lunedì 18 ottobre 2021

Lettera aperta per il futuro della Rai


Care Lettrici, cari Lettori,

vi proponiamo questa lettera indirizzata a quanti stanno per avviare il confronto istituzionale sul futuro prossimo venturo della Rai, il nuovo Contratto di Servizio, affinché possa diventare un momento di dibattito aperto, partecipato e condiviso tra tutti coloro che ne sono direttamente interessati. Il rinnovo di questo Contratto costituisce un passaggio forse epocale nella definizione di una nuova missione della Rai che, pertanto, dovrebbe prevedere la sua più ampia partecipazione. 

La lettera è aperta ad ogni contributo di integrazione e valutazione. 


Alla cortese attenzione del           

Presidente del Consiglio di Amministrazione Rai, Marinella Soldi

Amministratore Delegato, Carlo Fuortes

Consiglieri, Simona Agnes, Francesca Bria, Igor De Blasio, Alessandro di Majo, Riccardo Laganà

Al Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini

Al Presidente dell’Autorità Garante nelle Comunicazioni, Giacomo Lasorella

Al Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti

Al Ministro dell’Economia e Finanze, Daniele Franco

 

               In relazione al previsto avvio del confronto istituzionale finalizzato al rinnovo del Contratto di Servizio per il periodo 2023-2027 e della relativa costituzione del gruppo di lavoro interno alla Rai con le medesime finalità, come da comunicazione alle Strutture aziendali dello scorso 14 ottobre,

con la presente siamo a rivolgervi un appello affinché tale momento possa assumere anche un rilievo pubblico, aperto e partecipato da tutte le forze sociali, culturali, accademiche interessate a fornire un contributo di idee e proposte per il futuro del Servizio Pubblico Radiotelevisivo del nostro Paese.

Lo spirito del presente appello è lo stesso enunciato nella lettera anzidetta: “Per essere forza al servizio del Paese, Rai deve porsi all'ascolto, con spirito aperto e "senza interruzione di servizio", dei propri utenti, degli stakeholder e dei cittadini, facendosi interprete attiva delle aspettative e dei bisogni della società italiana”. Lo condividiamo pienamente e lo sosteniamo nella proposizione di più rilevante di “spirito aperto” cioè di partecipazione dialogante e propositiva.

               Il rinnovo del Contratto di Servizio è un appuntamento di particolare rilievo che viene a cadere in una fase di grandi trasformazioni del mercato audiovisivo, di profonde innovazioni tecnologiche e di vasti mutamenti nelle abitudini di consumo di prodotti multimediali da parte degli utenti. Per quanto esposto dettagliatamente dall’Amministratore Delegato nella sua recente audizione in Commissione di Vigilanza, la Rai si trova in un momento critico relativo alla definizione dei suoi compiti in relazione alle risorse delle quali potrà disporre.

               Il Contratto di Servizio, come noto, dovrà impegnare l’Azienda nell’adempimento di compiti specifici riferiti alla programmazione editoriale, all’organizzazione aziendale e all’innovazione tecnologica che dovrà perseguire. Al suo interno, in modo particolare, si prevede la stesura di un Piano industriale della durata triennale che ulteriormente fisserà il percorso di sviluppo dell’Azienda per i prossimi anni.

Riteniamo che l’apertura di un dibattito pubblico possa fornire elementi utili a modellare il futuro della Rai lungo un percorso che identifica una sua nuova missione pertinente ai nuovi contesti normativi, sociali e culturali verso i quali si dirige il suo operato. Ed è proprio in questa chiave che riteniamo che questa proposta di confronto aperto possa costituire un contributo importante per la sua migliore definizione.

Confidiamo che questo appello possa trovare positiva attenzione affinché sia la stessa Azienda a farsene promotrice come segno di attenzione verso il suo pubblico, i cittadini che sono chiamati a sostenerla attraverso il pagamento del canone.


bloggorai@gmail.com




domenica 17 ottobre 2021

domenica

 Come abbiamo scritto nel post di ieri (da leggere per chi non lo ha fatto) il sabato e domenica saltiamo il giro.

Rimanete comunque sintonizzati: ci sono novità in attesa. 

