Una “tempesta” oltre Manica potrà mai essere un “venticello”
dalle nostre parti? Oggi non ci sono giornali in edicola e quindi ci occupiamo di
notizie di ieri e dei giorni scorsi.
Notizia n. 1: leggiamo sul sito Post.it che “BBC,
l’azienda pubblica britannica di informazione e intrattenimento, ha annunciato
l’intenzione di ridurre tra i 1.800 e i 2mila posti di lavoro, poco meno del 10
per cento di tutti i suoi 21.500 dipendenti. L’obiettivo è una riduzione dei
costi di 500 milioni di sterline nei prossimi due anni (575 milioni di euro
circa)…”. Il tema, comune a tutti i servizi pubblici, sono le risorse e il modo
e le prospettive con cui vengono impiegate. “… i motivi di questa decisione
derivano da alcune difficoltà di bilancio: a fronte di spese sempre più elevate
per la produzione dei contenuti, diminuiscono le entrate pubblicitarie e
soprattutto quelle derivanti dal canone televisivo …L’azienda dice da anni che
il numero di persone che lo pagano è in costante calo”.
La notizia correlata, sempre a proposito di BBC, è la nomina
di un uomo Google, Matt Brittin alla guida dell’emittente britannica. Il nuovo
Ad avrà il compito di trattare con il governo la nuova Royal Charter, il
documento che regola il funzionamento della BBC (un documento simile alla
nostra Concessione, in scadenza contemporanea nel 2027) e ha dichiarato: “Nel contesto
di questo processo di revisione della Carta sembra necessaria una riforma
radicale della BBC, sia per quanto riguarda il suo modello di finanziamento sai
del contesto in cui opera”. Il contesto è normativo e poi tecnologico. Arriva
“l’uomo dei dati” ovvero colui che guarda agli algoritmi di produzione e
distribuzione, ad un nuovo “servizio Pubblico” prossimo venturo. Provate ad
immaginare di riportare tutto questo, con le devote proporzioni, alla Rai, al
Servizio Pubblico italiano e poi fateci sapere. Siamo ancora alla fantomatica Digital
Media Company.
La seconda notizia viene, prevalentemente, da oltre Oceano dove si sta sviluppando un fenomeno interessante: il movimento di opinione pubblica “No Data Center”. Da leggere un editoriale del The Guardian dei giorni scorsi con il titolo “Politica dell'IA: le proteste contro i data center negli Stati Uniti sono un monito per le grandi aziende tecnologiche” vedi https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/apr/12/the-guardian-view-on-ai-politics-us-datacentre-protests-are-a-warning-to-big-tech.
Inoltre, un recente articolo sul Corriere con il titolo “Data center, le
rivolte negli Usa: a pochi il nuovo potere dell’AI, agli altri bollette più
care (e l’invasione di Big Tech)” vedi https://www.corriere.it/economia/finanza/25_ottobre_20/rivolte-usa-data-center-e7c5732a-854f-4b08-b3c1-ba9d32ffbxlk.shtml?refresh_ce
.
Anche in Italia qualcosa si muove (vedi Brianza e il mega
Data Center di Amazon, valore 1,2 mld e circa 200 persone impiegate). Ce ne stiamo
occupando perché seguiamo il tema che interessa Rai Way e i suoi Data Center e,
in particolare, quello Hyper prospettato a Pomezia, nei dintorni della Capitale
del quale sappiamo solo ciò che non si sa: ovvero costi, tempi e clienti.
Il problema è sempre lo stesso: la tecnologia o la dirigi e gestisci
o la subisci e patisci.
bloggorai@gmail.com


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