notizie spingendo in alto ascolti
di canali all news telegiornali e siti web: eccolo l'effetto dell'attacco di USA
e Israele all'Iran che ha mandato in fiamme il Medio Oriente dal 28 febbraio
scorso e i numeri riproducono, algebricamente, quello che in fondo è un
riflesso condizionato che attraversa l'Italia, e non solo, ogni volta che la
storia accelera bruscamente. È il riflesso di ricerca di una bussola in grado
di mettere ordine nel caos. In questo quadro, i dati disegnano i contorni di
una sorta di migrazione nei momenti critici verso i canali della mediazione
giornalistica professionale percepiti come un “bene rifugio” in una fase di
incertezza globale. Prova ne è anche il ringiovanimento dell'età di chi si è
trovato davanti allo schermo TV”.
Ecco allora che si pone il
problema della credibilità, dell’attendibilità, dell’informazione pubblica, della
RAI e del Servizio Pubblico che deve svolgere. La prossima settimana si voterà
per il referendum sulla giustizia voluto dal Governo Meloni dove non ci sarà alcuno
spazio per i “distinguo”, per il dibattito “nel merito” o per altre amene e sottili
disquisizioni. Sarà battaglia sul SI o sul NO e non sul “forse”. Sarà battaglia
a favore o contro il Governo Meloni, questa destra maldestra e arruffona spesso
bugiarda. Ed ecco allora che la Rai prende posizione con la sua artiglieria
pesante esattamente sul fronte dell’informazione con i vari Cerno su Rai Due,
con il sempiterno e inamovibile Vespa su RaiUno o con un Salvo Sottile su Rai Tre. Un consigliere,
uno solo, a caso perché gli altri li abbiamo persi per strada, ieri ha scritto
che “ … la Rai sta sbandando vistosamente negli spazi giornalistici…”. Per
evitare lo sbandamento ci sarebbe uno strumento forse efficace se usato per
tempo: il ricorso all’AgCom. Magari ci potrà essere un esito dopo il24, a urne
aperte e quindi inutile, però intanto si solleva e si pone il problema di “violazione”
e non di “sbandamento”. Sono due termini differenti e implicano una “postura”
differente”.
Bloggorai@gmail.com

Perché siamo arrivati a questo punto? Corsi e ricorsi o codardia italica? Non riesco a distinguere.
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