Buona domenica 

bloggorai@gmail.com 

sabato 16 ottobre 2021

Volpi e conigli nei giardini di Viale Mazzini

Foto di Pfeilgiftfeder da Pixabay

Lo abbiamo scritto tante volte: per comprendere i fatti e le vicende della Rai (come del resto molti altri accadimenti) non è sufficiente essere più o meno esperti di scienze della comunicazione, di finanza aziendale, di tecnologie, di editoria ma è necessario almeno una buona infarinatura di psicologia sociale, intesa come scienza che “… studia i processi psichici, coscienti e inconsci, cognitivi (percezione, attenzione, memoria, linguaggio, pensiero ecc.) e dinamici (emozioni, motivazioni, personalità ecc.)” (Treccani).

Questo Blog, ormai ha superato oltre tre anni di attività in un crescendo continuo di lettori e rafforzamento di una (forse piccola) credibilità verso una platea molto eterogenea. Ce la siamo guadagnata cercando sempre di proporre riflessioni, connessioni e visioni di insieme più che notizie e aggiornamenti quotidiani o piccoli scoop che pure costituiscono “il sale della terra” e che non disdegniamo affatto. Per questo siamo sempre attenti a cogliere il contesto, le dinamiche endogene ed esogene dei fenomeni. Citiamo gli esempi del primo capitolo del fondamentale libro di Paul Watzlawick, Pragmatica della comunicazione umana: in una specifica regione del Canada avviene un fenomeno che gli studiosi, i biologi, hanno faticato a comprendere. Le volpi della zona, ogni quattro anni raggiungono il picco della loro diffusione per poi improvvisamente declinare ai limiti della soglia di estinzione senza apparente e giustificabile motivo. Ad un certo punto, qualcuno ha avuto la felice intuizione di leggere questo fenomeno incrociando i dati sulla diffusione dei conigli nella stessa zona ed è stato facile constatare che questi subivano lo stesso andamento in termini inversi: il loro numero cresceva con il diminuire delle volpi, loro predatore naturale, e viceversa raggiungendo in questo modo, nel loro alternarsi di cicli di diffusione e contrazione, un perfetto equilibrio ambientale. Altro esempio interessante: il celebre etologo Konrad Lorenz venne visto fare strani e incomprensibili gesti con un bastone rivolto vero il terreno dove, apparentemente, non c’era nulla. Qualcuno, osservandolo, ebbe a preoccuparsi del suo stato mentale salvo poi dover constatare che il bastone era rivolto verso l’erba alta che celava la vista dei giovani anatroccoli con i quali Lorenz conduceva i suoi noti esperimenti di imprinting.

Non si capisce Fuortes e la sua recente comunicazione in Vigilanza se non si capiscono (e conoscono) i fenomeni che gli sono intorno, dentro e fuori Viale Mazzini. Non si capisce il suo intervento con la sola lente della contabilità e dell'amministrazione come pure non si comprendono gli interventi dei parlamentari se non è chiaro il contesto entro il quale agiscono. Non si capisce l’agire del nuovo AD se non è chiaro il contesto umano  e culturale entro il quale opera che non è composto solo di “tecnici” della finanza, dei prodotti editoriali o degli ingegneri o avvocati. È necessario tener debito conto di tante e diverse logiche e dinamiche e conoscenze pubbliche e collettive ma anche particolari ai limiti del personale dove anche significativi e talvolta ingombranti risvolti privati, in un’Azienda pubblica, possono assumere un peso specifico rilevante.

Ecco, esattamente anche con questo approccio, con la doppia lente vicino/lontano, ci avviciniamo ai problemi della Rai e del Servizio Pubblico e con questo stesso sistema cerchiamo di proiettare quanto osserviamo in un raggio più vasto del contingente, del quotidiano, utilizzando spesso e volentieri il sostantivo e l’aggettivo “futuro”. Un compito non facile perché la forza di trascinamento del quotidiano è forte assai. Richiede attenzione, concentrazione, buona memoria (il nostro piccolo ma ben fornito archivio) e tanta relazione dialettica con i nostri lettori e interlocutori. Finora ha funzionato e direi abbastanza bene.

