giovedì 11 novembre 2021

Rai: un perverso e diabolico gioco dell'Oca


Oggi ci sono cose gustose da leggere, utili e forse necessarie per comprendere quello che è successo nei giorni scorsi (il patto della Lasagna) e quello che potrà succedere (nomine ai Tg e corporate) forse il prossimo 18 novembre. 

Anzitutto sul Corriere della Sera la prefazione alla nuova edizione del volume di Carlo Verdelli “Roma non perdona. Come la politica si è ripresa la Rai”. Il titolo di oggi è  “Viaggio nella Rai fuori corso. Il Patto con i politici e lo spettro Alitalia”. Esattamente l’anno scorso abbiamo pubblicato un Post su Bloggorai con il titolo “Un nuovo grande accordo ???” che consigliamo vivamente di rileggere in una parte: “Tutto questo, nella mente di qualcuno, giustificherebbe il prezzo salato da pagare per i raggiungimento di questo accordo. Qual’è la merce di scambio dell’accordo? La stessa degli anni passati: la sopravvivenza di Mediaset. Verrebbe da definirlo un nuovo “patto del  Nazareno” o “grande inciucio” come negli anni passati. Un po’ gli somiglia e la vittima sacrificale si chiama Rai". 

Abbiamo recuperato un articolo del compianto Giuseppe D’Avanzo comparso su la Repubblica a maggio del 2001 dove si legge: “Addio alla concorrenza. Arriva la Rai complementare. Con la Fininvest attualmente siamo concorrenti, ma col tempo dovremo diventare complementari visto che la Rai deve fare prevalentemente servizio pubblico ed è auspicabile che possa tener in sempre minor conto il problema dell'audience” Letizia Moratti dixit, presidente della Rai, 22 luglio 1994. "Noi facciamo il nostro mestiere, che è la Tv commerciale. Non siamo pedagoghi. E' la Rai che non fa il suo, il servizio pubblico" Fedele Confalonieri dixit, presidente Mediaset, 26 giugno 2000”. Il resto dell’articolo è un documento storico di grande attualità, da incorniciare. 
Ma l’aspetto più interessante che ci riporta ai giorni nostri è esattamente riferito a quanto scritto nei giorni scorsi a proposito degli ascolti Rai: abbiamo recuperato alcuni articoli interessanti: da antologia Marco Travaglio, l’Unità del 26 novembre 2007, con il titolo “Mediaset  tracolla, per salvarla basta che la Rai perda audience e pubblicità” vedi originale https://archivio.unita.news/assets/main/2007/11/26/page_004.pdf ,  poi Marco Mele sul Sole 24 Ore del dicembre 2011: “Ascolti in picchiata, pochi giovani” e infine Remo De Vincenzo su Il Riformista di luglio 2007 con il titolo “Decennio Tv: Mediaset si conferma, la Rai invecchia”.

Bene. Ci troviamo sempre allo stesso punto, un dannato e perverso gioco dell’Oca dal quale non si riesce a venirne fuori. Verdelli oggi ci riporta indietro di qualche anno, quando si poteva fare e non si è voluto fare nulla e, segnatamente, sul tema informazione, cioè esattamente lo stesso tema sul quale oggi non si vuole fare nulla con il silenzio complice di tutti, consiglieri Rai compresi. I dati, i numeri sono impietosi e non lasciano margini a dibattiti astrusi: le risorse Rai sono destinata a ridursi (grazie al nefasto DL 288 del 4 ottobre scorso sul quale continua a gravare un silenzio incomprensibile, anche da parte Rai da dove non si leva un fruscio) e gli ascolti lentamente e inesorabilmente calano ( vedi i dati rilasciati da Studio Frasi per l’ANSA nei giorni scorsi) e seppure stentano a sopravvivere i fatturati pubblicitari si dirigono sempre più verso la concorrenza, sia broadcast che broadband. Abbiamo recuperato un articolo di Francesco De Vescovi sul Fatto del 2015 con un titolo eloquente: “Rai-Mediaset, perché chi vince negli ascolti perde negli introiti pubblicitari?”. Aggiungiamo un tassello fresco di giornata: su MF il titolo “Mediaset, più spot e taglio costi…Il titolo vola +7% …”.

