martedì 31 marzo 2026

RAI: il "futuro" tecnologico prossimo venturo (incerto e confuso)

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto quello che sappiamo ma conosciamo (forse) bene tutto quello che scriviamo.

ATTENZIONE: il Post di oggi è rivolto ai “raiotici” duri e puri, agli oltranzisti del Servizio Pubblico, ai militanti estremisti anche extra parlamentari (come quelli di una volta), agli “esperti” più o meno europei e ai tanti professori che non si sono avvicinati ad un concorso pubblico nemmeno per sbaglio e, infine, a qualche consigliere Rai nominato, forse, a sua insaputa.

Senza girarci tanto intorno: fissiamo alcuni punti che non lasciano margini a dubbi di interpretazione.

A – l’Azienda è acefala sul tema presidente e la possibilità che gli atti compiuti in questa specifica circostanza possano essere invalidati è concreta e potrebbe/dovrebbe essere verificata.

Sub A – la Vigilanza proprio su questo tema è paralizzata e nessuno sa dire se, quando e come si potrà sbloccare.

B – l’EMFA è in pieno vigore ed è inapplicato.

C – il progetto di riforma è fermo nelle paludi del Senato (con una seria ipoteca da parte Lega).

D – i quattro “piani”: industriale, editoriale, informazione e immobiliare barcollano, vacillano, o sono del tutto inesistenti (informazione). La Digital Media Company è una chimera che nessuno sa più cosa mai potrà essere.

E – le risorse sono scarse, sottratte (10 milioni nell’ultima finanziaria) e anzitutto incerte per gli anni prossimi per la minacciata riduzione progressiva del canone.

F – la somma dei quattro punti precedenti dipinge un quadro cupo, fosco e preoccupante per il prossimo futuro Rai. Tra pochi mesi arriva il 2027 con le elezioni (se non succede che si potranno anticipare e allora, peggio mi sento) e succederà di tutto: scadenza della Concessione (in assenza dell’EMFA), contratto di Servizio e scadenza Cda (se non si dimette prima e, purtroppo, non succederà).

Questi punti si collocano in un contesto politico ad alta turbolenza, interno alla maggioranza di Governo e in quota parte anche nell’opposizione. In queste circostanze, nel frattempo, la Rai dovrà procedere ad “atti dovuti” ed il primo si riferisce al “fondamentale” tema, primario ed assoluto, del futuro di Rai Way. Fissiamo alcuni punti che ci risultano fermi (nonostante il silenzio di qualche incomprensibile “omertoso/a”):

1 – oggi scade il MoU con Ei Towers. Per quanto abbiamo potuto capire e sapere in un largo giro di consultazioni, siamo alle strette: o oggi si chiude l’accordo o il banco salta. A Nord non avrebbero intenzione di tergiversare a lungo, lo scenario si è complicato assai con l’Opa di Poste su Tim e le carte in tavola stanno cambiando di segno. Non ci sarebbe più molto margine per rinviare ancora di sei mesi. Più o meno, ci dicono, “o dentro o fuori” e poi amici come prima. Il condizionale è d’obbligo, i soggetti sono in fibrillazione atriale.

2 – al punto precedente si lega la questione del rinnovo della governance di Rai Way. Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo: l’intenzione dell’Azionista Rai sarebbe quella di ricandidare l’attuale Roberto Cecatto (quota Lega). La decisione sarebbe stata già presa ma si è in attesa di un “via libera” dal MEF (nel quadro del rinnovo di altre consociate e partecipate) che, forse, potrebbe arrivare il prossimo giovedì. Come sopra il condizionale è d’obbligo ma ne siamo alquanto certi. Alquanto non vuol dire assolutamente. Abbiamo quindi cercato di sapere come viene interpretata questa mossa Rai su al Nord: “Se è una nomina di transizione e di accelerazione va benissimo, ma se è una mossa di conservazione, utile solo a prendere tempo ... lasciamo perdere” ci hanno detto in sintesi.

3 – la politica sta a guardare, le carte sono solo in mano al Governo. Non si leggono segnali di fumo da nessuna parte, men che meno da parte dell’opposizione.  Non parlano perché non sanno cosa dire, sembra che nessuno sia in grado di interpretare questo grande processo di politica industriale di assoluto rilievo strategico nazionale (TLC ristatalizzate, polo delle torri, CDN, Data Center etc).

4 – la stessa Rai sta a guardare, attonita e confusa. Ancora nessuno, dentro l’ex Viale Mazzini, è in grado di formulare, di disegnare, un progetto di propria e autonoma politica industriale sul fronte tecnologico: il nuovo CTO ancora non si è palesato in pubblico mentre l’AD vagheggia su fantomatiche prospettive future che non si sa bene come e dove possano poggiare. 

Rai, come noto da anni, non ha una sua “politica” industriale verso la sua quotata. Ci sono molti nodi chiusi come, in primo luogo, il rapporto tra contratto di servizio (molto oneroso) e prestazioni fornite (esempio, appunto, quello della CDN). Anni addietro, lo abbiamo pure scritto, venne elaborata una stima del valore di mercato delle prestazioni di Rai Way, valutate di molto inferiori a quelle attualmente retribuite da Rai (oltre 230 mln/anno). Sempre molti anni addietro venne istituito un “tavolo di lavoro” Rai e Mediaset per valutare la possibilità di una CDA comune, poi misteriosamente svanito. Stiamo ancora cercando di sapere e capire esattamente come stanno le cose. Rai paga un lauto compenso ad Akamay per il noleggio di traffico sulla sua CDN mentre Rai Way ne possiede una sua propria che potrebbe essere utilizzata anche da Rai, Perché non avviene?

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lunedì 30 marzo 2026

La Civiltà delle immagini 24 - il piede tra passato e futuro di RAI e RAI Way

By Bloggorai ©

Sul filo di lana, last minute, forse, abbiamo trovato la figurina giusta per chiudere l’Album sulla Civiltà delle immagini 2026 -marzo. Si tratta della fotografia del poliziotto sull’uscio della camera d’albergo dove alloggiava l’europarlamentare Ilaria Salis. L'Agente intendeva “fare qualcosa” non bene specificato: interrogare, perquisire, accertare l’eventuale possesso di materiale offensivo. Da chi e perché è stata avviata quella procedura ancora non si sa con certezza: “Un Paese straniero ... forse la Germania…un atto dovuto …" Boh!

Fatto sta che si tratta di una immagine iconica perfetta per descrivere il nostro momento. Quel piede, quella scarpa a metà dell’uscio rappresenta tutto il momento di passaggio politico, sociale e culturale che stiamo attraversando, tra barbarie e democrazia, tra rispetto dei diritti e arroganza militare. 

I partiti di maggioranza usciti squinternati e suonati come pugili spinti all’angolo dal referendum non sanno che fare: si autoflagellano per molti mesi ancora o spingono per elezioni anticipate? E l’opposizione vittoriosa e pimpante per il successo del No serra i ranghi e cerca di infliggere colpi da KO al Governo Meloni oppure inizia lo scannatoio alla ricerca di un/a “premier” di coalizione”? Primarie o “campo largo”? Tutti ad interrogarsi: si va avanti o si torna indietro? Il Governo vuole varcare ancora quella soglia di confine dei diritti costituzionali o intende fermarsi? Non parliamo della situazione geopolitica internazionale: sull’uscio di una guerra totale che non è solo in Medio Oriente ma lambisce anche l’Europa. Israele e Usa fanno il loro stracomodo guerrafondaio senza che nessuno batte ciglio se non flebili parole al vento mentre a Bruxelles balbettano sotto lo sbertucciamento di Trump.  

Giù pe’ li rami, fatte le debite proporzioni, l’incertezza sul passo dentro o fuori, avanti o indietro interessa pure la Rai. Il quotidiano Domani, a firma Lisa di Giuseppe, titola “I dubbi sul futuro. Meloni inizia il grande RepuliRai”.

L’Azienda Rai potrebbe, vorrebbe e dovrebbe fare qualcosa ma non può e non vuole e, forse non deve. Non può perché non ha risorse adeguate e sufficienti, non ha energie e non ha capacità progettuali. Non vuole perché la sua dirigenza, compreso il suo CdA sta benissimo così com’è. Chi glielo fa fare a muoversi quanto manca quasi un anno alla scadenza? E, infine, forse non deve perché la “politica” non ha ancora deciso cosa farne di questa Rai, di questo Servizio Pubblico. Alla storiella della “Digital Media Company” (non di Servizio Pubblico, gli pesa persino scriverlo) non ci crede più nessuno.

