mercoledì 8 maggio 2019

percezione e comunicazione

In attesa degli eventi che tra oggi nel Consiglio dei Ministri e il 26 maggio potrebbero, forse, sconvolgere il quadro politico e, di conseguenza, i rapporti di forza e potere interni alla Rai, ci limitiamo ad alcune sommarie osservazioni.

Un amico attento lettore di questo blog sostiene che la Rai verso il suo pubblico di riferimento ha una discreta percezione e una pessima comunicazione. Forse è vero.
Uno sport nazionale che interessa Viale Mazzini consiste in una sola semplice regola: parlarne male.
Il rumore di fondo che accompagna tutto ciò che succede intorno al Servizio Pubblico genericamente è fastidioso, come un vecchio giradischi con la puntina che graffia. Tutto questo non avviene per caso: è il frutto di un lavoro costante, impegnativo, diretto e indiretto che coinvolge molti soggetti interni ed esterni che a vario titolo sono interessati o coinvolti nella gestione della cosa pubblica. Ancora più fastidioso è dover constatare che in questo momento pochi si occupano del presente e del futuro del Servizio Pubblico e, se lo fanno, nessuno se ne accorge. Qualcuno ha sentito parlare di qualche sindacato, fondazione o istituto di ricerca che ha sollevato obiezioni, richiesto chiarimenti? Qualcuno si è preso la briga di sollevare il tema della pubblicità, del dibattito o del confronto sul Piano Industriale? Qualcuno che pure avrebbe dovuto studiarlo e saperlo a memoria, ha sollevato qualche osservazione nel merito delle scelte strategiche? Al momento, le due sole aree che hanno sollevato interesse sono quelle riferite al canale in lingua inglese passato sotto Rai Com (dove siede come Presidente lo stesso presidente della Rai Marcello Foa) e la minacciata chiusura del canale Rai Movie. Due temi di grande interesse ma del tutto secondari rispetto a quanto il Piano vorrebbe e potrebbe incidere sul futuro della Rai.
Passa quasi del tutto silenzioso il tema risorse che pure il motore di qualsivoglia cambiamento, passa quasi del tutto inosservato il tema tecnologie che pure sono il terreno di scontro epocale del broadcasting. Rischia poi di passare in giudicato, ingiustificato e impunito, il tema della governance attuale che ha riportato la Rai sotto il controllo ferreo del Governo per realizzare il capolavoro perfetto: ad ogni Governo la sua Azienda di Servizio Pubblico.

Un ulteriore fruscio poi è oltremodo sgradevole: un senso di impunità e opacità che accompagna spesso e volentieri gli avvenimenti che si svolgono al settimo piano e, in caduta libera, ai piani inferiori (e ad uno superiore e nella strade limitrofe come Via Teulada). Domani, come abbiamo scritto, in CdA si dovrebbe parlare di palinsesti e di bilancio sociale e, si suppone, che l'AD voglia procedere ad una sventagliata di nomine (vedi lancio ADN di ieri con i nomi dei probabili, non a caso titolato "incertezze").

Nei giorni scorsi abbiamo letto una dichiarazione di Foa sulla necessità di "incrementare in Rai la presenza di giornalisti cattolici". Ecco, esattamente questo non può passare "impunito" sottaciuto o minimizzato. Un giornalista, un professionista quale che esso sia, è bravo o capace indipendentemente dalla sua fede religiosa, appartenenza politica, colore della pelle o simpatia sportiva e l'incremento deve riguardare persone meritevoli, anche se non hanno il Rosario in mano. La sua preoccupazione è che "La rappresentazione del Paese non c'è ancora come io vorrei." Sarà il caso che qualcuno gli ricordi che a lui non compete preoccuparsi della rappresentazione del Paese fornita dalla Rai ma semplicemente gestire il Cda. Punto. Se questi sono i criteri con i quali si selezionano o si propongono i nuovi dirigenti siamo oltre la soglia dell'emergenza. Qualcuno faccia qualcosa.
Come pure merita attenzione la battuta passata pressochè sotto silenzio del senatore Gianluigi Paragone M5S pubblicata sul suo profilo FB: " Che senso ha pagare il canone in bolletta per vedere questa Rai?"   e poi aggiunge "Abbattiamo il canone togliendolo subito dalla bolletta e infine riorganizziamo la raccolta pubblicitaria eliminando un pò di potere ai centri media" Se non fosse che è componente della Vigilanza Rai potrebbe passare pure come voce "fouri del sen fuggita".Una frase del genere, fuori di ogni contesto e progetto, è ai limiti dell'incomprensibile o del pericoloso.