Se provate a rimettere in fila tutti questi elementi e li coniugate ai giorni nostri, cambiando qualche nome a piacere, vedrete che più o meno siamo sempre al solito punto con un aggravante che è esattamente quello che scrive Verdelli oggi: “Il bello di questa storia che alla Rai in questi anni non è cambiato nulla. Il brutto di questa storia è che in questi anni alla Rai non è cambiato nulla”. Siamo sempre al punto di partenza o forse peggio siamo tornati indietro, forse oltre la casella di inizio gioco, alla faccia o alla salute di chi si gingillava la bocca con la “trasparenza” e che ora assiste, muto, alle nuove picconate sotto il basamento del cavallo di Viale Mazzini. Ripetiamo e sottolineiamo: come vi spiegate il silenzio sul DL 288? È un danno evidente per la Rai si o no? Lo è ed è anche grave.

Perché non è credibile e condivisibile nessuna ipotesi di cambiamento fondata su vecchi, polverosi e misteriosi “modelli organizzativi”? Ci sono tanti buoni motivi, di forma e di sostanza, ma uno spicca su tutti: la mancanza di credibilità. Come si può pensare di lanciare una ciambella di salvataggio al cavallo sofferente ben sapendo che è bucata e non regge a galla nemmeno se stessa? Non ci sono risorse e ce saranno sempre meno nei prossimi anni. E’ sempre tutto molto semplice.

Ultima segnalazione: Andrea Secchi su Italia Oggi “Più tempo sulle Tv connesse”. Leggiamo: “..secondo Auditel sono circa 10,9 mln le famiglie che possiedono tv connesse pari a circa il 45% del totale… saranno il 78% a fine 2022”. La posta in gioco, i numeri sui quali si giocheranno le partite importanti,non saranno più solo i dati di ascolto, cioè quante persone, ma per quanto tempo rimarranno “connesse”.

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mercoledì 10 novembre 2021

Il fumo e la fuffa nella cucina di Viale Mazzini

Foto di roegger da Pixabay

Lo confessiamo: ci sono giorni in cui si diventa afoni e cade in terra tutto ciò che può cadere. Non c'è un guizzo, una scintilla di idee... Nulla... Si ripetono luoghi comuni, ci si aggira stanchi tra vecchie carabattole del passato, impigriti a cercare nel futuro. Chi dovrebbe parlare tace. Bohhhh!!!

Accontentiamoci. Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sui perversi rapporti tra politica e Rai, ovvero tra il sistema dei media e quello dei partiti, non deve fare altro che leggere un paio di cosette oggi disponibili a chiunque. La prima: su La Repubblica un articolo firmato da Luca Serranò con il titolo “Devo recuperare tra il pubblico femminile …” e nel testo si legge che si tratta di un documento inviato nel 2017 da Matteo Renzi al suo collaboratore Marco Carrai. Siamo alla vigilia delle elezioni del 2018 e si delinea la strategia: “… Dobbiamo avere una presenza televisiva molto più organizzata e massiccia. Conoscere le scalette. Capire i format dei nostri avversari” etc etc.

La seconda da leggere stamattina: Mario Ajello sul Messaggero (ripreso da Dagospia): si racconta dell’incontro tra Giuseppe Conte e i parlamentari 5S e si legge “A proposito di tivvù, serpeggia la preoccupazione tra le file dei grillini riuniti: Conte non può farci perdere in un colpo solo la direzione del Tg1 e quella di Rai3. Ma glielo ha detto a Fuortes, nel pranzo dell'altro giorno, che faremo le barricate a Saxa Rubra?”. Tutto molto chiaro, e non da ora. In questo contesto tutto è molto comprensibile e accessibile: la politica non molla l’osso su Viale Mazzini e per certo quest’osso non viene spolpato durante le festicciole di Bettini&Co. Tutto il resto è fuffa.

Non è fuffa invece la prima tra le emergenze Rai: le risorse economiche. Ieri, per quanto ci risulta, in Cda si è parlato dei mancati introiti derivanti dalla contrazione degli spazi pubblicitari a seguito dell’approvazione del DL 288: ballano esattamente 60 milioni. Come se non bastasse, stamattina si possono leggere su Italia Oggi una sintesi degli ultimi dati sulla raccolta pubblicitaria dei mesi scorsi dove si evidenzia che Mediaset raccoglie il 54% del mercato con oltre 1,4mld (+22%) mentre Rai ne ha raccolti 563 mln (+32%) grazie agli europei di calcio e alle olimpiadi e controlla il 21% del mercato.

