sabato 23 ottobre 2021

sabato e domenica

Care lettrici, cari lettori,

come vi abbiamo scritto, oggi e domani non ci sarà il Post. Ci prendiamo più tempo per raccogliere informazioni, verificare e approfondire. Infatti, il Post di lunedì già si preannuncia assai ricco.

Rimanete sintonizzati perchè, non si sa mai, il futuro è tutta da scrivere!

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venerdì 22 ottobre 2021

Il Big Bang del prossimo autunno, fuori e dentro la Rai

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Occorre tempo per raccogliere informazioni, metabolizzarle, renderle contestuali ai temi che ci interessano e poi riproporle. È successo anche ieri quando abbiamo letto quanto avvenuto in un recente Consiglio dei Ministri dove sembra ci sia stato un duro e rasposo scambio di idee tra Draghi e il ministro Franceschini e poi  un’intervista a Bersani su La Stampa. Verderami sul Corriere di ieri chiudeva il suo pezzo con una frase: “Altro che scosse di assestamento: la politica si prepara al big bang. Poi leggiamo Bersani: “Sulla presidenza della Repubblica stiamo preparando una scelta irrituale: tra un semi-inedito, la conferma del Capo dello Stato uscente, e un inedito: un presidente del Consiglio che di fatto si auto-rassegna le dimissioni” e aggiunge sempre a proposito di Quirinale “Occhio, attenzione a non combinare disastri. E comunque sia chiaro sin da oggi: se Salvini vuol fare cadere Draghi, vada in Parlamento e lo sfiduci”. Queste le premesse del quadro politico che stiamo per intravvedere nel prossimo futuro dove la turbolenza potrà essere il carattere distintivo di un lungo e tormentato inverno.

Quando poi questa congiunzione meteorologica cade sulla terra, sui giardinetti di Viale Mazzini, le cose si complicano ancora di più e appaiono ancora più incomprensibili certi fenomeni che si potrebbero verificare. È probabile che ai piani alti dell’Azienda Rai si aggiri una rinnovata Spectre, un folletto diabolico, un Grande Vecchio che ispira mosse e comportamenti azzardati e misteriosi. Ancora ci si interroga sul perchè l’AD ha perso la grande occasione di ribaltare il tavolo nei confronti della politica durante la recente audizione in Vigilanza quando invece di presentarsi con piglio determinato e le maniche rimboccate pronto a battere i pugni sul tavolo ha preferito  illustrare “modeste proposte” con il piattino in mano e chiedere un contributo alla politica (e quale politica!) che ha poi avuto gioco facile nel ribaltargli lo stesso tavolo: “Caro Fuortes, fai sapere prima come intendi spendere i soldi che forse, nel caso, vedremo ..  poi ne parliamo”. E, nel merito, non ci capisce ancora chi è stato il furbetto che ha elaborato le quattro “modeste proposte” consapevole benissimo che almeno un paio sarebbero state spernacchiate a destra e manca. 

Ancora non si capisce perché il 14 ottobre fa circolare una lettera dove convoca un tavolo di lavoro sul rinnovo del Contratto di servizio e ne affida il coordinamento all’ex direttore delle Relazioni istituzionali, Stefano Luppi, che l'AD aveva improvvisamente (e forse improvvidamente) sostituito pochi giorni prima (esattamente alla vigilia della Vigilanza del 12) salvo poi, sorpresa incomprensibile, affidare una consulenza ad una ex dipendente, Cinzia Squadrone, che svolgerebbe lo stesso incarico per conto della presidente Soldi. Ovviamente, alla domanda sul tema un autorevole dirigente risponde “Tra l’AD e la Presidente c’è un idillio operoso, quasi affettuoso”. Già. Per non dire, come abbiamo scritto, che ancora non si capisce la ratio di un tavolo di lavoro sul CdS dove non partecipa la parte editoriale della RAI, esattamente quella parte che occupa quasi il 75% del Contratto stesso. 

