martedì 16 novembre 2021

Il gioco delle Tre carte

Foto di PDPics da Pixabay

ATTENZIONE: questo Post segue il precedente di stamattina
A noi che piace tanto giocare sapevamo che ci saremmo divertiti in questi giorni ... ci avvantaggiamo mentre siamo in procinto di partire per Napoli, mentre pregustiamo 'nu babba da Attanasio... facendo bene attenzione quando scendiamo alla Stazione centrale a non soffermarci al noto giochetto.

Il gioco delle tre carte (ovvero dei tre bicchierini, campanelle, tazze etc) è antico assai. Tanto è semplice quanto comunque è garantita la perdita per il “pollo” di turno che crede di vincere facile.

Parliamo invece di un gioco moderno: il gioco delle 7 carte RAI (ovvero dei 7 documenti, alcuni ancora tutti da scrivere). Si tratta nell’ordine: 1.Contratto di servizio ancora in vigore e 2.Contratto di servizio prossimo venturo, 3.Piano industriale 2018-21 e 4.nuovo Piano industriale, 5.“modello organizzativo” già votato a marzo 2019 e 6.successivo aggiornamento votato lo scorso ottobre, 7. piano editoriale (il primo dei 5 allegati al predetto Piano Industriale).

Ognuno punta sulla carta che crede vincente. O almeno quella che crede possa essere buona, con la consapevolezza che tanto è tale la confusione che l’una può valere l’altra. Come al solito, anche in questo caso, vince il banco. E chi sarebbe? Semplice: chi ha tutto l’interesse a mettere la Rai in ginocchio.

Si tratta di un ragionamento che abbiamo sfiorato da tempo dove, in poche parole, si ritiene che il mercato broadcast/broadband non è illimitato e non c’è posto per tutti gli operatori. Qualcuno dovrà fare un passo indietro. E chi dovrebbe essere il “pollo” di turno? Fate due conti e trovate una risposta.

Bene, veniamo alla gita del Cda Rai sotto il Vesuvio prevista per giovedì e al gioco delle 4 carte che si vorrebbe giocare (direttori di testate). Sono nomine “editoriali” o giornalistiche? Oppure le prime si possono confondere con le seconde e viceversa? Si accorperanno le nomine dei direttori dei “generi” senza sapere nulla di cosa saranno? Da molti giorni si rincorrono nomi e cognomi di candidati direttori e per carità di Patria non ne citiamo nessuno, interno o esterno che possa essere. Sappiamo solo che c’è fortissima tensione all’interno (vedi comunicato USIGRAI) e all’esterno. Nessuno molla l’osso e stupirebbe il contrario. Il M5S “molla” il Tg1 in cambio di cosa? Il Tg2 cambia direttore e chi lo sostituisce in quale “quota” viene assegnato? Il PD cosa ottiene? E FdI come viene “compensata”? e il resto del “cucuzzaro” rimane a guardare?

Ci interessano solo alcuni ragionamenti e poniamo una domanda fondamentale e un paio subordinate. Perché non presentare prima un vero Piano editoriale per TUTTA l’informazione Rai e poi procedere alle nomine dei direttori? Quanto possono influire i presunti incontri (mai smentiti) tra l’AD e esponenti di partito nelle scelte che si potrebbero fare? Quanto possono essere credibili le notizie che si leggono su presunte intenzioni di nominare qualche “generala” proveniente dall’esterno?

Siamo tutti in trepida attesa di domani mattina quando verrà reso noto l’Odg del Cda…

Nel frattempo … caffè sospeso dalla Pizzeria da Concettina ai Tre Santi alla Sanità… 

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lunedì 15 novembre 2021

IL GRANDE INGANNO

 

Foto di Pascal Laurent da Pixabay

Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, 

ma non potete ingannare tutti per sempre.“ - Abraham Lincoln.

La notte non sempre porta consiglio. Anzi. Come spesso succede, abbiamo vaghe, vaghissime sensazioni ai limiti delle allucinazioni. Prendiamo lucciole per lanterne, ascoltiamo voci da dentro e da fuori, vediamo colori e sentiamo profumi. Insomma, forse solo semplici sogni. Oppure, svegliandoci, avvertiamo che si tratta, forse, solo di semplici clamorose prese per il culo (scusate il francesismo).