L’Azienda è paralizzata da una crisi istituzionale senza precedenti: non ha il presidente ratificato dalla Vigilanza come richiede la Legge ed è in odore di illegittimità del suo operato (che nessuno vuole sollevare o verificare nemmeno per curiosità) mentre del rispetto dei vincoli EMFA “se ne fregano” fascisticamente parlando. I “numeretti” sgranocchiati da Rossi &C in Vigilanza sono banali granelli di sabbia e le dichiarazioni ardimentose sul futuro della Rai non incantano nemmeno una lucertola sotto il sole d’agosto. Il Piano industriale senza i soldi di Rai Way non va da nessuna parte, il Piano Immobiliare arranca e patisce scelte improvvide, del piano editoriale non ne parliamo proprio e di quello sull’informazione è meglio stendere sopra una coltre di cemento armato.

L’uscita di scena di Gasparri, forse l’unico che conosce bene i meandri dell’ex Viale Mazzini, sembra aver gettato i partiti di maggioranza nello scompiglio dentro e fuori la Rai che non sa più come ripartire i suoi equilibri interni. Tra l’altro, tra i tanti “capi espiatori” della disfatta sul referendum, proprio lui che certo non è stato da meno rispetto a tanti suoi “colleghi”. Possibile che gli abbiano imputato anche responsabilità sulla Rai? E chi sarebbe ora il referente di Forza Italia ovvero chi “parla” con Mediaset attraverso il fido Gianni Letta? Stefania Craxi o Barachini? se fosse lei, un nome un programma: stiamo cercando di sapere e capire bene la sua storia recente, in particolare le sue condanne in Cassazione passate in giudicato con un debito verso il fisco di X miliardi ancora non saldati e non si capisce ancora bene perché. Al sottoscritto, per non aver pagato una multa di 125 euro, gli hanno fatto il fermo amministrativo della beneamata moto. E poi, chi “parla” ora con Giorgetti per indurlo a più miti consigli sulla riforma?

Non a caso abbiamo citato solo questi due partiti ed escluso Fratelli d’Italia: le grandi partite o forse la sola grande partita in corso sul futuro della Rai vede solo loro come protagonisti: i giocatori in campo su Rai sono solo loro Way e tutto il dossier TLC ora in particolare evidenza con l’OPA di Poste su TIM che certamente avrà riflessi sul processo di vendita/fusione è nelle loro mani. Gli operatori TLC si stanno riprendendo il controllo della “delivery” ovvero del trasporto dei segnali verso il suo “parco clienti”. Rai, azionista di maggioranza di Rai Way, come intende affrontare il problema? Non è lontano il punto di svolta della connotazione della figura del “telespettatore”: da “abbonato” a “contrattualizzato” alla rete elettrica. Vedi l’annosa questione CDN: perché Rai continua a pagare un salasso di canone al fornitore esterno Akamay quando potrebbe utilizzare la rete CDN di Rai Way? Abbiamo avuto notizia solo ieri di TIM che ha disdetto il contratto con Inwitt. Le torri ora sono “roventi” e la possibile integrazione tra “torri” broadcast e “torri “telco sempre più probabile e necessaria. Ci potrà mai essere un “polo” unico delle torri sotto un solo controllo? L’Antitrust come potrà intervenire?

Ribadiamo, questo sarà il terreno unico, immediato e imprescindibile del futuro della Rai, il resto è solo “Canzonissima” e qualche replica di Montalbano. Su questo terreno giocheranno solo i più forti e preparati, per gli sprovveduti non c’è posto nemmeno a bordo campo per raccattare le palle. Il primo gol che si dovrà segnare è quello della Governance, dentro e fuori Rai Way.

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domenica 29 marzo 2026

Un pensiero affettuoso rivolto al futuro di Rai Uno

By Bloggorai ©

Ci preme rivolgere un affettuoso saluto e pensierino della domenica a tutti i nostri parenti, genitori e nonni,  e amici residenti nelle Comunità per “diversamente giovani” come alcuni di loro preferiscono essere definiti.

“Sono le ore 22 … la Sala comune sta per chiudere e la televisione verrà spenta. Si pregano i gentili ospiti di rientrare nelle loro stanze, gli assistenti sono a loro disposizione per eventuale accompagnamento… con l’occasione, rammentiamo che da stanotte entra in vigore l’ora legale e pertanto gli orologi dovranno essere spostati un’ora avanti. Buonanotte”.

A Villa Arzilla, ad una certa ora, tutti a nanna. Chi vuole e chi può, prosegue la serata nella sua stanza, da solo in compagnia se è doppia, con le parole crociate, con l’uncinetto, con una telefonata ai figli o nipoti, con due chiacchere sul più o meno del giorno.

In quello stesso momento su Rai Uno era iniziata da poco la seconda puntata di Canzonissima (un format “giovane” di oltre 50 anni) aperto con la sigla di Zum, Zum Zum a suo tempo (1968) cantata da Sylvie Vartan che poi divenne la sigla della stessa trasmissione. Nel mentre che la Carlucci (71 anni) introduceva la giuria (età media 59 anni) si apprestava a cantare Fausto Leali (81 anni) che ha riproposto il  testo “Almeno tu nell’universo” scritta nel 1972 e cantata dalla compianta Mia Martini nel 1989.

Sembra che i Gentili Ospiti di Villa Arzilla erano alquanto rammaricati per aver dovuto interrompere l’emozione di riascoltare brani dei bei tempi andati. Infin dei conti, anche questo è Servizio Pubblico.

I nostri “vecchietti” tutto sommato erano anche contenti di vedere Canzonissima però, si sa, le regole sono le regole. Comunque, Auditel ha sentenziato:

Rai Uno


Canale 5

Per quanto riguarda il totale 02.00- 25.59

Tot.  Rai              2,9 mln e 34,1% sh.

Tot. Mediaset     3,3 mln e 39,7% sh.

Certo, i numeri non dicono tutto ma pesano tanto. Ci torna in mente Rossi &C quando l’altra sera ha parlato in Vigilanza di una Rai proiettata verso il futuro. Chissà, magari ha ragione lui.

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sabato 28 marzo 2026

Mediaset e RAI: il solito giro di boa

By Bloggorai ©

“Questo è un film che parla di raggiri, di frodi e anche di bugie. Raccontate davanti a un caminetto, in una grande piazza o in un film, quasi tutti le storie più o meno celano una qualche menzogna” O. Welles, F for Fake, 1973

Per gli appassionati del grande schermo è un documentario di grande interesse. Si indaga sul vero e sul falso, sulla verità e sulla menzogna nell’arte, due termini che comunque da sempre accompagnano la storia umana.

Sicchè, questa riflessione ci torna in mente spesso e volentieri quando partecipiamo alla “narrazione” delle vicende Rai e del Servizio Pubblico, e dal nostro piccolo e modesto punto di vista, osserviamo e documentiamo spesso menzogne di varia natura e cultura. Ovviamente, ci torna in mente Rossi&C in Vigilanza Rai nei giorni scorsi quando si è lamentato della “narrazione” negativa sulla sua Azienda, la nostra Azienda.

Prendiamola alla larga, come al solito, e rinfreschiamoci la memoria. Come nasce e si sviluppa nell’era recente la “crisi” della “narrazione” Rai? Non è azzardato supporre che ci sia un luogo e una data di nascita certificata: Milano, maggio 1989, dentro un camper parcheggiato vicino Piazza Duomo si incontrano Bettino Craxi e Arnaldo Forlani con la “supervisione occulta” e la benedizione di Giulio Andreotti. Nasce il CAF e si stabilizza il Duopolio del sistema televisivo tra Rai e Mediaset che ancora tiene banco. Bloggorai era al VII piano di Viale Mazzini allora e ricorda benissimo il “confronto” tra i due lati del corridoio: da un lato DC e dall’altro PSI che per molti anni a venire hanno lasciato un solco profondissimo. Diciamolo meglio: questo “accordo” magari sotto altre spoglie ancora DEVE giocoforza tenere banco e chi tocca i fili si fa male o prova ad alterare o scomporre questo accordo salta il turno. Qualcuno, dentro e fuori la Rai ci ha provato e ci vorrebbe ancora provare.

Come vi abbiamo accennato e come a tuti voi è noto, Maurizio Gasparri, si è dimesso da Capogruppo di Forza Italia (il partito Mediaset) nonchè componente della Vigilanza RAI: vedi il pezzo pubblicato ieri dal Fatto per sapere di più. Ieri ha dichiarato “il mondo va avanti” mentre al suo posto arriva una certa Stefania Craxi. Stefania Craxi chi? La memoria non ci aiuta e andiamo a digitare questo nome su Google. Wikipedia ci propone una lunga e dettagliata biografia dove, ad un certo punto, leggiamo “Nel 2015, è stata condannata dalla Corte di cassazione al pagamento di 676.000 euro di imposte erariali, riferite alla sentenza penale di condanna di Bettino Craxi a seguito del processo per corruzione e finanziamento illecito per le tangenti della Metropolitana Milanese … Nel 2021, è stata condannata dalla Corte di cassazione, insieme al fratello e alla madre, al pagamento di 10 miliardi di lire di tasse evase, oltre a 20.000 euro di spese legali, relativamente ad un conto in Svizzera detenuto dal padre. Secondo quanto appurato dai magistrati, il conto era "materialmente riconducibile al Craxi e non al partito". Leggi pure https://www.corriere.it/cronache/15_novembre_11/cassazione-stefania-craxi-deve-pagare-debito-condanne-bettino-all-erario-andranno-676-mila-euro-d8beab1a-8892-11e5-a995-c9048b83b4c2.shtml 

Cassazione … Cassazione … ovvero il supremo livello di giustizia oltre il quale non si sa più cosa possa esserci se non il Divino. Tutto torna alle origini: suo padre Bettino ha ordito la trama Rai con il suo amico Berlusconi, prima con la riforma Mammì e poi con quella Gasparri, ed ora sua figlia potrebbe ordine la “nuova” riforma maldestra e scombinata che si vorrebbe chiudere in VIII Commissione Senato almeno per dare un contentino all’Europa che ci ha imposto l’EMFA. Si tratta di un cosiddetto "valore forte".

