lunedì 22 giugno 2026

La "calda settimana dell'ispettore Tibbs" tra Data Center e Tg1

 

By Bloggorai ©

Succede, spesso, che qualcuno o qualcosa che ci appare come “amico”, utile o necessario, si possa trasformare in qualcosa di segno opposto. Succede pure che qualcuno o qualcosa che ci appare come un “dispositivo di salvataggio”, al momento in cui sei indotto ad adoperarlo lo scopri “scaduto” o non più utile al suo scopo oppure già superato da un nuovo modello. Succede pure che di questo “qualcuno o qualcosa” ne possiamo avere bisogno.

Tutto questo ci porta alla settimana che sta per iniziare, calda e faticosa, contanti temi che ci interessano.

A: Data Center e IA: ormai se parla e scrive come la rucola che sta bene dovunque la metti. E, laddove per molti aspetti ti appare utile o necessaria, poi sotto sotto vieni a scoprire che ci sono pure tanti problemi connessi. I “dati” sono la materia prima dell’innovazione tecnologica e costituiscono il “cibo” dell’intelligenza artificiale. Questo cibo deve essere “cucinato” nei Data Center che necessitano di grandi quantità di energia e di acqua. Ieri sera, su Rai Tre, è andato in onda un secondo servizio su questi temi molto interessante (il primo è andato in onda lo scorso marzo). In Italia questo tema oggi è nel pieno della selvaggeria legislativa, un vuoto normativo dove galoppano indisturbati grandi gruppi immobiliari speculativi (comprano terreni agricoli a 1 e li rivendono a 30) come pure, per quelli esistenti che, di fatto, servono i 3 Big della gestione dati Microsoft, AWS (Amazon) e Google che, beninteso, i nostri “dati” se li vorrebbero gestire in casa “loro”. Nel frattempo Starlink pensa di mandare i Data Center in orbita satellitare. 

Rai e Rai Way su questo fronte sono a “carissimo amico … ti scrivo” ovvero tra il poco e il nulla, tra il niente e l’improbabile: esempio clamoroso è il famigerato Hyperscale di Pomezia. Una fantasia sospesa nel vuoto della quale nessuno è in grado di specificare costi, tempi e modelli logistici e clienti potenziali. Fantasie. Nel frattempo Rai si serve di Data Center esterni per i quali paga lauti compensi. Chi gestisce, dove sono e cosa succede con i “dati” raccolti da Rai (abbonamenti, visualizzazioni di Rai Play etc) nessuno è in grado di saperlo. O meglio, alcuni lo sanno e molto bene.

Verrebbe da ripetere il solito pensiero: nessuno se ne pre-occupa, e in particolare l’opposizione. Lasciamo perdere.

B: la civiltà delle immagini. Il Governo è in fibrillazione per mille buoni motivi e, tra questi, la crisi con gli Usa e con Trump in particolare. La crisi, ovviamente, è anzitutto sui contenuti ma anche sulle immagini che la raccontano. E la immagini del G7 di Evian ci raccontano tanto sulla postura, sul linguaggio del corpo e quindi della comunicazione politica della Meloni. Oltre a quella immagine canonica dove lei rivolge il “ditino” verso Trump che ha fatto molta presa sull' opinione pubblica USA MAGA, ce ne sono altre due significative: la prima è quando gli poggia leggermente la mano destra sul braccio “americano” e la seconda quando, alzandosi dal divanetto dove hanno discusso amabilmente, è lei che porge per prima la mano per salutarlo. È lei che prende l’iniziativa e lui la “tollera” e accoglie questi suoi gesti con l’arietta infastidita quasi a dire “se propri necessario…”. Tanto basta.

C: i mondiali di calcio. Passata la retorica a basso prezzo dell’esclusione dell’Italia ai mondiali (ce la siamo meritata tutta e da tanti anni) ora è la volta degli ascolti televisivi che, da alcuni, sono interpretati come un “salvagente” per gli ascolti Rai. A ben vedere, nell’intera giornata, Rai è costantemente sotto Mediaset e ancora nei giorni scorsi Rai era al 34% di share con 2,3 mln e Mediaset con il 27% e 2,6 mln di telespettatori. E meno male che c’è il “salvagente” Mondiali. Sempre sabato scorso, i geni del palinsesto, hanno mandato in onda “Piedone a Hong Kong” che ha comunque realizzato il 5% e 1 mln di telespettatori. Forse è questo genere, le repliche delle repliche, ovvero l’usato sicuro, il vero salvagente del Servizio Pubblico.

D: il Tg1 di destra e il racconto nazionale. Il suo direttore Chiocci non fa mistero della sua appartenenza politica e non omette di ringraziare chi lo ha imposto alla direzione del giornale. Lo fa a suo modo: impostando il Tg1 a immagine e somiglianza del “suo” governo: propone una linea editoriale molto concentrata su cronaca nera e costume, laddove invece i grandi temi sociali, economia e lavoro, sanità e istruzione etc sono sempre in secondo piano. Non disturbate il manovratore: l’invito è rivolto a tutti, compresa l’opposizione che quando si impegna a brutto muso riesce ad diffondere solo comunicati stampa del giorno dopo.

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