Dunque, cerchiamo di capire: ieri pomeriggio, alle 15:16 l’ANSA diffonde un comunicato dove si legge “Si terrà giovedì 18 novembre in trasferta, nel centro di produzione di Napoli, la prossima riunione del consiglio di amministrazione della Rai che vedrà all'ordine del giorno le prime nomine ai telegiornali dell'era Fuortes: in particolare, gli avvicendamenti coinvolgeranno Tg1, Tg2, TgR e Rai Sport, le testate che hanno il vertice in scadenza. A quanto si apprende, le proposte dell'ad non dovrebbero esser formalizzate prima di mercoledì, a 24 ore dal Cda”. A quell’ora del pomeriggio in genere, specie ad un certa età, si è leggermente intorpiditi e qualcosa subito non torna. Quel poco di neuroni che ancora funzionano ci riportano dritti dritti al 12 ottobre scorso in Vigilanza Rai quando è stato audito Carlo Fuortes.

Mannaggia la miseria, qualcosa ronza nel cervelletto annacquato: vuoi vedere che c’è in corso qualche bufala? E allora, armati di santa pazienza che possiedono solo gli sfaccendati, nullafacenti, fannulloni e perditempo  siamo andati a rivedere tutta la registrazione https://webtv.camera.it/evento/19111  (da relegare negli annali della Rai) e siamo andati al punto in questione. Al minuto 2:02:40, il senatore Primo Di Nicola chiede: “Siccome poi si devono far delle scelte sui nomi … è normale che prima si stende un progetto, un piano editoriale e poi si fanno le nomine?” e Fuortes risponde interrompendolo  “E’ ovvio …” e Di Nicola insiste .. “Le  nomine avverranno dopo il piano editoriale?”  e ancora Fuortes risponde “E’ ovvio … prima si decide quello e poi si faranno le nomine”. Chiude il Presidente Barachini “...La Commissione ha tutto l’interesse che lei venga ad illustrare il piano editoriale che è di nostra competenza aspecifica ..siamo chiamati ad esprimere un  parere cogente …”. Fine. Stop.

Delle due l’una: o è stato presentato un piano editoriale in Vigilanza RAI, all’assemblea di condominio, al circolo delle bocce, alla confraternita della Buona Salute e nessuno ha saputo nulla, oppure se è vero quanto ha dichiarato Fuortes in Vigilanza il 12 ottobre, il prossimo giovedì 18 novembre a Napoli le nomine non si dovrebbero fare se non DOPO aver presentato il piano editoriale. Tertium non datur. Punto.

C’è ancora tanto da dire … ieri sera grande traffico con alcuni mentre altri preferisco tacere… rimanete sintonizzati.

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Miti d'oggi: la Rai e la Pizza napoletana

 

Nei giorni scorsi, il 12, è stata ricordato il centenario della nascita di Roland Barthes che poi, dopo 50 anni scrisse Miti d’oggi, testo fondamentale della semiologia, della sociologia e della scienza della comunicazione. Vale la pena ricordarlo in un momento in cui tutto intorno a noi si percepisce, emerge e si recepisce in relazione alle dimensioni, al peso specifico, del “mito”. Anzitutto il “mito” della politica con i suoi più evidenti “simboli”: il Presidente della Repubblica e il Capo del Governo. Fatalmente, in questi giorni e ancora più in quelli a venire, questi “miti” si incroceranno e segneranno il futuro di questo Paese. E la Rai, in questo gioco di specchi, inevitabilmente, sarà il crocevia di questi passaggi. Quale partito, ragionevolmente, rinuncerà a mettere bocca sul nuovo direttore del Tg1 o quello del “nuovo genere” Approfondimento?

Ora ci vorremmo soffermare su un paio di “miti” a noi più vicini. Uno ha un nome e cognome, Carlo Fuortes, l’altro è un attante (l’agente dell’azione indicata dal verbo, o dal gruppo formato da verbo più complemento oggetto, coincidente in genere con quello che nella grammatica tradizionale è il soggetto della proposizione attiva - Treccani) ovvero l’informazione perché anche questi due miti, fatalmente, in questi giorni si incroceranno. Sul primo ci prendiamo ancora qualche giorno di tempo  (stiamo preparando i bagagli per andare a Napoli) mentre sul secondo sarà necessario aprire un capitolo lungo e complesso. 