Se non che, a quel tempo, 1989, non c’era la Lega di mezzo e il PCI su quelle faccende non era molto pratico (se è per questo sembra anche ora). Il famigerato “conflitto di interesse” c’era ed è poi continuato ad esserci anche quando si poteva fare di più, quando la “sinistra” era al governo. Sic transit gloria mundi. Ora invece la Lega c’è e “lotta insieme a noi”. Il Ministro Giorgetti si è messo di traverso a brutto muso sul progetto di riforma Rai che, appunto Gasparri, voleva chiudere in fretta. Ora che è stato tagliato fuori Gasparri cosa potrà significare sull’iter della riforma: si arena ulteriormente o si affossa? E, per quanto riguarda la nomina della Agnes come presidente, sempre da lui stesso tanto difesa e sostenuta, che succede, si accelera per ratificare la sua nomina o verrà cancellata una volta per tutte? 

C’è solo un modo per cercare di capire: attendere l’esito della formidabile ondata di nomine previste nei prossimi giorni nelle principali Società controllate o partecipate dallo Stato: entro questa primavera il MEF (Giorgetti, ovvero la Lega) dovrà completare il quadro di rinnovi di oltre 21 società tra le quali le più rilevanti sono Eni, Enel, Leonardo, Poste, Mps, Enav e Terna. Robbbbba forte … fortissima direi. La “partita” Rai e, in subordine, la “partitina Rai Way” possono attendere. Tant’è che la prevista e probabile conferma (ancora non certissima e lo strano silenzio che la accompagna lascia aperto qualche dubbio, vedi l'assenza di comunicato sul recente Cda Rai) di Roberto Cecatto (dicono in quota Lega) alla prossima guida di Rai Way sta a dire qualcosa.

Sta a dire che, semplicemente e banalmente, la quotata di proprietà Rai non è una variabile autonoma o indipendente nel suo futuro industriale ma una subordinata, una “merce di scambio” nel mercatino della politica dove i soggetti interessati, guarda caso, sono sempre gli stessi ed uno in particolare emerge con forza: Mediaset. In altri termini: Fdi e FI, possono consentire ancora che un uomo Lega possa condurre il gioco di Rai Way nel suo prossimo e rilevante futuro? Un nostro simpatico quanto autorevole ed informatissimo interlocutore ci ha detto chiaro e tondo: “L’operazione, il “dossier” delle torri si chiude solo se e quando Mediaset lo riterrà opportuno con le sue condizioni e, tra queste, la più rilevante è la futura governance della nuova società e fintanto che non sarà chiarito questo punto il deal non si chiude. Inoltre, attenzione, se va in porto l’Opa di Poste su Tim, anche per Rai Way le cose possono assumere una dimensione di altra natura. Si parla di "infrastruttura tecnologica nel settore delle telecomunicazioni di primario e assoluto interesse strategico nazionale. Difficile supporre che in una operazione del genere, di tale portata, non si possa o non si debba tenere in debito conto dell’asset di Rai Way e, ancor più, in prospettiva di una possibile fusione con Ei Towers”. Interessante, molto.  

Al tavolo da gioco ora siedono solo tre giocatori: Lega, Fratelli d’Italie e Forza Italia. Tutti gli altri stanno a guardare. Attoniti e smarriti.

bloggorai@gmail.com 

venerdì 27 marzo 2026

RAI e RAI Way: il gioco è in corso

By Bloggorai ©

Le cose cambiano … e anche le persone cambiano. Dipende … da cosa dipende? Dalla punteggiatura: dipende se si pone un punto esclamativo, un punto interrogativo o i soliti tre puntini puntini come Bloggorai usa spesso.  

Il Paese è cambiato dopo l’esito del referendum? Forse si, almeno in superficie. Errore clamoroso sarebbe trasformare il grande e significativo successo del No in ipoteca sulle prossime elezioni. Intanto ce lo godiamo ma c’è uno zoccolo duro di conservazione, di “terra di mezzo”, di “moderati” sobri e dialoganti sempre pronti ad ogni avventura: vedi i “sinistri” per il si, per ora svaniti come bollicine di sapone.

La Rai è cambiata dopo l’esito del referendum? Questa una domanda alla quale non è facile rispondere e comunque con una risposta articolata e differenziata. Certo, ci sono state sostanziali e formali novità: la prima è stata l’audizione di Rossi&C in Vigilanza Rai. Agli occhi esperti, non sarà sfuggito che a quel tavolo non c’era una figura importante, il cosiddetto “terzo incomodo” che magari almeno uno strapuntino lo meritava: Roberto Sergio. Si è pure dibattuto sulla ormai moribonda "riforma per generi" da lui recentemente avversata. I più attenti osservatori, dicono, di averlo avvistato ai piedi del Monte Titano che mentre si aggirava pensoso e lo avrebbero sentito dire “Che ne sarà di me? Quale il mio futuro? Quali i miei padrini?”. E invece accanto a Rossi in Vigilanza c’era il suo Capo staff (!!!) e il Capo delle Risorse Umane, Felice Ventura, del quale dicono gran bene, un vero uomo di Azienda. Dicono tanto di lui.

La seconda sostanziale novità è che è saltato l’uomo di Forza Italia che da sempre, almeno dal 2004, è stato “l’uomo Rai” dentro la famiglia Berlusconi o viceversa: Maurizio Gasparri. Onore al merito: la sua riforma, per molti aspetti, resiste ancora dopo oltre 20 anni mentre la nuova che lui stesso aveva fortemente auspicato e benedetto (“Andrà in Aula entro dicembre 2025” ipse dixit) è in alto mare e in alto mare potrebbe restare per molto tempo ancora.

Torniamo per un momento a Rossi&C: che ne sarà di lui? Come abbiamo scritto, per quanto abbiamo potuto “intuire” ha la fiatella sul collo. Dicono che sia nervosetto. Dicono. Però qualcuno aggiunge in sua difesa “Cosa altro poteva fare? Ha obbedito a tutto” già, forse a tutto ma non a tutti. In Vigilanza l’altra sera ha provato a “buttarla in caciara” sciorinando tanti numeretti per dire “che la Rai è l’Azienda più bella del mondo” ma, di commissari “amici” pronti a spellarsi le mani ad applaudirlo non se ne sono visti molti, anzi. Quello stesso giorno, era arrivata la notizia delle dimissioni di Gasparri (componente della Vigilanza) e qualcuno l’ha intesa come una specie di “tana libera tutti” e ora “avanti con …”. Con cosa? Il buon Maurizio era (e forse è ancora) al centro di due vicende che impattano Rai: la ratifica del presidente in Vigilanza e il proseguimento dell’iter parlamentare sula riforma (inchiodata in VIII Commissione Senato). Fatto sta che la sera dell’Audizione la Floridia annuncia che per il giorno seguente si sarebbe dovuto riunire l’Ufficio di Presidenza della Vigilanza: saltato e rinviato a data da destinarsi!

Non abbiamo (ancora) la sfera di cristallo ma, con questo intendiamo sostenere che le “cose” dentro, intorno e fuori la Rai sono in movimento ma nessuno è in grado di dire esattamente verso quale direzione e quanto tempo occorre per sedimentare la polvere.  Sia per quanto riguarda i partiti di maggioranza e sia per quanto riguarda l’opposizione. La “guerra per bande” tra i personaggi e i loro partiti di riferimento potrebbe essersi acuita ed una possibile controprova è proprio la questione Rai Way al centro strategico di tutte le grandi scelte che interessano la Rai nel suo prossimo futuro. Come noto, c’è in ballo il rinnovo del Cda e dell’AD. Da ieri ci siamo fatti persuasi che la scelta potrebbe essere stata fatta, seppure ancora non ufficializzata: verrebbe confermato, almeno per ora, l’attuale AD Roberto Cecatto (dicono in quota Lega, dicono). “Ma come? È prossimo alla pensione!” già, forse proprio per quello, è un buon motivo per ritenerlo “l’uomo di transizione” verso un futuro ancora improbabile (cessione/fusione con Ei Towers). Sembra che l'Azionista di maggioranza, il MEF, ha una certa voce in capitolo, e sembra che sia lo stesso che ha messo una grossa zeppa sulla riforma. Sembra. Siamo ancora in attesa di certezza su Cecatto e di notizie sul rinvio del MoU con Ei Towers ma, grosso modo, ci dovremmo essere, salvo buon fine come si usa dire.  Ma, più ancora, intorno al nome di Cecatto e alla sua presunta “quota” di appartenenza” si gioca la partita vera che ci riconduce alla casella di partenza: come sono cambiate le “cose” dentro la Rai dopo la sberla del referendum, ovvero come si stanno riequilibrando i rapporti tra i tre partiti di maggioranza? Maluccio, dicono.