Da segnalare, infine, un’intervista al senatore Airola (M5S) componente della Vigilanza pubblicata su Key4Biz: “Autorità inefficace e inefficiente sui grandi temi in agenda”. Già, l’AgCom, ce ne eravamo scordati.

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martedì 9 novembre 2021

La rappresentazione del Potere e la Rai

Foto di talpeanu da Pixabay

Duri de' comprendonio. A Roma si dice così quando ci si riferisce a qualcuno che non capisce o fa finta di non capire. I fatti, i numeri, le notizie sono sotto gli occhi di tutti e chiamate come volete ciò che osservate ma è veramente difficile far finta di nulla. Eppure qualcuno, ostinatamente, ci prova e, purtroppo, talvolta ci riesce.

I fatti, i numeri, le notizie che riguardano la Rai in questi giorni sono assolutamente evidenti e sono scritti sui muri a caratteri cubitali. Fatto n.1: il Potere che ruota intorno a Viale Mazzini ha rappresentato se stesso, ne ha dato forma plastica, con la festa di Bettini dove si sarebbe celebrato un presunto “patto della Lasagna”. Si è trattato di un “metamessaggio” visivo di grande impatto: è un colpo di ariete, una mazzata tra capo e collo, altro che fioretto o carezza di margheritine di campo diretto a far capire chiaramente chi decide cosa. “E’ la politica... bellezza” che si riprende ciò che nessuno gli ha mai tolto: il controllo totale e assoluto sulla Rai. Come abbiamo scritto, riportando il parere di un nostro interlocutore, “A Fuortes non gli fanno toccare palla sulla partita principale, quella dell’informazione”. Tant’è che, come abbiamo scritto ieri ma anche prima, di nomine per oggi e per i prossimi giorni non se ne parla. Ne sa bene qualcosa Pier Luigi Celli che oggi rilascia un’intervista al Riformista. Leggiamo: “la Rai oggi è anacronistica … Fuortes che aveva dichiarato di non prendere ordini da nessuno poi lo vediamo ogni giorno con un politico diverso …perché va lui da loro”… “dipendendo da una classe politica debole, la Rai si è adattata”. Amen e lo dice uno che di “politica e Rai” se ne intende.

Si impone una domanda: perché la Rai va in stallo? Risposta semplice: il quadro politico è in piena crisi di incertezza. Chi salirà al Colle? Ci potrebbero essere nuove elezioni? Nessuno è in grado di prevedere nulla. E chi si può permettere il lusso di modificare i delicatissimi equilibri in Rai alla vigilia di un terremoto prossimo venturo come quello che si prospetta?

Fatto n. 2: siamo stati i secondi a scriverne dopo il Messaggero lo scorso maggio e lo ripeteremo spesso: la crisi unica vera, strategica, centrale è sulle risorse dell’Azienda e ogni altro argomento è subordinato. Sempre a Roma si dice che “chi paga comanda” e chi paga, il Governo, ha deciso chiaramente di non pagare o meglio, di pagare poco sui conti della Rai. Abbiamo già scritto sulla contrazione della pubblicità a seguito dell’approvazione del DL 288 che potrebbe indurre un buco nei conti Rai stimato tra i 50 e i 100 mln. Silenzio, nessuno fiata: non si sente un consigliere che mormori qualcosa. Inimmaginabile che l’AD vada a protestare dal suo Capo per dire: “Mario, guarda che così facendo, forse ce la farò a comprare il panettone per questo Natale ma per il futuro della Rai farò fatica a garantire pizza e fichi”.

Va bene, facciamo finta che in CdA non se ne sono accorti. Ma rimane sul fondo una questione che solo apparentemente è stata sopita  e che pure grava come una minaccia pesante: il ritorno della riscossione del canone con il pagamento diretto e non più tramite la bolletta energetica. Oggi su questo argomento torna a chiare lettere Italia Oggi con un pezzo firmato da Andrea Rizzi con il titolo “Ai saluti il canone Rai in bolletta. Entro il prossimo anno dovrà sparire. Lo impone il PNRR”. Si citano fonti della Commissione europea alle quali non fatichiamo a credere. Era ed è tutto scritto da tempo e si è solo cercato di “metterci una pezza” confondendo le acque quando Fuortes il 4 agosto dichiarò che “Togliere il canone Rai dalla bolletta non è nell’agenda di questo Governo”. Il bello che non ha precisato per quanto tempo: cioè vale per l’anno in corso mentre potrà fare poco se Bruxelles lo chiederà a partire dal prossimo anno quando la Ursula Gertrud von der Leyen chiederà il rispetto teutonico delle regole per accedere ai tanti soldi del PNRR. E ci sono in ballo tanti, tanti milioni che potrebbero riemergere in saldo negativo con il ritorno ad una possibile evasione di massa, complice anche il mercato broadband sempre più aggressivo. Anche su questo tema silenzio assoluto. Però alcuni sono molto loquaci con i vari twitter gongolanti sul “nuovo modello organizzativo”. 