Ora però è necessario un piccolo passo avanti, proprio nel momento in cui Bloggorai sta vivendo il suo massimo successo: rivedere tempi e modi del suo impegno. Per ora ci limitiamo ai tempi: abbiamo constatato che il numero dei lettori il sabato e alla domenica diminuisce in modo significativo, forse perché c’è una discreta quantità di persone che leggono i post dalla postazione fissa del PC in ufficio e, giustamente, il fine settimana, si occupano d’altro. Dunque, da oggi, proviamo ad avviare questo diverso approccio: non ci saranno Post il sabato e domenica, salvo comunicazioni eccezionali. Questo significa solo che vi aggiorneremo con un post forse più esteso il lunedì, se ci sarà materiale adeguato e sufficiente.

Rimanete comunque sintonizzati: le sorprese sono sempre dietro l’angolo e il futuro è tutto da scrivere (e abbiamo alcune cose molto interessanti in attesa).

bloggorai@gmail.com

venerdì 15 ottobre 2021

La Rai come l'Alitalia?


 Mais elle était du monde où les plus belles choses

Ont le pire destin,

Et Rose, elle a vécu ce que vivent les roses

L’espace d’un matin.

Oggi ce la caviamo con brevi osservazioni, purtroppo. E’ durata poco l’attenzione sulle dichiarazioni di Fuortes in Vigilanza Rai dei giorni scorsi. Già stamattina non c’è più traccia sulla stampa e il solo commento positivo è stato di chi ha sostenuto che le “modeste proposte” fossero “condivisibili”, senza però spendere una riga per spiegare come e perché.

A dirla tutta, l’AD ha fatto bene a riproporre un tema ormai noto a tutti da tempo: la Rai è in sofferenza sul fronte anzitutto delle risorse economiche, dei prodotti, della presenza e competizione sul mercato, dell’innovazione tecnologica. Il quadro riproposto dal vertice di Viale Mazzini è sconfortante e, ribadiamo, noto a tutti da tempo. Come se ne può uscire, oltre alle improbabili e impercorribili “modeste proposte”? In vari modi, ma con una condizione preliminare ineludibile: quale che siano gli strumenti che si possono/vogliono adoperare debbono essere parte di un progetto, di una visione, di un ‘idea, di un programma. Questa è la debolezza strutturale e culturale di Fuortes,  del suo staff ma anzitutto di chi gli ha affidato un mandato che somiglia molto a quello del Generale Figliolo: “Vai Carlo, gestisci l’emergenza RAI, tappa qualche buco, poi si vedrà e che Dio ce la mandi buona” con la differenza che il soldato aveva a disposizione un vaccino mentre per la Rai non sembra esserci nulla. Almeno finora, non si sono tracce di segnali in grado di proporre nulla che non sia un “aggiustamento” ovvero un adeguamento del precedente Piano industriale 2018-21  (sono previste anticipazioni per il prossimo 27 ottobre). Un pò poco, ai limiti del nulla.

C’è una frase che ricorre spesso sottovoce e che pochi hanno il coraggio e la voglia di dire in pubblico: “la Rai potrebbe finire come l’Alitalia”. Se andate a riavvolgere il film sulla storia di queste due aziende trovate molti tratti comuni ed è sotto gli occhi di tutti, proprio in questi giorni, come è andata a finire per la compagnia di bandiera. Quale può essere la differenza con la Rai? Quasi nessuna: non può essere sostenuta con ulteriori finanziamenti pubblici (aumento del canone) e non può trovare sbocchi su un mercato che si allontana sempre più (nuovi prodotti e pubblicità). Torniamo a Fuortes in Vigilanza e a quanto già detto da chi lo ha preceduto: in queste condizioni l’Azienda, bene che vada, può tappare qualche buco, fare qualche risparmio ma nulla di più. 

Per il futuro … si vedrà … e che Dio ce la mandi buona!

bloggorai@gmail.com

giovedì 14 ottobre 2021

Che c'è nella cucina di Viale Mazzini?


