venerdì 22 novembre 2019

Opacità e trasparenza

Hug the shore, let others try the deep
Anzitutto per i lettori di questo blog: due grazie! Il primo è per aver continuato nei giorni scorsi a cercare il post quotidiano anche quando non abbiamo scritto nulla (segnalato  un picco di ascolti: potenza del Web!) e poi perché questa notte abbiamo registrato il superamento di 45 mila visualizzazioni !!! Grazie a tutti voi: questo basta e avanza per farci proseguire !!!

Da oltre un anno abbiamo cercato costantemente di concentrarci sui quattro pilastri che sostengono  il Servizio Pubblico: la sua Missione, il suo modello di governance, le risorse economiche e le tecnologie con le quali si esercita la sua attività. Inoltre, ci siamo spesso e volentieri impegnati a capire  a valutare il suo progetto di sviluppo prossimo venturo non solo e non tanto per come emerge dal Piano industriale. Abbiamo, infine, sollevato le grandi crisi: la prima di credibilità, di autorevolezza, e poi delle risorse, del canone, degli ascolti e della trasparenza per tutto l’operato della Rai. Insomma, abbiamo cercato sempre di tenere alto il volume dell’attenzione sui contenuti, sulle grandi sfide. 

Succede poi che siamo indotti ad occuparci di bassa cucina, di scantinati bui e polverosi. L’arma di distrazione di massa sulla possibile riduzione o abolizione del canone è stata caricata a pallettoni e su cosa ora si vanno a concentrare gli amministratori di Viale Mazzini? Sulle nomine delle quali qualcuno si attende che ci sia “trasparenza” sono le stesse  oggetto quotidiano, quasi orario, di mercato tra i vari partiti interessati ad avere Tizio o Cacio in propria “quota”… 
ATTENZIONE: l’arma del canone è puntata direttamente contro il Piano Industriale: come si può immaginare che le pur già scarse risorse possano essere sufficienti a sostenerlo se pure la sua componente economica fondamentale è minacciata? Come si fa far diventare la Rai una Media company? Facciamo una colletta tra i pensionati?

Succede che quando la somma delle opacità è superiore a quella delle trasparenze il risultato è nebbia, confusione, o qualcosa di peggiore, di indefinibile. Siamo tentati di non occuparcene e lasciare che ognuno sia artefice del proprio destino, ma quando in gioco c’è, appunto, il sentimento generale che si avverte verso ciò che succede a Viale Mazzini e dintorni, difficile rimanere alla finestra e stare solo a guardare. In Ordine: provate a ricostruire, per quanto possibile, la storia dell e presunte aggressioni informatiche ai server Rai e la storia di Ranucci. Provate a digitare su Google “Salini e conflitto di interessi” e vedete cosa viene fuori. Oppure (nulla a che vedere con la cronaca e personaggi citati) cercate di capire perché e per come una società esterna alla Rai si è aggiudicata una commessa da un 1,5 milioni di euro solo per “elaborare progetti strategici” relativi alla applicazione del Piano Industriale quando pure è stato nominato appositamente un direttore “Transformation Manager”. Infine, guardate il video su Striscia la Notizia di domenica e leggete le “note” Rai (attenzione: non comunicati Stampa come si dovrebbe, sul sito dell'Ufficio Stampa Rai non c'è una parola) e fatevi la vostra idea. Tutto questo si riflette su quanto dovrà avvenire prossimamente: leggete Alberto Maggi su Affariitaliani.it di ieri per capire perché e per come a volte, quando si chiede di difendere il canone solo per i principi (sacrosanti) diventa assai difficile (vedi articolo di oggi su Il Manifesto con i soliti numeri). Allora, proviamo ad immaginare i consiglieri di amministrazione che dovranno esaminare i CV dei candidati a diventare SuperDirettori con SuperBudget della SuperAzienda per fare i SuperProdotti … (viene da pensare al film Amici Miei!!!).

Quando succedono fatti o si determinano situazioni complesse i comunicatori delle grandi Aziende tendono più a cercare di non far circolare notizie piuttosto che il contrario. Molti sperano che, in situazione di crisi aziendale, il silenzio e il tempo siano la strategia migliore per gestire i conflitti. Non sempre è una strategia vincente ma, per la Rai, per il Servizio Pubblico, dovrebbe essere proprio vietato. La comunicazione corretta, affidabile, aperta e trasparente è un dovere. Sempre e per chiunque. 
bloggorai@gmail.com

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