Iniziamo con una notiziola riportata oggi su Repubblica con il titolo “Mediaset, il Tg5 resta solo” e si legge “... per risparmiare sui costi di procedere ad un drastico ridimensionamento dell’offerta informativa”. Ci viene facile una metafora: “Quod non fecerunt a Viale Mazzini, fecerunt a Cologno Monzese”. Come al solito, tutto molto semplice, tutto molto comprensibile, non bisogna essere geni della finanza oppure architetti della politica aziendale per fare scelte necessarie e forse pure vantaggiose. Torniamo al nervo scoperto di questo periodo sul quale si vorrebbe far nascere la “nuova Rai”: il modello organizzativo per generi. Evidente pure ai non vedenti che c’è un buco nero grande come la Fossa delle Marianne: l’informazione. Parliamo di tre TG, una TGR, i GR, RaiNews24, il sito Rainews.it  per un totale di circa 1700 persone, un esercito con il quale ci si potrebbe fare un’Azienda a parte. 

In questa ipotetica azienda, a voler essere efficienti, razionali e produttivi, hai voglia a fare “modelli organizzativi” orizzontali, verticali, trasversali, obliqui, trascendenti, culturali, sociali e chi più ne ha più ne metta. E invece cosa ti succede? Succede che, per ora, il solo unico e grande problema sarà decidere chi sarà nominato nelle quattro caselle che si dovranno rinnovare: Tg1,Tg2, TGR e RaiSport. Cioè tutto il cucuzzaro. Come mai potrà essere gestito questo “pezzo” di Azienda (come lo ha definito Fuortes recentemente) non è dato sapere. Di razionalizzazione, di accorpamenti, di NewsRoom unica non ci sono tracce mentre c’è una sola effimera e labile traccia che merita di essere “interpretata”: il nuovo genere “approfondimento”. Che significa? Cosa potrà/dovrà produrre per conto di chi? Da chi sarà diretta? Da un/a giornalista o da un dirigente editoriale? Proviamo ad arrampicarci sugli specchi giacchè nulla è dato sapere (da rileggere il post di ieri: “La sola fonte ufficiale è il Comunicato Stampa” ci hanno riferito dal VII piano). Esempio: un talk show è “approfondimento”? tanto per capirci: Porta a Porta o Carta bianca da chi saranno diretti? Dal “genere” approfondimento o dal “genere” intrattenimento in Prime Time? Oppure: poniamo che il 3 febbraio si debba “approfondire” il tema “elezioni del Presidente della Repubblica” chi ne assume la responsabilità editoriale? Il direttore del “genere” oppure uno o più direttori di testata giornalistica che intende fare uno “speciale”? Ancora: chi decide e in base a quali criteri verranno scelti i temi da “approfondire”? Il direttore di questo genere che poteri avrà per poter compiere una scelta su un tema piuttosto che su un altro? Ancora, tanto per capirci: ad esempio, il Dl Zan è un tema da approfondimento oppure ... lasciamo perdere … adesso abbiamo altro di cui occuparci ...etc etc. Su tutto questo poi grava una figura fantasmica che nella votazione del “modello organizzativo” dello scorso ottobre è scomparsa rispetto a quella votata con tutto il Piano industriale a marzo 2019: la direzione Coordinamento generi, cioè il necessario “vigile urbano” che dirige e smista il traffico della messa in onda. Infatti, come si può catalogare un film? È cinema o fiction? E se fosse un film con un tema sportivo, chi se ne occupa, il direttore del Genere Sport? E se fosse un cartone animato da mandare i giorni di Natale in prima serata? Chi se ne dovrebbe occupare, la direzione Genere Intrattenimento Prime Time, la direzione Kids oppure la direzione Cinema ??? slurp … slurp .. ci divertiremo assai … almeno questo è poco ma sicuro e già dalle prossime ore o giorni avremo i primi assaggini.

Bene. Torniamo ancora al Post di ieri: confermiamo quanto sappiamo, cioè potrebbero arrivare i “colonnelli” o le “colonnelle” a dirigere qualcosa di buono sul fronte di Tg Rai semmai le candidate interne (Maggioni, Busi, Crescimbeni … etc) non ce la dovessero fare.

