sabato 16 novembre 2019

Perle di saggezza


Il gatto felice ringrazia della giornata di pausa di ieri.
Ora torniamo alle cose più o meno serie. La prima: oggi compare un interessante trafiletto sulle colonne di Repubblica firmato Aldo Fontanarosa e riguarda l’AgCom. Si legge che il presidente in carica Angelo Cardani lamenta la “mortificante prorogatio” imposta di partiti che non riescono a trovare l’accordo per la nomina del nuovo presidente (i commissari sono nominati dal Parlamento) e, notare bene, lancia l’allarme su alcune candidature che girano (ne abbiamo scritto anche su questo blog). Si legge poi “ Invece all'orizzonte ci sono nomi che «fanno diventare il concetto di indipendenza una barzelletta». Il riferimento, forse, a candidature di parlamentari che fanno parte dei partiti di Governo e, forse, magari proprio a quello che sembra essere più quotato …appunto … ”in quota” al PD.

Tutto torna. Si tratta di un ragionamento che viene da lontano ed è lo stesso pensiero che ha prodotto la nefasta Legge del 2015 che mette la Rai sotto il tallone di ferro del Governo. L’AgCom è (o dovrebbe) essere una autorità indipendente di regolazione, controllo e garanzia. È (o dovrebbe) essere una specie di vigile urbano che dirige il traffico, eroga le multe, determina le aree dove è vietata la sosta. Per chi lo avesse dimenticato, fra poco più di 45 giorni inizia la delicatissima fase di transizione al DVB-T2 dove quanto mai il ruolo dell’AGCom potrà e dovrà essere determinante per il corretto rispetto delle regole. Il capo dei vigili urbani, in questo caso, che garanzie di autonomia potrebbe dare se è espressione diretta del Governo in carica, specie se, come spesso accade, questo è in balia delle onde e pochi sono in grado di scommettere dollari sulla sua durata. Per quanto ci riguarda, condividiamo la preoccupazione di Cardani sia per quanto riguarda il ritardo sia per quanto riguarda il principio di indipendenza.

Siamo sospettosi e complottisti per natura: vediamo trame oscure dappertutto. Però difficile essere neutri e non accorgersi che certi fenomeni difficilmente avvengono per caso. Anzitutto il trafiletto di oggi. Il collega che ha firmato la nota (poche righe) è solitamente bene informato e un pezzo del genere, solitamente, non scende dall’albero delle pere. Poi, come abbiamo scritto in epoca non sospetta, questa nomina, insieme a quella del sottosegretario alle TLC (nonché di tutte le partecipate dello Stato che avverranno a partire dai primi mesi del prossimo anno) sono un campo di battaglia dagli esiti molto incerti dove i partiti (già) non hanno le idee chiare oppure, se le hanno, pensano più a posizionare un proprio uomo (e perché non donna?) piuttosto che a cosa si dovrà fare nel prossimo futuro. Più o meno come avviene in Rai dove siamo ancora in attesa di sapere qualcosa sulla crisi degli ascolti (in un recente CdA sul tema è stato deciso il “monitoraggio” ::J) come pure cosa succederà con i due canali, inglese e istituzionale, che potrebbero e dovrebbero partire già da ieri.
Staremo a vedere, ma se pensiamo pure al rumore in corso sul futuro della Rai, al canone in particolare, un filo di preoccupazione rimane.

Veniamo alle amenità. Leggiamo sul sito dell’Ufficio Stampa Rai “Lo show di RaiPlay è da molti considerato un progetto tra metatelevisione e avanguardismo: un laboratorio sperimentale che restituisce la leggerezza dei varietà di una volta con i ritmi dell’era digital. Il gradimento è stato del 90% nelle interazioni social con giudizi positivi.
Nella giornata di ieri la diretta esclusiva su RaiPlay di Viva RaiPlay! ha generato circa 57000 interazioni social. Instagram è stata la piattaforma più utilizzata con il 60% di interazioni. Altro dato positivo di #Fiorello è che è riuscito a unire tutte le generazioni, facendo conoscere nuovi cantanti al target adulto, unendo figli e genitori nella scoperta della “nuova piattaforma”.” E ci chiediamo : ma chi scrive queste perle di saggezza? Un novello McLuhan? E poi ci chiediamo: ma perchè non è stato fatto prima? E poi ancora ci chiediamo: ma non erano oltre 12 milioni gli iscritti alla piattaforma? Qualche conto non torna. E poi andiamo a leggere Claudio Plazzotta su Italia Oggi di questa mattina che “Il digitale non premia Fiorello”. Non ci volgiamo imbarcare nella contesa sui numeri (e pure ci sarebbe molto da dire) ma osserviamo semplicemente che “la “metatelevisione e avanguardismo” di cui sopra si riferiscono, forse, al fatto che manca l’accento su “meta” cioè “metà” perché forse, l’altra metà, vede altra televisione. Che poi il comico siciliano possa essere identificato con “l’avanguardismo” è una felice scoperta, molti non se ne erano accorti.

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