In soldoni: Bloggorai sostiene che per ora non si muove nulla. Non c’è un quadro, un contesto politico stabile, non c’è traccia di riforme e tantomeno di nominare il presidente Rai (manca ormai quasi un anno alla scadenza naturale e chi si imbarcherebbe in questa avventura?). Non ci sono progetti, non ci sono persone. Non c’è nulla e oltre la polvere dei numeri esposti da Rossi, c’è il deserto dei Tartari. “Il MERCATO, bellezza, vuole certezze e non chiacchere” commenta sarcastico un nostro amico mentre un altro attento lettore ci ha fatto notare, a proposito dinumeri, che nemmeno quelli sanno manipolare bene. Come vi abbiamo già scritto, durante la Vigilanza di mercoledì, è stato distribuito ai parlamentari un pamphlet, un opuscolo, un calepino che dir si voglia con alcuni numeri. Ebbene, il dato sullo share Rai (come si legge bene nella didascalia) è del 2024 e non è nemmeno esatto: il dato giusto è del 36,6% cioè fin qui hanno fatto un “ritocchino” innocente ma non hanno poi citato e considerato l’anno successivo, il 2025, che è del 35,7%. Un punto in meno ... che vuoi che sia!

Ps: ci sarebbe molto da scrivere anche sulle “cose che cambiano” dentro i partiti di opposizione. In Vigilanza l’altra sera abbiamo osservato qualcosa di molto, molto interessante. Ne riparliamo.

bloggorai@gmail.com

 

giovedì 26 marzo 2026

RAI: ieri sera, oggi e domani ... cose dell'altro mondo

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo.

Questo post è indirizzato ai “raiotici” puri e duri. Prendetevela comoda se siete interessati, la prenderemo molto alla larga e inizieremo da lontano per arrivare al sodo.

Bloggorai, da giovanetto, era appassionato di cinema e non si è fatto mancare nulla. Dal “triangolo delle Bermude” composto dai tre cinema romani d’essai ovvero Rialto, Farnese e Nuovo Olimpia alle maratone di Massenzio con l’indimenticabile Napoleon di Abel Gance sotto il Colosseo della durata di quasi quattro ore. Siamo avvezzi a rimanere incollati di fronte ad uno schermo per molto tempo.

Ieri sera, come vi avevamo annunciato, è avvenuta l’audizione dell’AD Rai, Giampaolo Rossi, accompagnato dal suo capo staff (!) Di Gregorio e dal direttore Risorse Umane Ventura durata esattamente 2 ore e 37 minuti. Ce la siamo sorbita per intero. Iniziamo questo lungo racconto da quest'ultimo e, precisamente, da un lontano giugno 2022, quando Prima Comunicazione pubblica una foto dei giardinetti sotto Viale Mazzini con alcuni dirigenti e si riconoscono Mario Orfeo (ora direttore di Repubblica ex ex tante cose dentro e fuori la Rai), Marcello Ciannamea con la mascherina (quota Lega e da poco nominato potente direttore della Distribuzione), Stefano Coletta (dicono, forse, quota PD e però molto vicino all’AD Rossi, recentemente avrebbe detto in pubblico di “essere stanco e voler andare in pensione”),Marco Brancadoro (ex CFO) e, appunto, di spalle, è stato riconosciuto il Felice Ventura di cui sopra. Dicono di lui, in questi giorni, in queste ore, che “ambisce” e gestisce tante cose. Vedremo.

La foto è entrata nell’album di famiglia della Rai: è stata ed è tutt’ora la quintessenza, la sintesi perfetta, di come si gestiscono le “cose”. Queste “cose” sono note e familiari: trame e complotti, bande l’una conto l’altra armate fino ai denti che non fanno prigionieri, tutt’al più trattano, appunto, sottobanco o meglio ai giardinetti.  

Veniamo a ieri sera. L’incontro in Vigilanza, ci dicono, non inizia nel migliore di modi: c’è nervosismo specie tra i partiti di maggioranza. Si risente il colpo del referendum, manca Gasparri (ed è tutto dire). Anche nel giro del “filosofo di Colle Oppio”, dicono, si sente un soffietto sul collo. Con chi ce l’aveva la Meloni dopo la sberla del voto quando ha detto che “Da oggi non copro più nessuno, chi sbaglia paga”. Magari, ha pensato qualcuno che ha le antenne molto sensibili verso Via della Scrofa, vuoi vedere che ha messo gli occhi sulla Rai e che, magari, lei (ma non solo lei, vedi pure a Palazzo Chigi) ritiene una “certa” Rai che possa avere avuto qualche responsabilità nella disfatta referendaria??? E non si riferiva all’opposizione. Il Messaggero oggi scrive “La poltrona più a rischio sembra essere quella di Giampaolo Rossi ma non sarebbe la sola …”.

Per quanto abbiamo potuto intuire e sapere, la sensazione è fondata: “I nostri hanno fatto poco e male, e poi Giorgia non si fida molto di alcuni di loro, almeno non più”. Di chi esattamente chiediamo noi? “lasciamo perdere…” ci ha sussurrato sottovoce fina fina un nostro contatto.

Ecco allora che Rossi& C si presenta ieri sera in Vigilanza, atteso da tempo, con un simpatico papiello tutto colorato e pimpante ricco di dati, figure e numeroni. 

Acciperbacco, i commissari stupefatti da tanta solerzia lo hanno sfogliato per poi ascoltare un “fiume di parole” ovvero di numeri snocciolati dall’AD Rai. A Bloggorai è venuto uno stranguglione: e se fosse tutto come la racconta lui, allora non abbiamo capito nulla della vita e questi quasi otto anni di Blog sono trascorsi invano. Se il famigerato Marziano di cui abbiamo scritto tante volte fosse arrivato improvvisamente ieri sera a farci sorpresa e avesse ascoltato Rossi&C anche lui sarebbe caduto infartuato: una Rai del genere non esiste al mondo, accorrono da ogni dove dell’orbe terracqueo a copiarci, a vedere come siamo fatti, a Sanremo c'è la fila di"spioni"! Porca miseria. Ci è sfuggito qualcosa.

Fatto sta che Rossi& hanno mitragliato raso terra cioè, in sintesi: Piano industriale e sviluppo digitale … prevede oltre 100 milioni di investimenti (2024–2026) per integrare tv lineare, digitale e servizi on demand. Si investe inoltre in AI responsabile, digitalizzazione delle Teche (già 320.000 pellicole convertite) e modernizzazione tecnologica di studi, sedi e infrastrutture. Piano immobiliare …È stato avviato il più ampio progetto di riqualificazione immobiliare mai realizzato dalla Rai, con risparmi stimati in oltre 10 milioni annui dal 2032. Rai Way…Presentato il progetto di un hyperscale data center a Pomezia, infrastruttura strategica per la sovranità digitale nazionale. Audiovisivo La Rai conferma la centralità nel settore audiovisivo italiano: 880 milioni investiti nel triennio in fiction, cinema, documentari e animazione; Rai Cinema produce 200 film in tre anni con 190 partner; leadership nella fiction (570 milioni investiti, 111 titoli); documentari (223 nella stagione 2024–2025) e animazione (90 milioni investiti). Sport La Rai resta la casa dello sport nazionale, con 1,1 miliardi investiti in diritti 2021–2026. Nel 2025 ha trasmesso quasi 10.000 ore di sport. Ascolti ed eventi La platea tv cala, ma la Rai punta sulla qualità e sui grandi eventi. Risorse economiche La Rai opera con risorse inferiori a quelle dei principali broadcaster europei, canone non aggiornato all’inflazione e limiti di affollamento pubblicitario, ma garantisce l’offerta multipiattaforma più ampia in Europa. Risorse umane Il capitale umano è considerato centrale. Offerta informativa La Rai è il broadcaster pubblico europeo con la maggiore offerta informativa.

