giovedì 4 giugno 2026

La RAI tra la "politica" e la matematica

By Bloggorai ©

Quando gli strumenti della “politica” non sono sufficienti a decifrare i sui reconditi meccanismi occorre fare uso di altro genere di strumentazione. Si può, ad esempio, adoperare la matematica, la logica e financo la psicologia degli individui e dei gruppi complessi.

Allora, ieri è successo che un noto e autorevole esponente dell’area progressista (AVS), Vincenzo Vita, sulle colone del Manifesto ha scritto chiaro e tondo che “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione. Nella cinica routine di certa politica odierna, il gesto potrebbe non fare neanche un plissé”. Linguaggio forbito e sofisticato nonché gentile ma che tradisce un “sentiment” molto evidente. Come del tutto evidente che non si tratta di una banale e semplice “opinione” personale. Ieri vi abbiamo riportato le precedenti richieste in tal senso di Usigrai e M5S ma mancava un terzo soggetto: il PD. Abbiamo posto le domanda secca ad un molto autorevole esponente del partito che ci ha risposto in modo parimenti secco e alquanto irritato “Questo Cda non lo abbiamo votato noi!”. Chiarissimo e combacia con quanto da tempo avevamo intuito.

Ecco allora che ci viene in aiuto la matematica con il solito, semplice, teorema della proprietà transitiva: se A sta a B come B sta a C se ne deduce che A sta a C. In altri termini: difficile supporre che Vita si è svegliato una mattina ed ha pensato “quasi quasi chiedo le dimissioni, seppure simboliche, dei componenti l’opposizione” senza avere avuto il placet dei due suoi segretari, Bonelli e Fratoianni. A loro volta, difficile supporre che i due non abbiano fatto un colpo di telefono a Conte e alla Schlein: “Che facciamo con la Rai, come sblocchiamo la situazione?". A quel punto, supponiamo, tutti in coro hanno pensato: “proponiamo un gesto simbolico e poi vediamo cosa succede, certamente non farà un plissé”. Ovvero, forse, rimarrà un semplice e gentile pensiero in libertà.

Dopo aver pubblicato il post di ieri, un attento e interessato lettore ci ha scritto allarmato. “Ma allora qui viene giù tutto?”. Naaaaaa, tranquilli, sereni, e sobri: i giochi sono tutti aperti e dagli esiti molto ma molto incerti. “E’ la “politica” beellezza!!!” che ha in mano il pallino delle prossime scelte e, segnatamente, l’evoluzione del contesto istituzionale con un solo tema centrale: le prossime elezioni politiche del 2027. Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo: la Rai è “un” campo di battaglia, non è il solo e non è nemmeno il più rilevante ma non è nemmeno poi tanto subordinato. Se qualche fine stratega dell’opposizione, in modo palese o occulto, ha deciso di proporre un “gesto simbolico” con la richiesta di dimissioni dalla Floridia fino a Natale è solo perché ci potrebbe essere un buon conto. Il buon conto è semplicemente mettere le mani avanti per non cadere indietro in vista di un possibile colpo di mano della maggioranza con la riforma Rai che, secondo le loro buone intenzioni, potrebbe andare in Aula in autunno, sempre che non succeda qualcosa prima. Semmai fosse, i prossimi consiglieri potrebbero rimanere incarica per 5 lunghi anni. Tanti! Nei prossimi giorni ci saranno segnali significativi.

Dopo di che, come noto, dobbiamo tornare ad un vecchio principio: sono le persone che fanno le “cose” e non viceversa. Nel nostro caso, ci sono le persone con i loro ruoli in Vigilanza e nel Cda Rai. È nella natura delle persone assumere una “postura”, un tono o un carattere che viene poi comunicato e percepito al loro esterno. Fare o NON fare è il tratto, la riga finale, con la quale si misurano le “cose” fatte dalle persone. La domanda lecita allora è: cosa hanno fatto le “persone” da quel lontano pomeriggio del 26 ottobre 2024 che possa entrare nella storia della Rai e del Servizio Pubblico? Cosa è rimasto di quell’accordo, di quel patto che oggi suona pure stantio e polveroso “prima la riforma e poi le nomine”???

C’è molto ancora da dire oggi.

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