La “notizia del giorno” è una non notizia, ovvero, per essere
più precisi, è una notizia ripetuta due volte e forse per questo ha un significato
molto particolare. Vediamo.
Giovedì 30 luglio 2025, Palazzo del Quirinale, il Presidente
Mattarella partecipa ad una cerimonia durante la quale sostiene “Il Regolamento
europeo sulla libertà dei media entrerà in vigore l'8 agosto e, da quel
momento, le sue norme saranno applicabili: riguarderanno - fra l'altro - le
questioni della indipendenza editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme
digitali, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico. Quest'ultimo,
è tema ancora più delicato, e richiama la assoluta necessità che le garanzie
predisposte dalla legislazione siano attuate e non eluse. Il quadro offerto
nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei
servizi radiotelevisivi sul tema di designazione del Presidente della Rai è
sconfortante. La libertà vive del funzionamento delle istituzioni, non della
loro paralisi". Chiaro e tondo, senza margini di interpretazione, un monito
valido per tutti.
Ieri, martedì 14 aprile, dopo 8 mesi, siamo fermi allo stesso punto e Mattarella ha dovuto ribadire “Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l'assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di Vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti". Punto, a capo. Inascoltato allora e verosimile inascoltato sarà oggi.
Attenzione però, il primo monito del presidente è a monte del problema.
Mattarella ha richiamato l’entrata in vigore dell’EMFA l’8 agosto dello scorso
anno dove si richiedeva l’immediata applicazione di quanto disposto dall’Europa.
In verità, come pure abbiamo ripetuto innumerevoli volte, le indicazioni dell’EMFA
erano note da anni prima e, beatamente, le hanno ignorate tutti coloro che
hanno dato vita a questo Cda il 26 settembre 2024. È pur vero che l’EMFA non prevede
meccanismi retroattivi ma, non foss’altro per “garbo istituzionale” e rispetto del
pensiero del Presidente e “recepimento politico” delle indicazioni fondamentali
dell’EMFA, il 9 agosto qualcuno avrebbe almeno dovuto porsi il problema della
sua permanenza in questo Cda: “Che ci faccio io ora quì?”.
Invece no, è rimasto tutto invariato: zero riforma, zero Vigilanza, zero presidente … zero e basta! Ma di questo zero, ribadiamo, non ne ha responsabilità solo il governo Meloni. Non ce la caviamo con la tiritera pur valida di “telemeloni”. Non è sufficiente e non ne usciamo se non cambia l’approccio, la cosiddetta “postura” politica.
Sulla riforma ormai dimenticata ne ha grande responsabilità anche l’opposizione sia nel merito (vedi le proposte e gli emendamenti presentati dei quali abbiamo scritto lungamente) sia nella forma (tempi, si è cominciato a lavorare a maggio 2025, e modalità di elaborazione ovvero “due amici al bar, un mini gruppo omeopatico tra “esperti europei” e “professori” senza ombra di concorso).
Sul tema Vigilanza poi, a
nostro avviso, altro grande errore di valutazione: date le condizioni accettate (facciamo il cda e poi la riforma) era preferibile votare la
Agnes come richiesto dal Governo oppure negarlo e fare le barricate per poi
paralizzare l’organo parlamentare? Ci potevano
essere altre soluzioni? Ad esempio, si poteva “lavorare” ad un altro nome
alternativo condiviso? Oppure, vista la determinazione ostinata del Governo, si
potevano prendere iniziative significative come, ad esempio, far dimettere tutti i
parlamentari di opposizione, vista la loro manifesta impossibilità ad esercitare
il loro mandato istituzionale? A dicembre scorso si è sentito parlare di una “azione
forte” dei partiti di opposizione che poi, a gennaio, si è trasformato in un blando
comunicato come ormai siamo abituati a leggere da qualche settimana questa
parte ad opera di un “consigliere” Rai a caso.
Nel frattempo, la Rai sbanda, barcolla e tentenna sotto i colpi
dell’incapacità a proporsi in modo credibile. Rileggiamo qualche passaggio di quanto
scritto nel famigerato documento del 19 febbraio 2025 “Linee Guida Editoriali”
che, di fatto, mette nero su bianco, il “monumento funebre” al fallimento delle
scelte editoriali (la famigerata “riforma per generi” già fortemente criticata
dall’attuale DG Sergio, che peraltro, ci riferiscono, svanito nelle nebbie di San Marino) compiute
nel recente passato la cui conseguenze sono tutt’ora visibili. In quel documento
leggiamo di “… isolamento dei direttori di genere, costretti a operare senza
poter condividere un’armonizzazione dei piani editoriali e dei contenuti
dell’offerta e, come principale conseguenza, il fiorire di prodotti singoli non
sempre congrui con l’identità dei canali e, dunque, non riconosciuti dalla
platea già fidelizzata … eccessiva frammentazione dell’offerta complessiva
causata dalla sovrapproduzione editoriale …” per poi concludere “Negli ultimi
due anni peraltro il gruppo Rai ha perduto contro il competitor Mediaset
nell’intera giornata, pur mantenendo il primato nel prime time, a causa di due
fattori: la riduzione degli ascolti delle due generaliste minori (Raidue e
Raitre) e la perdurante debolezza delle specializzate che non è soltanto
questione quantitativa ma anche qualitativa: non è infatti solo il maggior
numero di canali specializzati di Mediaset a fare la differenza ma soprattutto
l’assenza di un’identità editoriale di tanti tra i canali tematici”. Amen!!! E i
risultati di questo sfacelo lo vediamo tutte le sere: ieri su Rai Uno l’innumerabile
replica di Montalbano, su Rai Due la trasmissione di gossip da ”buco della serratura”
con ospite di apertura nientepopodimeno che Carlo Conti e su Rai Tre una
fantasmagorico programma di intrattenimento pseudogiornalistico con un certo
Cerno (vedere per credere) e la chiusura in bellezza con aggiornamenti
insistenti su Garlasco, giusto per non far mancare nulla.
Ci avrebbe fatto piacere sapere “Mattarella pensaci tu” ma
abbiamo seri dubbi che qualcuno ha voglia di ascoltarlo. Se lo hanno ignorato la
prima volta, perché dovrebbero tenerne conto oggi? cosa è cambiato? che la Meloni
è sotto schiaffo dopo i referendum? Che il “partito Mediaset” è allo sbando,
costretto a “convocare” il suo leader ad Arcore per chiedergli conto del suo
operato mentre il suo “uomo Rai”, ovvero Gasparri è stato indotto ad occuparsi
di tutt’altre faccende affaccendato? Che la Lega e il suo ministro Giorgetti si
mette di traverso sulla riforma e intanto “blinda” il suo uomo “in quota” Cecatto
alla guida di Rai Way? Ci sembra tutto un po’ poco, pochino pochino.
bloggorai@gmail.com
Ps: Osservazione acuta last minute di un nostro molto autorevole lettore: "Ma non sarà che Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza Rai proprio perché non ha portato a casa il risultato Agnes presidente come il suo mentore Letta tanto desiderava?"

Nessun commento:
Posta un commento