domenica 26 aprile 2026

RAI: miccia corta ... molto corta

By Bloggorai ©

La miccia che rischia di far saltare il banco Rai è corta ma è stata accesa molto tempo addietro. La data esatta la ritroviamo in una immagine: Mario Draghi seduto da solo al Museo del Prado di Madrid al telefono: vedi Rainews.it del 21 luglio 2022. era l'inizio della fine: dopo arriverà la destra destra. Potenza delle immagini!!!

Correva dunque il giorno 29 giugno 2022 e la politica era in piena fibrillazione. A Viale Mazzini governa un Cda incerto e nervoso con l’AD Carlo Fuortes che vorrebbe fare e disfare a suo piacimento (e sappiamo poi come è andata a finire). Giovanna Vitale su Repubblica pochi giorni prima titola: “Rai, la rivolta del consiglio di amministrazione per le mosse di Fuortes: mercoledì voto a rischio”. Merita rileggere quell’articolo: https://www.repubblica.it/politica/2022/06/04/news/cda_rai_rivolta_contro_fuortes-352389183/ .

Fatto sta che il Cda Rai è in fibrillazione pure per il nuovo Piano Industriale che si deve approvare. Però prima si ritiene “opportuno” un passaggio in Vigilanza Rai che è prevista per il 21 luglio. Sul contenuto non trapela un fiato. Bocche cucite con il filo spinato. Dentro il Piano Industriale è contenuto pure il Piano Immobiliare, il punto nodale sul quale poggia tutta l’architettura dello sviluppo futuro della Rai. Fatto sta che il 20 luglio al Senato succede che “Presenti 192, votanti 133, favorevoli 95, contrari 38. Il governo di unità nazionale non esiste più”. Tutti a casa e, ovviamente la Vigilanza Rai salta. Il ministro Giorgetti è rammaricato. Fatto sta che, nel frattempo, a Viale Mazzini qualcuno aveva lavorato per presentare ai parlamentari le linee guida del Piano e dunque quel documento rimane nel cassetto ... fino ad un certo punto. Chiedi e chiama, bussa, scrivi e domanda ma nessuno ne sa nulla finché … bizzarria …  quel documento compare e circola tra pochi intimi. Bloggorai non sa né leggere né scrivere ma riesce ad averlo e il titolo è “Piano Industriale 2023-25 e Focus sul Piano Immobiliare”

Sono 21 pagine fitte di dati e tabelle. A pagina 6 si legge “Il Piano Industriale si sviluppa attorno a tre concetti fondamentali: profonda trasformazione, valorizzazione delle risorse umane, visione di lungo periodo”. Nota con domanda a margine: come, quando e dove sono stati sviluppati questi tre concetti? Andiamo avanti e a pagina 10 leggiamo il passaggio che ci condurrà ai giorni nostri: “Inquadramento economico di Piano sulla base degli obiettivi di piano” e vale la pena leggerla per intero. 

Dopo di che si passa al “Focus sul Piano Immobiliare” dove si leggono le due “Direttrici del piano immobiliare: Revisione delle logiche di utilizzo degli spazi in ottica di desk-sharing e smart-working come abilitatore della trasformazione dei modelli di lavoro  (new ways of working) & Revisione del perimetro strategico con conseguente dismissione degli asset non strategici, o non più funzionali al fine di liberare risorse da impiegare per gli interventi di rinnovo ed ottimizzazione degli immobili rimanenti”. Dopo di che cala il sipario. Si lavora sottotraccia, molto sottotraccia e si riemerge molto tempo dopo.

Andiamo avanti: Il 18 gennaio 2024 viene approvato il nuovo Piano Industriale con  una “Nota illustrativa - Piano Industriale Rai 2024 – 2026” dove si leggono i 7 “pilastri strategici” sui quali poggiare e il primo è “… il punto centrale del Piano industriale, richiederà investimenti per circa 113 milioni di euro in nuove tecnologie per il rinnovo dei modelli produttivi - anche grazie all’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale - e per l‘adozione di un approccio data-driven a sostegno dei processi decisionali”. Si tratta di un documento che andrebbe incorniciato e diffuso nella pubblica via per quanto è ricco e per quanto poi è rimasto vano.

Il mese successivo il Piano Industriale 2024-26 viene messo in bella copia e presentato ufficialmente il 14 febbraio 2024: 43 pagine. Alla  pagina 12 si legge la pietra miliare: “Il piano consentirà di trasformare strutturalmente Rai generando efficienza pari a 135 milioni già dal 2026 e ricavi aggiuntivi per 60 milioni”.

Il 26 settembre dello stesso anno, pomeriggio, si consuma lo strappo: il principio cardine dell’opposizione “prima la riforma e poi le nomine” viene stracciato e intanto viene formato il Cda attuale acefalo del presidente e della riforma non ci sono più tracce. Una Caporetto. Giorgetti ( e forse non solo lui) si è messo di traverso.

Arriviamo ai giorni nostri. È successo che una nostra fonte “solitamente molto attendibile e qualificata” ci informa che a Via Asiago c’è “molto nervosismo” sui conti ed è un eufemismo per dire che, in buona sostanza, c’è allarme rosso. Passano un paio di giorni durante i quali cerchiamo di capire e di sapere. Alcuni “fattori critici” già li avevamo segnalati: "scippati" 10 milioni con la recente Legge finanziaria, il “deal” su Rai Way (con i relativi 190 milioni previsti) è stato rinviato di ulteriori tre mesi e nessuno è in grado di mettere la mano sul fuoco che a fine giugno (termine ultimo del Mou) si possa chiudere con Ei Towers e, inoltre, pesano molto i 70 milioni sfumati per la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio. 

Abbiamo però scoperto, si fa per dire, che il “buco nero” sembra essere tutto concentrato proprio sul Piano Immobiliare. E giusto venerdì ci giunge inatteso un documento interessante: “Avviso di sollecitazione di manifestazione di interesse” con oggetto “la cessione dell’intero portafoglio composto da 15 (quindici) immobili di proprietà di RAI ubicati nelle principali città italiane (Milano, Roma, Torino, Venezia, Firenze, Genova e Cagliari) e come meglio descritti nel relativo teaser (il “Portafoglio”). La scadenza della MdI è il prossimo 22 maggio. Come è possibile che un potenziale acquirente possa fare un'offerta entro così poco tempo è un mistero. Ecco poi il “Portafoglio Immobiliare Rai – Teaser” realizzato dalla nota società di consulenza KPMG. 

Si legge nell’Executive Summary che si tratta di “… 15 asset localizzati nelle principali città italiane, per circa 151.500 mq di superficie lorda complessiva. Il perimetro immobiliare include uffici, centri di produzione ed edifici di pregio storico-artistico e istituzionale, tutti con significativa potenzialità in ottica di cambio di destinazione d’uso”. Se, come e quando l’operazione potrà andare in porto è una storia tutta scrivere e la famigerata “Digital Media Company” svanisce sempre più all’orizzonte. Ieri molti giornali titolavano sulla “svendita dei gioielli di famiglia”: Il Messaggero “Teatro delle Vittoria, si cala il sipario”. Forse, non solo sul Delle Vittorie.   

In verità c’è un’altra miccia che potrebbe far saltare il tavolo Rai ed è la “riforma” ormai dispersa nei meandri delle Commissioni del Senato. Non ne parliamo più perché la riteniamo una miccia annacquata, inoffensiva: abbiamo scritto più di una volta che si tratta di un frutto malato di un albero avvelenato che, a poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche, nessuno sembra aver voglia di mangiare. 

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