Tutto questo è percezione negativa. Tutto questo alimenta malumore verso la Rai che pure è e dovrebbe essere una barricata insuperabile di Servizio Pubblico.
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martedì 7 maggio 2019

La palude

Da rileggere tutto d'un fiato il Giulio Cesare di Shakespeare (atto quinto, scena prima): OTTAVIANO - "Ora, Antonio, le nostre speranze si avverano. Tu dicevi che il nemico non sarebbe sceso, ma si sarebbe tenuto sulle colline e sugli altipiani. Non risulta così. Le loro truppe sono vicine; intendono sfidarci qui a Filippi, rispondendo prima che noi li chiamiamo in campo". Alla fine della giornata BRUTO - "Ebbene, allora, va’ avanti. Oh, se un uomo potesse sapere la fine delle vicende di quest’oggi prima che essa arrivi! Ma è sufficiente che questo giorno finisca, e allora si saprà la fine. Andiamo, voi tutti, via!".

Sarà facile osservare le similitudini con quanto sta avvenendo in queste ore, in questi giorni a Viale Mazzini. Una palude di sabbie mobili. Per il prossimo giovedì l'AD ha minacciato di presentare "motu proprio militari" una manciata di nomine, più significative quelle di corporate rispetto a quelle di rete. Oggi, la solita bene informatissima (ci sarà pure un motivo quando una/un collega è più informato del solito e altri tacciono) Giovanna Vitale su Repubblica scrive cose molto interessanti. Il titolo è un programma "La strategia della Lega: colpire Fazio per prendersi tutto". La prima e più rilevante notizia: "dopo aver incontrato i due vicepremier, dicono i bene informati, per aggiornarli sullo stato dell'arte". Ora, commentare i mormorii, le voci e i soffietti, non è cosa educata. Però il testo comunque dice qualcosa e vale la pena soffermarci. Ricorda e riporta i giorni precedenti alla votazione sul Piano industriale quando, sempre voce mai smentita, lo stesso AD si sarebbe incontrato a palazzo Chigi con il Governo. La traccia dell'articolo è tutta a descrivere come le orde leghiste stanno per prendere tutto il possibile della Rai con nomi propri o "in quota" e giù con una raffica di indicazioni (novità: nei giorni scorsi si parlava di Ventura alle Risorse Umane, ora rispunta fuori Zucca, sempre considerato storicamente in quota destra). In questo idilliaco quadretto rimane nell'ombra la storiella di Rai Fiction, dove qualcuno vedrebbe volentieri mandare a casa la Andreatta.
Questa la bassa cucina alla vigilia della battaglia dei prossimi giorni che, appunto, si preannuncia come una palude. 
Lo abbiamo già scritto: anche in politica non esiste il vuoto. Laddove si crea uno spazio, qualcuno lo occupa. La Lega cavalca indisturbata su praterie sconfinate lasciate libere e sgombre da chi non conosce e non capisce la delicata macchina del Servizio Pubblico. La scelta delle persone la dice lunga: da un lato persone di provata storia e esperienza aziendale, dall'altro dei volenterosi "parvenù" che lavorano come matti per capire dove sono, cosa fanno di chi fidarsi. 
Salini ha tre possibilità: va avanti a testa bassa e propone un pacchetto di nomi (magari concordati e centellinati col bilancino) pensando di mettere le mani avanti per non cadere indietro (accontenta la Lega e si garantisce il posto che comincia a sentire traballante); non propone le nomine (non ha trovato accordi e risistemazioni di chi esce); rinvia tutto a data da destinarsi. In tutti i casi i segnali che ne derivano sono chiari: non sono in grado di gestire l'Azienda con i profili di autonomia, conoscenza dell'Azienda e trasparenza necessari come si vorrebbe e come la Legge, bontà sua, gli concede. Finora, del resto, le prove fornite, sono state molto chiare: le nomine precedenti prese alla "comemipare" fermo restando "gli amici prima di tutto" vedi il DG Matassino e ora (a quanto leggiamo Giannotti alla comunicazione); i rapporti con la politica per usare un eufemismo"complessi"; il Piano industriale dal futuro traballante, opaco e bucato in molte parti; la gestione delle risorse strategiche (il canone) a dir poco fallimentare (vedi esproprio dell'extragettito) e così via. Il tutto, con a fianco un Presidente debordante al quale nessuno è in grado di far fronte, lui per primo che lo dovrebbe rimettere al suo posto per ricordargli i limiti dei suoi poteri e competenze (lo stesso AD che lo ha nominato pure presidente di Rai Com, tanto per capirci). Insomma: la palude eccola quì.
Per finire: ieri abbiamo accennato che giovedì si potrebbe valutare il Bilancio sociale 2018. Una nota che stiamo cercando di capire: a pagine 27 si legge che "Nel Qualitel l’indice di coesione sociale viene rilevato distintamente sulla programmazione televisiva e radiofonica e sintetizza le valutazioni del pubblico sulla capacità dell’offerta Rai di soddisfare i bisogni individuali e gli interessi di rilevanza pubblica. I valori ottenuti nel secondo semestre sono positivi e pari a: 7,5 per la programmazione televisiva; 7,1 per la programmazione radiofonica." . Ora, posta la definizione di coesione sociale come “condizione che contraddistingue le collettività nazionali caratterizzate dal riconoscimento di una comune identità storica e culturale, da comuni valori e interessi, dal senso di appartenenza a una stessa comunità, dalla presenza di una rete attiva di relazioni sociali e di mezzi di comunicazione che facilitino la partecipazione di tutti alla vita civile, sociale, politica e culturale” si osserva che questa viene rilevata attraverso il Qualitel (ultimi dati reperibili 2018) e che assegnerebbe a Rai un punteggio di indice di qualità percepita superiore a 7 punti. Ma la qualità percepita non è la stessa cosa dell'indice di coesione sociale che si dovrebbe misurare in altro modo. Insomma, non sembra molto chiaro. Non è cosa da poco.
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lunedì 6 maggio 2019