Già, pure su questo tema, duri de comprendonio: si vorrebbe fare credere che tutto l’ambaradam su questo piano sia una semplice operazione di revisione parziale del vecchio Piano Salini, talmente parziale da essere quasi irrilevante, che invece ha meritato un nuovo voto in Cda. Delle due l’una: o non era rilevante e allora non si doveva rivotare ciò che era stato già votato e approvato o è rilevante oggi e allora non è sufficiente un Comunicato Stampa a spiegarlo. Fuori le carte che spiegano i dettagli  forniti dalla società di consulenza che ha predisposto il documento. Non a noi ma almeno in Azienda dove  ancora nessuno sa di cosa stiamo parlando e non stupisce quando si avverte un certo “malumore” su questo argomento.

Note di cronaca a margine: ieri sera quell’estremista di Ranucci a Report è tornato alla carica sulle responsabilità del ministro Speranza sul Piano pandemico. Da rivedere tutto con calma, però una vaga idea ce la stiamo facendo: qualcuno ha sbagliato qualcosa sulla gestione del Covid in Italia, almeno nella prima fase di emergenza, quando appunto il nostro Paese aveva un piano pandemico inadeguato, vecchio e insufficiente e nessuno lo vuole ammettere. Crollerebbe un castello di carta di dimensioni apocalittiche. Ci aspettiamo di vedere uno stuolo di avvocati pronti a querelare la trasmissione il suo conduttore e i suoi giornalisti. Dopo di che, chi tace è complice o colpevole.

Altra nota: leggiamo che il ministro Orlando a proposito dell’ipotesi di Berlusconi al Quirinale ha dichiarato “In un Parlamento come questo, con un gruppo misto di 100 persone, qualunque scenario è possibile: è bene che il centrosinistra prenda tutte le precauzioni”. Interessante. Da tenere a memoria. Il centro sinistra (o ciò che ne rimane di esso) potrebbe non avere i numeri sufficienti ad eleggere un nuovo Capo dello stato alle prime votazioni e dunque sarà necessario scendere a patti con altre forze. Quali? Sarà questa una “precauzione” alla quale allude Orlando?

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lunedì 8 novembre 2021

FLASH !!!



ATTENZIONE: leggete prima il post precedente.

Per quanto abbiamo potuto sapere, 

confermiamo quanto abbiamo anticipato: domani in Cda non ci saranno nomine di alcun tipo.

Il Patto della Lasagna potrebbe diventare un Patto di pizza e fichi


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Rai: pensavo fosse amore e invece era un calesse, ovvero una Lasagna

Foto di Bruno /Germany da Pixabay

Alla nostra veneranda età, capelli bianchi e nipoti, tanta storia, tante esperienze e tanti tondini di ferro sullo stomaco, non potevamo immaginare di arrivare al “patto della lasagna” (a parte quella fenomenale che si cucina a casa mia). La realtà, come al solito, ha superato la più fervida fantasia.

Confessiamo un certo imbarazzo: non sappiamo da che parte iniziare a scrivere questa piccola storia ignobile eppure sappiamo che dobbiamo farlo. Turiamoci il naso, stringiamo fortemente, e andiamo avanti.

Nei giorni scorsi si è svolta una festa per il compleanno di Goffredo Bettini, anima e mente del PD, alla quale hanno partecipato il fior fiore dello  stesso partito (ma non il segretario) insieme a tanta altra bella gente di varia natura e cultura. Che bellezza! Quando si tratta di festeggiare siamo tutti felici. Che c’è di più bello che un brindisi augurale, una fetta di torta (o di lasagna, magari con le candeline), un pò di musichetta e via !!! Alla festa ci sarebbero stati Gianni Letta (similia similibus, tra grandi menti ci si intende), Dario Franceschini, Giuseppe Conte… Walter Veltroni e tanti altri eminenti e autorevoli personaggi della politica romana e nazionale… tra i quali si è intravisto Carlo Fuortes, AD Rai.