Andiamo avanti: ancora non si capisce (almeno questo lo capiremo presto) quale logica sottintende il proposito di fare nomine, quali che esse siano, dopo che l’AD in Vigilanza ha giurato due volte come un Boy Scout che non avrebbe fatto nulla se non dopo aver presentato i piani (editoriale? Industriale?). Proseguiamo: ancora non si capisce perché ostinarsi a guardare indietro invece che avanti: sempre a proposito di Piano industriale la genialità più furba consiste nel cercare di “riadattare” il precedente piano di Salini vecchio e scaduto come uno yoghurt invece di provare a farsi venire qualche idea per qualcosa di nuovo. Oppure, se proprio si vuole insistere e non c’è nulla di meglio da proporre, almeno portare a casa un risultato spendibile e comprensibile al grande pubblico: un sito Rai News in grado di conquistare una posizione autorevole e credibile nel panorama Web senza perdere tempo prezioso ancora con l’annosa e vetusta idea della ristrutturazione delle reti per generi che invece sarebbe ben difficile da far comprendere come mossa strategica per la sopravvivenza della Rai. Se l’Azienda andrà incontro ad un Big Bang sarà sulle risorse economiche e sul digitale, sull’innovazione tecnologica, e non certo sulla riorganizzazione interna. 

Ancora avanti: non si capisce la genialità del far circolare l’ipotesi dello spostamento di Un Posto al sole per dare spazio ad una striscia informativa su Rai Tre alle 20.30. Occorre ammetterlo: bisogna proprio essere “bravi” solo per immaginarla una cosa del genere. Ancora poi non si capisce quali logiche hanno ispirato le recente nomine in due ruoli strategici per l’Azienda: la comunicazione e l’ufficio stampa. A scelta: o si tratta di persone giuste al posto sbagliato o di persone sbagliate al posto giusto. In entrambi i casi appaiono ancora decisioni incomprensibili o, altrimenti, comprensibilissime se lette nella logica di una scelta adeguata a ponderata sullo stesso stile e modello di comunicazione proposto da Fuortes e del quale abbiamo spesso scritto.

Tutto questo per dire che anche alla Rai siamo alla vigilia di un lungo, lunghissimo inverno e non ci stupirebbe affatto se il probabile Big Bang che potrebbe investire la politica si riflettesse anche su Viale Mazzini e dintorni. Come ci potrà proteggere? Boh !!!

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giovedì 21 ottobre 2021

La nuova Guerra e la vecchia Battaglia sui campi di Viale Mazzini

Foto di Marco Federmann da Pixabay

"Squillino le trombe … rullino i tamburi, fate avanzare la fanteria, si posizioni l’artiglieria: questa sera ceneremo a Bruxelles". Napoleone a Waterloo, fino alle prime ore del pomeriggio, era ancora convinto che nel giro di poco tempo avrebbe sbaragliato gli inglesi e i loro alleati e, ad onor del vero, fino alle 18 le sorti della battaglia erano ancora incerte. Poi, si sa come è andata a finire e gli storici sono ancora a dibattere se fu colpa della pioggia della notte precedente, di alcuni suoi generali incapaci, della sorte infausta o forse, semplicemente, perché Wellington aveva una visione della battaglia che al Corso mancava. Già, forse ignorava la grande differenza a una battaglia e una guerra, erano altri tempi, anche se in quegli stessi giorni proprio sui campi del Belgio qualcuno questa differenza la stava studiando: il prussiano Von Klausewitz.

Bene, anche a Viale Mazzini si stanno attrezzando per la campagna d’autunno e si intravvedono movimenti delle truppe che saranno chiamate ad un primo appello il prossimo 27 ottobre in Cda. Chissà se pure a loro è chiara la differenza tra i due tipi di conflitto. Sono diversi  giorni che i vari infiltrati nello schieramento del generale Fuortes fanno trapelare notizie o boatos e ancora non è del tutto chiaro da che parte vanno a parare. Dalla parte dell’AD che potrebbe avere tutto l’interesse a far uscire le truppe per saggiare il terreno prima dello scontro oppure dalla parte di chi, avendone relativa certezza delle sue intenzioni (se non il 27 forse il 9 novembre) vorrebbe fare una sapiente opera di sabotaggio? 

Fatto sta che, per quanto pure abbiamo scritto nei giorni scorsi (da rileggere sempre la lettera aperta di domenica scorsa) i piani di battaglia sembrano ancora molto confusi e privi di una strategia unitaria. Il tema è la cadenza degli appuntamenti: ci dovrà essere prima qualcosa che somiglia ad uno nuovo piano, una nuova proposta editoriale o chiamatela come meglio preferite purchè sia chiaro che si tratta di qualcosa che sia nuovo e diverso da quanto già esiste, oppure intanto si procede a fare qualche nomina e poi si vedrà? Per parte nostra, ci sentiamo (in modo anomalo e solo per questa circostanza) più vicini alla “politica “ che ha chiesto all’AD “diteci cosa volete fare di questa Azienda e poi parliamo di soldi” piuttosto che solidali con chi fatica a dare voce o mettere per iscritto una qualsiasi idea di progetto, di programma o per dirla con una parola aulica “visione”.