Equazioni e Bilancio Sociale 2018

Siri sta al Governo come Fazio sta alla Rai (con le dovute precisazioni: il primo ha qualche problema "legale" e il secondo ha qualche problema "economico"). Poi, mercoledì ci sarà il Consiglio dei Ministri e giovedì il Cda Rai. Non abbiamo la palla di vetro e ci diverte poco fare i cartomanti. Registriamo quanto sappiamo e leggiamo e cerchiamo di capire.
Nei giorni scorsi hanno parlato sulla Rai rispettivamente prima Fico, poi Salini e infine Foa. Il primo tiene il punto sull'AD ( secondo lui "sta facendo bene... lasciamolo lavorare"), il secondo su Fazio ha dichiarato "lo consideriamo uno dei talenti televisivi in forza alla Rai" (pensa te!!!)  e il terzo ha detto sempre su Fazio "il suo stipendio è molto elevato al di sopra di qualunque valutazione di merito sugli ascolti ... si pone un problema di opportunità". Appunto: opportunità, lo stesso principio che vale per Siri. Sarà la magistratura a decidere se è colpevole o meno, però l'opportunità vorrebbe che si facesse da parte, subito. Per Fazio analogo discorso: rispetto dei contratti, evitare penali, però intanto ... opportunamente, gli andrebbe data "una regolata". Lo vorremmo vedere il genio della tv su una rete privata commerciale a fare il 3-4% degli ascolti e poi ne parliamo. Va bhè ... riflessioni da lunedì mattina.

Come detto, giovedì è previsto il Cda di Viale Mazzini e sono attese nomine: Risorse Umane con Ventura, relazioni esterne con Giannotti, produzione con  Ferrario sono le più rilevanti (fonte ADN e Dagospia). Tradotto in politichese: la Lega e la destra si acchiappa la polpa, il M5S l'osso come è avvenuto per il Mkt e palinsesto e DG. La fregola di fare subito queste nomine sarebbe dettata dalla geniale strategia di fissare subito qualche paletto prima che si abbatta la bufera sia di provenienza governativa, sia di provenienza elettorale: non si sa mai ragionano i fini strateghi del settimo piano, magari dopo cambia tutto. In questi casi, comunque, lo sport preferito dei momenti di "cambiamento" è il solito: che fine faranno Flussi, Parapini e Cecatto? al momento non è dato sapere e, per quanto sappiamo, potrebbe essere proprio la difficoltà a ricollocarli a mettere in stand by le possibili nomine di giovedì. Vedremo.

