Aiuto … aiuto … aiuto !!! Ogni tanto qualcuno si allarma e
si accorge che c’è troppo Garlasco dovunque: in Tv e, in particolare, sulle
reti Rai!!! Sorpresa, indignazione, sgomento e condanna morale: bisogna porre
argine, regolamentare, ricorrere ai codici deontologici, alla Carta di Treviso,
al Codice dei Minori, all’AgCom e financo ai Servizi Sociali e se necessario alla
Croce Rossa. Assistiamo ad un fenomeno curioso: lo stupore degli stupiti.
Mettiamo un filo d’ordine e, in particolare, in casa Rai. Cominciamo
sempre dalle leggi universali della matematica. A: Garlasco è un crimine? Si! B
La Televisione racconta i crimini? Si! C La Rai “è” televisione? Certo che Si! Ovvero
A sta a B come B sta a C. In altri termini Garlasco è un fenomeno che alimenta il "sistema mediatico" la Rai non può fare a meno di nutrirsene. Si potrà semmai dibattere sulle quantità relative
(alle altre emittenti) o assolute (quante ore giorno/settimana/mese/anno) e si
dovrà definire una soglia entro o oltre la quale un determinato numero di ore X
sia “allarmante”. Problemino alquanto difficile.
Poi, il “racconto” di Garlasco, come quelli di altre vicende
criminali più o meno recenti, è una “narrazione” universale e coinvolge tutti i
media, con diversi piani di attenzione. Infine, una volta per tutte e senza
girarci intorno: il racconto del crimine sia informa di fiction che in forma di
fatti realmente accaduti “paga” e bene e lo “scambio merce” ovvero l’offerta di
racconto criminale in cambio di telespettatori e quindi share e quindi pubblicità
avviene da decenni e i pionieri, i precursori, gli “alimentatori” e gli attuali
diffusori di “cultura criminale” sono esattamente dentro il Servizio Pubblico.
Anzitutto necessario un brevissimo ripassino di storia con la fiction: nel 1959 inizia in Rai la fortunata serie del tenente Sheridan e seguirà pochi anni dopo le Inchieste del Commissario Maigret. Dagli sceneggiati Bianco e nero degli anni ’60 (tutti “stranieri”) con l’arrivo del colore degli anni ’70 si passa al “crimine” Made in Italy e arriva il grande successo della Piovra per arrivare al racconto televisivo criminale Rai più rilevante in assoluto: il Commissario Montalbano che, tutt’ora, è replicato all’infinito. Nel mezzo delle tante altre innumerevoli fiction Rai (da Don Matteo a Imma Tataranni) ci sono i programmi di intrattenimento, di informazione e ibridi tutti concentrati al tema “crimine" e dedicati ad indagare, a fare “giornalismo d’inchiesta” su ogni fatto di cronaca nera più o meno efferato o più o meno misterioso. Anzi, più è misterioso, più si allarga il racconto e meglio è. La Rai è arrivata al punto, a proposito di Garlasco, di fare uno speciale in prima serata di Ore 14 su Rai Due e ricevere pure un plauso dal direttore dell’approfondimento Rai, Paolo Corsini, che ha dichiarato “Grande soddisfazione per i risultati ottenuti in questa stagione da 'Ore14 Sera', che confermano la qualità e la credibilità di un progetto editoriale capace di conquistare sempre il pubblico in prima serata affrontando temi di cronaca nera …”.
E comunque, tanto per rinfrescare la memoria: Rai
Tre è stata l’Accademia del “racconto criminale” dove da decenni le pagine
migliori le hanno scritte programmi storici come Chi l'ha visto? in onda dal
1989 (il programma più “antico” della rete); poi Storie Maledette con la conduzione
di Franca Leosini; poi ancora Amore Criminale e, infine, Un giorno in pretura
che si può considerare l’esempio più significativo di "crime giudiziario
televisivo"
In altri termini, semplificando e riassumendo: non c’è nulla di cui sorprendersi e la Rai, il Servizio Pubblico, ha fatto e tutt’ora fa scuola sul racconto del crimine e, come abbiamo sostenuto, con grande beneficio sul piano editoriale. Dunque, se c’è un tema sul quale dibattere e la qualità dell’offerta editoriale complessivamente intesa, compreso quella giornalistica che invece a molti fa venire l’orticaria al solo pensiero.
Chiudiamo
con una “curiosità” che ci ha offerto il Corriere nei giorni scorsi: un “corso”
su come scrivere e raccontare il True Crime. Fenomenale!!! E, per certi aspetti,
anche una iniziativa lodevole: non è per tutti “scrivere e raccontare” la cronaca
nera. Magari l’Ordine dei Giornalisti potrà istituire un sotto Ordine specifico
con un “bollino nero” da applicare sul tradizionale Tesserino Rosso.
Bloggorai@gmail.com


Nessun commento:
Posta un commento