Ieri abbiamo raccolto diversi pareri ed opinioni su quanto avvenuto la sera precedente in Vigilanza dove c’è stata l’audizione dell’AD Rai. Sommariamente abbiamo riscontrato valutazioni positive ma qualcosa non ci convinceva nelle argomentazini che sostevano questo orientamento. Quando abbiamo cercato di approfondire per sapere se avevamo visto tutto o parte del suo intervento, abbiamo scoperto che la maggior parte delle persone che abbiamo interpellato ha risposto di no: addirittura alcuni lo hanno saputo il giorno dopo leggendo gli scarsi trafiletti comparsi su alcuni giornali (il Corriere anche oggi non gli ha dedicato una riga) e la maggior parte ne ha visto solo pochi minuti. Cosa ci sta a dire? Semplice: l’opinione corrente, spesso e volentieri, si forma e si limita agli strati superficiali della comunicazione per poi passare alla sua stratificazione.

Oggi vi riassumiamo le slides principali che Fuortes ha presentato in Vigilanza:

Premessa: Le risorse Rai sono incongrue, sempre più, rispetto agli obblighi e alle attività svolte;  In riduzione; Instabili e incerte; Imprevedibili e impattate da variabili esogene (slide n. 25).


E, infine:


Leggiamo ora, per titoli sommari, la coda lunga delle “modeste proposte” di Fuortes per come compaiono sulla stampa. I titoli si fermano tutti al cuore del problema: come e dove trovare soldi necessari alla Rai (parliamo solo di risanamento, di pareggi di bilancio, di gestione ordinaria mentre nessuno si azzarda nemmeno lontanamente ad ipotizzare risorse per lo sviluppo e/o investimenti e laddove questo avviene si rinvia ad un fantomatico intervento sul PNRR tutto da inventare). Ecco dunque cosa leggiamo: “Rai in pareggio solo con rinunce” (Italia Oggi), “Fuortes: paghi il canone chi usa i device” (Fatto Quotidiano), “La Rai vuole aumentare il canone” (Libero Quotidiano), “Fuortes: a noi il fondo editori. Sconcerto alla FIEG” (Avvenire) e, infine, “FIEG: no al taglio del fondo per il pluralismo” (sole 24 Ore).

Bene, se mai fosse stata necessaria un’operazione “simpatia” sembra pienamente riuscita (!!!). Evidente che l'Azienda non ha il compito di rendersi "simpatica" ma certamente ha quello di rendere conto del suo operato in termini di proposta editoriale e di costi neecessari per sostenerla verso il suo pubblico, coloro che pagano il canone. L’AD è stato capace di sollevare tanta di quella polvere inutile che basterebbe meno della metà per intendere l’errore che, a nostro giudizio, è  stato commesso. Errore nella forma (comunicazione) e nella sostanza delle proposte. Superfluo tornare sui paradigmi della comunicazione efficace. Se si comunica male gli effetti sono disastrosi e seppure nell’intervento di Fuortes erano contenuti spunti interessanti, la percezione finale è stata negativa: la Rai, come al solito, batte cassa e non è in grado prima di fare pulizia nei suoi conti, nella sua organizzazione, nei suoi sprechi. 

Nella sostanza: le quattro proposte di cui sopra avrebbero potuto anche avere un senso se collocate all’interno di un ragionamento più vasto e progettuale: "Abbiamo in mente questo modello di Rai, questo progetto di Servizio Pubblico (e lo specifichi, lo rendi comprensibile e praticabile nel breve, medio e lungo periodo) e per questa prospettiva ci occorrono questi soldi". Chiedere soldi in cambio di proposte di difficile tardiva possibilità di ottenimento (vedi Dlgs 288 sul TUSMAR) appare a dir poco velleitario e improbabile: come dire, scusate, abbiamo scherzato, parliamo d’altro. Basta solo soffermarci alla famigerata (e notissima questione già dal 2016) della definizione di “apparato televisivo dotato di sintonizzatore”:  richiederebbe una azione di “lobby” politica di enorme potenza di fuoco diretta contro tutto il mondo broadband che, esattamente in questo momento più che mai, sembra inarrestabile. Chi ha la voglia, la forza e il coraggio di mettersi contro i colossi della telefonia cellulare, dei produttori di PC e tablet e, non ultimo, degli OTT o dei vari Vodafone o TIM? Allora che senso ha oggi una proposta del genere che non ha la più pallida possibilità nemmeno di essere presa in considerazione seppure potrebbe avere tutta la sua sacrosanta dignità? Non parliamo poi dei soldi destinati alla FIEG: è legittimo sostenere che il canone è una tassa di scopo e che non può essere usata per finalità diverse da quelle previste dalla legge. Ma è del tutto evidente che si tratta di una battaglia persa da tempo e che nessuno ha più interesse e voglia di riprendere, specie in un momento in cui l’editoria soffre la nota crisi.