Una cosa importante però verrà discussa nel prossimo Cda: il Bilancio Sociale. Si tratta, come si legge nella lettera di presentazione firmata Salini e Foa di una " ...Dichiarazione non finanziaria 2018 vuole essere, quindi, sostanzialmente una fotografia di quanto Rai ha fatto nel corso del 2018 e sta facendo sul percorso della sostenibilità" in adempimento al "Decreto Legislativo 254/2016 e dal Contratto Nazionale di Servizio anche, e diremmo,  soprattutto della consapevolezza del contributo che Rai Radiotelevisione italiana può dare allo sviluppo sostenibile dell’intero sistema paese, non solo sotto il profilo di argomenti quali la difesa dell’ambiente,  il clima,  il territorio, l’abusivismo edilizio,  il ricorso energetico a fonti rinnovabili,  ma anche su temi rilevanti quali i diritti umani, le pari opportunità,  il contrasto a ogni forma di discriminazione,  la tutela dei minori,  o la gestione dei rischi e l’anticorruzione, per finire, con la sicurezza sul lavoro e l’attenzione allo sviluppo delle risorse umane e dei giovani." .  Come al solito: un documento di tale rilevanza è il frutto di un lavoro segreto, oscuro, che, per quanto noto, non ha avuto nessuna sede di confronto e dibattito pubblico. Eppure, questa è la quintessenza del Servizio Pubblico. Nelle due pagine di presentazione del Bilancio non compare una sola volta il termine "coesione" sostituito da "sostenibilità" che non è proprio la stessa cosa, non si tratta proprio di sinonimi. Potrebbero essere termini complementari ma presupposto l'uno dell'altro. Omettere il primo a tutto vantaggio del secondo porta a leggere il documento e la logica che lo sottende in tutt'altra chiave. Su questo argomento di particolare interesse pag. 26, dove sono dettagliate le specifiche degli obblighi previsto dal CdS per Rai sul monitoraggio della coesione sociale e si legge: "Nel Qualitel l’indice di coesione sociale viene rilevato distintamente sulla programmazione televisiva e radiofonica e sintetizza le valuta- zioni del pubblico sulla capacità dell’offerta Rai di soddisfare i bisogni individuali e gli interessi di rilevanza pubblica. I valori ottenuti nel secondo semestre sono positivi e pari a:  7,5 per la programmazione televisiva; 7,1 per la programmazione radiofonica.".  Ne parleremo ancora.

Infine: quel pasticciaccio brutto brutto di Via Novaro (non bastasse quello di Via Teulada di Rai Way). Ci sono mille buoni motivi per ritenere che il canale in lingua inglese sotto Rai Com non si debba fare ma tra questi uno convince più di altri: in una società di diritto "privato", ergo commerciale, le assunzioni del personale possono essere fatte a discrezione, in particolare quelle giornalistiche, cosa che non sarebbe possibile in Rai che è obbligata ad adempiere alle Leggi e ai Contratti. E' stato presentato un legittimo ricorso dai vincitori del concorso 2013 e idonei in graduatoria al 2015. Sui ricorsi siamo pessimisti, purtroppo: tra quelli annunciati, minacciati, non presentati, in preparazione etc etc etc ... vincono sempre loro, quelli che hanno torto, purtroppo.
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sabato 4 maggio 2019

memo

Questa mattina leggiamo il titolo del Sole 24 Ore: "Fico: nuova legge per sottrarre la Rai alla politica".

bene ...magari !!! poi leggiamo all'interno dell'articolo "Salini sta comunque facendo bene". Se rileggete quanto lo stesso Fico ha dichiarato pochi anni fa (vedi post di ieri) non sembrerebbe proprio.