Conclusione: Le trasformazioni avviate dimostrano una Rai dinamica, innovativa e centrale per il settore audiovisivo nazionale. Pur in un contesto complesso, l’azienda continua a garantire pluralismo, qualità, accesso, memoria e identità, raggiungendo oltre l’80% degli italiani ogni settimana. Ipse dixit Rossi&C

Rossi & C meritavano un applauso che quegli ingrati parlamentari invece non gli hanno meritato. Anzi. Non sarà certo Bloggorai, oggi, a fare (solo per oggi) le pulci, il controcanto a tanta gloria. Ci limitiamo però ad un solo punto che merita attenzione particolare: Rai Way.

Durante l’audizione, il cellulare ha squillato più volte mente arrivavano messaggi su WhatsApp e tutti chiedevano lumi sulla possibilità che oggi pomeriggio il Cda Rai potesse “indicare” il nome da proporre all’Assemblea degli azionisti di RAi Way del prossimo 28 aprile per la successione all’attuale AD Cecatto. Ieri sera Rossi ha ricordato che tra pochi giorni, il 30, scade l’impegno del MoU con Ei Towers per la definizione delle prossime tappe sul progetto di fusione/cessione. Alla domanda in merito del senatore Bergesio (Lega) è stato risposto che “per motivi di riservatezza” non si può dire nulla. Bloggorai nei giorni scorsi lo ha scritto chiaro e tondo: per quanto ci è dato sapere e valutare, l’operazione è rinviata a tempo indeterminato e sarebbe “strano” assai che proprio sul tasto più delicato dell’operazione, ovvero la governance della futura società venisse in parte ipotecata con un nome Rai, ovvero di colei di cui si sente parlare, ovvero Paola Sciommeri, insidiata, si sente parlare, da Stefania Cinque, attuale Dirigente strategico di Rai Way, dicono autorevolmente sostenuta in quota FdI, e, sempre dicono, candidata di transizione al fine di raffreddare le ambizioni leghiste sul dossier delle torri che invece sta tanto a cuore a Mediaset. Consigliamo di rileggere attentamente quando abbiamo scritto lo scorso 19 marzo https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html . Comunque, tutto è possibile. Vedremo.

Ma l’assedio alla poltrona di Rai Way è ambitissima anche perché politicissima e pagatissima (oltre 500 mila) vede anche altri autorevolissimi ambiziosi concorrenti interni tra i quali un evergreen che conosce bene la quotata: Roberto Sergio, già suo ex presidente. E, ci dicono, perché poi escludere lo stesso Ventura? Già, perché escluderlo? Ma, sembra, che qualcuno voglia fare i conti senza l’oste e gli osti sono anzitutto gli azionisti, ovvero i famigerati “fondi” (quelli che ogni tanto scrivono direttamente a Palazzo Chigi, vedi precedenti con Draghi) che controllano il pacchetto di minoranza e poi l’altro “oste” ovvero Ei Towers con il quale, prima o poi si dovrà decidere se fare queste nozze o meno, dopo oltre dieci anni di “fidanzamento”. E se venisse fuori che qualcuno (?) sta pensando ad un nome esterno? E se venisse fuori che questa Opa di Poste su TIM potesse interessare anche Rai Way e il “polo delle torri”? E se questa mezza bufala dell’investimento di Rai Way per l’Hyperscale di 400 milioni fosse solo fumo negli occhi a favore di Mediaset (come ha detto ieri sera la senatrice Bevilacqua dopo aver puntualmente snocciolato numeriche inchiodano Rossi&C)? Da ricordare che Rossi ha dichiarato “I tempi e i costi del progetto sono in evoluzione, strettamente legati alla quantità di investimenti che stiamo proponendo di fare” (ANSA del 17/3). Per curiosità quanti di voi sapevano che Poste.it “manda in onda” un proprio Tg? E semmai avvenisse la fusione e si creasse una “infrastruttura nazionale” PosTim con un proprio Tg di tali dimensioni diffuso in streaming cosa potrebbe succedere al già tribolante Tg1 che, dati AgCom 2026, ha perso negli ultimi anni qualche milione di telespettatori? E semmai fosse, questo ipotetico TG PostTim di quale Hyperscale si servirebbe? Di quello di Pomezia??? Sembra che il Marziano di cui sopra si sta reimbarcando sulla sua astronave per tornare a casa. Forse un po’ deluso.

Bloggorai@gmail.com  

mercoledì 25 marzo 2026

lavori in corso

Questa sera dovrebbe, dovrebbe, essere prevista l'audizione dell'AD Rai, Gianpaolo Rossim in Vigilanza Rai.

Il dovrebbe è obbligatorio perché ci crederemo quando lo vedremo seduto tra gli scranni di San Macuto. Non si escludono sorprese o colpi di scena.

E, semmai fosse, sarà un'audizione surreale: la Commissione non può funzionare per uno dei suoi aspetti più rilevanti, ovvero la convalida della nomina del Presidente, eppure si metterà ad ascoltare e chiedere lumi alla persona incaricata di eseguire, mettere a terra, le indicazioni del Cda formalmente anomalo e, come pure abbiamo scritto, ai limiti della legittimità che però nessuno, compresi i i partiti di opposizione, hanno voglia di sollevare e indagare.   

Semmai fosse, sarà uno spettacolo da non perdere.

bloggorai@gmail.com


ps: cmq, rimenete sintonizzati, oggi potremmo dare un aggiornamento sul tema Rai Way

martedì 24 marzo 2026

Referendum e TV: c'è un grande prato verdeeee .. dove nascono speranzeeeeee

 

By Bloggorai ©

23 marzo 2026, ore 14,58: il terrore corre sul filo … il risultato del referendum è una sorpresa anche se già dal mattino giravano molti “sondaggi” riservati che davano il No già vincente con oltre il 52%. 

A quell’ora, in quel momento, la scelta è stata ardua: seguire lo spoglio dal Tg1 o dal Tg7? Poche esitazioni: Mentana parte a “mitraglia” con ritmo e ospiti interessanti. Uno sguardo rapido su RaiUno e si capisce subito che non c’è partita. Rimaniamo su La 7. Il pomeriggio corre sul filo di un entusiasmo trattenuto, quasi incredulo. Comincia a circolare ‘sta storia degli italiani all’estero … e quanti mai saranno e poi so’ tutti “destri”??? No, tranquilli, sereni, pacati, sobri … anche loro hanno un’anima che batte democraticamente… dai che ce l’abbiamo fatta… Meloni … Nordio … tiè !!! piglia, incassa e porta a casa…

Sicché il pomeriggio continuava a proseguire un po’ convulso quasi a voler cercare continua conferma del risultato che via via era sempre più chiaro. Si … ad un certo punto, quando, alle 16.59 in punto Rai Uno (che aveva iniziato alle 14.50) ha passato la linea a Rai Due ce ne siamo convinti: il NO ha vinto e non ci sarà Bruno Vespa a condurre lo speciale. Rai Tre ha iniziato lo Speciale alle 14.50 ed ha ottenuto il 5,5% di share con circa 0,6 mln di telespettatori.

La serata può proseguire, le bottiglie di prosecco possono essere tirate fuori e già si può brindare con un aperitivo. E il pomeriggio storico di questo referendum televisivamente parlando è passato così:

A voi l’arduo compito di commentare e riflettere.

Bloggorai@gmail.com

FLASH !!!

 E' in arrivo un nuovo post di aggiornamento molto interessante !!! rimanete sintonizzati e non vi perdete comunque il Post di stamattina e quello di ieri !!!

RAI: e ora riforma o referendum???

By Bloggorai ©

"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti” (Lv 19,12; Nm 30,3; Dt 23,22). Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno". (Matteo, 5,33-37).

Il Popolo Italiano è stato chiarissimo e ha detto NO!!! E, tra il popolo, i più convinti e forti sostenitori sono stati esattamente quei “giovani” tagliati fuori del futuro del Paese. Sono quegli stessi “giovani” che hanno riempito le piazze dei mesi scorsi contro il genocidio di Gaza. Sono quegli stessi giovani che non guardano la Rai e che sono, giustamente preoccupati per il loro lavoro, la loro scuola, la loro futura casa e famiglia.

Dobbiamo pur ammettere che i referendum hanno un pregio incommensurabile: pongono quesiti complessi ai quali bisogna rispondere con una sola risposta: o SI o No! Non esiste una terza via, una terra di mezzo dove non c’è il “forse”, il quasi, il circa, il probabile dibattito, il confronto pacato e sereno o la terzietà che dir si voglia. O stai a destra o stai a sinistra, o stai da una parte o dall’altra, o stai sotto o stai sopra. Invece la politica italiana ci ha ormai abituati e anchilosati alle correnti, ai rivoletti, ai cespugli, alle frivole aggregazioni molecolari che pur contando quanto il due di coppe quando regna denari, vengono spacciate per rilevanti. Vedi i “sinistri per il Si” o i vari “centristi” o “moderati” della cosiddetta “area Dem” dove forse si annida quel 10% degli elettori PD che hanno votato Si. Per intenderci parliamo di quel che resta del “campo largo” che ora si ritrovano senza patria e senza bandiera. Un velo pietoso per i vari altri partitini aggregati che hanno votato decisamente con la Meloni o erano “liberi di scegliere”… sic!