Ci saremmo accontentati di sapere che, se proprio il prossimo 27 volesse fare aggiustamenti al vecchio Piano industriale, ad esempio, avesse messo mano ad uno dei più grandi buchi neri della storia moderna della Rai: il sito news. È mai possibile che nella classifica dei primi 100 brand di informazione on line secondo Audiweb (fonte PrimaOnline.it su dati Comscore dello scorso luglio) il sito di Rai News sia al 23° posto?  

Per riprendere sulla parafrasi napoleonica: oggi per l’Azienda Rai, per il Servizio Pubblico, c’è solo un grande campo di battaglia: il digitale, o sei dentro o sei fuori e per starci dentro occorrono certamente soldi ma anche idee e progetti  e determinazione per realizzarle. Vogliamo essere positivi e propositivi e dare un piccolo contributo al rinnovamento dell’Azienda: suggeriamo all’AD, ai consiglieri, di riprendere l’allegato n. 4 del precedente Piano Industriale (Piano per l’informazione Rai 2019-2021) e andare direttamente alle pagine 74 e 75 dove, in particolare, si legge: “Creare un unico punto di accesso alle News On line, semplificando il numero di siti news di Rai, rafforzando e rendendo l’offerta del portale All News più allineato alle best practice come da CdS”.   Se mai lo avessero smarrito, ne abbiamo sempre una copia a diposizione.

Insomma,  a farla corta: non ci sono alibi. Non regge più il ragionamento del facciamoli lavorare, oppure stanno studiando, dategli tempo, li vedo impegnati tutto il giorno … oppure è colpa della “politica”. Non reggono nemmeno le interpretazioni benevole di quanti vorrebbero che le cose fossero diverse da come sono. Se Fuortes e il suo Cda volesse cambiare qualcosa di significativo hanno tutti gli strumenti per farlo. Lo facessero, senza tante storie.

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La Guerra e la Battaglia sui campi di Viale Mazzini

Foto di Gordon Johnson da Pixabay

 

mercoledì 20 ottobre 2021

PRECISAZIONE


A proposito di quanto abbiamo scritto nel post di oggi, ci è stato fatto osservare, giustamente, che il Contratto di Servizio attuale scade nel 2022 e che, pertanto, si dovrà provvedere a predisporre un nuovo Piano Industriale come disposto dal citato art.25, lettera u.

Per quanto sostenuto da Fuortes in Vigilanza, 
solo dopo questo piano si potrà dare avvio alle nomine editoriali.

Lo spirito di quanto abbiamo scritto si riferisce alla ratio della norma (rinnovo triennale del Piano) che sottolinea le necessità di adeguarlo ai mutamenti sociali, economici e tecnologici entro i quali il Contratto stesso si colloca ed è giocoforza che un nuovo Piano ne debba tenere conto.

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Lo Stato di Confusione

Foto di Jan Helebrant da Pixabay

Forse è necessario ricordare che questo Blog propone un racconto quotidiano, una “narrazione” che segue fili costanti sul futuro della Rai. Per comprendere un singolo Post, come quello di oggi, è necessario ricordare quelli precedenti e, in particolare, vi proponiamo di rileggere quello di ieri (che ha avuto un grande successo di lettori) e ancora di più la lettera aperta pubblicata domenica scorsa.

Mannaggia la miseria malvagia, ladra e mascalzona! È mai possibile che per capire cosa succede oggi e cosa potrà succedere alla Rai di domani è sempre necessario dover fare dieci passi indietro per poterne fare uno avanti? È mai possibile essere sempre costretti a dover rivedere e centellinare le parole di quanto detto non negli anni passati ma solo nei pochi giorni appena trascorsi? È mai possibile che si debba sottostare sempre a questa sgradevole sensazione di presa per i fondelli (eufemismo gentile)?

