“Qui salta tutto. Non è un problema di se ma di quando e
come”. Questa frase ci è stata riferita tempo addietro da un autorevole lettore
e coglie esattamente lo stato dell’arte dentro e fuori il Servizio Pubblico in questo
specifico momento. Un Profeta. In verità, per quanto a noi noto e per quanto ci riferiscono, la criticità è più dentro l’Azienda che non fuori, mentre la politica la politica annaspa inattesa di una riforma improbabile.
Rimettiamo ordine. La notizia di ieri è un punto di svolta derimente:
il mancato accordo tra Rai Way e EiTowers è la miccia che potrebbe far saltare
il tavolo sul futuro prossimo venturo della Rai. Partiamo dal titolo di Repubblica
di questa mattina “Nel fallimento sulle torri TV perde di più la Rai”. Come stanno
le cose? Chi ci ha rimesso e chi ne trae vantaggio? E, inoltre, che ruolo ha
giocato Giorgetti (Lega) in questa partita strategica? Certamente per Rai questa
battuta di arresto complica le prospettive immediate e le complica più sul
piano politico che non su quello industriale e finanziario (i cosiddetti “razionali”).
Il “razionale politico” si limita al perimetro della valutazione di quanto
questa governance, questo Cda di destra destra, è stata in grado di “fare” o “non
fare” per impadronirsi dell’Azienda più e meglio di quanto invece non gli
riesce su altri piani (editoriale con gli ascolti in caduta libera, nonostante
i mondiali). Qualcuno, segnatamente la Lega, tra i partiti di governo, ha più
interesse degli altri a tenere fermo il gioco (e tenersi Marano presidente e
Cecatto AD di Rai Way), specie se ad avvantaggiarsi di un’operazione del genere
potrebbe essere un diretto concorrente politico, ovvero Mediaset, ovvero Forza
Italia. Giorgetti, ci dice un esperto analista, ha tenuto banco a Rai ma, aggiungiamo
noi, non a tutta la Rai ma solo a quella parte di essa che gli è vicina.
Il “giocattolo Rai Way” è una gallinella dalle uova d’oro e
il più grosso tra questi avrebbe consentito la messa terra del famigerato Piano
Industriale che necessita di soldi, tanti soldi: nella prima bozza vennero messi
in preventivo circa 200 milioni. Sintesi: salta Rai Way e salta il Piano
Industriale e “non ci resta che piangere” su come possa andare il Piano Immobiliare
che fa acqua da tutte le parti prima ancora che vengano rese note le offerte
(non vincolanti) tra un paio di settimane. Chiudere la “consiliatura” di Rossi&C
con un bel “malloppo” del genere fa storcere il nasino a molti: “hic manebimus optime”
pensano sottovoce a Via Asiago.
Torniamo a bomba: la Rai ci ha rimesso? Forse che si, forse
che no, dipende. Ci ha rimesso dal punto di vista della razionalizzazione dei
costi: ricordiamo sempre che RW genera utili in conseguenza dei 249 milioni l’anno
che la Rai gli versa nelle casse e che, a sua volta, genera utili sostanziosi
agli azionisti: soldi pubblici e interessi privati, laddove in questo caso sono
rappresentati da due soggetti famelici:
i “fondi azionari” che spesso e volentieri hanno scritto al Governo per sollecitare
l’operazione (ci crediamo bene: per loro tutta farina nel sacco) e il diretto concorrente
Mediaset che da tempo sostiene il buon esito dell’operazione di fusione. Per la
cronaca: Mediaset paga il corrispondente servizio a EiTowers la metà di quanto
paga Rai: circa 120 milioni l’anno.
“Dove non c’è il guadagno, la remissione è certa” dicevano
saggiamente i nonni. In questo caso il guadagno, in questi anni, lo hanno conseguito
solo i privati che, senza spendere un soldo in investimenti, si sono sempre
portati a casa la pagnotta insieme agli amministratori di Rai Way con i loro
lautissimi compensi. Questo il nodo centrale di tutta
la vicenda: il contratto di Servizio Tra Rai e Rai Way tramite il quale si regge
tutta la baracca.
E ora, che succede? Rai potrebbe vendere il residuo 13% per
mantenere la maggioranza oppure, ipotesi che di cui si avvertono segnali, attendere
l’arrivo di un “salvatore della Patria” ovvero un intervento di CdP.
Torniamo al punto di partenza: la vicenda Rai Way è parte di
un disegno che prende forma giorno dopo giorno e la figura che emerge è
disastrosa. Forse aveva ragione quel lettore che ci ha proposto la metafora del
Titanic.
Ecco, infine, un altro tassello che emerge: Repubblica oggi titola
“Rai, i consiglieri di opposizione pronti a lasciare la Vigilanza”. Era ora!!! Aggiungiamo
e precisiamo noi: anzitutto le dimissioni della presidente Barbara Floridia e
non da oggi avrebbe potuto e dovuto dare il buon esempio, specie dopo i due
richiami di Mattarella. Insieme ai parlamentari o anche prima, tanto per aprire
la strada, da tempo si dovevano dimettere i due consiglieri in quota M5S e AVS
(non PD!). Chissà, forse anche a loro conviene “far passare ‘a nuttata”: il 2027
è dietro l’angolo.

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