Dopo una amena passeggiata, dopo un inteso scambio di messaggi
e telefonate, la lettura di giornali, e dopo un ottimo caffè ci stiamo facendo qualche
idea sulla faccenda Lavitola/Ranucci che molti considerano ancora molto
misteriosa quando invece qualcosa si inizia ad intravvedere.
Proponiamo tre possibili letture che, ovviamente, si possono
anche incrociare tra loro. Proviamo ad immaginare queste tre letture come un
missile a testata multipla: colpisce tanti obiettivi, anche in modo differenziato
nello spazio e nel tempo. Il metodo che cerchiamo di usare in questi ragionamenti
è molto semplice: a chi giova tutto questo? Chi avvantaggia e chi penalizza?
A: lettura politica. La “politica” anzitutto è sempre un’eccellente
chiave di interpretazione di fenomeni complessi. Questi fenomeni, spesso,
avvengono e si avvalgono di strumenti “delicati” dove si sconfina facilmente
dagli ambiti privati e "personali" a quelli pubblici, appunto,
politici. Non vi è ombra di dubbio che una parte politica, questi partiti di
destra, questo Governo, possono trarre vantaggio dal vedere indebolito non tanto
il personaggio Ranucci ma ciò che rappresenta: il giornalismo d’inchiesta che indaga,
approfondisce e cerca di svelare verità occulte. Report e ciò che gli somiglia,
ancor che proposto dalla Rai crea enormi fastidi per i sostanziosi interessi
economici che va a intaccare. Guarda caso, questi interessi provengono
prevalentemente da una parte sola. Indebolire la credibilità del giornalismo d’inchiesta
pubblico può essere quell’ottimo “movente” che molti vanno cercando. Da non dimenticare
che siamo alla vigilia di possibili elezioni anticipate.
Sub A: “"Buscar el levante por el poniente" ovvero
il Governo Meloni ha assoluta necessità di distrarre l’attenzione verso altri problemi
che non siano quelli reali che interessano il Paese. Questa vicenda gli si
presenta su un piattino d’argento per distogliere lo sguardo pubblico proprio
nel mentre e nel quando si dibatte di Legge elettorale ( e in subordine di Lege
di riforma Rai).
Sub C: il quadro politico che si appresta a concorrere alle
elezioni 2027 vede la presenza di “terzi incomodi” che gravitano in due aree:
una estrema destra e una estrema centrista. In queste aree si aggirano
personaggi “politici” che hanno avuto o che forse hanno ancora a che fare con Lavitola
e altri suoi interlocutori assidui frequentatori del suo ristorane e non solo. Si
intendeva colpire Ranucci con la bomba o Lavitola (e i suoi amici, ovvero le sue
“fonti” ovvero gli avventori del suo ristorante) con la minaccia di una dura
condanna al carcere?
B: lettura giudiziaria. La tentazione di addentrarci nei meandri
delle indagini in corso è forte anche perché dai dettagli si può cogliere la coda
velenosa. Ci limitiamo al minimo indispensabile. La bomba a Ranucci era un semplice
“avvertimento” oppure una tentata strage come suppongono gli inquirenti? Troppi,
tanti elementi non tornano anche agli occhi di semplici e inesperti “curiosi”
di fatti di cronaca. Ne citiamo uno a caso: il detonatore e il tipo di esplosivo.
Il primo, secondo gli inquirenti non era un Timer, un orologio programmato ad
esplodere ad una certa ora ma invece si è trattato di un telecomando a
distanza, del genere usato a Capaci. La differenza è notevole: nel primo caso
gli effetti dell’esplosione potevano essere casuali, nel secondo caso chi ha azionato
il pulsante sapeva esattamente quali conseguenze ci sarebbero state in quel
preciso momento. Il tipo di esplosivo: se voleva essere un semplice “avvertimento”
di tipo para mafioso che dir si voglia, era sufficiente un petardo da fuochi
artificiali di quelli che si vendono illegalmente sotto Capodanno. E invece,
dicono gli inquirenti, è stato utilizzato esplosivo da cava, ovvero qualcosa di
più devastante e micidiale. Tant’è che il reato supposto è stato innalzato a
tentata strage.
Sub B: mandante e movente. Per gli inquirenti il primo è
noto e il secondo ancora oscuro. Appare difficile immaginare che i due termini
non siano connessi tra loro. Sul primo sappiamo quasi tutto mentre sul secondo è
calato un muro di cemento armato.
C: lettura televisiva. Tra le tre possibili letture è forse la meno rilevante però non meno interessante per un riflesso indiretto e subordinato della vicenda. Rai Tre in primo luogo è il luogo principale del conflitto in corso dentro e fuori la Rai. L’AD Rossi ha rivendicato la sua mutazione genetica e il conseguente impoverimento editoriale ed economico. Dopo quanto poi ha affermato ad Ancona (“pazienza…”) forse lo sporco lavoro di demolire RaiTre non è ancora terminato. Colpisci Report e colpisci una delle parti nobili della Rete e, seppure lo mantieni in onda, avvii un processo di delegittimazione strisciante che culmina con la riproposizione di avanzi di cantina. RaiTre è il luogo deputato del giornalismo d’inchiesta tipico e caratteristico del Servizio Pubblico. Come ha detto Corsini, direttore approfondimento, la trasmissione rimane e vedremo chi la condurrà. Già: chi la condurrà? Qualora non fosse ancora Ranucci chi potrebbe succedergli? Un nome in particolare, sempre tra gli “amici” di Ranucci sembra stia scaldando i motori.

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