Mannaggia la miseria! È mai possibile che quando si entra nei meandri delle vicende Rai ci si debba sempre imbattere in omissioni, misteri, confusioni di ogni genere? La risposta è semplicemente SI! Non c’è scampo, non c’è tregua! Allora, questa mattina si parla solo di quanto avvenuto stanotte con il passaggio di 9 canali Rai nella nuova codifica del segnale in MPEG-4 e dopo parleremo di questo. Non c’è traccia invece di quanto potrà avvenire nei prossimi giorni all’interno di Viale Mazzini che certamente non sarà di poco conto. Ci riferiamo a due passaggi evidenziati durante la scorsa audizione di Fuortes in Vigilanza. Il primo riguarda il Piano industriale (“…è all’ordine del giorno e il Consiglio ne discuterà nelle prossime settimane ..mesi ..”) e il secondo punto, ad esso collegato è quello delle nomine editoriali. Su questo punto Fuortes è stato molto preciso ed ha ripetuto due volte (su specifica richiesta del Senatore Di Nicola) che “.. prima ci sarà in piano editoriale poi le nomine …”. Bene. Questo dovrebbe far sgombrare ogni dubbio su some si potrebbe andare avanti.

Una cosa alla volta: l’attuale piano industriale è ancora valido per il corrente anno e, sebbene disatteso in molte parti (ricordiamo ancora una volta il canale inglese e quello istituzionale, vedi art. 11 e 12 CdS) a stretto giro di forma, può avere ancora qualche residuo di fattibilità. Dopo di che si innesta un altro genere di ragionamento che invece si sta sottacendo: il Piano industriale è un derivato obbligato del Contratto di Servizio e non viceversa: vedi art. 25 (Obblighi specifici) lettera u: “… la Rai è tenuta a presentare al Ministero, per le determinazioni di competenza, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente Contratto nella Gazzetta Ufficiale, un piano industriale di durata triennale…”.

Rimesso in ordine questo passaggio, veniamo al successivo e a quanto si è letto in questi giorni a proposito dei nomine nelle testate giornalistiche (anche in relazione ai mutati equilibri politici ai quali si vorrebbe fare riferimento in vista dei prossimi importanti appuntamenti istituzionali, capo dello Stato e politiche del 2023).  Le notizie fatte trapelare sulla stampa (non a caso) sono fondate: abbiamo potuto verificare che ci sarebbe una precisa volontà di procedere in questa direzione: cambiare i direttori di Tg1 e Tg2. Ovviamente, è stato lanciato il sasso ma la manina è ben nascosta e nessuno se ne vuole assumere la paternità. Non fosse altro perché avverrebbe una clamorosa sconfessione di quanto dichiarato da Fuortes in Vigilanza: prima il piano e poi le nomine. Gli vogliamo credere perché altrimenti ci si potrebbe trovare di fonte ad una situazione istituzionale molto, molto difficile da gestire: andare in Vigilanza di fronte ai parlamentari e fare un’osservazione impegnativa e poi disattenderla completamente. Morale della favola: con un po’ di buon senso il prossimo 27 non ci dovrebbero essere nomine in questa direzione. Ma, aggiungiamo, a fil di logica non ci dovrebbero nemmeno essere “aggiustamenti” sul precedente Piano industriale, dove, sempre a fil di logica e buon senso, ci si riferisce ad un Piano che è datato oltre 4 anni (presentato a giugno 2018, dopo una gestazione lunga un anno precedente) e che comunque, fra poche settimane, sarà scaduto come lo yoghurt. Non solo, ma essendo questo, per quanto abbiamo scritto prima, una derivazione vincolante del Contratto di Servizio, che senso avrebbe anticiparne la visione, la cornice entro il quale si dovrà necessariamente collocare? 

A questo proposito, ora veniamo ai giorni scorsi: il 14 ottobre è stata inviata alla Strutture aziendali Rai una lettera dove si comunica che “… viene istituito un apposito Gruppo di lavoro incaricato di coordinare le attività finalizzate alla definizione del testo del Contratto di servizio per il quinquennio 2023-2027”. Di questo gruppo ne fanno parte diverse direzioni: legale, CTO, CFO, risorse umane e distribuzione. Si aggiunge che “Il predetto Gruppo si avvarrà inoltre del contributo di competenza delle Direzioni Marketing e Ufficio studi e potrà essere integrato, in funzione dei temi trattati e delle dinamiche negoziali e istituzionali connesse all'iter procedurale normativamente previsto, dai rappresentanti/contributi di tutte le Direzioni interessate”. Qualcosa non torna: chi manca? La sola parte che interessa tutta l’architettura del Contratto di Servizio: la parte editoriale! Incredibile ma vero! Tutto il Contratto di servizio si regge sugli obblighi di programmazione editoriale e, formalmente, non c’è nessuno che fa parte del Gruppo di lavoro. È così.