Non potevano perderci un’occasione del genere siamo riusciti ad infiltrare un nostro inviato che oltre a descriverci l’ambientino ci ha inviato un telegrafico sommario di una brevissima conversazione, molto intima e privata.

“Sono in difficoltà!”

“E perché mai?”

“Situazione molto, molto complicata… non immaginavo…”

“Come ne usciamo? Hai qualche idea?”

“No… e nessuno mi aiuta… avverto una sgradevole sensazione che… ”

Il dialogo si interrompe per una persona che sopraggiunge e si intromette indebitamente. Fine, tutto il resto è cronaca o fantasia, scegliete comodamente.

Ci mancherebbe: ognuno è libero di frequentare chi crede. Però, come abbiamo già scritto, qualcosa non torna. Sono passati solo pochi giorni dal titolo di Repubblica dove si leggeva “La politica non sta bussando e devo dire che sta andando tutto come dovrebbe. Non vedo problemi. I direttori saranno scelti in base alle competenze e porterò la proposta in Cda. Anzi, credo che questo nuovo modello potrebbe servire ad allontanare i partiti che qualche volta, in passato, hanno mostrato una certa invadenza”. Passano solo poche ore e Dagospia pubblica una notizia su un suo presunto incontro con Salvini e nei giorni successivi con Di Maio. Alla festa di Bettini invece ha incontrato tutti gli altri interessati dove, secondo quanto si legge oggi, avrebbe discusso delle nomine ai TG. Ovviamente, nessuno smentisce nulla, anzi, tutto sommato potrebbe anche fare comodo.

A noi viene da pensare solo che la prossima volta che si dovrà cercare un candidato AD per la Rai converrebbe mandare qualche cacciatore di teste tra i conventi spirituali monastici, eremiti, ashram, stupa tibetani. Se a Fuortes suscita tanto fastidio sentire il Toc Toc dei politici alla sua porta, e abbiamo motivo di crederci, non gli resta che chiuderla saldamente a chiave e non frequentare certi ambienti e se mai succede che vengono pubblicate certe notizie malevole basta smentirle categoricamente, magari aggiungendo un pizzico di sdegno. Nulla, niente, silenzio. Non si sa bene cosa possa essere più imbarazzante.

A questo ragionamento si lega quanto abbiamo scritto sabato a proposito della "politica” amica della Rai. Breve memo: il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 dove, per quanto riguarda la Rai, in particolare, è stato decisa “l’Attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo che contiene disposizioni fortemente penalizzanti per la Rai in materia di restringimento delle risorse provenienti dalla pubblicità. Eravamo nel pieno caldo di agosto, i primi giorni, quando emerse la notizia: si prevedono  riduzioni tra i 60 e i 100 milioni (Giancarlo Leone dixit). Nel frattempo, le commissioni Lavori pubblici del Senato e quella Cultura della Camera hanno lavorato alacremente ma questo tema non sembra essere stato al centro delle loro preoccupazioni ed è rimasto il testo originario invariato: sono ridotti gli affollamenti per la Rai!!! Ci sarebbe da essere imbarazzati a dir poco eppure tutti tacciono, un silenzio assordante su questo argomento e il primo che dovrebbe rilasciare dichiarazioni dovrebbe essere proprio Fuortes.  Qualora fosse impensierito lo si può comprendere. Forse credeva che la Rai fosse altra cosa.

A parte due colonne su Italia Oggi di sabato, su questo argomento non abbiamo letto nulla di più. I profeti del "nuovo modello organizzativo" tacciono. Abbiamo ancora il naso turato, chissà se lo hanno pure tanti altri nostri amici, parenti e conoscenti?  

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domenica 7 novembre 2021

pausa

 Come già anticipato, il sabato e la domenica ci prendiamo una pausa.

Rimanete sintonizzati: domani ci sarà da leggere!


