lunedì 8 giugno 2026

Rossi (AD Rai): il futuro sono io e, nel frattempo, piccono Rai tre

By Bloggorai ©

Ieri mattina il Corriere ha pubblicato un pezzo con il titolo “Ascolto: maggio positivo per La7 e Mediaset. In calo il Servizio Pubblico” dove si legge, in particolare che la Rai una perde nell’intero giorno il 4,2% e l’8,3% nel Prime Time (misurazione in Total Audience). Bloggorai riprende la notizia. Alle 10.50 l’ANSA diffonde un lancio dove i parlamentari del PD (nota bene, solo del PD) scrivono che “La Rai è allo sbando … la dirigenza prenda atto del suo fallimento e si assuma le conseguenti responsabilità e decisioni”. Cosa intende il PD con “dirigenza”? si riferisce i soli AD e “presidente” pro tempore? A tutto il Cda? Ai diversi direttori dei vari “generi”? oppure tutti insieme indistintamente? Siamo propensi a credere sia buona quest’ultima ipotesi. Altrimenti con chi te la prendi se l’intera offerta editoriale fa buchi da tutte le parti e sei costretto a rimandare Montalbano fino al consumo della pellicola? Se i tg crollano anno per anno come riporta AgCom? Se Rai news24 continua a fare ascolti da prefisso telefonico e De Martino, fiero sostenitore della ludopatia con il suo giochetto dei pacchi, è considerato “il futuro della Rai” (Rossi dixit) e se la Maggioni continua a sfracellare gli ascolti di Rai tre con poco più del 3% giusto per fargli “cambiare identità” (vedi avanti dichiarazioni di Rossi)?

Ma, in verità, il tema degli ascolti su cui riflettere viene da più lontano ed è il tema sul quale tutti, finora, hanno messo la testa sotto il tappeto. È sufficiente sfogliare un po' di archivio e viene giù tutto, forte e chiaro. Vi elenchiamo qualche titolo, giusto per capire: “Mediaset supera la Rai per la prima volta, gli ascolti medi diminuiscono del 2,6%” Messaggero Aprile 2024; “Ascolti tv, Mediaset batte Rai anche nel 2024” Milano Finanza dicembre 2024; “Ascolti tv, Canale 5 batte Rai1 e la Ruota di Gerry Scotti mette il turbo a Mediaset” Affari Italiani di novembre 2025 per arrivare ai mesi scorsi  con “Mediaset batte la Rai nella gara dell’audience durante le festività natalizie e d’inizio anno” sul Sole di gennaio e poi “Ascolti tv Mediaset vs Rai, “sorpasso storico” su Affari Italiani sempre di gennaio e poi ancora “Con Meloni premier, Mediaset batte sistematicamente la Rai” sul Fatto sempre di gennaio e così via trotterellando. 

Il rapporto è inversamente proporzionale: tanto materiale per evidenziare questo fenomeno quanto silenzio da parte della “dirigenza” Rai e della "politica" che non può non sapere il declino sul quale è avviato  il Servizio Pubblico. Epperò si baloccano con pensieri nel vuoto come “Digital media Company” oppure vantano qualche milione di bilancio: fumo negli occhi.

Ora il tema è capire se questo comunicato del PD si associa alle “opinioni” di Vita (AVS) con la richiesta di dimissioni oppure anche questo comunicato stampa lascia il tempo che trova, ovvero nulla? Per quanto abbiamo potuto sapere e capire, il pentolone “opposizione” ribolle in tutti i sensi e in casa PD sembra crescere una sottile insofferenza e fastidio nel sentirsi dire che “tanto avete un vostro consigliere” che pure NON è stato votato dal PD, anzi!

 In questo dibattito c’è poi un mistero parallelo: il M5S e il Suo “consigliere”. Sembra che la Sciarelli voglia fare una edizione speciale su “Chi l’ha visto”: da tempo, forse anni, che non si hanno notizie del consigliere di Majo se non per aver posto la sua firma a qualche sporadico comunicato stampa congiunto con Natale.

Torniamo a “teleMeloni”: questa mattina leggiamo un lungo pezzo di quattro pagine su Il Foglio con dichiarazioni interessanti dell’AD Rai Giampaolo Rossi. Già dal titolo e dal sommario si capisce tutto “Questa non è tele meloni no alle inchieste TV a teorema e RaiTre non è più TeleKabul. No al giornalismo d'inchiesta a teorema. Si a Minoli presidente di viale Mazzini anche se il mondo della TV è cambiato. Sanremo neanche la BBC riuscirebbe a farlo. Il teatro delle Vittorie si vende. Amadeus: abbiamo altri talenti. La RAI nel mondo dell'informazione che cambia e in un mercato più ripetitivo che in passato. L’AD Rossi vuole restare. Il caso Ranucci. De Martino una delle grandi risorse artistiche del futuro della TV. Viale Mazzini in attivo anche se vincolata a gestire obbligatoriamente attività che nessuna struttura di più commerciale gestirebbe. La RAI è un'industria complessa articolata che fa l'informazione che fa divulgazione culturale che fa intrattenimento che tiene in piedi il cinema alla fiction italiana se non ci fosse la RAI cioè il servizio pubblico l'intera industria del nostro immaginario non esisterebbe”. 

Non è semplice commentare queste sofisticate riflessioni epperò un paio di cosette meritano di essere appuntate: la prima si riferisce alla sua “disponibilità” a rimanere in Rai dopo la scadenza del suo mandato (non dovrebbe essere riproponibile) e la seconda si riferisce alle recenti dichiarazioni di Mentana su La7 ora diventata come era Rai Tre. Sulla sua permanenza oltre il secondo mandato, la situazione è assai complessa ed è forse uno dei motivi sui quali la maggioranza è impantanata. Poi, sostiene Rossi: “Il ragionamento che ha fatto Mentana penso di averlo interpretato così: un tempo questo ruolo lo copriva Rai Tre. Adesso Rai Tre è diventato un'altra cosa e quindi quel pubblico che una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico culturale si è trasferito su La7. Da amministratore delegato della RAI lo rivendico un grande successo mio perché Rai Tre negli ultimi 15 anni era una anomalia del Servizio Pubblico…”. Amen. Ultima notazione: si ventila di Minoli presidente. Rossi, da buon filosofo cresciuto tra i ruderi di Colle Oppio sulle rovine della casa di Nerone, sa bene che le parole, i nomi, hanno un peso.

Questo articolo merita di essere conservato.

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