Siamo andati a rivedere puntigliosamente l’audizione di Fuortes in Vigilanza dello scorso 12 ottobre che resterà un punto di non ritorno sul racconto di questa Rai (vedi pure i “misteri gloriosi” che periodicamente avvengono a Viale Mazzini: caso Fedez tutto ancora da decifrare e caso Sinisi, tutto ancora da giudicare). Ci sono rimaste in memoria alcune osservazioni: Di Nicola “… siamo disposti a sostenere le richieste che sono state caldeggiate ma non prima si sapere che tipo di Servizio Pubblico vuole assicurare al Paese” e poi la Fedeli “..abbiamo ascoltati i dati ma non la prospettiva”. Ecco, questo il senso del “mannaggia la miseria” dell’apertura di questo Post: dover assistere ad un ennesimo palleggio di responsabilità senza fine: la politica che chiede alla Rai come vede il suo futuro e la Rai che chiede alla politica datemi i soldi pur non sapendo bene come impiegarli. Mannaggia la miseria …siamo messi male, molto male!

Chiudiamo con una osservazione sull’intervista di Ciccotti questa mattina su Italia Oggi a proposito del passaggio al DVB-T2. Alla domanda su quella parte della popolazione che non è pronta sulla dotazione degli apparti Tv idonei a ricevere i nuovi segnali, il CTO Rai  risponde che “…Noi ragioniamo in termini di dotazione delle famiglie. Quindi abbiamo lo sguardo rivolto al primo televisore delle case …”. Ci permettiamo di osservare che, è ormai noto, che la televisione anche nelle famiglie non si fruisce più sul solo “unico televisore” il vecchio “focolare elettronico” dei bei tempi passati ma su più device prevalentemente connessi alla rete. Quali vantaggi ha il Servizio Pubblico a rimanere ancorati a questa visione? Non ci è affatto chiaro. Rimane che da oggi chi vuol vedere i 9 canali Rai (Mediaset ne ha spenti solo 3, tanto per capirci) che sono stati dismessi dalla precedente codifica in MPEG 2 si dovrà dotare o di un nuovo televisore o acquistare un decoder.  

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martedì 19 ottobre 2021

Siamo tutti figli di un Dio minore?


Si avverte una vaga sensazione: forse, ci stiamo privando di qualcosa. Si avverte un'assenza, una austerità, una sottrazione di elementi, di sostanza, di essenza primordiale. A mancare anzitutto è la grande politica, quella che disegna i cambiamenti e li guida. Manca la grande politica che ragiona e induce ad essere curiosi, che spinge ad essere costruttori, geometri e ingegneri. Manca la politica che alimenta il vento di un qualsiasi cambiamento. Manca la politica che sostiene la partecipazione, l’inclusione, l’innovazione e tante altre parole che pure finiscono in …one. Ci dobbiamo invece accontentare, adattare, subire, le varie logiche dell’emergenza, dell’impellenza, dell’inderogabilità, dell’immediato, del quotidiano, del tutto e subito, del “franza o Spagna ..purchè se magna” oppure del “portiamo a casa il risultato” cioè (il PNRR) piuttosto che le buche o la mondezza di Roma. Sembra di essere indotti ad una mutazione genetica lenta, costante quanto inesorabile che ci spinge verso la rinuncia, verso l’abdicazione del senso collettivo, verso la chiusura nel nostro piccolo mondo antico. Lo stesso mondo dove intanto la Caritas registra la presenza  in questo Paese di oltre 2 milioni, 2 milioni, tra vecchi e nuovi poveri. Lo stesso mondo dove si prevede la crescita del PIL intorno al 6% mentre si registrano 400 mila nascite in meno. Che ci faremo con questa crescita se non sapremo come gestirla?

Poi, sembrano mancare le grandi opere, i grandi eventi della cultura, dell’arte, della musica. Sembra essere entrati in un tunnel del tempo dove tutto si è cristallizzato negli anni passati. Tanto per capirci: in questo momento a Roma i due appuntamenti culturali più importanti sono la mostra di Salgado sull’Amazzonia e quella alle Scuderie sull’Inferno di Dante. Il cinema nazionale propone uno stanco e compassato Moretti e una compagnia di giro di attori con le stesse maschere ingessate da tempo (Servillo etc). La musica leggera propone Orietta Berti e i Maneskin, cioè insieme il vecchio e il nuovo che avanzano. In televisione (quella tradizionale e generalista, quella del grande pubblico in rima serata) infuria la battaglia cruenta tra Amici di Maria De Filippi e Ballando sotto le stelle che illuminano i 25 anni di Un Posto al sole. Salvo poi scoprire che Netflix ha raddoppiato il numero dei suo abbonati in Italia da due a quatto milioni nel giro di due anni,pandemia compresa. Salvo poi scoprire che in questo momento una delle sue serie di maggiore successo è Squid Game, la perfetta metafora del Colosseo moderno. Infine, date un occhio alle classifiche dei libri più venduti in Italia in questo periodo (Mondadori, Feltrinelli, IBS) per rendervi conto di cosa passa il convento letterario.