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sabato 6 novembre 2021

Rai: una sportellata sui denti

Foto di Omar González da Pixabay

Inseguendo una libellula in un prato
Un giorno che avevo rotto col passato
Quando già credevo di esserci riuscito
Son caduto

Una frase sciocca, un volgare doppio senso. Mi ha allarmato, non è come io la penso Ma il sentimento era già un po' troppo denso. E son restato

Chissà, chissà chi sei ...Chissà che sarai ... Chissà che sarà di noi...Lo scopriremo solo vivendo 

È tutto chiuso, sbarrato, non si passa. Prima di parlare della sportellata sui denti che ha preso la Rai nei giorni scorsi, ci sia consentito un momento di distrazione. Questa mattina mi ronzava per la testa Lucio Battisti con questa sua vecchia canzone. Chissà, forse sarà perché  l’interrogativo sul nostro futuro è immanente. Lo è per la nostra piccola sfera di individui, figuriamoci quanto lo possa essere nella collettività, nella società e non parliamo poi della Rai. Che ne sarà? Non sappiamo nulla, possiamo solo immaginare, supporre, indovinare. Se proprio vogliamo insistere, per sapere qualcosa ci dobbiamo rivolgere a maghi e fattucchiere, a veggenti e sensitivi. Nulla è dato sapere se non “profetare” e sperare di azzeccarci. Quando invece sappiamo qualcosa, di solito è troppo tardi: i giochi sono fatti, nel segreto, nella trama, nell’ombra.  Alla faccia di coloro che qualche volta vagheggiano su “lasciamoli lavorare e poi giudicheremo”.  Già, quando poi dobbiamo giudicare i danni sono stati già fatti e, più avanti, vi daremo conto di una prova.

Abbiamo due profezie da proporre: il prossimo 9 novembre è previsto un Cda dove è possibile, probabile, che si possano fare nomine. Quali? Ce ne sono di due ordini: la prima interessa i quattro direttori giornalistici in scadenza (Tg1, Tg2, TgR e Sport), la seconda riguarda la costituende “direzioni di genere”. Dai fondi di caffè si viene a sapere che: è probabile, possibile, che si possano dividere le nomine in due puntate: prima quelle giornalistiche e poi quelle editoriali che, almeno formalmente, devono passare in Vigilanza per un parere obbligatorio seppure non vincolante (tanto..). Le nomine giornalistiche non possono attendere per vari motivi, politici anzitutto. Per le seconde, calma e gesso: bisognerà chiarire, approfondire chi fa cosa, come e quando. Con calma. Ma il fondo di caffè che più colpisce è una “suggestione” ovvero un wishful thinking, ovvero un segnale auhmm auhmm, ovvero un desiderio recondito. Si tratta di un pensiero profondo, talmente profondo che si fatica pure a dargli voce: vuoi vedere che a qualcuno sta passando per l’anticamera del cervelletto di nominare una specie di Generale Figliolo per l’informazione Rai? “Naaaaaaaa, ‘gnaaa faaaa, Carletto non ha la forza per un’operazione del genere .. se lo magnano a merenda con la ciriola e la mortadella al pistacchio tagliata fina fina” ci dice un autorevole osservatore. Bah… chissà che sarà di noi …

Passiamo alle cose serie: lo scorso  giovedì il Consiglio dei ministri ha approvato Disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021. Per quanto riguarda la Rai, in particolare, è stato decisa “l’Attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, recante modifica della direttiva 2010/13/UE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi, in considerazione dell'evoluzione delle realtà del mercato (Ministro dello sviluppo economico). Ancora non sono noti i testi ufficiali ma sembra che un tema centrale per le casse Rai riferito agli affollamenti pubblicitari prevede che il Servizio Pubblico debba contenere la propria quota entro il 7% nella fasce orarie più pregiate mentre prima era al 12%. Tradotto: una sportellata in faccia ai conti della Rai! Però gli OTT saranno felici: gli è stata ridotta la quota di investimenti obbligatori che dal 25 % che si prevedeva nelle prime bozze è stata ridotta al 17% fino al 2022 per arrivare al 20% nel 2024. Netflix, sentitamente, ringrazia. Per chi fosse interessato, disponiamo delle relazioni sia delle commissioni del Senato e della Camera sulle “raccomandazioni” dei parlamentari al Governo. Scusate, ma de che ‘stamo a parlà ??? Ora si capiscono meglio le “voci di dentro e quelle di fuori” laddove il “nuovo” modello organizzativo” si conferma essere pura farina negli occhi, come una soave spruzzata di peperoncino.

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