Bene, ora andiamo avanti e, segnatamente, “avanti con la riforma Rai”!!! parliamo di quella riforma che avrebbe dovuto precedere le nomine dell’attuale Cda, quella di cui si parlava alla vigilia del 26 settembre 2024 quando i principi ispiratori dell’EMFA erano già noti ed applicabili. Già che ci siamo, vedi vedi che dopo non aver portato a casa nulla di significativo, il Governo Meloni ora volesse provare a chiudere la partita sulla riforma Rai prima del 2027 con il goffo tentativo di evitare il procedimento di inadempienza Europeo per la mancata applicazione dell’EMFA?

Già. E ora cosa potrà succedere dentro e intorno alla Rai dopo la sberla del referendum subita dai Telemeloniani di turno? Per la cronaca, pure da non dimenticare l’intervista al gelato di Mentana tale da far impallidire pure il solito genuflesso Vespa. Nota a margine, ieri il Post di Bloggorai è stato profetico sui giovani che non guardano la Rai e poi votano NO!!!

Vediamo con ordine: La Riforma Rai è ferma al palo, anzitutto quello della V Commissione Senato da dove deve provenire il parere obbligatorio sulla congruità economica. Il ministro Giorgetti lo ha detto chiaro e tondo, forte e chiaro: NO, quel testo oggi in discussione in VIII Commissione Senato è inaccettabile. Punto. Ricominciamo da capo. L’empasse è evidente e non ci sono segnali di fumo che possano indicare che qualcosa si possa muovere in tempi rapidi. Siamo ad aprile e, per quanto sappiamo e abbiamo potuto verificare, non ci sono audizioni e tento meno calendarizzazioni di dibattito. Non c’è nulla. E non sembra che si ci sia nessuno che voglia bussare alle porte o battere i pugni sul tavolo. Nonparliamo poi della Vigilanza: perché la Floridia non si dimette dopo che pure il suo appello a Mattarella che pure lo ha ricevuto e condiviso è poi rimasto inascoltato?

Lo “stato dell’arte” sul testo di riforma è alquanto complesso. Per quanto riguarda il metodo e i tempi tra i partiti maggioranza alcuni vorrebbero spingere per chiudere in fretta (Gasparri a suo tempo aveva ipotizzato di andare in Aula lo scorso dicembre…) mentre altri invece non sembrano avere alcuna fretta, anzi (vedi Lega). Tutto sommato, con gli occhi puntati al 2027 e a maggior ragione dopo la sberla del referendum, conviene al Governo Meloni cambiare questo “cavallo” seppure disastrato in vista delle prossime e decisive consultazioni politiche ancora più, se mai fosse, anticipate? Semmai, qualora fosse, la riforma dovesse andare in porto in tempi rapidi, la prima ed immediata conseguenza sarebbe l’azzeramento di questo Cda. Gli conviene a Meloni &C di rischiare di perdere i vari Rossi, Corsini, Alibrandi, Mellone, Vespa, Giorgino per non dire di un presidente Marano f.f. o pro tempore che dir si voglia? E se mai fosse, chissà, se l’onda lunga del referendum si proiettasse pure sulle politiche? Questo è altro ragionamento, e in questa ipotesi al Governo Meloni potrebbe convenire di accelerare i tempi di riforma della governance perché uno dei suoi capisaldi sarebbe la durata del nuovo Cda in 5 anni invece dei 3 attuali. Mantenere una zampa di controllo sul Servizio Pubblico per altri 5 anni sarebbe un bel colpo, con tutti gli “affari” che si dovranno chiudere prossimamente (vedi RaiWay).

Ma anche tra i partiti della maggioranza “grande è la confusione sotto il cielo”: se avessero voluto creare difficoltà a questo Governo e a questo Cda avevano ad hanno ancora una strada possibile e praticabile: dimissioni di di Majo e Natale! Magari battendo i pugni sul tavolo per tutto ciò che si poteva e doveva fare e non è stato fatto, ovvero quasi nulla. Poi sulla riforma c’è tutto il capitolo di merito, ovvero cosa prevede e cosa esclude dove sarà necessario riassumere la sciagurata strada percorsa dall’opposizione con i suoi “professori pensionati senza concorso” ed “esperti europei in servizio permanente effettivo” riuniti in gran segreto per partorire obbrobri e sciatterie. Ma di questo ne parleremo ancora.

Infine per singolare combinazione, proprio mentre si scatenava la bufera del referendum, si apriva una tempesta perfetta sul tema “telecomunicazioni” con l’OPA di Poste su Tim. Si apre uno scenario formidabile di prospettive che potrebbero anche interessare direttamente e indirettamente Rai e Rai Way, ci stiamo lavorando.

Per oggi chiudiamo con una bella notizia. Abbiamo trovato la figurina per l’album sulla Civiltà delle Immagini 2026 di marzo: Giorgia Meloni e il suo videomessaggio addolorato dopo la sua personale sconfitta al referendum. Quella faccetta nera, rabbuiata, triste e un po’ così, con il suo maglioncino girocollo colore crema Chantilly  rimarrà indelebile.

Bloggorai@gmail.com

 

lunedì 23 marzo 2026

RAI: Residenza Anziani Italiani

By Bloggorai ©

Buongiorno e buona settimana, care lettrici e cari lettori di Bloggorai. Mala tempora currunt. Cerchiamo di tenerci su, diamoci forza e coraggio. Per iniziare bene la prendiamo alla larga, ci giriamo intorno e riprendiamo dalla coda televisiva degli ultimi giorni.

Gli italiani … ahhh “les italiens”… brava gente. “Itagliani … mamma mia … spaghetti buoooni ... mandolino  … o sole mioooo … capppuccccinoooo”. Agli italiani si può dire di tutto: ex monarchici e berlusconiani, democristi e leghisti, leggermente progressisti quanto basta ma mai quanto necessario. Certamente gli si può dire che sono tra i popoli più longevi al mondo, con un’età compresa tra gli 83 e gli 84 anni, con una prevalenza delle donne (85,5) sui maschi (81,1) dove, al 1° gennaio 2025, gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione. Gli si può dire di tutto, compreso di essere tra i popoli con l’età media più alta in Europa: circa 48 anni con un trend in crescita costante che vuol dire, in soldoni, diventiamo sempre più “adulti”. Da tenere conto che nel 2002 l'età media era di circa 42 anni.

Questi i parametri sulla struttura demografica essenziali (al 1° gennaio, dati post censimento, fonte ISTAT):

2002 pop. res. 57 mln, 0-14 anni 8,1 mln, 15-64 anni 38,2 mln, 65+ anni 10,5 mln

2025 pop. res. 59 mln, 0-14 anni 7 mln, 15-64 anni 37 mln, 65+ anni 14,5 mln

Questo il panorama sociale che si presenta ai nostri occhi in questi giorni. In altri termini, l’Italia “non è un Paese per giovani” nemmeno in televisione.

In questi giorni, come sempre ed oggi più che prima, la Rai, ovvero il Servizio Pubblico, deve fare i conti con questi numeri.

Anzitutto come è composto il “suo” pubblico? Auditel ci fornisce i dati essenziali: su una popolazione media di circa 3,3 mln di telespettatori (AMR Total Audience) il 13% circa è compreso tra i 15 e i 44 anni, l’11% tra i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e infine il 55% over 65. Per Mediaset invece i numeri sono: il 21% compreso trai 15 e i 44 anni, il 16% tra i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e il 41% over 65.  

Sabato scorso è tornata in onda su Rai Uno Canzonissima. Vediamo qualche numero: ha raccolto il 22,5% di share con circa 2,6 mln di telespettatori contro i 3,3 della concorrenza Mediaset (ma la trasmissione Rai dura mezz’ora in più). La prima puntata della popolare trasmissione, tradizionalmente abbinata alla Lotteria Italia, è andata in onda nel lontano 1958 (nei due anni precedenti era solo alla radio) quando è probabile che molti lettori e lettrici di Bloggorai non erano ancora nati ed è durata fino al 1975. Nel corso di quegli anni la trasmissione ha cambiano nome e format diverse volte pur mantenendo la sua struttura. È rimasta nella storia della televisione l’edizione del 1970 condotta da Corrado e con Rafaela Carrà con la nota sigla del Tuca tuca ballato con Alberto Sordi. L’edizione 2026 riprende esattamente da quel punto, con il Tuca tuca. Presentata da Milly Carlucci (71 anni) la trasmissione inizia con Malika Aiane (42 anni) che propone la canzone Città vuota (del 1965) di Mina (oggi 85 anni). La giuria della gara ha una età media di 59 anni.  