Questa sommaria premessa vale, ovviamente per i grandi temi, per le riflessioni politiche e sociali che si fanno in queste ore, in questi giorni dopo i risultati delle amministrative. Per quanto ci riguarda, ci asteniamo dal commento, ci accontentiamo di sapere che ha vinto il centrosinistra e ha perso il centrodestra. Ma non ci accontentiamo di sapere che a Roma ha votato il 40,6% degli aventi diritto al voto e che Gualtieri è stato eletto con un totale di  565mila romani su oltre 2,5 milioni di elettori. Non ci accontentiamo di sapere che l’origine sociale e culturale di questo voto proviene da serbatoi dei quartieri centrali, colti e motivati, contro quelli periferici e delle borgate, sedotti a abbandonati da mille promesse mai mantenute. Hai voglia poi a dire, come hanno detto tutti sia prima che dopo che “sarò il sindaco di tutti”.

Dobbiamo ammettere che siamo dentati un po’ tutti figli di un Dio minore e questo risultato, per buona parte, ce lo conferma.

Bene, ora veniamo alle piccole beghe di Viale Mazzini, ormai divenute talmente piccole che si fatica a trovarne traccia. Semplicemente: L’Azienda è scomparsa dai radar da quando è arrivato Fuortes. Ci riferiscono che la Rassegna Stampa che ogni giorno molti dipendenti Rai ricevono alle prime ore del mattino, prima aveva una sezione “Azienda” più o meno robusta dove si collocavano notizie di interesse del Servizio Pubblico e ora, da tempo, esattamente da quando è arrivata il nuovo A rinforzato dalla sua squadra di “comunicatori” Colantoni e Marroni, è calato uno spesso muro di cemento dove pure le conferenza stampa sembrano essere divenute poco gradite ("non disturbate il manovratore"). Le ragioni sono note: anzitutto l’esplicita volontà dell’AD di mettere il silenziatore rivolta sia ai consiglieri, sia ai dirigenti: “Fuortes ha cominciato un giro di colloqui con tutti i direttori e – a quanto apprende AdgInforma.it – avrebbe messo subito in chiaro una cosa: “Sarò il vostro unico referente”. Come dire, non andate a chiedere in giro ai consiglieri o ai sindacati, perché qui le decisioni per i prossimi tre anni le prendo io…”. Per non dire poi dello strano clima di silenzio impaurito che avvertiamo anche da parte di tanti nostri lettori. Poi, c’è un altra verità: c’è poco o quasi più nulla di dire. Non ci sono argomenti che meritano una riga sul giornale, non ci sono temi di interesse pubblico, collettivo. Durate la recente audizione in Vigilanza Fuortes ha riferito di una situazione grave che incombe sul futuro dell'Azienda: ne avete colto traccia per oltre qualche breve trafiletto? NO. Si solleva a malapena un velo di polvere se solo si ventila la minaccia di togliere i soldi agli editori prelevati dal canone. Oppure, vedi la storia del refarming delle frequenze che pure dovrebbe interessare milioni di persone, oltre che le casse dell’Azienda: sembra passare quasi inosservato, sottotono, in sordina.

Veniamo ad un breve cenno di cronaca: lo scorso venerdì su Dagospia compare un Flash dove si legge che al prossimo Cda del 27 si vorrebbe procedere a fare nomine nei TG Rai. Premesso che si tratta di un classico ballon d’essai, lanciato lì tanto per vedere di nascosto l’effetto che fa. Anche questa è una notizia che non meriterebbe una riga su un giornale se non che ci riporta ad un campo di battaglia prossimo venturo che si preannuncia assai aspro: l’elezione del prossimo capo dello Stato e le successive elezioni politiche del 2023. Potrebbe essere anche un tema interessante, ma in questo clima fa passare la voglia di occuparsene.

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ps: a proposito di silenzio e di partecipazione, ieri abbiamo pubblicato una lettera aperta per l'apertura di un dibattito pubblico sul rinnovo del Contratto di Servizio Rai.