Dunque, come interpretare sommariamente, al fondo, la sortita di Fuortes? Tra i tanti interlocutori che abbiamo sentito ne citiamo uno significativo nella sua sintesi: “Si tratta di una romanella” dove, per chi non è di Roma, si intende una ripassatina leggera e veloce, utile solo a coprire la facciata ma non la sostanza. Ecco, esattamente, l’AD non ha toccato i nodi principali, il malloppo, lo zoccolo duro dei conti Rai che non reggono: il numero dei canali, il personale, le produzioni, i contratti onerosi di collaborazione artistica insieme ai mille sprechi e inefficienze. Avesse detto: “Signori cari della Politica, da oggi in poi attuerò il contenimento dei costi lungo queste direttrici: A, B,C e se non basta anche D, E e F e i criteri che seguirò per perseguire questi obiettivi sono 1, 2, 3 e se non basta anche 4 e 5. Per fare tutto questo occorre X, Y e Z"

Ma non ha toccato nemmeno altri temi che pure impattano e non poco sui conti della Rai come, ad esempio, l’annosa e irrisolta questione di Rai Way. Vendere, in tutto in parte, la quota residua della quotata di Via Teulada? Un tema chi ci riporta direttamente al connesso tema degli investimenti tecnologici e ne ricordiamo uno “piccolo”: la CDN.

Tutto sommato, la comunicazione è una scienza semplice.

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mercoledì 13 ottobre 2021

Rai: il futuro dietro le spalle


Andiamo dritti al cuore del “messaggio” emerso ieri sera durante l’audizione dall’AD Fuortes in Vigilanza Rai. Lo scriviamo in lingua corrente, forse leggermente dialettale, ma come diceva Pirandello, è la lingua con la quale si esprime il sentimento più che la ragione: “L’ Azienda sta con le pezze al culo e non ha possibilità di tapparle se non ci date altri soldi”. La politica gli risponde “Aumentare il canone? Vi siete fatti una canna? Ve lo scordate. Recuperare i soldi destinati al Fondo per l’Editoria? Andate a chiederlo agli editori: vi aspetteranno con i forconi sotto casa. Tassare i device con i quali oggi si riceve la televisione (cellulari e tablet)? Forse avete un problema con il vostro medico di fiducia? Rivedere i tetti pubblicitari? Sveglia... ormai è troppo tardi... la disposizione 288 non può attendere”. Questa la sintesi di un confronto ai limiti del surreale. Perché surreale? Semplice: perché era tutto già noto, da mesi e da anni, a tutti. Nessuno escluso.

Andiamo con ordine. Fuortes si presenta con una raffica di slides (che goduria !!!) e snocciola dati noti da tempo, sempre a tutti. Inizia con il canone che definisce “incongruo, incerto e fluttuante” e, per la prima volta, fa riferimento alla famigerata disposizione del MISE del 2016 sugli apparati con i quali si possono ricevere i segnali televisivi e che, di conseguenza, obbligano al pagamento della tassa (tema sul quale, da tempo, abbiamo sollevato l’attenzione). Poi traccia un confronto con i canoni degli altri paesi europei ma non definisce il contesto entro il quale rispettivamente viene pagato (in che misura e in quale contesto normativo e di mercato). Poi affronta il versante pubblicità, dove prende atto che è dimezzata da anni come pure sono dimezzati gli “altri ricavi”. Poi arriva al dunque: “Le attuali risorse non sono coerenti con il perimetro dei compiti assegnati al Servizio Pubblico”. Già, anche questo già detto all’indomani dell’approvazione del Piano industriale ora scaduto: a suo tempo lo abbiamo definito una macchina con una ruota bucata e quella di scorta mancante.