Trasparenza: il piano industriale è stato scritto in una cantina buia e con pochi intimi
Nomine: decise senza alcun criterio
Autonomia dalla politica: incontri mai smentiti con il Governo
Risorse: poche e con poche certezze (vedi canone)

Oggi ci teniamo leggeri ... 

venerdì 3 maggio 2019

Errori e Orrori


"Non esiste nessuna riforma della Rai. Quella approvata poco fa al Senato è una Gasparri 2.0. È la peggiore legge che si potesse congegnare per il servizio pubblico. Renzi vuole una Rai legata a doppio filo al potere esecutivo con la nomina dell'amministratore delegato da parte dello stesso governo. In qualunque democrazia sarebbe impensabile. Una Rai fortemente lottizzata dai partiti che avranno ancora voce in capitolo nella scelta dei vertici e continueranno a spartirsi incarichi e poltrone. L'indipendenza dell'azienda dalla politica sarà, così, sempre più fragile. Una Rai guidata da un uomo solo al comando. Un sistema molto caro al presidente del consiglio, che riflette una concezione del potere che respingiamo totalmente. Tutto questo significa non volere il meglio per il futuro dell'azienda e del Paese, ma considerare la televisione pubblica, finanziata dai cittadini, come una proprietà di cui disporre a proprio uso e consumo per accentrare e consolidare potere. In pericolo ci sono il pluralismo e la libertà di informazione con gravi conseguenze per gli equilibri democratici. Quando al governo ci sarà il Movimento 5 Stelle, e succederà presto, smantelleremo questo sistema punto per punto. E lo sostituiremo con procedure pubbliche e trasparenti, cristalline, con selezioni fatte per merito, competenza, indiscutibile indipendenza; con una vera riforma della governance che permetta alla Rai di offrire il servizio pubblico che il nostro Paese merita e che spezzi in modo definitivo il rapporto malsano che finora l'ha legata alla politica. Una Rai, finalmente, al servizio dei cittadini (Roberto Fico, 22 dicembre 2015) 
"Qualsiasi riforma radicale della Rai è possibile solo dopo aver cambiato la legge sulla governance.Con la nostra proposta di legge si sgancerebbe completamente il servizio pubblico dal controllo dei partiti." (Alberto Airola, 1 luglio 2018) 
"Abbiamo sempre sostenuto che la politica debba rimanere fuori dalla Rai. Per questo motivo depositiamo una proposta di legge già presentata dal presidente Fico nella scorsa legislatura, perché oggi come ieri, crediamo che i meccanismi delle nomine Rai debbano segnare un cambio di rotta netto rispetto al passato, in cui il Pd e Renzi non hanno fatto altro che peggiorare il servizio pubblico". (Mirella Liuzzi, 6 agosto 2018) 

Cosa altro aggiungere? Basta e avanza per un Servizio Pubblico diverso, altro, contrario a quello che vediamo in questi giorni, in questi mesi. Delle due l'una: o ci siamo sbagliati noi o stanno sbagliando loro. in entrambi i casi i conti non tornano. La Rai, con questa governance, è stata indirizzata su un binario che non porta da nessuna buona parte per tanti motivi dei quali abbiamo scritto più volte.
Ecco allora un possibile percorso: rimettere in campo una proposta di revisione della Legge del 2015 in grado di "rimettere la Chiesa al centro del Villaggio", dove al primo punto figura l'abolizione di questo mostro dell'uomo solo al comando e riportando collegialità e trasparenza come cardini fondamentali dell'agire nell'interesse pubblico.

Riproponiamo i 5 punti della proposta di riforma "La Rai ai cittadini" del 2015:
1. Chiediamo il superamento dell’anomalia per la quale l’azionista del servizio pubblico è il Ministero dell’Economia.
2. Al posto della Commissione parlamentare di Vigilanza, chiediamo la costituzione di un Consiglio per le Comunicazioni audiovisive, i cui membri dovrebbero essere in maggioranza nominati dalla società civile (11 su 20) e che ogni organismo di nomina e gestione abbia una composizione di genere paritaria (50/50). Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un’azienda che finanziano tramite il canone, eleggono direttamente 6 componenti. Cinque sono nominati da rappresentanti di settore (sindacati, artisti, autori, accademici, fornitori di contenuti). Dei rimanenti 9 membri, 3 verrebbero eletti dagli enti locali (Regioni-conferenza permanente stati regioni, Province-l’Upi e Comuni-Anci) e 6 nominati dal Parlamento.
3. Il Consiglio nomina i vertici della concessionaria del servizio pubblico (il CdA Rai), selezionati mediante concorsi pubblici in base a criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. Ad esso sono attribuite competenze di indirizzo e vigilanza.
4. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell’indipendenza e del massimo di qualificazione.
5. Il Consiglio si pone al servizio degli utenti Rai, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico.

