martedì 3 marzo 2026

Europa, Italia e RAI come un pugile suonato

By Bloggorai ©

Fatte le debite proporzioni e definito il giusto contesto, si può sostenere serenamente che l'Europa non conta nulla nel mondo ... l'Italia non conta nulla in Europa … la Rai non conta nulla in Italia e il Cda del Servizio Pubblico non conta nulla all’interno o all’esterno dell’Azienda se non a garantire una “gita” a Sanremo a favore di telecamera.

Sul ruolo e sul peso dell’Europa e dell’Italia nella scena internazionale non c’è molto da dire (magari c'è da ridere): è tutto abbastanza evidente. La “nuova era” globale segnata dalla militarizzazione delle relazioni internazionali vede un solo uomo al comando mentre nessuno ha la voglia e la forza di opporsi. Il nuovo marchese del Grillo agisce impunito e indisturbato ed anzi talvolta supportato. Accanto a lui solo servi sciocchi oppure solo servi addormentati che non vengono nemmeno disturbati nei momenti critici quando si tratta di premere il grilletto.  

Sicché, tutto scorre sotto il segno di una apparente afasia e relativa indifferenza. Si sente dire e si legge “rischio terza guerra mondiale” come se fosse un semplice incidente sul monopattino e tutto scorre in attesa di un qualcosa di indefinito che nessuno è in grado di intuire quale possa essere. La Pace? Boh!

Bene, veniamo alla Rai e al suo “peso” ovvero alla sua irrilevanza nella gerarchia dei temi di interesse nazionale. Come un pugile suonato è pari a zero e si riprende solo per il successo (!!!) di Sanremo! Oggi pomeriggio era atteso al Senato il previsto dibattito sulla proposta di riforma Rai che invece non ci sarà e nessuno sa dire se e quando ci potrà essere. Non ci sarà perché anzitutto non c’è un testo condiviso sia all’interno della maggioranza che ne ha predisposto uno suo indipendente dall’opposizione e sia perché la stessa opposizione ha rinunciato ad un testo proprio preferendo invece emendamenti al testo di maggioranza (peraltro elaborati e confinati tra una ristrettissima cerchia di “esperti europei” e professori pescati a caso) .

Lo stato dell’arte dal punto di vista tecnico è semplice: il testo è tutt’ora in discussione in VIII Commissione Senato che, teoricamente, dovrebbe validarlo prima di andare in Aula. Se non che, il testo non solo non è stato validato ma è ancora in attesa di una parallela validazione della Commissione V (Bilancio) che deve necessariamente esprimere un parere sulla sostenibilità economica del testo di riforma. E questo parere, per quanto noto, non c’è e non è prevedibile che ci potrà essere per un banale e semplice motivo: la Lega, ovvero il “proprietario” della Rai nelle vesti del ministro Giorgetti non ha nessuna intenzione di sostenere questa riforma. O per meglio dire, usa queta opposizione alla riforma Rai come grimaldello ovvero strumento di ricatto/trattativa con i suoi alleati. Il Ministro ha tanti buoni motivi. Formalmente, le obiezioni del MEF sono limitate a due punti: i criteri di nomina e durata del prossimo Cda (di fonte parlamentare e non governativa come avviene ora e la possibile riduzione del canone del 5% progressivo). Sostanzialmente, è in corso un braccio di ferro tra le componenti di governo non solo e non tanto sulla riforma quanto sulla redistribuzione di sfere di potere rilevanti dentro e fuori la Rai. Sono oltre 100 le nomine nelle società controllate o partecipate dallo Stato che si dovranno rinnovare nelle prossime settimane tra le quali 5 sono di assoluto rilievo: ENI, Enel, Leonardo, Poste e Terna. In particolare, per quest’ultima si è letto di una possibile candidatura della Agnes, attuale presidente Rai designata ma non ratificata dalla Vigilanza (che giace bloccata). Giù pe li rami, dentro la Rai è prossima ad essere libera l’ambitissima poltrona dell’AD di Rai Way dove ora siede Cecatto (Lega) con un “modico” compenso di oltre 500 mila ero l’anno (il doppio del suo controllore Rossi). Chi verrà prescelto, forse, dovrà guidare la possibile “vendita/fusione con EiTowers: una operazione di assoluto rilievo strategico per il futuro dell’Azienda Rai.

Per ora, in attesa di un futuro improbabile e con buona pace di chi ha menato vanto di “prima la riforma e poi le nomine”, tutto rimane fermo e non c’è nessun valido motivo per muovere qualcosa: del resto il partito di Governo, FdI, ha l’AD Rossi, l’altro partito, la Lega, ha il “presidente” si far dire F.F. e FI è al palo con una presidente designata che rimane tale. L’opposizione in cda Rai, nel frattempo, va in gita a Sanremo.

Già. La Rai può attendere, c’è ben altro a cui pensare.

Attenzione: il capitolo Sanremo non è affatto chiuso. C’è ancora molto da dire.

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