Nel gennaio 1996, trenta anni addietro, sul sito di Microsoft
Bill Gates ha scritto “Content is the King. “Il contenuto è dove mi aspetto
che verranno fatti più soldi su Internet, proprio come accadeva nelle
trasmissioni radiotelevisive. […] Le opportunità più ampie, per la maggior
parte delle aziende, riguardano la fornitura di informazioni o intrattenimento.
Nessuna azienda è troppo piccola per partecipare.
Una delle cose interessanti di Internet è che chiunque,
con un PC e un modem, può pubblicare qualunque tipo di contenuto. Internet
permette anche di divulgare informazioni in tutto il mondo a costo zero, o
quasi, per l’editore. Le opportunità sono notevoli, e molte aziende stanno
gettando le basi per la creazione di contenuti per Internet”.
La “profezia” si è avverata, almeno in buona parte. I contenuti
però sono anzitutto prodotti da soggetti e poi sono distribuiti in rete. Produzione
e distribuzione si associano in modo perfetto ed è anche per questo che Bloggorai mantiene il focus su Rai Way. Conoscere e ragionare sulle loro
sfere di influenza reciproca, sugli ambiti e sugli interessi geopolitici che rappresentano
può essere un momento di assoluto rilievo strategico, più ancora che ragionare
sugli ascolti di Canzonissima, della 33a replica di Pretty Woman o altre amenità dentro e fuori la Rai, cioè
parliamo della famigerata e fantasmica Digital Media Company.
Ieri vi abbiamo accennato ad un interessante articolo comparso
sul Sole 24 Ore a firma Francesco Giorgino. Attenzione, la firma in calce non è
quella di Direttore dell’Ufficio Studi Rai ma di “Professore LUISS di marketing e
Comunicazione”. Ci mancherebbe, va bene così, ognuno espone la merce di cui dispone
e per lui, in questo momento, la “merce” LUISS è più pregiata di quella Rai. Ciò
detto, il titolo ci ha incuriosito “Le nuova seduzione non parla ai clienti
ma agli algoritmi” dove leggiamo “…nell’era digitale disintermediazione
e rimediazione non sono la stessa cosa … l’intelligenza artificiale ha prodotto
un cambio di paradigma nel marketing. Non basta più operare sul terreno della
comunicazione di brand e prodotto per farsi scegliere dai consumatori …occorre
farsi scegliere da quegli algoritmi che consentono l’adozione di sistemi di
raccomandazione nell’acquisto di beni o servizi o nella fruizione di contenuti”.
Interessante: non lo ha scritto Bill Gates e lo spunto sembra ripreso da due ricercatori USA ma ne teniamo conto.
La curiosità ci riporta ad un tema che Bloggorai ha affrontato
nel passato: la proprietà e l’uso degli algoritmi di profilazione degli utenti
di Rai Play. Si tratta della “merce” oggi forse più preziosa: sapere usi, stili
di vita, movimenti e preferenza del proprio pubblico, ovvero si tratta di
gestire “dati” personali ovvero il “petrolio” della comunicazione digitale. Conoscere
e controllare i dati dei tuoi utenti (e magari quelli della concorrenza) pone
grandi sfide per “vendere” meglio i contenuti ovvero il prodotto televisivo sia nel broadcast digitale terrestre sia nel Web. Tanto
per intenderci: Sanremo ha generato 65 mln di ricavi pubblicitari ripartiti con
l’85% circa dal broadcast e il restante dal web dove però la differenza tra
numeri di “contatti” è molto rilevante: gli ascolti sono assestati su una media
ci di circa 12 mln mentre nel “digital”, le “video views” e le iterazioni social
sono rispettivamente di circa 400 e 100 milioni con utenti prevalentemente “giovani”.
Nei giorni scorsi l’AD di Rai Pubblicità Luca Poggi ha dichiarato al Sole “Anche
grazie a Rai Play maggiore presa sui dati”. Dunque saranno i “dati” in possesso
della Rai al centro del nostro interesse per i prossimi post.
Ecco che torniamo all’inizio della nostra proposta di
ragionamento e approfondimento. Data center, Hyperscale, Big Data, CDN proprietaria
o in affitto, rete unica nazionale, sovranità digitale e infrastrutture di
interesse strategico e quindi “polo delle torri” tra Rai Way e Ei Towers costituiscono
i termini fondamentali, capisaldi della trasformazione del Servizio Pubblico
che oggi appaio forse più rilevanti della “trasformazione istituzionale”. In altri
termini: se non sappiamo cosa farne, se non sappiamo condurla e non sappiamo
dove dirigerla cosa ne facciamo della “macchina” Rai? Abbiamo la forte
impressione che mentre ci si balocca tra Vigilanza che non si riunisce,
presidenti pro tempore e Cda Rai inchiodato alla poltrona comodamente in attesa
della sua scadenza, la riforma Rai dispersa nelle nebbie, il mondo reale va avanti a velocità impressionante. Ieri abbiamo
saputo che mentre qualcuno si balocca con “data center” lillipuziani, omeopatici,
in altre parti del mondo succede che “Kepler Communications guida la nascita
dell'informatica orbitale distribuita, con un cluster di 40 processori NVIDIA
Jetson Orin su 10 satelliti interconnessi via laser — un modello radicalmente
alternativo ai tradizionali data center terrestri”. Come abbiamo scritto, il futuro
della Rai è dietro, molto dietro le sue spalle. Basti pensare che il famigerato
Hyperscale proposto recentemente da Rai Way era stato “concepito” alcuni anni addietro,
ci dicono in “era Mancino” e che, secondo quanto dichiarato all’ANSA dall’AD Rai,
Giampaolo Rossi, non si sa se e quando potrà essere realizzato, con quali costi
(abbiamo letto di circa 400 mln) e anzitutto con quali clienti.
bloggorai@gmail.com
.jpeg)
Nessun commento:
Posta un commento