Nello sfavillante mondo del probabile, del possibile e del
necessario succedono cose non sempre facilmente spiegabili.
La settimana inizia in modo tanto turbolento quanto
interessante. La presunta “pace” ricercata invano dai due dementi guerrafondai è l’ennesima
patacca come è stata quella imposta a Gaza, utile solo a Israele per potersi “dedicare”
all’Iran e Libano nonché a proseguire gli insediamenti illegali in Cisgiordania
ed approvare la pena di morte solo per i Palestinesi. Fanno le guerre, se ne
fregano del diritto internazionale, spianano tutto e uccidono tutti e poi vogliono
imporre la “loro” pace. Qualcosa non torna.
In questa Europa, stamattina tutti o almeno tanti a “festeggiare” la sconfitta dell’orrido Orban, amico della Meloni, di Trump, di Netanyahu e di altri compagni di merende. Grosso modo, gli amici dei miei nemici sono anch’essi miei nemici. Ne siamo proprio sicuri che con il “nuovo ungherese che avanza” andrà meglio? Noi no, non tanto. Leggiamo sul Corriere di oggi: “Nonostante oltre due anni di campagna elettorale e un programma di 240 pagine i dettagli su cosa farà esattamente Magyar rimangono vaghi. Gran parte di ciò è voluto per non offrire appigli i suoi avversari che lo bollano come un servo di Bruxelles”.
Una domanda e un dettaglio di poco conto: chi è esattamente (ex delfino di Orban) e cosa farà nel dettaglio subito sui grandi dossier internazionali è una incognita notevole. E il canto felice delle varie Ursula Gertrud von der Leyen&C non ci tranquillizzano per nulla, anzi. Bloggorai non è mai stato un europeista convinto, poi di questa Europa, pallida e impotente, scomposta e individualista oltre ogni limite dove regna sempre “ognuno per sé e Dio per tutti” incapace di essere autonoma nei pilastri dell’economia, delle tecnologie, dell’energia e di quant’altro ancora.
Tanto per capirci. Oggi veniamo a sapere, ad esempio, che
la Francia sta sostituendo i sistemi operativi della sua pubblica amministrazione
passando da Windows (ovvero monopolio USA) a Linux (Open source gratuito) e così
via trotterellando. Da noi, in Italia, invece succede, come ha denunciato ieri
sera Report ieri sera, che è verosimile che “Meta interferì nelle elezioni del 2022” come
titola oggi La Sicilia dove leggiamo pure che “Il dipartimento tecnico del Garante
Privacy apprese le notizie sulle interferenze di Meta chiede un blocco urgente
ma Scorza e Ghiglia frenano invitando ad attendere le autorità europee. A metà
2023 in occasione delle elezioni regionali i tecnici riescono a far emanare un
provvedimento d'urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi e
propongono una multa da 75 milioni ma nonostante la multa venga abbassata a 25
milioni sia scorza che ghiglia votano contro il provvedimento”. Amen, come si dice
quando un consigliere a caso chiede qualcosa all’AD Rai: “faranno sapere”. Rimaniamo fiduciosi.
Per tutto il resto, negli ultimi tempi l’Europa si sente
solo quando parla di aumento delle spese militari e di difesa comune ed è
inetta e incapace di intervenire sui grandi conflitti in corso dall’Ucraina al Medio
Oriente mentre si lascia “bullizzare” dai due dementi guerrafondai.
Scendiamo di livello e arriviamo a casa nostra. In questi giorni
siamo anche noi “bombardati” di fatti concreti (aumenti dei costi) e notizie
inquietanti. Quando i ministri sono ottimisti e fiduciosi, ci parlano di “riserve”
sufficienti per qualche mese, dopo di che se, appunto, non “fanno la pace” ci dovremo
attrezzare con le candele e con i somari. In mezzo alle “bombe” economiche e
mediatiche, c’è la miccia sempre più corta delle prossime elezioni politiche tra
primavera e autunno 2027: sia i partiti di governo e sia quelli di maggioranza
sono alle prese con ardui dilemmi. Più ancora preoccupano quelli di opposizione
che ancora non hanno definito un programma politico e chi poi sarà la persona
chiamata a contende la Meloni: “Vassene il tempo e pur fugge tuttavia”.
Ancora un livello più in basso e arriviamo alla Rai. Già. Siamo
proprio al livello più basso: nel senso che ormai c’è così poco da dire che c’è
più da ridere (o, a scelta, da piangere). Da dove si vuole iniziare? Dalla riforma? non ne parliamo proprio, ci sono ben altre riforme da fare prima. Ieri sul Tempo è stato pubblicato un articolo a firma Bisgnani (uno che solitamente la sa lunga e la sa pure cantare) che non lascia molte speranze. Dagli ascolti
(Canzonissima ormai si perde tra le nebbie del sabato notte) o dalle repliche
delle repliche (Pretty Woman alla 33a volta)? Dalla “storia infinita” del Cda
anomalo senza presidente, monco, ai limiti della legittimità e ormai quasi
prossimo alla scadenza come lo yoghurt? Alla famigerata “Digital Media Company”
(mai specificata “di Servizio Pubblico”) che nessuno sa più bene cosa sia e di cosa si
debba occupare? Di Rai Way, della sua CDN distinta e diversa da quella Rai e
dei suoi “Data Center” o, peggio ancora, del fantomatico “Hyperscale” di Pomezia
che lo stesso Ad Rai Rossi ha detto che non sono noti i tempi e i costi (e, aggiungiamo
noi un dettaglio non da poco: i futuri clienti)? Di “piani” improbabili o inesistenti
(uno vale per tutti: quello editoriale sull’informazione …vedi il “caso” Vespa)???
bloggorai@gmail.com
Ps: oggi abbiamo trovato un interessantissimo articolo sul Sole dal titolo "La nuova seduzione non parla ai Clienti ma agli Algoritmi". Ne parleremo.

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