Sempre ieri abbiamo scritto di Rai Play e del disordine che regna sotto il suo cielo. Abbiamo riportato i dati di Auditel Standard digitale confrontando tra quelli del suo esordio nella nuova veste (febbraio 2019) e quelli attuali dove per il LS (Legitimate Streams) si legge chiaramente che siamo punto a e capo: Rai è sotto Mediaset di tante lunghezze. Ci viene obiettato che invece, per quanto riguarda il tempo di permanenza (TTS per editore e canale) i dati danno una lettura differente. Andiamo a verificare e leggiamo che semplicemente che Mediaset oggi è sopra Rai, seppure di poco, mentre nel 2019 era vero il contrario. Vedere per credere.

Bene, è ora di andare, dobbiamo preparare i bagagli per Napoli. Ci anticipiamo e vorremmo prenotare un posto ma ci corre grande indecisione: da Sorbillo ai Tribunali (e già che ci siamo ci anticipiamo un giretto a San Gregorio) oppure da Starita a MaterDei. Grande dilemma. Vedremo, appena arrivati sentita l’aria di Napoli, decideremo.

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domenica 14 novembre 2021

Rai: parole confuse e concetti in disordine (con possibile scoooppino)


 Se i concetti non sono giusti le opere non si compiono.

Se le opere non si compiono arte e morale non prosperano e se questo avviene la giustizia non e' precisa e se la giustizia e' precisa il paese non sa dove poggiare.

 Percio' non si deve tollerare che le parole non siano in ordine.

Lo abbiamo già scritto e ne siamo sempre più convinti: occorre essere semplici e chiari quando si espongono idee o concetti. Prima di proseguire, tenetevi un momento di riserva: abbiano cosette interessanti da raccontare.

Siccome qualche nostro affezionato lettore ogni tanto ci solleva obiezioni sul fatto che questo Blog possa essere “prevenuto” a priori,  sempre contro e mai “a favore di …” ci sembra cosa buona e giusta cercare di approfondire e spiegare perché non ci viene bene la seconda strada. Allora, con santa pazienza, ci siamo cimentati nel cercare di comprendere cosa mai potrà essere questa nuova “direzione di genere” Rai Play. Anzitutto: cosa è Rai Play? La risposta ce la fornisce direttamente il sito Rai: “RaiPlay è la piattaforma di streaming video gratuita della Rai che puoi vedere dal tuo Computer, Tablet, Smartphone e Smart TV connessa ad internet”. Dunque, se abbiamo inteso bene, fino ad oggi è una PIATTAFORMA  di distribuzione di contenuti video accessibile attraverso la rete, il Web. Fin qui sembra tutto chiaro e semplice. Abbiamo poi chiesto ad altro interlocutore, sempre molto autorevole, di sapere qualcosa di più rispetto a quanto deciso a proposito di “nuove direzioni di genere” votate il 27 ottobre. Risposta ufficiale (passiamo per ufficiosa perché difficilmente accettabile): “Non c’è nulla di più di quanto si legge nel Comunicato stampa diffuso a valle del Cda”. Non ci crediamo e insistiamo: “Ma non  è possibile … Rai Play è una piattaforma e come si può considerare un “genere” … si può sapere cosa è cambiato o cosa dovrebbe cambiare per fare questa mutazione?”. Risposta (dopo un  breve silenzio imbarazzato): “Non lo so!”. Ma come? Non ci posso credere… “Ti posso solo dire di leggerti il Comunicato Stampa”. Obiettiamo ancora: “Ma cosa è cambiato tra le vecchia definizione della direzione “New formats &digitals” contenuta nel precedente Piano industriale votato a marzo 2019 e la “nuova direzione Contenuti Rai Play”? Ancora silenzio. Insistisciamo (!!!): ma se è stata ora votata una nuova definizione che contiene il temine “contenuti” (gioco di parole) porterebbe a significare che questa “nuova” direzione è già quella di Rai Play oppure sarebbe una “nuova” direzione che fornisce “contenuti” a Rai Play??? Silenzio tombale e allora abbiamo capito che il nostro interlocutore o non sa nulla o fa finta di non sapere e allora cambiamo strada. Però una sensazione ci rimane: forse c’è una via di mezzo tra il non sapere nulla e il far finta di non sapere: sa poco e quel poco che sa è meglio non farlo sapere. Bene, lasciamo perdere, abbiamo capito l’antifona e tanto ci basta. Per ora. Per la cronaca: un altro autorevolissimo interlocutore a domanda “Cosa è Rai Play” risponde “ Un vorrei ma non posso”. Già e allora si apre tutto un capitolo molto, molto interessante.

