venerdì 22 luglio 2022

Rai: prende forma la Grande Minaccia

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Siamo stati facili profeti da maggio dello scorso anno e lo saremo ancora di più nei prossimi tempi nel definire il tema canone Rai come la madre, il padre, lo zio, la sorella e il cugino di tutti i problemi del Servizio Pubblico dove non ci sono Contratti di Servizio, Piani industriali o immobiliari che tengono. Chiacchere inutili buone per un convegnetto da otto amici se non proprio al bar magari in qualche sito istituzionale. Se crolla o si incrina il pilastro fondamentale sul quale regge tutto l’edificio del Servizio Pubblico viene giù tutto.

Anche un piccolo petardo nel silenzio della notte può diventare un botto clamoroso. È appena uscita una notiziola, riportata InvestireOggi, che parla di una proposta di ridefinire il canone Rai su base regionale. A questa geniale quanto ancora fumosa idea della quale siamo in caccia di informazioni più dettagliate, sembra che abbia dato un contributo il consigliere Rai Igor De Blasio, in quota Lega. E la cosa spiega cosa.  Siamo nel pieno della campagna elettorale prima ancora che abbia inizio. Provate a digitare su Google “Salvini e canone rai” e nella migliore delle possibilità esce fuori “Pagare il canone Rai? Ma non ci penso neanche. Io non ho il televisore. Arriva il bollettino da una vita e faccio la raccolta differenziata, da buon cittadino". (Ansa, ottobre 2015). Magari, nel frattempo, potrebbe aver cambiato idea e aggiustato il tiro. Il bello è che si trova in ottima compagnia di due gentiluomini come Renzi e Calenda: il primo vorrebbe abolire del tutto il canone Rai e il secondo vorrebbe privatizzare completamente l’Azienda (leggete questo divertente siparietto tra Anzaldi e Calenda: https://www.ilfoglio.it/politica/2018/01/05/news/calenda-smonta-le-promesse-del-pd-sul-canone-rai-171759/ ). Da tenere bene a memoria per i prossimi dibattiti elettorali.

Come ormai noto pure ai muti e ai muri, dal prossimo anno la riscossione del canone dovrebbe avvenire in modo diverso da quello attuale e il bello à che nessuno sa ancora come potrà avvenire. Da oltre un anno tutti sanno del pericolo incombente e nessuno parla. Il primo muto è stato il Governo che non ha perso occasione di glissare sull’argomento per bocca del ministro Giorgetti/foglietti e, a seguire, muti tutti i suoi compari dove spicca per particolare evidenza l’AD Rai che è ancora in attesa di una risposta dalla senatrice Fedeli in Vigilanza che, a sua volta, aveva chiesto lumi lei a lui e ancora la scenetta viene proposta alle scuole di comicità surreale. A farla breve: la minaccia è grave ed imminente e la gravità è ancor più nella mancanza più totale di proposte alternative che nessuno, nessuno, finora ha avanzato.

Ci sarebbero diverse possibilità: riscuotere il canone attraverso in aggiunta alla tassa sull’automobile, oppure sull’uso di una abitazione che sia in proprietà o in affitto, oppure abolirlo del tutto (vedi Francia e Gran Bretagna) per farlo rientrare in una sorta di “fiscalità generale”. Infine, ora è spuntata questa idea del canone regionale che tanto bene si adatta alla visione delle Regioni con sempre maggiore autonomia amministrativa. Le prime due ipotesi si configurano ovvero verrebbero percepite come un aumento della tassazione specifica e quindi difficili da “comunicare” ai cittadini che già per conto loro sono sufficientemente tartassati. La terza appare assai pericolosa in quanto spingerebbe ulteriormente il Servizio Pubblico nelle braccia del controllo governativo che, in assenza totale di una nuova lege in grado di superare la 220 del 2015, potrebbe configurare di fatto una Tv di Stato. La quarta ipotesi della quale non siamo ancora stati in grado di sapere/capire le sue finalità, prefigura una visione del Servizio pubblico spezzato in due tronconi, editoriali e amministrativi, che mimano profondamente la sua attuale concezione come disposta dall’attuale Contratto di Concessione.

Il Governo Draghi ci lascia tante eredità: questa è una chicca della quale gli siamo eternamente grati.

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