Torniamo al surreale: “…la diffusione del Covid 19 sta determinando una crisi globale senza precedenti; per quanto riguarda Rai, ad oggi si sono registrati impatti particolarmente negativi sulle risorse valutabili nell’ordine di circa 200 milioni di euro alla luce dei seguenti principali fattori. Canone: trend negativo degli incassi dei canoni speciali in funzione delle criticità delle imprese ricettive e commerciali. Pubblicità: generalizzata e significativa riduzione degli investimenti pubblicitari a seguito della contrazione economica e dei consumi. Il riferimento al TUSMAR, ormai in dirittura di arrivo è stato poi oltre la fantascienza: troppo tardi, ormai i giochi sugli affollamenti pubblicitari sono fatti, con buona, buonissima pace di chi ne potrà godere (uno a caso: Mediaset). Altri ricavi: forte ridimensionamento di alcune linee di business (es. theatrical)”... Nel contesto sopra sinteticamente delineato, l’evoluzione inerziale delle risultanze del quadriennio 2020-2023 evidenzia una situazione economico-finanziaria tendenzialmente non sostenibile”. Chi l’ha detto? Fuortes ieri in Vigilanza? Nooooo, potrà piacere o meno ma l’ha detto Salini, sempre ispirato dall’allora CFO Pasciucco ora Capo staff, sempre alla Vigilanza, lo scorso 28 ottobre con gli stesi numeri e le stesse tabelle ieri rimpannucciate con la grafica accattivante, ma la sostanza è esattamente la stessa.

Successivamente, a dargli supporto, arriva l’ex ministro Gualtieri sempre in Vigilanza l’11 novembre, che merita rileggere e dice: “In sostanza, sembra emergere che, a fronte di un andamento economico con risultati netti in perdita contenuta ma stabile negli ultimi due esercizi, la struttura finanziaria evidenzi un peggioramento … non si può che valutare con attenzione e preoccupazione il deterioramento della posizione finanziaria della RAI, in quanto elemento critico per il necessario sviluppo dell’attività e il buon funzionamento aziendale, anche in considerazione del ruolo centrale che la RAI, come dicevo, ha ricoperto e ricopre nel panorama della produzione culturale e dell’informazione nel nostro Paese.  Anche alla luce della situazione esposta fin qui, consentitemi qualche valutazione di carattere più generale e strategico.

I problemi di conto economico della RAI che vi ho rappresentato non riflettono solo una flessione congiunturale dei ricavi, ma mettono a nudo degli squilibri strutturali che richiedono risposte durature, non solo dal punto di vista delle fonti di finanziamento, ma anche da quello di un’adeguata capacità di rilancio dell’azienda e di una rivisitazione del suo piano industriale anche alla luce degli scenari evolutivi connessi alla pandemia e alle trasformazioni e tendenze del mercato radio-televisivo e delle comunicazioni, molto impattato dal processo di digitalizzazione in atto Occorre ripensare la modalità di stare sul mercato da parte della RAI e la sua capacità di valorizzare i prodotti editoriali non solo in termini di raccolta pubblicitaria, com’è stato negli anni del trionfo della tv generalista a fruizione sincronica. La valorizzazione dell’immenso patrimonio di contenuti culturali di cui la RAI è depositaria, contenuti che deve continuare a produrre in modo eccellente, può e deve essere una leva importante, così come la capacità unica di rappresentare e dare voce all’enorme ricchezza della società italiana.

Anche l’informazione andrà ripensata. Oltre alla giusta esigenza di rappresentare in modo pluralistico tutte le opinioni e i punti di vista, anche quelli più critici, della politica italiana, occorre investire nella capacità di indagare e raccontare le grandi questioni del mondo che ci cambia intorno”.

Che differenza c’è tra Fuortes e chi lo ha preceduto? Nessuna: non uno di loro ha mai avuto la voglia, la forza e il coraggio di andare oltre la gestione delle partite correnti, della spesa giornaliera, del mercatino delle opportunità, necessità e convenienze. Non uno di loro ha avuto la forza, la voglia e il coraggio di smarcarsi dal suo “azionista di riferimento” cioè il Governo e chiamare l’ All In sul futuro della RAI. Tutta la sua esposizione di ieri sera era ed è concentrata sul “pareggio di bilancio” un mantra dal quale lui ed i contabili di Viale Mazzini non riescono a liberarsi. A suo buon conto, però, è costretto ad ammettere che non è un obbligo e che, comunque, non ci sono margini di alcun tipo per pensare a sviluppo o investimenti in prodotti o tecnologie. 

