venerdì 12 giugno 2026

C'è un profondo ed oscuro Vannacci dentro gli italiani? dentro di noi? dentro la RAI ?

By Bloggorai ©

“L’Italia non ha avuto una grande Destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo.”

Pier Paolo Pasolini

Sono innumerevoli le citazioni meritevoli di essere riportate sul “carattere degli Italiani” (vedi un imperdibile Umberto Eco in https://www.youtube.com/watch?v=6-dP720gPic ) ed è corposa la letteratura in proposito. Ci permettiamo di segnalarne qualche opera indispensabile: “Gli italiani, 58 milioni di protagonisti” di Luigi Barzini, un caposaldo, e con lo stesso titolo “Il carattere degli italiani” di Sismondi e di Alfani. Poi, da non perdere mai di vista il Report annuale del Censis per essere aggiornati.

Per parafrasare la citazione di Pasolini, si potrebbe dire che la Rai non ha avuto una grande destra ma solo raffazzonati sprovveduti allo sbaraglio, gente “scappata da altra casa” e accomodata per convenienza a quella corrente ed oggi si vedono i risultati, perfettamente rispondenti alla “loro” missione.

Veniamo al tema del giorno. L’irruenza, invadenza pressoché totale e l’onnipresenza del generale Vanacci sulla scena politica, sociale, culturale e morale del nostro Paese induce a qualche sommaria riflessione. Oggi, buona parte dei quotidiani riportano il suo nome e la sua foto in prima pagina mentre radio e tv lo citano spesso e volentieri. È fuori dubbio che sia divenuto un protagonista assoluto in grado di invadere tutto il campo della scena politica nazionale ed oltre. È fuori dubbio inoltre che comincia a porsi come una variabile indeterminata sul futuro prossimo venturo del quadro politico nazionale. Vannacci, infatti, per assoluto paradosso, crea “ordine e disordine” al tempo stesso sia tra i partiti di Governo ma pure tra quelli di opposizione. Rompe, devasta gli equilibri interni alla Lega che, a sua volta, rompe e devasta quelli interni tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Nessuno tra loro lo vorrebbero come alleato ma tutti necessitano dei suoi voti, in crescente ascesa, per sperare di rivincere le elezioni e garantire un futuro alla Meloni.

Anche nel “campo largo” debbono fare soverchia attenzione al generale per buoni motivi. Il primo è perché rappresenta al minaccia aperta all’implosione della coalizione di governo. Se c’è una possibilità di far saltare il banco di Palazzo Chigi, ora per allora, è “sperare” nella spallata che potrebbe venire da Vannacci.  Altro buon motivo è che il generale potrebbe rosicchiare voti in vari ambienti, compresi quelli di una certa opposizione centro-moderata-tantinelloconservatrice del campoprogressista, ovvero diciamo pure la “corrente di destra” dello schieramento, sempre pronto a fare patti col diavolo, ambigua al punto giusto sui temi centrali come la guerra e le alleanze con i vari Trump e Nethanyahu. 

Il Generale, con la sua postura, la sua natura e la sua cultura primigenia (vedi pure la sua recente intervista con la Gruber su La7 dei giorni scorsi) infatti sta liberando la “bestia” già prigioniera in “ognuno di noi” largamente inteso, ovvero quella “bestia” collettiva riferita alla larga parte del Paese da sempre collocato in un’area di conservatorismo ai limiti del “fascismo” con tutte le riserve e aggiornamenti storici del temine.

Evidente che si tratta di una bestia “altra” diversa da noi stessi, dalla “nostra” caratura personale e collettiva alla quale apparteniamo. Non parliamo di “noi”, seppure qualche distinguo e precisazione pure si potrebbe azzardare, parliamo sempre di loro: quella tanta parte di Italiani che hanno aderito nel passato e aderiscono tutt’ora al sentimento dell’Uomo forte al comando, dell’autoritarismo, della superiorità della razza, del sentimento guerresco, della ritorno alla famiglia tradizionale composta da soli maschi e femmine e della chiusura delle frontiere da pericolosi e minacciosi emigranti che rubano il lavoro agli italiani.

Da non dimenticare mai le nostre origini: la stessa Repubblica, con il referendum del ’46, nasce sulle ceneri di un consenso certamente non plebiscitario: due soli milioni di scarto tra Repubblica e Monarchia. Dopo di che il Paese si è assestato per decenni su un precario equilibrio moderato, centrista, prima democristiano e poi berlusconiano ed infine “meloniano” salvo brevi parentesi di governi progressisti o, peggio ancora, “tecnici” alla Monti o alla Draghi.

In poche parole, ogni momento storico ha necessità delle sue figure simboliche, archetipe in grado di riprodurre in sintesi visiva, in immagini, ciò che il “carattere deli italiani” richiede in un gioco di specchi sempiterno. Tanta parte dell’elettorato lo richiede e tanta parte del sistema mediatico  e segnatamente televisivo lo propone.

Veniamo ora al Vannacci in televisione. Il personaggio indubbiamente “buca” lo schermo. È in grado di catturare attenzione e benevola simpatia nel suo apparire meno “politico” dei suoi avversari. È chiaro limpido e trasparente come gli altri si palesano invece ormai usurati e paludati. Lui è e si propone di “destra destra” quanto invece i suoi alleati si mostrano come “destrofoni moderati di centro”, confusamente europeisti e filoamericani proprio nel momento storico in cui gli USA sono avvertiti come la fucina dei mali del mondo. Una parte della Tv, la Rai, sostiene e diffonde questo “spirito”. Per un verso lo esorcizza parlandone ai minimi sindacali, per altro verso, nei contenuti, lo sostiene in una delle sue anime più profonde, oscure e perennemente attuali: il fascismo.

Nei giorni scorsi la Rai ha dato buona prova del “vannaccismo” contemporaneo e strisciante in Tv. Prima con lo “speciale” sulle ultime ore di Mussolini con evidente tentativo di riscrivere la storia a loro uso e consumo. Poi, due giorni dopo, in occasione dell’anniversario dell’omicidio Matteotti perpetrato dalle squadracce fascista, ignorando del tutto la ricorrenza che invece è stata proposta da Mediaset con il Film di Florestano Vancini. Nota a margine; recentemente è stata inaugurata una nuova Sezione ANPI Rai: chi l’ha vista?

Si tratta poi di quella stessa Rai che si è vantata come "mio" ovvero"suo" successo personale, privato, quello di aver consentito la consistente migrazione di telespettatori da RaiTre a La7 (ipse dixit nei giorni scorsi l'AD Giampaolo Rossi, noto come "il filosofo di Colle Oppio).  

Ma il “vannaccismo” alimentato nella tv risiede anche oltre i singoli casi di cronaca editoriale. Le vediamo nel “racconto” del Paese offerto da Tg e gr, dalle fiction quasi sempre orientate sui racconti della cronaca nera, con la “narrazione” di un Paese insicuro, impaurito e minacciato da migranti e terroristi, da bande di giovani criminali e trafficanti di droga. La “cultura di destra” che poi si trasforma in voto, in consenso politico, viaggia sull’etere televisivo e la Rai, oggi, è una sua antenna.

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