lunedì 11 novembre 2019

Il tempo

Anzitutto un doveroso riconoscimento ad una donna del Servizio Pubblico che ci mette la faccia (insieme alla sua esperienza e professionalità indubbia e ampiamente riconosciuta, della quale raramente si è letto essere in “quota” a qualche partito): Elena Capparelli, direttrice di Rai Play. Questa mattina, la sua ampia  e interessante intervista su Libero Quotidiano. Leggiamo un paio di passaggi: “Noi siamo il servizio pubblico e non inseguiamo nessuno” e poi “Noi dobbiamo svecchiare il percepito della Rai offrendo una offerta coerente con la nostra mission. Ci saremo con il nostro passo e la nostra storia”. Ci mettiamo la firma subito! Con buona pace di quanti hanno titolato e vagheggiato RaiFlix, non molto tempo addietro e su questo sogno (incubo) hanno impostato una parte del loro progetto di Rai. Elena ha riportatola riflessione al centro reale del dibattito,come anche in questo piccolo blog abbiamo cercato di fare: cosa è e cosa dovrebbe essere il Servizio Pubblico, come si esplicita la sua missione, in che modo questa viene percepita e condivisa da coloro a cui si rivolge i cittadini abbonati. Da questo punto di vista, grazie alla Capparelli per i contenuti che ha espresso e ancora grazie perché lo ha fatto pubblicamente, come raramente avviene per molti dirigenti Rai. Dobbiamo però aggiungere una chiusa finale che lascia alquanto perplessi: "al nuovo Cal Center di RaiPlay abbiamo ricevuto 600 telefonate .. stiamo alfabetizzando l'Italia" ... come??? abbiamo letto bene : 600 persone e alfabetizziamo l'Italia? 

Nel merito, però, ci sono alcune osservazioni e per essere meglio centrati sul tema riproponiamo di leggere attentamente la varie parti che compongono il report settimanale di Auditel Standard Digitale 


Ad un certo punto dell’intervista si solleva il problema del tempo dei telespettatori (e anche questo concetto andrà ridefinito puntualmente) che non è una variante neutra nella competizione sia a riguardo dei contenuti, sia a riguardo delle piattaforme di fruizione. Non è un caso che il Report Auditel, assegna alla variabile “tempo “ una posizione rilevante. Il documento contiene le rilevazioni Legitimate Stream (visualizzazioni editoriali e pubblicitarie per almeno 0,3 sec. da ciascun device) e la variabile fondamentale è il tempo impiegato dall’utente per la fruizione del contenuto. Infatti, si misurano i LS per fascia oraria nel giorno medio, per classe di device e modalità di visione, il TTS (Totale Tempo Speso), l’ASD (Average Streamn Duration) per classe di device e modalità di visione e, infine, i LS per editore e canale (dove Rai rimane staccata di diverse lunghezze).

Tutto questo porta a dire che la “risorsa tempo” (come pure quella economica, visto che comunque le connessioni hanno un costo, compresa quella di RaiPlay) impiegata dagli utenti non è illimitata e sarà sempre più la capacità di attrazione, di sottrazione rispetto ai concorrenti,  il vero campo di competizione nell’arena del passaggio dal broadcast al broadband. 

Come noto, un pilastro della forza di attrazione delle diverse piattaforme Web consiste nella capacità di proporre un offerta “modellata” sulle sensibilità, sui gusti e le preferenze dei telespettatori attraverso l’uso degli algoritmi di profilazione. Per quanto noto, i dati di cui dispone Rai sono relativi alle registrazioni on line degli utenti (oltre 12 milioni). Ma non si sa pressoché nulla (almeno formalmente e pubblicamente) su chi sono, cosa fanno e come impiegano il loro tempo. Evidente che si tratta di “dati sensibili” e lo sono ancor più laddove questi dati possono essere impiegati anche nella loro “lettura” sociale e politica. Tanto per intenderci: una fiction non è neutra rispetto alla narrazione del Paese. Il linguaggio,i personaggi, le trame e perfino le location esprimono una visione della società piuttosto che una di segno opposto. Ecco che si evidenzia un tema problematico per il Servizio Pubblico. Come verrà “modellata” l’offerta editoriale della piattaforma Rai che vorrebbe competere con i colossi OTT?  Quali saranno i contenuti proposti sia nel versante dell’originalità sia nel versante della contemporaneità (informazione live)? Al momento, Rai Play è molto forte nella library ma di nuovi contenuti (costosi e necessariamente competitivi) ci sono solo alcune buone intenzioni a fronte di risorse economiche scarse. Comunque, diamo atto che il tema RaiPlay è una chiave di ingresso nel nuovo mondo della rete che prima non era stata adoperata. Vedremo da ora in avanti quali saranno i passaggi successivi.

Per completare la giornata, proponiamo la lettura di Repubblica Affari& Finanza, a firma Andrea Frollà, oggi in edicola con due titoli significativi: “Televisione a misura di piattaforma anche l'Italia diventa terra di caccia” e “La strada è segnata "L'online trionferà perché interattivo” dove si legge “C i sarà una guerra totale tra tradizione e innovazione ma non credo che ci siano margini per un equilibrio e sono convinto che alla lunga lo streaming trionferà. Negli Stati Uniti c'è già stato il sorpasso dell'online sull'offline sui contenuti on demand. Per quel che riguarda lo streaming live, ci vuole più tempo ma in ogni caso non intravedo (Guido Giommi, presidente di Le Fonti) l'esistenza di modelli ibridi perché Internet offre possibilità incomparabili rispetto a quelle offerte dalla televisione tradizionale. C'è da aspettarsi una fase di transizione però nel lungo periodo il dado è tratto». Dopo aver scardinato il mondo televisivo a suon di serie televisive, film, documentari ed eventi on demand, lo streaming travolgerà prima o poi anche il mondo delle dirette televisive”. Il dibattito è solo all’inizio.
bloggorai@gmail.com

1 commento:

  1. A proposito di streaming contro broadcasting: è molto probabile per non dire certo che alla lunga (ma quanto lunga?) vincerà il primo. Ma il problema per i servizi pubblici non è tanto presidiare la vecchia tecnologia quanto la "vecchia" competenza editoriale nella diretta e nella gestione degli eventi. Andrea Melodia

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