Aggiungiamo noi, non ci sono margini per pensare a progetti, idee o programmi e, in questo aspetto, Fuortes si trova in buona compagnia della politica che per un verso sembra sempre che cascano dall’albero del pero, e dall’altro (furbetti) sempre pronti a riversare ad altri le proprie responsabilità. Ieri l’AD non è riuscito a ribaltare il tavolo e dire: “Cara Politica, ditemi cosa volete fare del Servizio Pubblico Radiotelevisivo Italiano con le relative risorse ed io cercherò di attuarlo, datemi una rotta, un percorso, ed io cercherò di seguirlo”. Non è riuscito a destreggiarsi tra le slides e le sottili e ambigue manovre dei partiti che se guardano bene di toglierli le castagne dal fuoco. È caduto nell’imboscata del Piano industriale e del Contratto di Servizio: sono scaduti ambedue e non se la cava rinviando l’onere al Cda (“.. è di sua competenza…”) la soluzione perché, è noto, che il Piano discende dal Contratto e non viceversa.

Ieri Fuortes ha dipinto la storia futura di un disastro annunciato quanto lucidamente perseguito: ha dichiarato la fine di un’era del Servizio Pubblico ineludibile e incontrastabile. Ha certamente ragione nel sostenere che un’Azienda che non può investire, non può rinnovarsi, non può crescere è destinata a sparire dal mercato, è destinata ad essere un residuo, una scoria di un passato che mai più tornerà. Ha provato a formulare “modeste proposte” (riconoscimento integrale risorse da canone, rimodulazione delle fasce di affollamento pubblicitario, cancellazione della tassa di concessione sul canone e ampliamento del perimetro di applicazione dal canone ad altri device) talmente ”modeste” che non hanno alcuna speranza di essere prese lontanamente in considerazione e lui avrebbe dovuto saperlo bene prima ancora di recarsi in Vigilanza. È qui ha evidenziato tutta la sua fragilità di dialogo progettuale e politica: come pensare di fare proposte che non hanno interlocutori, che non hanno il contesto entro il quale essere inserite?  Non ha avuto la forza, la voglia e il coraggio di provare a dire “aumentate il canone in  bolletta” per non rischiare di trovarsi più di mezzo Governo sotto casa sua pronto a rigarli la macchina. E, seppure avesse trovato qualcuno disposto a seguirlo su questa Mission impossible, rimane sempre la stessa banale domanda: “Caro Fuortes, cosa ci fate con i soldi che vi diamo? Come intendete spenderli?”. Da rivedere poi tutta la parte sulla contabilità separata, da Barachini definita incerta e poco chiara. Gli è stato ricordato dell’informazione: cosa intende fare degli oltre 1700 giornalisti di cui dispone l’azienda e non è in grado di proporre un sito news adeguato alle richieste e alle nuove dimensioni di mercato?

Con buona pace di quanti speravano e credono in una ciambella di salvataggio lanciata verso la Rai che affionda prima da Draghi e poi da Fuortes, è verosimile che si tratta di una di quelle di plastichetta gonfabile da 3 euro, dopo 20 minuti di galleggiamento poi, fatalmente, si affloscia. L’obiettivo del pareggio a fine anno potrà essere raggiunto ma è difficile immaginare che si possa, si voglia fare di più.  

Ci risparmiamo per carità di Patria altre quisquilie emerse ieri sera: la prima tra tutte quella relativa a Fedez: ha detto l’AD “Non abbiamo ritirato la querela per il semplice fatto che non l’abbiamo mai presentata”. È perché non è stata presentata? Chi ha deciso e con quali motivazioni? Non è dato sapere. Un capolavoro di rara maestria di relazione istituzionale e politica.

bloggorai@gmail.com

 

ATTENZIONE !


Ieri sera si è svolta l'audizione di Fuortes in Vigilanza che 
abbiamo seguito attentamente.

Il Post di oggi verrà pubblicato più tardi, dopo aver raccolto osservazioni e commenti.
Preaparatevi e trovate il tempo necessario: andremo lunghi.

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