E’ trascorso un anno, nove mesi e spicci giorni da quando si
è insediato questo CdA. Sono trascorsi quattro mesi dall’approvazione in Cda delle
linee guida del piano editoriale. Sono trascorsi ormai tanti mesi da quando ai
dipendenti Rai è stata soppressa la Rassegna Stampa e limitata a soli 240 nomi accuratamente
selezionati. È trascorso tempo, tanto tempo, da quando si voleva fare del palazzo
Rai una “casa di vetro” ovvero dove tutto fosse trasparente, accessibile e verificabile
non solo in termini istituzionali (Vigilanza, AgCom, Corte dei Conti) ma anche
da parte di chi paga il canone.
È passato tempo e ne passa ancora da quando un fatto, una notizia
o un evento accade a quando si viene a sapere, a quando entra in circolazione.
Non tutti si possono permettere di comprare i giornali in edicola, sempre più
costosi, e giocoforza le notizia o le informazioni transitano in altro modo: le
chat e i “social”.
Ecco allora che stamattina, alle 07.51, si diffonde sulle nostre
chat un articolo intervista su La Stampa a Roberto Natale, consigliere Rai.
Bloggorai ha una “certa” ed è probabile che la memoria possa fargli brutti scherzi,
ma non ricordiamo che mai prima il “consigliere del giorno dopo” abbia avuto premura
di diffondere o far circolare, seppure in via riservata, articoli di giornali
interessanti, rilevanti o addirittura fondamentali, come ad esempio l’intervista
al suo AD Rossi rilasciata giorni addietro su Il Foglio. Non parliamo di documentazione,
materiale di studio o altro non vincolato al segreto aziendale. Se la memoria non
ci inganna, pressoché nulla.
Se non che, questa mattina, appunto, La Stampa pubblica la “sua”
intervista dove leggiamo perle di saggezza imperdibili e ormai dimenticate: “Bisogna
andare incontro a quella parte di pubblico oggi disorientata … la risposta
alle nostre domande in Cda è stata che non era possibile criticare le azioni
del Governo dato che è un azionista Rai…” e infine chiude con un proclama politico
clamoroso “Il denaro tolto (i famigerati 10 milioni) alla Rai va restituito”.
Palazzo Chigi e Rossi& C tremano. Con tutta la stima (comincia a
scarseggiare) ma questa intervista ci appare inutile, irrilevante e fuorviante.
Non abbiamo letto una sola parola con un senso compiuto politico e progettuale ovvero esattamente ciò di cui si avverte il maggior bisogno.
Non abbiamo letto una sola parola che possa far e pensare che si possa e si
deve fare qualcosa per arginare questa destra in questa Rai: ha citato il ricorso
della Tarantola: non è vietato proporre, verificare la fattibilità e fare altri
ricorsi. Non è vietato fare il consigliere di “opposizione” ovvero rappresentare
in Cda quella parte di opposizione che non vuole arrendersi e ci sono mille modi
per farlo, compreso far circolare informazioni, notizie e temi il giorno prima
e non il giorno dopo. Oggi leggiamo che la Rai vuole togliere la tutela legale Rai a Ranucci sul caso Minetti: supponiamo che si poteva e doveva sapere prima.
Supponiamo che si poteva e doveva intervenire prima e non dopo.
Ci sono temi e problemi di ben altra natura e rilevanza
come, ad esempio, cominciare a ragionare sulla centralità, sul ruolo e la
natura della Rai e del Servizio Pubblico nell’attuale sistema mediatico. La Rai
e questo Servizio Pubblico sono solo una pare e oggi forse quella meno rilevante
di tutto il resto: informazione, educazione e intrattenimento viaggiano e si
producono e si diffondono in altri modi, su altre piattaforme e altri device
diversi dal televisore. La Rai e il Servizio Pubblico da tempo non sono più al centro
del Villaggio. Quello che ne rimane è un “soggetto editoriale per molti aspetti simile ai concorrenti commerciali” che si rivolge ad un pubblico
ormai in via di estinzione demografica: quando saranno esauriti gli “over X” basta,
finito, si chiude baracca e burattini.
Molti di noi, generazione ormai “over X” sta smantellando e dopo
di noi non vediamo una nuova generazione di persone che si occuperanno di “Servizio
Pubblico Radiotelevisivo”. Le stesse lettrici e lettori di Bloggorai si rivolgono sempre
più ad altro, ad altri temi, ad altri contenuti, ad altre televisioni,
ad altri modi di essere e fare “servizio pubblico”. Noi, per informarci alle 20 di ogni sera, vediamo il Tg de La 7. Nei giorni scorsi il Tg1 ha aperto per circa 5 minuti con la notizia delle bambine scomparse e il Tg de La 7 con la politica estera e nazionale.
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