martedì 9 giugno 2026

RAI: la Storia presa a picconate

By Bloggorai ©

Ci sono interrogativi che si pongono in modo impellente, assoluto e inderogabile. A: questa Rai, cosiddetta “teleMeloni” con tutta la sua “dirigenza” ovvero Cda, direttori vari in diverse “quote” politiche e gli “ufficiali di collegamento” (del genere Nicola Claudio e Davide di Gregorio), sono capaci di gestire l’Azienda? Oppure, come ha detto Aldo Grasso prima il 14 marzo “E’ la peggiore Rai di sempre” e poi ha aggiunto nei giorni scorsi “Non esiste “teleMeloni” perché non sono capaci”? B: Questa dirigenza, tutta intesa compresa la parte nominata dalla “politica”, sta assolvendo al compito affidato dal Governo Meloni di smantellare o picconare il minimo sindacale del Servizio Pubblico, cioè almeno RaiTre? C: questa dirigenza getterà le fondamenta sulle quali si fonderà la Rai del prossimo futuro? D: la riforma della Rai, semmai si vedrà comparire all’orizzonte, quale modello di Servizio Pubblico potrà disegnare oltre quello già “incardinato” dal Governo in VIII Commissione Senato?   

Cominciamo da ieri sera. È andato in onda su RaiTre un documento televisivo formidabile: uno speciale su “Mussolini, le verità nascoste” con nientepopodimenoche Bruno Vespa che intervista Massimo Giletti e viceversa. Due “esterni” Rai al pari della Maggioni o di Iacona ora ex. E fin qui … transeat. Ci dice che su oltre 2000 giornalisti in carico all’Azienda, non ce ne sono a sufficienza in grado di realizzare o condurre prodotti del genere. Ranucci e Giammaria, con Report tagliato di quatto puntate e spostato di palinsesto, e Petrolio cancellato, non fanno testo. Per questa “dirigenza” forse sono un peso del quale farebbero bene a meno.

Ieri l’AD Rossi ha rilasciato una dichiarazione lapidaria destinata ad entrare nella storia della Rai: “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su La7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio “Mio” ha detto esattamente “mio” ovvero “suo” personale senza lasciare nemmeno una briciola di tanto successo ai suoi “colonnelli”, al suo stato maggiore. Nemmeno a coloro che sostengono la “ … condivisibile rivendicazione del ruolo del servizio pubblico come pilastro dell'industria nazionale…” (ipse dixit Natale). Ma quale Servizio Pubblico possono avere in comune Rossi e Natale? boh !!!

Veniamo al “contenuto” di ieri sera. Questa “dirigenza” tutta intesa proprio ieri sera ha voluto celebrare nel migliore dei modi la picconata di Rossi su “TeleKabul” come ormai da decenni nessuno chiama più Rai Tre definita “anomala”. La trasmissione voleva svelare “verità nascoste” su quanto avvenuto nelle ultime ore di Mussolini e queste verità, in buona sostanza, si concentravano tutte nel sostenere che “i partigiani hanno rubato l’oro di Dongo” che i fascisti cercavano di trafugare (una montagna di fedi d’oro delle donne italiane “donate” alla Patria per comprare cannoni da utilizzare con i nazisti) e che forse, come volevano in parte gli alleati e in parte le forze politiche “moderate” della Resistenza si arrivasse ad un “giusto processo” per il Duce e per i suoi gerarchi, modello Norimberga. Per chiudere in bellezza ci hanno messo Santoro che ha dato una “spolveratina” incomprensibile, a mo’ di una pezza compensatrice.

Da questo punto divista, “teleMeloni” sta assolvendo il suo scopo, funziona e bene. Anzitutto sta riducendo gli ascolti, con grande soddisfazione della concorrenza, e inoltre non è in grado di proporre nulla che possa lasciare immaginare la Rai del prossimo futuro. Non c’è uno straccio di progetto o di visione che dir si voglia oltre il banale e ormai logoro pensiero debole della “Digital Media Company” che non sanno nemmeno come spiegare e pagare. Nei prossimi giorni ci occuperemo ancora dei Data Center e dell’Hyperscale di Pomezia: un esempio mirabile di fantascienza. 

Il Piano Industriale, poggiato in buona parte sulla cessione di quote Rai Way, è in alto mare. Nei prossimi giorni scade il MoU con EiTowers e, ad oggi e per quanto sappiamo, non c’è trippa per gatti. Il Piano Immobiliare è una chimera e l’unica cosa certa è l’operazione incredibile di Milano: si andrà in affitto per 27 anni al modico costo di 5,9 milioni di euro l’anno. Fenomenale! Un grande affare ma non è ben chiaro per chi. O forse si, è chiarissimo. 

Non parliamo poi di piani editoriali, per carità di Patria. Quello editoriale dello scorso febbraio se lo sono dimenticato per strada e quello sull’informazione non sanno (e non vogliono sapere) nemmeno cosa sia, con buona pace complice di tanti giornalisti Rai (abbiamo ricostruito una piccola parte del “giallo” sul Piano Verdelli, sul ruolo della Maggioni e del Sindacato Usigrai, ne riparleremo).  

Tornando agli interrogativi iniziali: questo Cda, questa “dirigenza” tutta insieme, entrerà e come nei libri di storia del Servizio Pubblico? Forse si, ma nel peggiore di modi: per aver proseguito, sostenuto e alimentato il declino dell’Azienda. Sono “capaci” di farlo? Forse si. E se questo avviene, come al solito, non è solo perché sono “bravi” loro ma anche perché sono incapaci coloro che dovrebbero e potrebbero resistere. Ancora una volta, solo per carità di Patria non riportiamo alcuni “comunicati stampa” diffusi ieri sulle dichiarazioni di Rossi su RaiTre.

A proposito di chi paga bene e subito, come abbiamo scritto il racconto della cronaca nera paga benissimo e subitissimo. Notizia di ieri: Milo Infante (dicono in quota Lega) conduttore di Ore 14 e recentemente “premiato” per il suo speciale su Garlasco, lascerebbe la Rai per andare a Mediaset. Dicono che aveva uggia perché gli hanno tolto spazio a favore della trasmissione di Tommaso Cerno: un grande successo di “teleMeloni”.

Bloggorai@gmail.com  

Ps: come era facile immaginare, la “faccenda Minetti & C.” non si è chiusa e non si chiuderà presto e facilmente. Leggiamo oggi che anche la Rai sarà chiamata in giudizio per un risarcimento di 250 milioni. Preparate Prosecco e olivette taggiasche. 

 

 

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