Facciamo un passo indietro. Leggiamo i dati Auditel Standard Digitale per la settimana 31 ottobre- 6 novembre 2021 (Legitimate Streams, misurazione ascolti digitali sui device …metrica senza alcun riferimento con quelle usuali della Tv tradizionale): LS per editore Mediaset 158.751K mentre per Rai 53.325K e Sky 103.084. Andiamo ora a vedere cosa è cambiato da quando la “nuova Rai Play” (2019) ha iniziato il nuovo corso. Nella  settimana 20- 26 ottobre 2019 questi i numeri: Mediaset 53.757K, Rai 14.688 e Sky 103.298. Fate due conti e comparate le proporzioni e tirate le conseguenze. Tutto molto semplice.

Cosa c’è che si vorrebbe ma non si può? Anche qui la risposta è molto semplice: investire risorse. Occorrono molti, molti soldi per essere competitivi. Occorre avere contenuti originali e concorrenziali, occorre esser presenti nei mercati esteri dove non possiamo andare perché molti prodotti (quali? Montalbano?) non hanno “copertura” sui diritti internazionali (per tranquillizzare qualcuno, anche I-Player della BBC ha lo stesso problema). E allora cosa succede? Succede che appena insediato il nuovo Cda cosa pensa bene di fare? Fare un microspico taglietto di 100 mila euro, tanto per smentire la notizia di un taglio ben più corposo di 4 milioni. Ma questa è una quinquillacchera… la polpa è che è forse ha ragione il nostro interlocutore: Rai Play è solo un Augurio, una speranza, un “che Dio ce la mandi buona” … Qualcosa, però, non torna.

Tutto questo, almeno, fintanto che o dalla società di consulenza incaricata di fornire la documentazione presentata in Cda o dall’Azienda stessa prima o poi non sapremo qualcosa di più di cosa è o cosa dovrà essere la “nuova Direzione di genere Contenuti RaiPlay” e chi la dirigerà. Sarà sempre Elena Capparelli che dirigerà se stessa oppure ci sarà un nuovo/a direttore/a che sovrintenderà alla produzione di contenuti destinati alla piattaforma, ovvero al contenitore?

Con tutta la buona volontà e la simpatia … ma dobbiamo ammettere che di domenica pomeriggio più di tanto non riusciamo a capire, sapere.

Quando torna il sole invece cercheremo di approfondire cosa mai sarà la “nuova direzion edi genere “approfondimento” e già si preannuncia interessante.

Bene, visto che avete avuto pazienza fin qui, a proposito di “approfondimento” e magari giornalistico, ora la notiziola. Ricordate quando alcuni giorni fa abbiamo scritto di una “suggestione” che sta circolando tra Viale Mazzini e Piazza Colonna? Quando vi abbiamo accenanto ad un “generale Figliolo” per l’informazione Rai (ovvero del Tg1)? Ebbena, la “suggestione” comincia a prendere forma di probabile notizia ma con una una declinazione di genere: come si dice al femminile “generala” o “generalessa”? Fatte le debite proporzioni sui pennacchi e le medaglie, e operato il dovuto allineamento con altre “suggestioni” che ci pervengono da nostre fonti che confermano quanto scritto pure da una attenta collega su La Stampa a proposito del “malumore” nelle stanza di Palazzo Chigi verso la Rai non solo per quanto riguarda il Piano industriale di Salini (così è stato scritto) ma pure per un certo “fastidio” nel leggere notizie vere o presunte (comunque mai smentite o confermate) su incontri ravvicinati del primo tipo “di persona” con esponenti di partiti vari. Cioè esattamente il contrario dello “stile” Draghi che di fare i conti con i partiti non ci pensa proprio se non per gli atti dovuti. Allora la notizia sarebbe (condizionale futuro probabile imperfetto dipende forse chissà): possibile nuovo direttore del TG1 al femminile e, sostengono alcuni, questo solo dopo aver constatato che veti incrociati, indisponibilità varie, inopportunità accessorie sui vari nomi di candidabili Rai si potrebbe (forse si sta) cercando/contattando una autorevole ma inesperta collega dall’esterno. Tieè !!!

