Salvini al Viminale e la Meloni al Quirinale mentre Draghi
si interroga su “Competere o sparire”. Non abbiamo letto il suo volume ma già
il titolo ci induce sospetto (conoscendo i suoi trascorsi) se si riferisce a se
stesso e al suo futuro (sappiamo cosa è successo nella precedente occasione)
oppure se “parla a nuora perché suocera intenda”. L’eccesso di calore, è noto, fa
brutti scherzi. Tra visioni e fantasie talvolta si celano sintesi e
possibilità, mentre il “tempo” scorre e corre velocemente già verso il prossimo
anno.
Il 2027 sarà certamente un crocevia politico istituzionale
di assoluto rilievo. C’è in ballo l’assetto democratico e costituzionale del Paese
con una possibile nuova legge elettorale, ci sono le elezioni (forse pure anticipate
ad aprile) e, non ultimo, si getteranno le fondamenta del nuovo assetto della Rai
e del Servizio Pubblico. Ricordiamo, per inciso, che ad aprile del prossimo anno
scade la Concessione e il suo rinnovo già si preannuncia come un campo di battaglia
laddove potrebbero essere molti i soggetti interessati a concorrere. Ricordiamo, sempre per inciso, che la Concessione
prevede la stipula di una Convenzione tra il Ministero competente (MiMit,
ministro Urso) e la Rai. Ricordiamo, sempre per inciso, che a seguito della
Concessione e della Convenzione, andrà ridefinito il Contratto di Servizio e
che, salvo improbabile (a nostro avviso) riforma conseguente all’EMFA, si dovrà
rinnovare l’attuale Cda Rai.
Nelle precedenti occasioni il dibattito intorno al rinnovo
di tali impegni era iniziato almeno un anno prima e oggi invece siamo nel silenzio
più totale interrotto solo da qualche balbettio sulla mancata riforma e l’EMFA
disatteso. Su questo argomento torneremo presto.
Paliamo d’altro e torniamo ad un tema di grande interesse,
specie in periodo “caldo”: il racconto del crimine in tv e i grandi misteri di
cronaca, specialmente nera. Come ogni anno, si ripete la stessa liturgia ovvero
“il giallo dell’estate” che ha due varianti: una è quella del “giallo in corso d’opera”
dove Garlasco domina la scena e l’altra è del genere “misteri irrisolti” degli anni
passati dove se pure c’è un colpevole ogni ragionevole dubbio confermato in Cassazione,
rimane sempre qualche dubbio o mistero sulla colpevolezza o innocenza. In questi
giorni il Corriere dedica due pagine ad un caso storico e ieri si è occupato di
Cogne. Un caso che ha fatto scuola nello studio mediatico del “racconto” del
crimine in tv e tant’è che il sottotitolo è suggestivo “Da vespa al Costanzo Show:
in Tv il caso Franzoni fece il record di share e diventò un fenomeno collettivo”
e leggiamo che Porta a Porta di Bruno Vespa gli dedicò 21 puntate con quella, clamorosa,
quando venne liberata, che raggiunse il 45% di share.
Tutto questo per ribadire quanto da tempo scriviamo: il “racconto criminale” televisivamente paga, bene e subito. L’overdose di Garlasco non deve affatto stupire ed è nel DNA del Servizio Pubblico quanto lo è il varietà del sabato sera o nelle infinite repliche di Don Matteo, del Maresciallo Rocca, di Imma Tataranni o del sempiterno Montalbano.
La domanda che poniamo è: quale deve
essere il ruolo e la funzione del Servizio Pubblico nel sostenere, promuovere e
diffondere questa “cultura” del racconto criminale? Se è vero, come verosimile
supporre, che i temi “sicurezza” ed “efficienza della giustizia” saranno centrali
nella prossima campagna elettorale, come e in che termini e con quale postura
il Servizio Pubblico si presenterà a questo appuntamento?
Bloggorai@gmail.com

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