domenica 24 novembre 2019

La Battaglia

Questo piccolo blog si può vantare, qualche volta, di fare scuola. Questa mattina, il solito bene informato Mario Ajello sulle colonne del Messaggero chiude il suo pezzo con “La battaglia è solo all'inizio” e si riferisce a quanto potrebbe avvenire a partire da domattina in Vigilanza con l'audizione dell'AD Salini per poi proseguire in Cda il prossimo giovedì. (vedi post di ieri)

Benvenuti nel club di quanti avvertono sulle difficoltà e le confusioni che albergano anzitutto nella politica, nei partiti esattamente (e al loro interno più specificamente). L’articolo citato ripropone ancora una volta la nauseante minestra dei nomi che potrebbero essere presentati in Cda per le nuove direzioni, sia quelle “in vigore” con l’uscita di Freccero, sia quelle previste dal Piano Industriale. Viene da pensare e supporre che ogni volta che si legge un titolo del genere “Politica e informazione Rai, guerra sulle nomine i dem si riprendono il Tg3” c’è qualche telespettatore indignato che corre a fare un abbonamento a qualche Netflix o Amazon Prime  e magari poi il Tg se lo vedono su SkyNews24 oppure l’approfondimento giornalistico lo fanno con le maratone di Mentana. 

Questa sensazione fa venire l’orticaria a chi crede ancora alla funzione prevalente e insostituibile del Servizio Pubblico. Lo abbiamo scritto e lo ripetiamo: le nomine non è scritto da nessuna parte che debbano essere fatte per forza con le sole risorse interne che pure ci sono e vanno sempre valorizzate invece che, come talvolta accade, abbandonate nello sgabuzzino e poi buttata la chiave. Attenzione all’accento: non con le “sòle” come si dice a Roma. Non è scritto da nessuna parte che appartenere ad una “quota” di un partito sia garanzia di capacità, autonomia, esperienza e professionalità. Per non dire poi di un tema che ormai rischia di diventare da “prima repubblica”: la trasparenza. Siamo tutti in attesa di sapere come e quando  finora è stata applicata negli ultimi 18 mesi. Se non si riesce a trovare il candidato migliore all’interno, lo si può cercare all’esterno: provate a pensare che segnale devastante nei confronti dei partiti che si vogliono “riprendere” qualcosa in Rai!!! Ma per questo ci vuole coraggio e, per quanto ne sappiamo, non ne gira granchè.

Veniamo a notizie hard core. Ieri un nostro lettore molto attento al tema risorse, ci allertava su quanto potrebbe avvenire a partire dalle prossime settimane sul canone. La lettura incrociata di quanto emerge dalle ultime dichiarazioni di esponenti politici spiana la strada ad un rischio sempre più forte di rivedere, anche per quest’anno, l’esproprio dell’extraggettito. E fin qui, avverte il nostro lettore, potrebbe quasi essere considerato il male minore, purché almeno rimanga salvo il canone per intero, cosa tutt’altro che scontata. Che si tratti di argomento esplosivo ce lo ricorda stamattina il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia del PD sulle colonne del Gazzettino di Venezia, a firma Alvise Fontanella “Questa Rai è simbolo del fallimento della vecchia televisione. Le tv locali in Veneto hanno fatto quello che dovrebbe fare il servizio pubblico. Hanno raccontato l'alluvione e le sofferenze di Venezia, facendo un servizio pubblico che avrebbe dovuto fare la Rai.. ” per poi concludere a palle incatenate “L'attuale assetto non è più accettabile: sosterrò tutti coloro che in Parlamento chiedono che una quota del canone Rai, il 10%, vada al sostegno del pluralismo e dell'informazione oggi assicurata da tv locali, giornali e siti locali”. Ecco, appunto, tanto per ricordare che la guerra è appena all’inizio. Superfluo ricordare che il canone, la componente fondamentale delle risorse Rai, è il pilastro del suo funzionamento e la benzina per il suo percorso. Superfluo ricordare che il Piano Industriale dovrebbe poggiare almeno su questa certezza, visto che l’altra risorsa è traballante e incerta nonché tendenzialmente in riduzione. Giova ripeterlo: la riorganizzazione interna prevista dal Piano non è e non potrà essere sufficiente a ridefinire la missione del Servizio Pubblico che continua ad essere il cuore del problema della Rai rispetto al suo pubblico, rispetto al ruolo che deve assolvere nel Paese. Ma, evidentemente, per queste considerazioni i lobi cerebrali del Governo non sembrano proprio in connessione tra loro ed ognuna tra le tante parti in causa è avviluppata nei propri meandri senza connettersi con le altre.

Infine, una notarella di colore editoriale. Sta per chiudersi la quarta edizione del “Il Collegio” in onda su Rai Due. Sollecitati da tanto entusiasmo dei numeri come leggiamo pure stamattina sul Messaggero a firma Tiziana Lupi siamo andati a vedere di cosa si tratta. Chi vi scrive è padre e nonno e in casa transitano spesso e volentieri decine di “giovani” di varie estrazione e provenienza sociale, geografica e culturale. Bhè, se i ”giovani” protagonisti nel programma dovrebbero rappresentare il resto dei loro coetanei nazionali, siamo messi maluccio. Provate ad immaginare di avere un figlio del genere in casa e poi ne parliamo. Per carità,è solo opinione personale, mentre i numeri forse danno ragione alla Rai che considera il programma “un vero e proprio esperimento televisivo e sociale”. Auguri.
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