Magari sarà una bufala, ma anche le bufale cantano e il loro muggito non è mai casuale.  

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sabato 13 novembre 2021

I Profeti del Passato (tanti) e quelli del futuro (pochi)

Foto di Guy Dugas da Pixabay

Pensierino della sera. Nebbia fitta nella bassa Val Tiberina, a sud di Perugia per intenderci. Alle 5 del pomeriggio non è ancora freddo intenso ma è già buio e l’umidità ti penetra nelle ginocchia già traballanti per conto loro. Meglio rientrare. Il camino è acceso mentre i gatti in casa, sonnacchiosi, si godono il tepore. Sta bruciando legna di lauro ceraso e pigne varie, raccolte da alberi diversi, e si spande il profumo di resina. Ve bene così.

La nebbia per un verso attutisce i ragionamenti, per altro verso consente una maggiore concentrazione perché sfronda i dettagli e fa emergere solo i tratti importanti. Tutto questo, oggi pomeriggio, mi fa pensare a qualcuno che riemerge, che ritorna da un passato, più o meno lontano per ricordarci cose oscure che noi non conosciamo. Nei giorni scorsi abbiamo letto interviste di Celli, di Verdelli e di Minoli: tutta gente che la sa lunga e la sa pure raccontare in fatto di rapporti perversi tra Rai e politica. Tutte mammolette. E per fortuna tacciono i tanti altri che pure avrebbero tanto da dire. Pensiamo ai vari Saccà, Cappon, Lei e compagnia cantando tanto per citarne solo alcuni tra i tanti che ci vengono in mente. Diciamo semplicemente, senza infamia e senza lode: tutti profeti del passato, tutti arguti analisti e capaci intenditori di ciò che è stato e di ciò di cui sono stati responsabili, ma difficile ascoltare da qualcuno di loro una battuta, un’idea qualsiasi su un possibile futuro. Magri, se ce l’hanno, se la tengono talmente ben stretta che non la sa nessuno.

Ma il problema, uno dei tanti, non sono tanto loro ma coloro che invece non ci sono. Non ci sono profeti di un domani quale che sia, da nessuno abbiamo ascoltato come potrebbe essere la Rai tra 10 o 20 anni: una sola rete che diffonde solo spettacolo, oppure solo informazione, magari senza canone, senza radio, solo Web o che altro sia. Oggi, quì, subito, non ci sono chi dovrebbe essere in grado di proporre qualcosa di sensato, di nuovo, di diverso per un Servizio Pubblico che giocoforza non sarà più lo stesso di prima. Per ora, per lo più, se la stanno cavando con l’acqua fresca ripassata in padella (il nuovo modello organizzativo) misterioso quanto fosco come la nebbia. Ma da questo a disegnare il futuro della Rai con le sue radici profonde affondate nelle risorse (scarse), nella normativa tutta da ridisegnare (governance) e nelle tecnologie (necessarie e costose) sembra che ce ne corre quanto basta per dubitare di tutto e di tutti.

Abbiamo la vaga sensazione che come spesso succede, la nebbia in Val Tiberina durerà a lungo.

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stay tunes

 il post di oggi verrà pubblicato più tardi


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venerdì 12 novembre 2021

Rai: una zattera che galleggia alle pendici del Vesuvio


“La zattera condusse i sopravvissuti alle frontiere dell'esperienza umana. Impazziti, assetati e affamati, scannarono gli ammutinati, mangiarono i loro compagni morti e uccisero i più deboli”. Jonathan Miles.

Prendete carta e penna e appuntate:

