Buongiorno e buona settimana, care lettrici e cari lettori di Bloggorai. Mala tempora currunt. Cerchiamo di tenerci su, diamoci forza e coraggio. Per iniziare bene la prendiamo alla larga, ci giriamo intorno e riprendiamo dalla coda televisiva degli ultimi giorni.
Gli italiani … ahhh “les italiens”… brava gente. “Itagliani
… mamma mia … spaghetti buoooni ... mandolino
… o sole mioooo … capppuccccinoooo”. Agli italiani si può dire di tutto:
ex monarchici e berlusconiani, democristi e leghisti, leggermente
progressisti quanto basta ma mai quanto necessario. Certamente gli si può
dire che sono tra i popoli più longevi al mondo, con un’età compresa tra gli 83
e gli 84 anni, con una prevalenza delle donne (85,5) sui maschi (81,1) dove, al
1° gennaio 2025, gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione. Gli
si può dire di tutto, compreso di essere tra i popoli con l’età media più
alta in Europa: circa 48 anni con un trend in crescita costante che vuol
dire, in soldoni, diventiamo sempre più “adulti”. Da tenere conto che nel 2002 l'età media era di circa 42 anni.
Questi i parametri sulla struttura demografica essenziali (al
1° gennaio, dati post censimento, fonte ISTAT):
2002 pop. res. 57 mln, 0-14 anni 8,1 mln, 15-64 anni 38,2
mln, 65+ anni 10,5 mln
2025 pop. res. 59 mln, 0-14 anni 7 mln, 15-64 anni 37
mln, 65+ anni 14,5 mln
Questo il panorama sociale che si presenta ai nostri occhi
in questi giorni. In altri termini, l’Italia “non è un Paese per giovani”
nemmeno in televisione.
In questi giorni, come sempre ed oggi più che prima, la Rai,
ovvero il Servizio Pubblico, deve fare i conti con questi numeri.
Anzitutto come è composto il “suo” pubblico? Auditel ci fornisce
i dati essenziali: su una popolazione media di circa 3,3 mln di telespettatori
(AMR Total Audience) il 13% circa è compreso tra i 15 e i 44 anni, l’11% tra i
45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e infine il 55% over 65. Per
Mediaset invece i numeri sono: il 21% compreso trai 15 e i 44 anni, il 16% tra
i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e il 41% over 65.
Sabato scorso è tornata in onda
su Rai Uno Canzonissima. Vediamo qualche numero: ha raccolto il 22,5% di share
con circa 2,6 mln di telespettatori contro i 3,3 della concorrenza Mediaset (ma
la trasmissione Rai dura mezz’ora in più). La prima puntata della popolare
trasmissione, tradizionalmente abbinata alla Lotteria Italia, è andata in onda
nel lontano 1958 (nei due anni precedenti era solo alla radio) quando è
probabile che molti lettori e lettrici di Bloggorai non erano ancora nati ed è
durata fino al 1975. Nel corso di quegli anni la trasmissione ha cambiano nome
e format diverse volte pur mantenendo la sua struttura. È rimasta nella storia
della televisione l’edizione del 1970 condotta da Corrado e con Rafaela Carrà
con la nota sigla del Tuca tuca ballato con Alberto Sordi. L’edizione 2026
riprende esattamente da quel punto, con il Tuca tuca. Presentata da Milly
Carlucci (71 anni) la trasmissione inizia con Malika Aiane (42 anni) che
propone la canzone Città vuota (del 1965) di Mina (oggi 85 anni). La giuria della
gara ha una età media di 59 anni.
Dalle prime battute, dalle prime
immagini, si capiva subito l’antifona della “nuova” Canzonissima: povera di tutto
dalla scenografia alla regia, dedicata interamente agli ospiti VIP di Villa
Arzilla, quelli ancora svegli e in grado di resistere fino a tarda notte. Per
la Rai l’obiettivo andava colto senza esitazioni o incertezze: attaccare lo zoccolo
duro della nostalgia, del “bel canto” di una volta e serrare le fila dei suoi “arzilli”
aficionados”, mentre Canale 5 gli opponeva l’evergreen “giovanile” di Amici con
Maria De Filippi.
Della trasmissione oggi si legge
sui quotidiani: “… si punta sulla nostalgia ... tra Carramba e Portobello”
(Repubblica); “Varietà mortalmente prevedibile … una gita organizzata nella
memoria collettiva…” (Corriere); “Passato Sanremo è andata in onda l’eterna
sfida tra la vecchia cara tv tradizionale del primo canale e quella più
scoppiettante di Canale 5…” (Il Giornale) e, infine, “La riesumazione di Canzonissima
potrebbe anche essere derubricata a ennesimo caso di televisione nostalgia a
uso del pubblico prevalentemente geriatrico di Rai Uno” (La Stampa).
Non c’è che dire: la Rai ha un grande
futuro dietro le sue spalle.
Bloggorai@gmail.com
ps: grosso modo, anche le lettrici e i lettori di Bloggorai "hanno una certa ...".

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