La “Shibuya de ‘Noantri”. Provate ad immaginare il famoso centro di Tokio quando scatta il semaforo verde e si calcola che circa 2500 persone attraversano l’incrocio. Eppure, tutto scorre liscio e raramente avvengono incidenti.
Bene. Iniziamo la giornata e mettiamo a fuoco alcuni passaggi.
Premesse: la situazione Rai è pessima e le beghe sui palinsesti
sono robetta seppure rilevanti: gli ascolti, nonostante i mondiali, nella giornata
intera, languono e Rai è costantemente sotto Mediaset; i conti non tornano con
il Piano Industriale affossato dal mancato accordo tra Rai Way e EiTowers e il piano
immobiliare che fa acqua da tutte le parti. Non parliamo più del Piano editoriale
sull’informazione che nessuno vuole nemmeno sentire parlare (e poi si vedono 5
microfoni Rai in recente caso di cronaca). Le tensioni in Cda tra Marano, presidente
p.t., e il DG Sergio è alle stelle “Sei un cialtrone” è un recente complimento
che si sono fatti in Cda.
A – al momento in cui scriviamo, 9,23, non sappiamo se “Quel
treno per Ancona” sarà carico carico di consiglieri, direttori, giornalisti e
pubblicitari per assistere alla presentazione dei palinsesti. Non sappiamo, in particolare,
se saranno a bordo i due consiglieri espressi dal M5S e AVS, Alessandro di Majo
e Roberto Natale. Non sappiamo se, ad occhio, essendo loro stati “nominati” dai rispettivi
partiti seguiranno la loro stessa destinazione con le dimissioni oppure
rimarranno incollati alle poltrone. Presto sapremo.
B – le dimissioni di tuti i componenti la Vigilanza Rai aprono
un capitolo inedito. Si tratta di un organo obbligatorio previsto dalla Legge
103 del ’75 (a seguito di una precedente sentenza dalla Corte Costituzionale
nel ’74) e quindi si dovrà procedere rapidamente alla sua nuova composizione. Non
sarà facile e nemmeno veloce. Il suo Presidente “dovrebbe” essere scelto tra i
parlamentari di opposizione ma non è un obbligo di Legge. A destra potrebbe fare
un pensierino per un colpo di mano.
C – se pure fosse che si potrà proporre una nuova Vigilanza
entro breve, sarà certamente diversa dalla precedente almeno nella postura che
la Maggioranza vorrà indicare per affrontare e risolvere rapidamente il tema “presidente
Agnes”. Gianni Letta e il suo partito,
Forza Italia ovvero Mediaset, non intendono mollare l’osso ora che è pure naufragata
la possibilità che la Agnes possa succedere a Sergio come DG.
D – siamo nel pieno di un ingorgo istituzionale dove la Legge
elettorale e la possibilità di andare alle elezioni ad aprile rendono tutto
molto complicato. Una possibile soluzione (prima o poi obbligatoria) sarà l’adozione
dell’EMFA ma richiede tempo che ora non c’è. Sovrapporre una Legge di riforma Rai
in questo contesto appare poco probabile.
E -contrariamente a quando si legge stamattina da fonti “solitamente
bene informate” non è credibile supporre che la Maggioranza sia in grado di chiudere
alcunchè. Tantomeno riproporre lo schema “bicamerale Covid” con un atto di
imperio dei presidenti di Camera e Senato. E tantomeno sono in grado di chiudere
la partita riforma, specie dopo l’audizione di Giorgetti in VIII commissione Senato
dello scorso 8 giugno dove ha infilzato una trave nell’occhio ai suoi colleghi
di Governo.
F – siamo in attesa di sapere se, appunto, su “Quel treno per
Ancona” sono saliti di Majo e Natale. Semmai decidessero di dimettersi (scorre un brivido ma gira voce che intendano fare i giapponesi di turno), come vivamente
auspicato da più parti, si aprirebbe il capitolo Cda Rai. Rimane in funzione senza
di loro o si dimettono tutti per avviare una nuova fase? A bocce ferme, ovvero
con il Cda in carica, la Legge Renzi in vigore prevede che si debba procedere
alla loro sostituzione e questa volta sarà difficile eludere i principi dell’EMFA
come invece è avvenuto il famigerato 26 settembre 2024. Si prevedono forti dolori
di pancia.
La tarantella è appena iniziata.
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