Dalle prime battute, dalle prime immagini, si capiva subito l’antifona della “nuova” Canzonissima: povera di tutto dalla scenografia alla regia, dedicata interamente agli ospiti VIP di Villa Arzilla, quelli ancora svegli e in grado di resistere fino a tarda notte. Per la Rai l’obiettivo andava colto senza esitazioni o incertezze: attaccare lo zoccolo duro della nostalgia, del “bel canto” di una volta e serrare le fila dei suoi “arzilli” aficionados”, mentre Canale 5 gli opponeva l’evergreen “giovanile” di Amici con Maria De Filippi.

Della trasmissione oggi si legge sui quotidiani: “… si punta sulla nostalgia ... tra Carramba e Portobello” (Repubblica); “Varietà mortalmente prevedibile … una gita organizzata nella memoria collettiva…” (Corriere); “Passato Sanremo è andata in onda l’eterna sfida tra la vecchia cara tv tradizionale del primo canale e quella più scoppiettante di Canale 5…” (Il Giornale) e, infine, “La riesumazione di Canzonissima potrebbe anche essere derubricata a ennesimo caso di televisione nostalgia a uso del pubblico prevalentemente geriatrico di Rai Uno” (La Stampa).

Non c’è che dire: la Rai ha un grande futuro dietro le sue spalle.

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ps: grosso modo, anche le lettrici e i lettori di Bloggorai "hanno una certa ...". 

sabato 21 marzo 2026

la Rai contro iI Resto del Mondo

By Bloggorai ©

“Perché le nuvole piangono e fanno scendere l’acqua?” oppure “perché il fuoco brucia?” oppure ancora “perché l’erba cresce sempre?”. Domande innocenti, semplici, che potremmo aver posto noi stessi o che abbiamo sentito porre dai nostri bambini.

Per cercare di spiegare, per aiutare a comprendere siamo spesso indotti ad usare semplificazioni, sintesi estreme o metafore facilmente riconducibili agli interrogativi che si pongono.

Poniamo allora il caso, verosimile, che un tifoso o un semplice appassionato di giuochi collettivi (calcio, basket, pallavolo etc) voglia capire e analizzare dettagliatamente le cause, le radici profonde dei problemi che aggravano la sua squadra del cuore quando le cose vanno male ovvero non vince quasi mai nulla.

Le aree problematiche sono:

La “società” ovvero la proprietà (non vuole spendere, mira solo al profitto etc)

L’allenatore: è più o meno capace

I giocatori: alcuni bravi altri palesemente inadeguati

L’arbitro: sugli spalti viene volgarmente insultato come “cornuto”

Fattori imponderabili: il filo d’erba, il vento, il palo o la porta troppo stretta

Il Fattore C: ovvero Fortuna o, detto in altri temini, semplicemente “culo”.    

Ecco allora riproporsi un interrogativo periodico che riguarda la Rai, il Servizio Pubblico per come molti se lo pongono (Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina): perché le “cose” vanno male? Le “cose “che vanno male sono tante e cerchiamo si spiegarle con la metafora del gioco di cui sopra.

La prima “cosa” che va male è la “società” ovvero la “proprietà”. Oggi la Rai più mai è di “proprietà” del Governo che la esercita attraverso il ministro dell’economia, Giorgetti. La Rai poi è di proprietà del Governo che la esercita attraverso i suoi “uomini” (donne di destra in Rai sembra che ce ne siano poche e semmai ce ne sono, sono imboscate o sotto mentite spoglie ... ne conosciamo alcune ... ambiziose) che occupano i posti di “potere”: AD, presidente F.F. , direttore Tg1 e altri direttori vari. Un direttore viene dato “in quota” Pd ma, dicono che invece sia molto “vicino all’AD”…dicono.  In soldoni: questa “società”, questa “proprietà” della Rai è sbatacchiata da suo stesso interno: il primo nemico ce l’ha in casa ed è il suo ministro e il suo partito, la Lega, che non vede l’ora di tagliare il canone. Hanno tagliato 10 milioni e dopo tre mesi trascorsi in attesa “ … di conoscere l’esito degli approfondimenti avviati delle competenti strutture aziendali” come hanno scritto nei giorni scorsi i tre consiglieri siamo ancora in attesa: faranno sapere, c’è tempo.

Nota a margine: la riforma Rai è in alto mare e in alto mare rimarrà per molto tempo ancora. La possibile procedura di infrazione per l’EMFA inapplicato nessuno la invoca e nessuno si dimette per protesta. Manca quasi un anno al termine del mandato di questo Cda e chi ha voglia seriamente di rimetterlo in discussione proprio in vista dell’anno elettorale del 2027?????????

La seconda “cosa” è l’allenatore, in questo caso l’AD. La legge Renzi gli ha affidato pieno poteri e tutto deve essere ricondotto alle sue scelte. L’uomo solo al comando, il cosiddetto “filosofo di Colle Oppio” ha un suo capo staff. E ci fermiamo qui. Si dice che Rossi ha fatto la staffetta con il suo DG, Roberto Sergio, vecchia volpe DC e che contende spazio e potere con il suo “presidente” F.F. Antonio Marano, uno che la sa lunghissima e la sa raccontare molto bene, forse meglio di Rossi che, si dice, da tempo ma sembra una bufala (sembra) che sia pronto a mollare. Tutto porta a dire: ma chi è il vero allenatore tra i tre indicati?

La terza “cosa” sono i giocatori: vale quanto scritto prima. Operai, impiegati, quadri, dirigenti e giornalisti (una categoria trasversale a parte): alcuni molto bravi, altri molto incapaci. Sono troppi o sono troppo pochi per fare cosa? Nessuno vuole affrontare il problema. Si dice (e lo sappiamo con certezza) che l’Azienda non premia e non punisce: semplicemente ti ignora se non appartiene ad una categoria “protetta” che notoriamente è la “quota” politica di appartenenza”. O sei dentro o sei fuori. Succede pure che quelli bravi stanno in panchina e l’allenatore non li vuol far giocare. Siamo tutti in attesa delle sorti delle quattro puntate tagliate di Report di Petrolio dimenticato.   

La quarta “cosa” ovvero l’arbitro non c’è. La Vigilanza è offesa, impedita e ritardata nelle sue funzioni. La colpa è della maggioranza ma non solo. Poi ci sarebbero le Autorità di garanzia: per prima l’AgCom: spesso non viene nemmeno presa in considerazione e quando poi interviene succede che sia tardi. Poi ci sarebbe la Corte dei Conti: ogni anno prova a sollevare obiezioni al bilancio (spese inutili e inefficienze) ma nessuno gli da retta.  La Rai, di fatto, gioca senza regole: vedi l’EMFA ovvero la legge europea c’è ma nessuno se la fila.

La quinta “cosa” ovvero il “filo d’erba” è per sua natura sfuggevole al ragionamento eppure incide e non poco. Con chi te la prendi se questo Sanremo è andato male anche perché c’erano le Olimpiadi invernali?

Infine, il fattore C. La Rai è fortunata? Il destino è cupo e non gli sorride, le piattaforme incombono, i giovani non la guardano più ed emigrano mentre gli anziani invecchiano, i soldi mancano e la politica la ignora ... ed io no mi sento nemmeno tanto bene. Pure la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, preferisce andare da altre parti piuttosto che mettersi nelle mani amiche del suo amico Bruno Vespa. 
bloggorai@gmail.com

Lavoro in corso

 Post in arrivo....portate pazienza 

giovedì 19 marzo 2026

Oggi Rai Way: la madre e il padre di tutte le battaglie per il futuro del Servizio Pubblico

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo.

Oggi è  previsto il Cda Rai con all’ordine del giorno un pasticciaccio brutto brutto: Rai Way. È credibile sostenere che il dossier fusione/cessione con Ei Towers (Mediaset) si possa ritenere la madre e il padre di tutte le battaglie il cui esito può segnare profondamente il futuro del Servizio Pubblico radiotelevisivo in uno dei sui pilastri fondamentali: le tecnologie di produzione e diffusione. Non è pensabile in alcun modo supporre o ipotizzare nulla che possa somigliare ad una Digital Media Company se almeno non si capisce se e quanto questa debba essere di “Servizio Pubblico” o meno. Sono più di dieci anni che l’affare del “polo delle torri” si trascina senza intravvedere una possibile soluzione. Oggi il consiglio dell’ex Viale Mazzini dovrà decidere se prolungare il MoU (Memorandum of Understantment) già sottoscritto e rinnovato con Ei Towers. Per quanto abbiamo potuto sapere è molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista 30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti.

I punti fermi sono:

Non ci potrà essere accordo se prima non viene messa a terra la riforma Rai (ed è molto lontana). Ma, se mai andasse in porto rapidamente, che ne sarebbe di questo Cda Rai?

Non ci potrà essere accorso se prima non verrà chiarito il futuro del rinnovo della Concessione del 2027 in relazione alla messa a terra dell’EMFA.

