mercoledì 15 luglio 2026

Drammi antichi e potenti e piccole storie moderne

By Bloggorai ©

Bloggorai crede di non essere il solo ad averne le scatole piene della vicenda Lavitola/Ranucci prima ancora di sapere se e come potrà andare a finire, chi è il vero mandante, chi l’esecutore e quale il movente. Ne abbiamo le scatole piene di leggere e sentire storie di servizi segreti, di massoni, di fonti più o meno occulte, di amicizie più o meno compromettenti, di cenette e di faccendieri, di ministri che indagano e amministratori che tutelano il “brand” e di storie “piccanti” variamente intese. Ci appare persino lezioso porre interrogativi sulla bomba: chi l'ha messa e soprattutto perché è stata fatta esplodere.

Avvertiamo un senso di disagio profondo e diffuso che non lascia presagire nulla di buono.

Per ora, lasciamo perdere. Non abbiamo voglia di inzuppare anche noi il biscotto in questo calderone ne abbiamo strumenti o “fonti” qualificate da interpellare. Poi, vedremo.

Ci viene in mente un tema marginale ma non meno interessante: nei prossimi giorni uscirà nelle sale cinematografiche (quelle poche rimaste e, inoltre, in pieno periodo di bassa affluenza) una nuova versione de L’Odissea di Christopher Nolan. Senza dubbio, uno dei drammi universali di maggior rilievo che ancora oggi, dopo millenni, conserva ancora immutato tutto il suo fascino. Ci interessa una notazione a margine: il racconto omerico e la televisione e sarà interessante fare il confronto tra le due letture.

La prima edizione de L’Odissea in Rai risale al 24 marzo 1968 e venne realizzata, per la prima volta, a colori nonostante che la messa in onda era ancora in bianco e nero: si pensava al mercato internazionale. 8 puntate che ebbero un successo clamoroso con punte di ascolto intorno ai 15 milioni di telespettatori a puntata. Un cast importante, da Irene Papas a Bekim Fehmiu, con la scrittura di Rosa Calzecchi Onesti, la regia di Franco Rosi ed effetti speciali di Carlo Rampaldi. Ogni puntata era introdotta da una lettura del poeta Giuseppe Ungaretti.

Era il decennio delle grandi produzioni della Rai che sono entrate a viva forza nella storia della televisione. Era il decennio della Rai che stava completando il processo di alfabetizzazione del Paese. Era la Rai dell’educare, informare e divertire. Era la Rai che in quel decennio proponeva titoli del genere:

La cittadella (1964) con la regia di Anton Giulio Majano e Alberto Lupo

Il giornalino di Gian Burrasca (1964). Regia: Lina Wertmüller con la giovane Rita Pavone

Le inchieste del commissario Maigret (dal 1964) di Mario Landi con Gino Cervi

I promessi sposi (1967) Regia d Sandro Bolchi con Nino Castelnuovo (Renzo) e Paola Pitagora (Lucia)

La freccia nera (1968) di Anton Giulio Majano con Aldo Reggiani, Loretta Goggi, Arnoldo Foà

I fratelli Karamazov (1969) di Sandro Bolchi con Corrado Pani, Umberto Orsini, Salvo Randone

Il conte di Montecristo (1966) Regia: Edmo Fenoglio con Andrea Giordana

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965) di Claude Barma (co produzione francese)

Nero Wolfe (dal 1969) con la regia: Giuliana Berlinguer e Tino Buazzelli

David Copperfield (1965) di Anton Giulio Majano con Giancarlo Giannini.

Troppo facile e financo banale fare confronti con la Rai di oggi e la sua offerta editoriale. Troppo facile fare confronti persino con le repliche: Rai Tre manda in onda le repliche di Piedone lo sbirro. Amen.

Bloggorai@gmail.com

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