Bloggorai si è scocciato di essere distratto e vedere le immagini di questa “bizzarra”
amicizia tra Lavitola e Ranucci. Bloggorai si è scocciato di sapere (poco) sul vero
o presunto mandante e nulla sul movente dell’attentato. Bloggorai si è
scocciato di sapere di “gesta erotiche” (sul Messaggero di oggi) seppure romanzate (semmai preferiamo quelle
originali) e allora ci dedichiamo alle “gesta eroiche” seppure romanzate.
In attesa di vedere stasera l’Odissea di Nolan e di goderci 3
ore di fresco condizionato (necessari generi di conforto e un caffè) vi
proponiamo qualche considerazione di contesto.
Premessa: da quasi trent’anni ci imbattiamo nella “questione
omerica”. Da quasi trent’anni frequentiamo Itaca con tutti i suoi misteri e
segreti a partire dal suo nome (per un lungo periodo, durante l’occupazione veneziana
è stata indicata con il nome “Val Compare”). Ci siamo arrampicati sulle rocce
(è stata durissima) sull’Acropolis di Alalkomenes, proprio sopra la baia di
Aetos, a metà dell’isola; siamo scesi e poi risaliti (con grande fatica) dalla
Fonte Aretusa e abbiamo passeggiato più volte nella cosiddetta “casa di Omero” per
non dire del Monte Nerito e della baia di Polis e non dire ancora dei tanto
attesi Panigiri di luglio e agosto.
Conosciamo bene i sentimenti di gelosia, di invidia e di
ostilità che si avverte tra i sostenitori di Itaca terra di Ulisse (o Odisseo)
e i suoi detrattori (la vera Itaca sarebbe in tutt’altra parte). Proprio recentemente,
il Corriere ne ha riportato un aggiornamento scrivendo che “Non era Itaca il
regno di Ulisse nell'Odissea: ecco dove si trova davvero il luogo-metafora del
ritorno a casa di Omero … La robustezza degli argomenti scientifici lascia
pochi dubbi: non era Itaca e non era neppure un'isola il regno di Ulisse. I
meno soddisfatti saranno gli abitanti di Itaca. Ma la serietà e la robustezza
degli argomenti scientifici lasciano pochi dubbi. Non era Itaca e non era
neppure un’isola il regno di Ulisse, punto focale dell’Odissea di Omero, mitico
luogo dell’anima e metafora immortale del ritorno a casa. Ci sono voluti
venticinque anni per stabilirlo, ma una ricerca che verrà pubblicata la
prossima settimana proprio alla vigilia dell’uscita di Odyssey, il nuovo film
di Christopher Nolan, afferma che il posto cantato dal poeta greco è in realtà
la penisola di Paliki, nella parte occidentale di Cefalonia”. Una frase ambigua:
“non era un isola” ma poi si legge che sarebbe a Cefalonia che è un’isola.
Insomma fatto sta che quando ci si imbatte nella “questione
omerica” e in particolare con l’Odissea ci si imbatte non solo e non tanto nelle
gesta eroiche di Ulisse e non solo e non tanto nel racconto leggendario del “ritorno”
(nostos) quanto più nella storia stessa di come si forma e si diffonde
il racconto che da orale (età micenea) comincia a prendere forma scritta con l’adozione
da parte di greci dell’alfabeto fenicio (intorno al VII sec. a.C.). Ci dovette pensare
il tiranno Pisistrato nel V secolo a.C. a mettere per iscritto il testo del “presunto”
Omero proprio per evitare interpretazioni personalistiche dei vari narratori. Presunto,
in quanto, effettivamente, gli storici ancora si dividono nel confermare la sua
esistenza
In poche parole: è dubbia l’esistenza di Omero. È dubbia la ricostruzione
degli eventi storici (Troia) narrati nell’Odissea ed è dubbia che sia proprio
Itaca “L’isola dalla schiena di drago” la terra di Ulisse come la definisce un ottimo
libro di Luca Baldoni. In buona sostanza, tutta la “questione omerica” appare
disseminata di dubbi e incertezze che vengono fugati solo dalle diverse “narrazioni”
ovvero traduzioni ovvero interpretazioni ovvero rappresentazioni prima letterarie,
poi cinematografiche e poi infine televisive.
Intendiamo sostenere che le “cose” ovvero le vicende
naturali e umane sono diverse per come vengono “narrate” in un determinato
contesto storico e la loro “percezione” può assumere forme diverse anche per la
terminologia che viene usata nel “racconto”.
Cominciamo con le traduzioni. Le più note in Italia sono
tre: la prima è di Ippolito Pindemonte (1820), la seconda di Rosa Calzecchi Onesti
(1963) e la più recente di Maria Grazia Ciani (1994). Interessante confrontare
i primi versi dei tre autori: il primo con “Musa, mi canta dell’eroe che dopo ch’ebbe
a terra gittato il sacro regno di Troia, andò vagando in mille parti …” la
seconda con “L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo errò, dopo
ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia” e la terza con “Narrami, o Musa,
dell’eroe multiforme, che a lungo vagò, dopo che distrusse la città sacra di
Troia”. Nota bene l'aggettivo "multiforme". Aggiungiamo le parole di Athena, figlia di Zeus, nella versione di Franco
Rossi per la Rai del 1968 per la prima puntata: “Se questa è la volontà degli Dei,
che Ulisse ritorni, io andrò a Itaca ad infondere forza nell’anima di ciascuno …”
Aggiungiamo inoltre la presentazione del poeta Ungaretti in
apertura della prima puntata dell’Odissea andata in onda su RaiUno nel 1968: “Prima
che cominci il film vorremmo pregarvi di guardare insieme a noi per un paio di
minuti questi luoghi silenziosi, solitari, nel loro aspetto invernale …” mentre
si riferisce alle rovine di Troia. Ecco che il racconto omerico per la prima
volta prende le forme di immagini televisive che, da allora, non hanno avuto
ulteriori aggiornamenti. Vedremo stasera come avrà inizio l’Odissea di Nolan.
Piccola nota a margine: il nostro Paese si fa sempre notare.
Le riprese di Nolan sono state effettate con una particolare “cinepresa”, la nuova
IMAX con pellicola a 65 millimetri ad altissima risoluzione, la più alta oggi disponibile.
Se non che, in Italia, non esistono sale cinematografiche in grado di rendere appieno
la meraviglia di tali immagini.
Segue.
bloggorai@gmail.com

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