·        mancano 6 giorni al prossimo Cda Rai previsto a Napoli

·        mancano 49 giorni al 31 dicembre

·        mancano 113 giorni al 3 febbraio

Cominciamo da Napoli. Perché il Cda si trasferisce a Napoli? Semplice: per significare la “vicinanza” ad un centro di produzione storico Rai dove si realizza “Un Posto al Sole” che forse argute e ben pilotate malelingue o menti sopraffine (interne) volevano spostare per fare posto ad un qualcosa che non si sapeva bene che fosse ma che avrebbe voluto proporre una striscia informativa in prima serata. Discorso chiuso , alla faccia delle malelingue. Per quel giorno dicono, forse, sembra, ci potranno essere nomine.. quali non è dato sapere. Acuti e benevoli osservatori sostengono che si faranno a Napoli per rimarcare la distanza dalla politica romana dopo i vari recenti pellegrinaggi ..."Americà .. facce Tarzan"!!! Rimane una sensazione: idee poche ma confuse e l’immagine dell’Azienda si appanna sempre più. Sembra che se ne sono accorti pure nelle stanze del Governo (Draghi?): questa mattina la solita Michela Tamburino su La Stampa  scrive: “Il diktat è arrivato forte e chiaro dalle stanze di Palazzo Chigi da dove ci si muoveva infastiditi dal Piano industriale copia-incolla di Salini. L’immagine di immobilismo o peggio di incertezza … è quanto di peggio ci si poteva attendere dalla nuova Rai e dai nuovi vertici …”

Ma, come abbiamo scritto tante volte citando Petrolini, la colpa è di chi li ha nominati. Pure i muri sapevano che chiunque fosse arrivato, prima di prendere conoscenza di che mondo fosse quello del Servizio Pubblico sarebbero stati necessari mesi e invece, improvvidi, hanno fatto esattamente il contrario: hanno messo uno che nemmeno dopo pochi giorni dal suo arrivo ha cominciato a pontificare: “Faro la rivoluzione in Rai con il Piano degli altri”. Per non dire poi della famosa frase “Il canone che esce dalla bolletta non è all’ordine del giorno, assolutamente, del governo né del Ministero” salvo poi leggere ancora in questi giorni che invece sarà proprio così a partire dal prossimo anno come vuole Bruxelles (leggi anche oggi su La Repubblica). Già, se il Governo avesse voluto dare un volto nuovo a questa RAI ci poteva pensare un attimo prima. Se il compito era solo tirare fuori dal frigorifero il precedente Piano congelato post Covid tanto valeva tenersi Salini.  Tant’è che ora sono costretti ad annaspare dietro a fantomatiche “direzioni di genere” che ancora nessuno ha capito bene cosa potranno essere, quali saranno i loro compiti, chi le dirigerà e quando saranno pienamente operative. Per il momento, fuffa allo stato puro, ovvero una buona intenzione presa in mancanza di meglio, una specie di zattera di Medusa sulla quale galleggia la speranza di salvare il salvabile.

Capodanno. Il 31 dicembre alle 20.30 tutti incollati davanti alla televisione per sapere cosa dirà il Presidente della Repubblica e tutti a chiedersi: rimane o no? Per quanto già si legge questa mattina la risposta è no. Ne consegue che aumenta la fibrillazione per sapere/capire quali potranno essere le sorti della legislatura a seconda se Draghi sarà candidato o meno e, di conseguenza, se sarà lui o meno a guidare un possibile nuovo Governo. Evidente che questa incertezza si riverbera direttamente o indirettamente sulla Rai sia nella “copertura” politica che il Governo potrà continuare ad esercitare su Fuortes, sia per quanto riguarda l’interesse dei partiti ad avere voce in capitolo su chi dirigerà il principale telegiornale nazionale in questa delicatissima fase della vita del Paese.

3 febbraio. Scade il mandato di Mattarella e inizierà la liturgia delle elezioni. Mistero glorioso per tutti: chi sarà il nuovo Presidente? Nota bene: verrà eletto da un Parlamento già “scaduto” e, se tutto va bene/male, Camera e Senato post 2023 saranno tutt’altra cosa da oggi, nella composizione e nel numero e nessuno esclude che si possa andare ad un presidente di transizione. È prevista turbolenza.

Torniamo a Napoli, grandioso ed epico scenario che meglio non si poteva immaginare per collocare e descrivere esattamente il momento che la Rai, il Servizio Pubblico, sta attraversando con la sua perfetta metafora:

“All'ordine Facite Ammuina,

tutti coloro che stanno a prua vadano a poppa

e quelli a poppa vadano a prua;

quelli a dritta vadano a sinistra

e quelli a sinistra vadano a dritta;

tutti quelli sottocoperta salgano sul ponte,

e quelli sul ponte scendano sottocoperta,

passando tutti per lo stesso boccaporto;

chi non ha niente da fare, si dia da fare qua e là”.

Sarà il caso di ricordare che il treno che porta a Napoli non ferma più a Mergellina.

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