Il dibattito è aperto.


giovedì 2 maggio 2019

Le carte in tavola

Anzitutto per chi, giustamente, ha festeggiato il 1° maggio, suggeriamo di leggere il post di ieri del quale oggi proseguiamo il ragionamento.

Un pilastro non scritto del Poker recita che "carta canta e il tavolo comanda". Allora vediamo queste carte e cosa dicono. Torniamo al punto centrale di questo momento del Servizio Pubblico, alla prima applicazione della nuova Legge e al primo Piano industriale che ne deriva. Questi elementi, si suppone, nel giugno dello scorso anno erano pressochè ignoti ai nuovi amministratori di Viale Mazzini che, inoltre, di Concessione e di Contratto di servizio, si suppone sempre, che ne sapessero ancora meno (si suppone). Nel luglio dello scorso anno vengono nominati, ad agosto vanno in ferie. Tornano a settembre e, ovviamente, non hanno avuto tempo e modo di leggere, studiare, immaginare un nuovo Piano industriale e chiedono al MISE una proroga di sei mesi. Nessuno li obbligava per legge, ma buon senso avrebbe voluto che, vista l'importanza e il rilievo che avrebbe dovuto avere, il Piano fosse frutto di un dibattito, di un confronto, di una valutazione quanto più ampia e condivisa. Invece nulla, silenzio, segreto che ancora sostanzialmente rimane (provate a cercarlo da qualche parte). Sindacati, forze sociali, esperti a vario titolo ... nulla. Peggio dei complottisti più provati e navigati. E ora le carte "cantano" e ci dicono, cominciano a farci intuire che il gioco potrebbe andare in modo diverso da come alcuni lo hanno immaginato: appunto "il tavolo comanda". Succede dunque che le audizioni della Vigilanza (da ricordare che NON ha alcun titolo in merito) potranno andare ben oltre l'estate, se tutto va bene e lo stesso MISE (che potrebbe solo valutare se il Piano recepisce o meno il Contratto di servizio) presieduto da un vice presidente del Consiglio avrebbe buon gioco a tener fermo tutto in attesa di capire come evolvono gli eventi. Gli eventi, tanto per capirci e per tornare alle intuizioni, portano a sospettare che al settimo piano di Viale Mazzini ci si vuole portare avanti con i compiti delle vacanze. In questa chiave si legge la sospetta fregola di procedere alla nomine dei vicedirettori di rete: delle due l'una. O le reti sono destinate all'estinzione, come i dinosauri  come il Piano prevede, allora queste nomine potevano rimanere tranquillamente a sopire nei cassetti. Oppure le reti almeno per un lasso di tempo di medio lungo periodo rimarranno in vigore ed efficienti e allora i vice sono "necessari". Ragionamento che, ridotto ai minimi termini, porta a dire "aspettiamo e vediamo" e il Piano può attendere momenti migliori (Auguri!). Siamo alla vigilia delle elezioni europee e il timore di nuovi equilibri di governo e quindi di Rai (porcaccia la miseria e di quanti ancora la menano sull'autonomia della politica dalla Rai ...lapsus, volevo scrivere il contrario) porta alcuni ad essere non solo prudenti, ma anche, come al solito, previdenti. Ed ecco che, in attesa di possibili cambiamenti, si sente ripetere una frase dal vago sapore mafiosetto malavitoso:"ritienimi a disposizione ... per qualsiasi cosa il mio telefono è sempre libero".
Altra nota sui presunti tecnici dalla riconosciute capacità manageriali che piacciono anche al centrodestra: si certo, piacciono a tal punto che che è nota l'appartenenza alla "quota" di AN, la quale, non si sa mai, potrebbe venir comoda nel gioco delle possibili future alleanze. Ma queste sottigliezze, queste finezze, si sa, non sono note a tutti, in particolare agli ultimi arrivati che forse ancora non conoscono bene i sottili e delicati equilibri delle varie componenti aziendali. O, forse, hanno imparato subito a conoscerle e le gestiscono sapientemente. Magari, se pure in "quota", sono pure capaci e manager esperti... magari.
Ultima noterella: si vorrebbe procedere a creare una Direzione per il Centro  Studi: ma è proprio necessaria una caratura di questo tipo, non era sufficiente una Struttura alle dipendenze di una direzione o altra componente aziendale? in fin dei conti, un direttore in più, uno in meno .. cosa vuoi che sia!
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mercoledì 1 maggio 2019

esegesi

Anzitutto grazie ai tanti lettori che ieri si sono collegati. Ci sono volte in cui chi vi scrive è tentato di portare a spazzo il gatto piuttosto che occuparsi di Rai, di Servizio Pubblico. Poi, quando arrivano queste èiccole soddisfazioni, si va avanti.

