martedì 5 novembre 2019

Pecunia non olet


Il post di ieri ha avuto un considerevole successo, sta a dire che i nostri lettori sono attenti e molto interessati quando si parla di progetti, di futuro, di visioni. È un vero piacere questa constatazione ed è una spinta a proseguire questo blog. Grazie!

Oggi ci sono molte cose che bollono in pentola e proprio la loro somma, o la loro sottrazione, compone il mosaico del progetto che c’è o che non c’è. Partiamo da un pilastro di ogni qualsivoglia idea di costruzione di qualcosa: le risorse. Ieri il Cda ha approvato un bond di 300 milioni. Un prestito obbligazionario finalizzato a reperire liquidità (i soli che ne parlano sono Veronica Marino di ADN e  il Sole 24 ore e non ci dice nulla sulla destinazione d’uso) come fatto in precedenza da Gubitosi e, secondo una nostra fonte, c’è il sospetto che questa nuova emissione possa servire a tamponare proprio quella precedente. Ancora una volta, dunque, rimane centrale il tema di come si possa o si voglia impostare un modello di sviluppo dell’Azienda a partire dal “cemento” finanziario. Il Piano industriale a questo proposito (lo abbiamo scritto tante volte) è fragile. Il suo valore complessivo per impegni di spesa allo sviluppo di iniziative strategiche è di 370 milioni per il prossimo triennio (200 tecnologie e immobiliare, 40 documentari, 60 nuove offerte di servizio pubblico e 70 offerta digitale) mentre le risorse per il finanziamento sono per 130 milioni (100 da efficienza, 15 razionalizzazione appalti e compensi e 15 razionalizzazione organico dirigenziale - !!! -). Il tutto a fronte di un  contesto di ricavi da canone stabile (potenzialmente scippato dell’extragettito) e un flusso di ricavi da pubblicità tendenzialmente negativo. Le prospettive di bilancio per il prossimo anno dicono numeri negativi. Non c’è affatto da stare allegri. Ed ecco che allora, si butta la polvere sotto il tappeto e si lanciano armi di distrazione di massa, tanto per non gettare nello sconforto amici, parenti e conoscenti.

Lo ammettiamo, viviamo in mondi diversi e non ce la facciamo ad associarci al coro dei tanti colleghi della carta stampata (frasi da collezionare e ricordare) che gongolano per il primo risultato di Fiorello. Per quanto ci riguarda (parere personalissimo non condiviso da oltre 6 milioni di persone) abbiamo visto un fritto misto di basso livello, spezzatino di tante cose più o meno divertenti ma mai colpi di scena. Battutine di basso profilo sul PD e robetta simile. Ma partiamo da un titolo di coda che ci consente di rimanere sul binario dei costi e dei conti. Il Fatto Quotidiano di oggi esalta la genialità del “comico” nazionale per il fatto di essere sparito dagli schermi e poi riapparso  su quelli Rai. Già … che genio !!! … vorrei vedere se dietro il compenso di 10 milioni di euro (per quanto ci risulta da nostre fonti, al momento impossibile da verificare con scritture contabili, visto il segreto posto sul relativo contatto)  qualcuno di voi al posto suo non avesse avuto la voglia di tornare sul palco  per riprendersi una posizione di mercato pronta ad esser utilizzata dal prossimo migliore offerente. Da non dimenticare che Fiorello appartiene alla nobile scuderia di un nobile agente, un certo Lucio Presta, che non troppi giorni addietro è stato il regista della Leopolda e che ha già le mani in pasta del prossimo Sanremo, condotto da un certo Amadeus appartenente alla stessa scuderia insieme a tanti altri personaggi amici e lontani che gli ronzano intorno. Alla domanda specifica fatta in conferenza stampa di RaiPlay sul suo contratto e relativo costo, l’AD si è trincerato in un imbarazzante borbottio. Invece di tirare giù le cifre e rivendicare la giustezza e la convenienza, qualora ci fosse, di assumere Fiorello ha sussurrato di fumosità riservate di costi industriali. Se la cifra è congrua e giustificata, non c'è motivo al mondo per non renderla pubblica, considerando che sono soldi pubblici ed a quello stesso pubblico che lo ha visto gli va reso conto dei soldi pagati con il canone.

Chercher l'argent ci proponeva ieri un nostro lettore. Ha ragione. Il gioco dei numeri importanti è questo e non è il numero dello share o dei telespettatori ottenuti ieri o domani. Il gioco importante è sapere e capire come e con quanto si finanzia il progetto di OTT che si vorrebbe attuare. È stato detto di nuove produzioni, film e documentari. Bene, ma quanto costano e dove si reperiscono le risorse? si sottraggono alle produzioni delle reti (o di ciò che rimarrà di esse) o si formerà un budget a parte? Il nuovo superdirettore della superdirezione intrattenimento come farà a fronteggiare la preponderanza di Endemol sul day time di RaiUno (vedi articolo del Corriere dello scorso 27 ottobre), con quali risorse e a quali format originali potrà attingere?

A proposito di RaiPlay, questa mattina sul Corriere Aldo Grasso ringrazia i “creatori” della piattaforma: il precedente DG Antonio Campo Dall’Orto e il precedente direttore di RaiPlay, Giampaolo Tagliavia. Robetta di bassa polemicuccia.

A proposito di numeri importanti, i geni della comunicazione Rai nei giorni scorsi hanno gongolato per l’elevato numero di partecipazione al concorso per giornalisti. Tranquilli: all’ultimo concorso nazionale per bidelli, hanno partecipato diverse centinaia di migliaia di persone … per non dire dei 79 mila per diventare “navigator”.  Non è tanto la Rai che attira (ci mancherebbe, per fortuna) ma la mancanza di lavoro,quale che sia, specie tra i giovani.

Capitolo nomine: nei prossimi giorni il CdA dovrebbe esaminare i CV dei possibili candidati alla direzioni di rete (e non di Tg). Ieri si è consumato un piccolo scontro in Vigilanza dove è ancora in stand by un parere non vincolante sul Piano industriale. Abbiamo già detto al mal di pancia che viene quando si legge che il direttore di Rai Uno potrebbe essere Caio solo perché in “simpatia” del PD. La tensione tra i partiti su questo fronte è palpabile e non passa giorno senza che qualcuno faccia sapere che, appunto, Tizio o Caio sono graditi qui o là. Abbiamo pure detto che sarebbe fantascienza immaginare un mondo, un Servizio Pubblico prossimo venturo, dove chi dirige è quanto di meglio si possa trovare sul mercato, magari facendo pure un concorso pubblico europeo. Forse è troppo tutto questo … vista causa e pretesto … al di là e al di fuori della portata di chi si accontenta di tappare un buco con una pezza più piccola dello stesso.

Abbiamo parlato di futuro e di visioni: venerdì si terrà un incontro pubblico sul tema “riforma della governante Rai” promossa dal Senatore Primo Di Nicola. Benvenuto a chiunque proponga idee, confronti, dibattiti. Come hanno fatto un gruppo di persone nel corso dell’ultimo anno con “Visioni2030” dove esattamente hanno provato ad immaginare quale potrebbe essere il futuro del Servizio Pubblico oltre i prossimi 10 anni. Auguri a tutti.
bloggorai@gmail.com


ps: un grazie particolare ai tanti lettori che ci scrivono

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