mercoledì 15 aprile 2026

Quirinale e RAI. Il giorno dopo lo "0"

By Bloggorai ©

La “notizia del giorno” è una non notizia, ovvero, per essere più precisi, è una notizia ripetuta due volte e forse per questo ha un significato molto particolare. Vediamo.

Giovedì 30 luglio 2025, Palazzo del Quirinale, il Presidente Mattarella partecipa ad una cerimonia durante la quale sostiene “Il Regolamento europeo sulla libertà dei media entrerà in vigore l'8 agosto e, da quel momento, le sue norme saranno applicabili: riguarderanno - fra l'altro - le questioni della indipendenza editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme digitali, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico. Quest'ultimo, è tema ancora più delicato, e richiama la assoluta necessità che le garanzie predisposte dalla legislazione siano attuate e non eluse. Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema di designazione del Presidente della Rai è sconfortante. La libertà vive del funzionamento delle istituzioni, non della loro paralisi". Chiaro e tondo, senza margini di interpretazione, un monito valido per tutti.

Ieri, martedì 14 aprile, dopo 8 mesi, siamo fermi allo stesso punto e Mattarella ha dovuto ribadire “Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l'assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di Vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti". Punto, a capo. Inascoltato allora e verosimile inascoltato sarà oggi. 

Attenzione però, il primo monito del presidente è a monte del problema. Mattarella ha richiamato l’entrata in vigore dell’EMFA l’8 agosto dello scorso anno dove si richiedeva l’immediata applicazione di quanto disposto dall’Europa. In verità, come pure abbiamo ripetuto innumerevoli volte, le indicazioni dell’EMFA erano note da anni prima e, beatamente, le hanno ignorate tutti coloro che hanno dato vita a questo Cda il 26 settembre 2024. È pur vero che l’EMFA non prevede meccanismi retroattivi ma, non foss’altro per “garbo istituzionale” e rispetto del pensiero del Presidente e “recepimento politico” delle indicazioni fondamentali dell’EMFA, il 9 agosto qualcuno avrebbe almeno dovuto porsi il problema della sua permanenza in questo Cda: “Che ci faccio io ora quì?”.

Invece no, è rimasto tutto invariato: zero riforma, zero Vigilanza, zero presidente … zero e basta! Ma di questo zero, ribadiamo, non ne ha responsabilità solo il governo Meloni. Non ce la caviamo con la tiritera pur valida di “telemeloni”. Non è sufficiente e non ne usciamo se non cambia l’approccio, la cosiddetta “postura” politica. 

Sulla riforma ormai dimenticata ne ha grande responsabilità anche l’opposizione sia nel merito (vedi le proposte e gli emendamenti presentati dei quali abbiamo scritto lungamente) sia nella forma (tempi, si è cominciato a lavorare a maggio 2025, e modalità di elaborazione ovvero “due amici al bar, un mini gruppo omeopatico tra “esperti europei” e “professori” senza ombra di concorso). 

Sul tema Vigilanza poi, a nostro avviso, altro grande errore di valutazione: date le condizioni accettate (facciamo il cda e poi la riforma) era preferibile votare la Agnes come richiesto dal Governo oppure negarlo e fare le barricate per poi paralizzare l’organo parlamentare?  Ci potevano essere altre soluzioni? Ad esempio, si poteva “lavorare” ad un altro nome alternativo condiviso? Oppure, vista la determinazione ostinata del Governo, si potevano prendere iniziative significative come, ad esempio, far dimettere tutti i parlamentari di opposizione, vista la loro manifesta impossibilità ad esercitare il loro mandato istituzionale? A dicembre scorso si è sentito parlare di una “azione forte” dei partiti di opposizione che poi, a gennaio, si è trasformato in un blando comunicato come ormai siamo abituati a leggere da qualche settimana questa parte ad opera di un “consigliere” Rai a caso.

Nel frattempo, la Rai sbanda, barcolla e tentenna sotto i colpi dell’incapacità a proporsi in modo credibile. Rileggiamo qualche passaggio di quanto scritto nel famigerato documento del 19 febbraio 2025 “Linee Guida Editoriali” che, di fatto, mette nero su bianco, il “monumento funebre” al fallimento delle scelte editoriali (la famigerata “riforma per generi” già fortemente criticata dall’attuale DG Sergio, che peraltro, ci riferiscono, svanito nelle nebbie di San Marino) compiute nel recente passato la cui conseguenze sono tutt’ora visibili. In quel documento leggiamo di “… isolamento dei direttori di genere, costretti a operare senza poter condividere un’armonizzazione dei piani editoriali e dei contenuti dell’offerta e, come principale conseguenza, il fiorire di prodotti singoli non sempre congrui con l’identità dei canali e, dunque, non riconosciuti dalla platea già fidelizzata … eccessiva frammentazione dell’offerta complessiva causata dalla sovrapproduzione editoriale …” per poi concludere “Negli ultimi due anni peraltro il gruppo Rai ha perduto contro il competitor Mediaset nell’intera giornata, pur mantenendo il primato nel prime time, a causa di due fattori: la riduzione degli ascolti delle due generaliste minori (Raidue e Raitre) e la perdurante debolezza delle specializzate che non è soltanto questione quantitativa ma anche qualitativa: non è infatti solo il maggior numero di canali specializzati di Mediaset a fare la differenza ma soprattutto l’assenza di un’identità editoriale di tanti tra i canali tematici”. Amen!!! E i risultati di questo sfacelo lo vediamo tutte le sere: ieri su Rai Uno l’innumerabile replica di Montalbano, su Rai Due la trasmissione di gossip da ”buco della serratura” con ospite di apertura nientepopodimeno che Carlo Conti e su Rai Tre una fantasmagorico programma di intrattenimento pseudogiornalistico con un certo Cerno (vedere per credere) e la chiusura in bellezza con aggiornamenti insistenti su Garlasco, giusto per non far mancare nulla.

Ci avrebbe fatto piacere sapere “Mattarella pensaci tu” ma abbiamo seri dubbi che qualcuno ha voglia di ascoltarlo. Se lo hanno ignorato la prima volta, perché dovrebbero tenerne conto oggi? cosa è cambiato? che la Meloni è sotto schiaffo dopo i referendum? Che il “partito Mediaset” è allo sbando, costretto a “convocare” il suo leader ad Arcore per chiedergli conto del suo operato mentre il suo “uomo Rai”, ovvero Gasparri è stato indotto ad occuparsi di tutt’altre faccende affaccendato? Che la Lega e il suo ministro Giorgetti si mette di traverso sulla riforma e intanto “blinda” il suo uomo “in quota” Cecatto alla guida di Rai Way? Ci sembra tutto un po’ poco, pochino pochino.

bloggorai@gmail.com

Ps: Osservazione acuta last minute di un nostro molto autorevole lettore: "Ma non sarà che Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza Rai proprio perché non ha portato a casa il risultato Agnes presidente come il suo mentore Letta tanto desiderava?" 

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