Ieri il Consiglio dei Ministri aveva all'ordine del giono un solo punto: "varie ed eventuali". Pari pari sembra essere quello che si intravvede il programma di lavoro dei prossimi giorni a Viale Mazzini: una manciata di nomine varie ed eventuali. Sulla solita bene informata ADN leggiamo che sono in calendario un mazzetto di vicediretori di varia natura, cultura e provenienza. Cominciamo da quest'ultima. Delle due l'una: le persone o mutano a seconda delle circostanze o sono sempre le stesse con il proprio DNA immutabile. Ci sono in giro, ai piani alti di Viale Mazzini, alcuni che nascono democristianissimi fino al midollo (e in virtù di questo hanno fatto le loro fortune) ed ora si viene a sapere che sono in "quota" Lega. Lo stesso si può dire di quanti hanno fatto carriere fulminanti all'ombra dell PD (PDS e prima PCI) ed ora, pure loro, compaiono in "quota" al M5S. Ci mancherebbe ... i tempi cambiano. Il tema è appunto questo: liberare la Rai dalla politica potrebbe significare anzitutto liberare la politica dai dirigenti del Servizio Pubblico pronti a cambiare opinione, schieramento e forse pure il tifo per la propria squadra di calcio (!) in cambio del certificato della propria esistenza in vita e conseguente nomina. Però, si obietta, da che parte si comincia? Con il solo, semplice, meccanismo che consente di sapere che se ti nomino in un certo ruolo, se ti affido una certa responsabilità, è solo perchè hai requisiti che lo giustificano e questi debbono essere chiari, trasparenti e verificabili e confrontabili con altri simili. Punto. Quando leggiamo che il candidato alla direzione Risorse Umane è "un tecnico dalle riconosciute capacità manageriali che piace anche al centrodestra" viene l'orticaria, anzitutto perchè è la seconda parte della frase che supporta la prima e non viceversa. Sarebbe a dire che la "tecnicalità, la professionalità" sono superiorti alla politica ... in Rai ??? fateci ridere. Orticaria !!! In Rai, dove pure gli ascensori fanno fortuna se appartengono ad una lobby o meno. L'interessante pezzo di ADN ci informa poi che sarebbe candidato alla Direzione Produzione Tv uno storico dirigente non in "quota" ma proprio in SPE con la Lega.
Delle nomine "fatte in casa" da Salini e da Foa non c'è da avere alcuna fiducia: finora hanno brillato per opacità, amici degli amici, auhmmm ...auhmmm (vedi il neo DG). Per non dire di Rai Way e del suo nuovo Presidente "di provata esperienza manageriale in quanto è stato DG Rai" è stato detto. O del candidato al nuovo Centro Studi. 

All'inizio di questo blog ci eravamo promessi di non occuparci di persone (nei limiti del possibile). Allora torniamo sul tema Piano industriale e sulla sua esegesi: nessuno finora si è preso la briga di spiegare perchè questo nuovo fantasmico modello organizzativo sia migliore di quello precedente oppure di uno che, ad esempio, possa prevedere la "rimodulazione" delle reti e testate, intese come riduzione delle stesse come, peraltro, previsto dal Contratto di servizio. Nessuno si è preso la briga di spiegare se le risorse previste sono effettivamente adeguate agli impegni previsti. Nella testa di alcuni è ancora presente una idea curiosa, balzana: fare "RaiFlix". Magari lo facessero capire come, in che modo.  In filologia, l'esegesi è l'interpretazione critica di testi finalizzata alla comprensione del loro significato. Attendiamo fiduciosi della capacità manageriale a spiegare, a condividere, a rendere pubblico. Forse hanno ragione quanti ritengono che il tetto agli stipendi sia ingiusto: chi è in grado di fare di meglio di quanto stanno facendo andrebbe pagato di più. Chiedere lumi all'AD di Rai Way.
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