Non ci potrà essere accordo se non si definisce il futuro strategico della società quotata del Servizio Pubblico: la sua missione, il suo ruolo e il suo ambito di collocamento nella sfera pubblica o privata.

Non ci potrà essere accordo se prima non si chiarisce o risolve il problema dell’affitto che Rai paga a Rai Way per oltre 210 mln anno, ovvero il “core business” prevalente della quotata.

Non ci potrà essere accordo se non si definisce compiutamente la governance della futura società: chi comanderà?

Non ci potrà essere accordo se prima, all’interno di Rai, non si definiscono le candidature per il prossimo Cda di Rai Way che si dovrà rinnovare il prossimo 28 aprile. Gli “appetiti” di chi già c’è, di chi sta per uscire e non vorrebbe mollare, di chi vorrebbe tornare e di chi vorrebbe entrare sono molto forti (già solo per il compenso per oltre 530 mila euro). Gira voce che si potrà o si dovrà "guardare fuori". Ma sono ancora più forti le tensioni tra i partiti per le loro “quote” di potere sempre in contrattazione. La Lega non vorrebbe mollare l’osso (e Giorgetti ha forte voce in capitolo). E, forse, abbiamo vagamente intuito, in questa partita potrebbe o vorrebbero farne parte anche altri oltre ai partiti di Governo. Non ultimo: ci sono in gioco altre partite molto ricche: Rai Cinema e Rai Ficion: bocconcini molto appetitosi.  

Non ci potrà essere accordo, infine, se si prosegue a propalare “bufale” come l’apertura di un prossimo Hyperscale a Pomezia del quale lo stesso AD Rai, Giampaolo Rossi, sostiene che “I tempi e i costi del progetto sono in evoluzione, strettamente legati alla quantità di investimenti che stiamo proponendo di fare” (ANSA del 17/3) ovvero, tradotto in soldoni, al momento aria fritta, solo dichiarazione di intenti senza alcun fondamento concreto peraltro alla vigilia possibile seppure improbabile di una operazione di fusione/cessione: sarebbe più ragionevole attendere gli sviluppi e poi lasciare alla nuova società l’onere di imbarcarsi in questo nuovo investimento.

Bloggorai lo sa e lo ha riverificato: Ei Tower non vede l’ora di chiudere il deal: sono dieci anni che ci prova e, oggi più che nel passato, ne ha assoluta necessità. Per il “progetto” di Pomezia si parla di un investimento di 400 milioni: chi li tira fuori? Rai? Quando poi potrebbe essere operativo? Forse, tra due anni? Chi potrebbero essere gli altri soggetti/operatori interessati che poi dovranno sostenere i costosi oneri di gestione e manutenzione? La domanda centrale è: a chi potrebbero essere venduti “i servizi”? Poi si dice: “fondamentale in termini di sovranità tecnologica”??? ma come è possibile? Nel 2024 gli Hyperscale operativi in Italia sono 3 (Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud Platform) e i Data Center censiti 168 (vedi questo Report molto dettagliato:  https://www.ingenio-web.it/articoli/data-center-in-italia-crescita-consumi-energetici-e-nuove-regole-tra-europa-stato-e-regioni/ ). Come è possibile sostenere che questo progetto possa, oggi, essere definito una pietra miliare della “sovranità nazionale” quando l’operazione è semplicemente 1+ degli altri già esistenti?

Vedremo … vedremo …

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mercoledì 18 marzo 2026

La Civiltà delle Immagini 2026 - n.23: la guerra per conto del loro "dio" (minuscolo)

By Bloggorai ©

Questa notte il tormento, il primo cruccio esistenziale è stato: quale “figurina” merita di essere incollata nell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 - marzo? I temi prevalenti sono due: la guerra falsa e bugiarda degli USA ispirata da Israele contro l’Iran e il prossimo referendum sulla giustizia ispirato e voluto dalla Meloni e dai suoi alleati. Sul primo cruccio la notizia è "Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana"... Joe Kent dixit.

Il secondo cruccio, forse più drammatico, è stato invece sapere che ne sarà dell’eredità di Raffaela Carrà ora che è stato “scoperto” il suo figlio adottivo?  Per i biografi di Bloggorai: anche il sottoscritto, in tenera età ha avuto un tentativo di adozione da parte di una ricchissima famiglia di armatori genovesi. Chissà perché non è andata in porto. Un giorno qualcuno lo scoprirà. Per la cronaca: la notizia della Carrà è sparita dalle prime pagine e gli italiani, il Paese intero è tenuto all’oscuro della vicenda. È grave: saremo costretti a leggere e sapere solo di Garlasco e di referendum ... che papere!!!

La guerra, come drammaticamente noto, propone le “solite” immagini di morte, devastazione e distruzione. Nei giorni scorsi ne abbiamo conservata una con la coda di un missile conficcato nel terreno contornato da pecore al pascolo, giusto per ricordare che dietro tanta IA, bombe laser e droni, ci sono sempre e solo persone, esseri umani, come le 175 bambine di Minab, colpite e uccise da una bomba americana “per errore di puntamento”. Allora ecco che ci si è posta una domanda: chi “ispira” queste azioni, quale disegno mentale, oltre che di interesse economico geopolitico, rende queste azioni possibili e concrete? Forse una “ispirazione divina”? Loro credono in un "dio" particolare? Vediamo:




Queste sono immagini di “pastori” che pregano e benedicono Trump e i suoi deliri, forse una fonte delle sue ispirazioni belliche e, a loro dire per come le citano, bibliche.

Questa invece la vignetta del noto Giannelli sul Corriere dello scorso 15 marzo. Il riferimento è agli “Yesmen of America”. Ma, a nostro giudizio, manca qualcosa/qualcuno o qualcosa è posto in modo errato ... cosa? Provate ad indovinare.

Per quanto riguarda invece una “figurina” sul referendum siamo in alto mare: le sole che ci appaiono significative sono quelle della Meloni che appare e scompare come Maga Magò una volta con un suo video autoprodotto da diffondere via social, un’altra volta sugli schermi di Radio RTL, un’altra volta ancora con un monologo su Rete 4 e infine nei giorni scorsi con Fedez su un certo “Pulp Broadcast” (ignoriamo beatamente di cosa si tratta). Osserviamo che se ne guarda bene da andare sugli schermi del Servizio Pubblico dove, almeno per decenza formale, dovrebbe avere una specie di contraddittorio. Ora non si capisce se non va sugli schermi Rai perché la considera anche lei “irrilevante” o ininfluente oppure perché ritiene che sia ancora in mano al “nemico” nonostante i suoi uomini e donne piazzati in bella posta.

Proviamo a supporre che sia buona la prima ipotesi che gli viene supportata dai numeri impietosi che ormai non fanno quasi più notizia: la Rai è sotto Mediaset in modo costante. Ieri lo Studio Frasi ha reso noti i dati (elaborati su Auditel) dello scorso anno e questo il quadretto che ne esce:


Dunque, oramai Rai è “sotto” da tempo, da alcuni anni a questa parte la tendenza è costante: diminuisce la platea complessiva ma per Rai diminuisce ancora di più mentre invecchiano progressivamente i suoi telespettatori ai quali si continua a dare in pasto (notturno) le rimasuglie della cantina dell’ex Teatro delle Vittorie (vedi il prossimo Canzonissima).   

Domani è previso un Cda Rai dove ci potrebbero essere nomine.  Ci sono due temi sottesi: anzitutto chi si dovrà nominare dove per fare cosa e poi un tema, ripetiamo, di assoluto e primario rilievo strategico: il prossimo futuro di Rai Way. Oggi alcuni giornali strombazzano la notizia di un nuovo Data Center che si aprirà (tra due anni) nei pressi di Roma. Per farne cosa e con quali clienti non è dato sapere. La notizia più importane però è tenuta accuratamente nascosta. Chi sarà il successore dell’attuale AD Cecatto quando il prossimo 28 aprile ci sarà il Cda di Rai Way che dovrà decidere la nuova governance? Saranno le “cose” (ovvero la politica) che faranno le persone o saranno le persone che poi “faranno le cose” ovvero la fusione/cessione con Ei Towers? Per quanto ne sappiamo ed abbiamo avuto conferma da Mediaset scalpitano, sono da tempi prontissimi a dare il via all’operazione. Non è lo stesso all’ex Viale Mazzini: brancolano nel buio tra nomi e candidature antagoniste e contrapposte, la guerra per bande infuria, da anni e non si vedono, per ora, segnali di pace.  Si, però … ma …  tra i nomi che girano ci sono due fanciulle, una delle quali era nota per la sua appartenenza all’area PD, mentre l’altra godrebbe di un forte “supporto” politico di area FdI che vorrebbe entrare nella partita dell’operazione RaiWay con una persona di sua fiducia. La ragazza è ambiziosa. La partita è complicata assai.

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