mercoledì 22 luglio 2026

La "corriera", l'Odissea e i Podcast

By Bloggorai ©

Domenica scorsa, intorno alle 17.30, Tiburtina, stazione degli Autobus. Una volta si chiamavano “corriere”. Bloggorai conosce bene il tema insieme a tanti milioni di italiani che ancora prendono la “corriera” per andare o tornare al proprio paese. Ha iniziato a prenderla da giovane, per andare al liceo: alle 7.15 al mattino e alle 13.45 per tornare. Sempre puntualissima, guai a tardare un minuto e te la vedevi passare sotto gli occhi e allora erano guai. A quel tempo, le principali compagnie erano la Stefer per Roma Nord e Zeppieri per Roma Sub mentre oggi invece si chiamano Flixbus o Itabus. La prendo spesso per andare o tornare dalla Bassa Val Tiberina, la stessa linea che porta a Perugia, sede dell’Università per stranieri.

Da allora la “corriera” è divenuta una sorta di metafora personale sul senso della vita. E' un piccolo mondo, molto differente dal treno e dall'aereo non foss'altro perché consente di "fare fermate". Osservando i passeggeri che salgono e scendono, da allora, è stato subito chiaro che succede esattamente la stessa cosa nel corso del nostro tempo: alcuni salgono all’inizio della corsa e rimangono fino al compimento, altri invece fanno solo un breve tratto del percorso. Sono comunque tutti “compagni di viaggio” ed ognuno di loro lascia una traccia.

Quel pomeriggio caldo di metà luglio, pochi giorni addietro, osservando il popolo delle corriere moderne, abbiamo osservato e "scoperto" due elementi particolari. La maggior parte dei viaggiatori erano giovani, intorno ai 20/25 anni e la maggior parte di loro, mentre erano in attesa, aveva il cellulare in mano e le cuffiette nelle orecchie mentre io avevo un quotidiano cartaceo che ancora non avevo finito di leggere. La mia corriera partiva alle18, ero di buon anticipo, come al solito, e ne ho approfittato per fare due battute con qualcuno. Il primo che mi è capitato a tiro era un ragazzone con un grosso zaino poggiato in terra. Ho approfittato di un frammento di tempo in cui si è mosso per bere dalla sua borraccia per porgli una domanda “Scusa il disturbo, ti posso chiedere cos stai ascoltando?”. Mi osserva con aria incuriosita e risponde “Si certo, un Podcast di Alessandro Barbero”. In verità me ne avevano già parlato pure i miei figli. Scambiamo ancora un paio di battute e mi sposto più avanti, verso altre banchine, accanto al bar. Vedo una coppia di ragazzi, tutti e due con cellulare e cuffie Bloetooth. Pongo la stessa domanda. Riposta “solitamente ascoltiamo Podcast, di vario genere”. Grazie! La mia “corriera” sta per partire. 

Il fenomeno Podcast era sotto i miei occhi, da anni, e non me ero accorto!

Il viaggio verso l’Umbria inizia e ne approfittiamo per sapere e capire. Allora, i Podcast sono una “invenzione” ormai quasi datata: nascono nel 2004 e da allora il fenomeno cresce costantemente. Nel 2025 in Italia sono stimati circa 15 milioni gli utenti che ne fanno uso quotidiano per circa 40 minuti al giorno. Mentre i Podcast, ovvero le piattaforme di distribuzione come Spotify, Amazon etc crescono i giornali quotidiani calano le vendite in modo inesorabile a circa 1,6 milioni di copie al giorno (dati Fieg a maggio 2026). I dati sull’età media sono impietosi: gli utenti Podcast ne hanno circa 25 mentre i lettori dei quotidiani over 50. Nota a margine: l’età media dei lettori dei quotidiani coincide, grosso modo, con quella di chi guarda la televisione: over 50 ... molto over.

Ma ciò che colpisce la riflessione si riferisce ad un tema trattato nei giorni scorsi: la “questione omerica” e il racconto, la narrazione orale. Viene da osservare che con la fenomenale diffusione dei podcast, sommariamente, stiamo attraversano (o forse tornando) alla diffusione del sapere con altri mezzi diversi dalla carta stampata. In questi giorni ne abbiamo scritto spesso e volentieri. L’Odissea, come tutti gli altri grandi poemi epici (non solo del mondo greco, ma anche del mondo sumero babilonese di Gilgames nel II sec. a.C., oppure della civiltà indiana con il Mahabharata del IV sec. a.C) nascono e si diffondono con la sola “voce narrante”, con i cantori che riportavano il testo orale che, via via, subiva variazioni o interpretazioni personali. Come pure abbiamo già scritto nei giorni scorsi, è stato necessario introdurre l’alfabeto fenicio per rendere l’Odissea (e l’Iliade) un testo scritto e universale, salvo poi dover interpretare le diverse traduzioni.

Mentre Bloggorai viaggiava, con la copia del giornale arraffazzonata e ormai già “vecchia” del giorno prima poggiato da un lato, ha preso le cuffie ed è entrato nel mondo dei podcast. Forse, anche Bloggorai potrebbe avere un futuro in questo viaggio. I lettori e le lettrici già ci sono e sono numerosi, chissà se si potranno trasformare in "ascoltatori"?

bloggorai@gmail.com

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