Le stagioni, grosso modo, si rincorrono perennemente quasi
uguali tra loro. Le stagioni, grosso modo, si lambiscono tra loro, si
confondono e mescolano i giorni in cui parte (o termina) l’una o parte (o
termina) l’altra.
Le stagioni quindi possono essere una metafora perfetta per
descrivere la mutevolezza delle faccende umane. Le “cose” cambiano insieme alle
persone e non è mai sempre ben chiaro se sono le cose a cambiare prima delle
persone o viceversa. Sono le persone che si adattano alle “cose” o sono le
“cose” che si configurano alle persone e, in qualche modo, le precedono?
Parliamo di “democristianitudine” come fenomeno, come
sindrome perfida e sottile, che si diffonde nell’aria come il primo profumo
della stagione che cambia. È un virus, uno stato dell’anima, un pensiero
profondo che si insinua dentro, nelle viscere, e cambia le “cose”. Ovvero, induce
a cambiare la postura che ognuno assume nei confronti delle “cose”. Come la
primavera, propone un leggero stato di torpore, di intorpidimento mentale e
rende tutto più leggero ed evanescente, sobrio, moderato, dialogante e
interlocutorio. Smorza le fregole estremiste e di opposizione dura e pura per
lasciare spazio alle “aperture”, alle domande flebili, al dibattito pacato e al
confronto sereno. In questo marasma, in questa palude ci si perde e si muta il “pelo”,
ci si adatta e ci si conforma alle circostanze.
Parliamo di Rai. Nei giorni scorsi, come appunto spesso
succede, sono comparsi i soliti articoli sul prossimo “totonomine” ovvero il
prossimo “valzer delle nomine”. Vedi Lisa di Giuseppe su Domani (https://www.editorialedomani.it/politica/italia/rai-ciannamea-palinsesti-nomine-n8me7xag
oppure https://lespresso.it/c/televisione/2026/3/11/rai-marzo-caputo-risorse-umane-felice-ventura-capiredattori-tg2/60589 come pure ieri Il Fatto, a firma Gianluca Roselli, con il titolo "Rai, FdI va caccia di tre poltone ...". Solo per oggi non facciamo nomi. Oggi però il Sole 24 a forma Andrea Biondi
pubblica un articolo che ci aiuta nella riflessione.
Bloggorai stesso ne ha scritto più volte. La nuova stagione
di nomine è alle porte come l’arrivo della primavera: ci sarà certamente ma
nessuno è in grado di dire con certezza quando avverrà, di che tipo e quanto peso avrà. Come
per il cambio di stagione, si tratta di un passaggio che lascia tracce e
quest’anno le tracce saranno più profonde ed incisive: saranno quelle che
prepareranno la grande stagione del prossimo anno, il 2027 dietro l’angolo. Per
questo meritano attenzione particolare.
Il “quando” possibile lo sappiamo: nel prossimo Cda del 19,
prima del referendum. Ci appare però improbabile, conoscendo i “polli”, che qualcuno
voglia o possa anticipare gli sviluppi politici che ci potranno essere
all’indomani dell’esito referendario. Tant’è.
Il “come” e il segno che avranno è più complesso da decifrare. Ci sono
da tenere in conto tre livelli in qualche modo tra loro comunicanti: il primo è
nazionale con il rinnovo al vertice delle grandi consociate e partecipate dallo
Stato. Il malloppo è grosso assai. Il secondo livello è quello Rai
istituzionale: c’è sempre in ballo la nomina del presidente e la stabilità di
questo Cda fino alla sua naturale decadenza (appunto, tra poco più di un anno).
Il terzo livello è quello della “cucina”, ovvero di direzioni più o meno
pesanti ovvero più o meno dotate di un budget consistente o di poteri operativi
consistenti (vedi nuovo AD di RaiWay, con il modico compenso di oltre 500 mila
euro, poi Risorse umane, poi palinsesto etc).
E’ proprio di Rai Way che dobbiamo parlare perché forse è il
livello più rilevante, quello intorno al quale si giocano partite politiche molto complesse tra Lega &C. ma non solo. Il titolo del pezzo del Sole è “Rai
Way ed Ei Towers, trattative sulla fusione verso un’ulteriore proroga”. Si riferisce
allo slittamento del MoU (Memorandum of Understanding, giunto ormai al terzo
rinvio e la partita è in corso dal 2016). La parte più interessante dell’articolo
è certamente “… in questo quadro il dossier va avanti ma con passo cauto. La
proroga servirebbe, così, ad evitare uno strappo e a tenere aperto un negoziato
che nessuno, almeno per ora, vuole far saltare…”. Ecco il punto sul quale
Bloggorai è tornato tante volte: il negoziato è fermo alla governance della
futura società delle Torri e nello specifico lo è ancora più proprio oggi alla
vigilia dell’uscita di scena dell’AD Cecatto (nonostante sembra che voglia fare
carte false per rimanere e ci crediamo bene ... con quel modico compenso!). In sintesi:
Ei Towers/Mediaset da tempo, da anni, sono pronti, Rai no! E non sono pronti
per tanti buoni motivi molti dei quali che si riconducono, appunto, alla “democristianitudine”.
Ne parleremo ancora: c’è molto da dire.
Bloggorai@mail.com

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